una storia anarchica

TORNA LA VITA DI BIANCIARDI UNA STORIA ANARCHICA

10 novembre 2011 —   pagina 50   sezione: CULTURA

Alla fine gli anni macinano coincidenze. Siamo a quarant’ anni dall’ addio di Luciano Bianciardi al mondo. A quasi venti dalla prima edizione di questo libro che gli tolse la polvere della dimenticanza, restituì un posto ai suoi romanzi e luce al suo viaggio solitario, scoperto da migliaia di nuovi lettori, incantati dalla sua ironia, ma anche dalla sua eccentrica preveggenza. Con questa nuova edizione, Luciano torna a casa, più o meno dove tutto cominciò, casa editrice Feltrinelli appena nata, anno 1954, lui redattore fresco di Maremme e minatori, sceso da uno dei tanti treni che in quei mesi, in quegli anni, stavano portando le braccia e le teste che avrebbero fabbricato a Milano il Miracolo economico. Era il tempo giovane del Dopoguerra. Il futuro declinato per una volta al presente. Nascevano non solo i palazzi e le fabbriche dalle macerie. Ma anche le case editrici, i giornali, le agenzie di pubblicità e naturalmente la televisione, che in una decina di anni avrebbero svezzato l’ italiano medio dandogli uno specchio, una lingua, quattro ruote, una cucina americana, e qualche volta persino una rotonda sul mare. Tutti (o quasi tutti) ne cantavano le lodi, tranne lui. Il provinciale, il guastafeste che di tante addizioni conteggiava quel che andava perduto, a cominciare dai sogni per una Italia diversa, un po’ più giusta, non arresa alla religione del conformismo, del guadagno, dell’ arrivismo, del piccolo e del grande potere. Sempre persuaso che il successo “fosse solo il participio passato di succedere”. Il mio viaggio cominciò per caso a Milano, da un nome che condusse a un libro su una bancarellae poia uno spiraglio. Lo spiraglio rivelò un mondo. Il mondo di Luciano Bianciardi che si era dissolto tra libri introvabili, amici dispersi, racconti mai narrati. E da quel mondo riemerse la sua avventura che ne intrecciava tante altre, dalla ricostruzione all’ infatuazione neocapitalistica, dalla provincia dei braccianti, al vetrocemento dei grattacieli milanesi, e poi l’ industria culturale, la politica, il 68, tutto filtrato dalla luce della sua radiosa impazienza, ma anche dalla debolezza delle sue rinunce. Fino al buio della solitudine finale, mentre a Milano, di sera, scendeva ancora la nebbia. In quella nebbia Luciano Bianciardi arrivò giovane e anarchico (alla maniera maremmana), fece la sua bohème in Brera, tra artisti, fotografi e conti da pagare, sgobbò da traduttore a cottimo, inventò libri, digerì pasti in trattoria e delusioni anche politiche. Trovò, infine, la sua traiettoria di narratore. E addirittura un po’ di fama per quella “vita agra” che aveva masticato e seppe restituire, in forma di romanzo, facendone “la storia della diseducazione sentimentale al tempo del Miracolo economico”, scagliando le parole dell’ invettiva contro i cristalli della nuovissima industria culturale e di tutte le altre industrie che lavoravano l’ acciaio e l’ anima, che scandivano i tempi nuovi del neocapitalismo e poi anche dell’ alienazione. Dai caroselli, ai supermercati, dal traffico delle automobili, ai casermoni di periferia, dalle segretarie secche che intasano i marciapiedi del centroe “le tubature aziendali”, ai ragionieri senza pietà, ai preti senza fede, ai pubblicitari senza sogni, agli scrittori senza stile. Sempre raccontandoci il suo stupore per un mondo che capì in anticipo, detestò in anticipo, e che poi smise di rincorrere, scegliendo la camminata lenta del provinciale che se ne va per la sua strada. (…) Vita agra di un anarchico è uscito nel 1993. Da allora Luciano Bianciardi è ritornato in terra. Tutti i suoi libri dispersi sono stati ristampati. Persino i suoi articoli, un migliaio, che nei suoi anni di inchiostro si lasciava dietro, anche con molta noncuranza e sempre il disincanto di scrivere per vivere, quasi mai il contrario, cacciatore perpetuo di soldi e di ingaggi per scalare il fine mese. Per vivere dentro a quella solitudine affollata anche di conti da pagare, che era il suo destino e il suo tormento. (…) Il libro è rimasto com’ era, a parte qualche ripulitura e questa prefazione, farina dei suoi molti amici,e di quel lungo viaggio che intrapresi piùo meno trent’ anni fa, per rintracciare il testimone perduto di una stagione cruciale della nostra storia, che mai come ora ci riguarda. Una stagione che ha ancora bisogno dell’ inchiostro di Luciano Bianciardi per lasciarsi illuminare. E della sua avventura per commuoverci. – PINO CORRIAS
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2 risposte a “una storia anarchica

  1. ciao Pralina!!
    lieta di ritrovarti, ora ti linko subito 🙂

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