maria strofa e la poeta

ululato da Pralina alle ore 02:52 venerdì, 18 febbraio 2011

dal blog di Maria Strofa 
(era) martedì, 06 febbraio 2007

eutanasia di una poesia

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La poetessa Edgarda Solforani Pignattelli aveva appena terminato di scrivere la nuova poesia Luna in due quando salvò il documento; poi, dopo un po’, lo riaprì per leggere di nuovo… e la poesia non c’era più. Word si inceppava spesso: Edgarda pensò di non essere riuscita a salvarla.
 
Una lacrima scese sulla gota sinistra della poetessa Edgarda Solforani Pignattelli: aveva lavorato due giorni per dare forma alla nuova poesia con cui avrebbe partecipato al concorso Premio internazionale di poesia Stazione ferroviaria di Tricase.
 
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[FINE DELLA PRIMA PARTE]

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[SECONDA PARTE]
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Due giorni dopo, il poeta d’avanguardia Antonio Malacò aprì un documento nuovo di Word per trascrivere la nuova poesia Avanguardia 69
 
 
ma invece di trovare una pagina bianca trovò scritto quanto segue:
 
 
 
S.O.S.
 
“La prego mi aiuti! Mi chiamo Luna in due; sono una poesia nata da poco e ho schifo di me stessa. Sono fuggita da chi mi ha messa al mondo saltando in groppa a un bug di Word. Non voglio che mi veda e che mi legga nessuno, tranne lei, ovviamente, a cui mi rivolgo per chiedere aiuto.
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Non intendo rischiare di vincere il Premio internazionale Stazione Ferroviaria di Tricase per essere premiata dal capostazione mentre il controllore mette una corona d’alloro plastificata sulla testa della mia creatrice.
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Né voglio finire il giorno dopo sul blog Fuffina Fuffosa Micina Pelosa Splinder Com.
Mi tolga la luna, per favore, e me la sostituisca con un pianeta qualsiasi. Va bene anche Plutone ora che non è più considerato un pianeta.
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Mi dica se io posso reggere il confronto con Canto notturno di un pastore errante per l’Asia di Leopardi. Questa luna nelle poesie, comunque, ha rotto gli zebedei! Tra l’altro, dacché ci sono andati gli yankee, a me la luna fa cagare un sacco.
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Sono venuta da lei per avere aiuto. Mi faccia un lifting o sarò costretta a togliermi la vita. “
 
“Io non tratto generi come il suo; su di lei non oso nemmeno mettere le mani. Di lifting, perciò, non se ne parla” dichiarò il poeta d’avanguardia.
 
“E allora io mi suicido” minacciò la poesia.
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“Glielo impedirò salvando il file prima di spegnere il computer. Sono contrario al suicidio” replicò il poeta d’avanguardia.
”In tal caso io dirò a tutti che mi ha scritto lei!” minacciò la poesia.
 
“Ah no: si suicidi pure!” disse terrorizzato il poeta d’avanguardia “Sono a favore del suicidio suo… e se devo rischiare di passare per il suo autore sono a favore anche del suicidio mio!”
 
La poesia tentò di fare un cappio con la l e la o, ma le leggi della creazione le impedivano di morire. Soltanto un altro creatore poteva disporre della sua vita.
 
“Non riesco a impiccarmi. Mi aiuti lei a morire, per favore. Io ora mi leggo, così dalla noia mi addormento: quando sarò caduta nel sonno, cancelli subito la luna, mi disarticoli la sintassi, mi elimini gli articoli, mi amputi i verbi e stacchi definitivamente la spina della mia semantica. Se vuole… lasci di me soltanto la parola ceneri… in ricordo della mia breve e infelice esistenza.”
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pipopipo21
 
le rose che mi ha regalato maria strofa
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