franco leggio

ululato da Pralina alle ore 12:39 domenica, 17 dicembre 2006

* Un mio ricordo del compagno Franco Leggio, scomparso nel 2006.

Franco Leggio era un editore anarchico di Ragusa (edizioni La Fiaccola). Aveva 86 anni.

Era una persona frugale, che ai raduni estivi (prima che la malattia lo fermasse, per anni) nonostante l’età non più verde e gli acciacchi dormiva per terra con un sacco a pelo, che usava solo un paio di sandali e che ogni giorno lavava la sua maglietta perché ne aveva solo due.
Quando interveniva alle riunioni, esordiva sempre con un “scusatemi compagni se mi intrometto” e qualcuno si stupiva di tanta dolcezza e modestia, per un editore che è stato il primo “alternativo” in Italia.
Era una persona rispettosa delle idee altrui quando sono espressioni personali non del potere; una persona pronta a farsi in quattro per gli altri, umile, ben diversa dai professori che ai convegni si mettono in cattedra per insegnare il verbo politico… Franco non insegnava, era un tipografo, da molti anni (decine) inviava i suoi libretti (piccoli solo nel formato) a chiunque ne facesse richiesta, ai detenuti gratis.
Eppure Franco di cose di cui vantarsi ne avrebbe avute tante: aveva conosciuto Leda Rafanelli, Maria Occhipinti (due grandi rivoluzionarie) e altri personaggi con un grande spessore politico; aveva partecipato alle sommosse del dopoguerra in Sicilia per chiedere giustizia, pane e libertà contro la guerra, pagando la sua propaganda antimilitarista (sempre in prima linea, anche contro i missili Cruise negli anni 80) con il carcere.
Lo conobbi al Meeting anticlericale, lo incontrai l’ultima volta a una manifestazione di Livorno, che portava con fierezza la “sua” bandiera rossa e nera dell’Anarchia.
Ho pensato a Franco un sacco di volte, recentemente l’ho pensato, perché a una cena fra amici si parlava di editoria in Italia… ad esempio di copyright e autoproduzioni, dei furbetti che chiedono soldi per pubblicare e poi non si preoccupano di piazzare i libri in libreria, delle difficoltà a distribuire i libri di emeriti sconosciuti quando le stesse librerie li imboscano, delle spese postali maggiorate che gravano sui “piccoli” editori ma anche sugli stessi autori e in pratica ammazzano l’editoria indipendente… allora inevitabile che il pensiero andasse verso di lui, con i suoi libretti spediti, in carta da pacchi bianca fermati da un cordoncino annodato (pieghi di libri, che è una formula riservata agli editori, ma ora molte cose sono cambiate: ora non esiste più la tariffa stampe), l’indirizzo scritto ancora con la biro.
Sì perché l’ostinato Franco non aveva il computer, scriveva ancora a mano gli indirizzi, lui, il precursore delle Millelire (ben prima di Marcello Baraghini di Stampa Alternativa), colui che inventò la formula del libretto agile e leggero, che viaggia per posta, un libretto leggero, ma compatto e denso e ricco di pensieri sovversivi. 
 
Ciao Franco. Il tuo sorriso ironico, la tua battuta dissacrante, lo scintillìo dei tuoi occhi neri, la tua dolcezza d’animo, la tua vulcanica generosità siciliana, il tuo spirito libero, la tua voglia di giustizia sociale non moriranno mai. 
 
* sopra un mio disegno a pennarello su carta da pacchi, ritratto veloce di Franco Leggio – 1995
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