i dirigibily di pioNbo

ululato da Pralina alle ore 15:15 domenica, 30 gennaio 2011

Il mistero dei versetti satanici nelle canzoni di Roberto Piantala e i suoi mitici Dirigibily di PioNbo.

di Pralina Tuttifrutti e Phederpher (Rehpredehp) 

Era il lontano 1978 e Roberto Piantala, allora studente ripetente all’Istituto Confessionale Nautico di Cesenatico, mise insieme una rock band con Gimmi Pagina, Geremia Becchi e Giovanni Buono.

I quattro, a dispetto del prete proprietario del locale, si trovavano nella sua cantina di Forlimpopoli, per provare i loro pezzi, ma erano talmente ignoranti che non riuscivano veramente ad accordarsi fra di loro, ad ogni buon conto erano molto amati dalle ragazze, anche se l’alito di fogna di Geremia Becchi non lasciava scampo.

Roberta Piantala era allora un fetido capellone, detto “la fonte del pus”. Si narra che si cambiasse le mutande soltanto per rimetterle all’arrovescio; in quanto a Giovanni era veramente un poco di Buono (mi scuso per il gioco di parole, veramente infimo). Pare che riuscisse a suonare soltanto dopo essersi scolato due litri di sangiovese di quello fatto con le bustine (fornito dalla Cantina Sociale Zanzi di Faenza).

Narra sempre la leggenda, che Gimmi Pagina fosse in realtà completamente sordo per un cotton fioc infilato nell’orecchio e mai più ritrovato, e quindi incapace di accordare la chitarra, ma nel gran bordello generale, con Buono alla grancassa e Becchi ai campanacci, era praticamente impossibile accorgersene.

Non si sa come, i quattro riuscirono a farsi fare un contratto dalla Casa Discografica “Il dioscoride di Piazza Saffi” di Forlì, dove incisero “Un disco nel culo” che fu la loro prima prova verso il grande pubblico. Da allora, furono contesi da tutti, tranne che dalla Circonferenza dei Vescovi Romagnoli per i quali il rock era un “fenomeno satanico” e in particolare quello dei “Dirigibily di pioNbo”, in quanto pare che vi fossero delle correlazioni tra il pizzetto di Becchi e quello di Belzebù. In seguito vi fu la storia di una strana “stella a cinque punte” che in realtà era un volantino delle Brigate Rozze che i nostri non avevano neanche letto, e quindi siccome messa all’arrovescio, fu facilmente scambiata per un simbolo satanico. Infatti, ne parlò anche il giornalino parrocchiale “La crosta di Cristo” della Parrocchia di San Crispino, affermando che “esiste un profondo turbamento, nel sentire questo tipo di musica, per noi che eravamo assuefatti all’Orchestra Ruspa di Massalombarda”. Nonostante ciò, furono chiamati a suonare alla Festa della Birra di Cotignola, alla Convention delle Sessatrici di Castelbolognese, e infine alla Sagra del Cinghiale tartufato di Zattaglia.

Dopo questi importanti appuntamenti, che li consacrarono al grande pubblico della bassa romagnola, furono chiamati anche a Frogstock, il più grande raduno hippy e metallaro di Riolo Terme, e fu a quel punto che Roberto Piantala, capì l’enorme potenziale della sua band. Infatti, sul palco di Riolo, messo in risalto il suo bel fisico con una mise di simil-pelle nera, una giacchetta aperta sull’ampio petto villoso, e una parrucca viola da metallaro, esordì grattandosi il pacco e gridando come un ossesso “Muovete quel culoooooooooooooo, stronziiiiiiiiiiiiiiiiii!!!!!!!” e in quel momento diventò per tutti il Re del Rock e del Galateo. Le donne svenivano ai suoi piedi, specialmente quando si toglieva le scarpe, e ogni sera occupavano un albergo diverso. Si narra per esempio, che a Zadina avevano prenotato ben tre piani della Pensione “Stella Maris” con le loro ragazze, due baldraccone di terz’ordine pagate con gli spiccioli rubati da un cassettino delle elemosine, e per tre giorni e tre notti fecero una grande festa, interrotta solo per qualche tenera telefonata alla mamma.

Racconta Gimmi Pagina che scrivevano le loro canzoni buttando lì delle parole a caso ritagliate da “Famiglia Crostiana”, e questa sarebbe stata la ricetta del loro grande successo e anche della loro “maledizione”! Pare che veramente, se lette all’arrovescio, tutte quelle boiate dicessero cose quasi intelligenti.

La band si sciolse alla fine degli anni ’80 per esaurimento della vena creatin…pardon, artistica. Ormai avevano venduto 467 copie dei loro dischi, quasi tutte curiosamente a Boncellino, e si ritenevano quindi soddisfatti.

Ora, però, i fab four della Bassa Romagna sono uomini maturi e in carriera. Pagina fa il correttore di bozze al “Resto del Cretino”, Piantala ha un vivajo di ranuncoli a Valverde di Cesenatico, Becchi ha una catena di macellerie equine e Buono dirige un’agenzia di gorilla che proteggono alcuni dei più bei nomi della politica internazionale.  

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