una merce o un dono

ululato da Pralina alle ore 19:33 giovedì, 20 gennaio 2011

Marcel Proust scrisse “Lasciamo le donne perfette agli uomini di poca fantasia”, chissà se già immaginava l’avvento della subcultura televisiva, con le sue mostruosità. Un tempo la bellezza ammetteva difetti, oggi no. Un tempo le attrici erano tutte diverse, e ognuna sfoggiava qualche piccolo difettuccio (perdonabilissimo) che le conferiva fascino e personalità.

Queste fighette che si dimenano davanti a una telecamera, sono veramente tutte uguali. Sono uguali, a tal punto che una volta ho scambiato la Belen con la Yespica, e dire che ho l’occhio “analitico”. Io trovo che Belen non sia molto bella, anzi se fossi un uomo non la troverei neanche sexy, questione di gusti. Le giovani, sono tutte conformi, hanno tutte il capellino lisciato con la piastra, le tettine strizzate nel push up, i jeans a vita bassa, le unghie rifatte, e le donne mature, vorrebbero essere sempre giovani; e in questa “gara” senza vincitrici, ma che ci vede tutte perdenti, aumentano i disordini alimentari, la sindrome del dismorfismo corporeo, l’abuso di interventi chirurgici estetici, il bisogno di ritoccarsi con il photoshop prima di mostrare online le proprie foto, si abbassa l’età in cui le ragazzine si cominciano a truccare, si alza quella in cui le donne continuano a darsi quintali di creme contro le rughe e si ustionano con la lampada, cresce l’ansia di non essere mai a posto e la percezione negativa di sé… di un sé che è uscito da troppi pochi decenni dalle case, per ritrovarsi indifeso improvvisamente davanti agli occhi di tutto il mondo, senza avere maturato un bagaglio di idee, di desideri autonomi, un “corpo” importante.

Quando tutto diventa un’ illusione e un illusionismo, gli ego fragili ed esposti delle donne, vacillano. Si danno in pasto al tritacarne che tutto trita ed espelle.

D’accordo, c’è stato il femminismo, ma non è durato abbastanza ancora per farci crescere tutte, e forse non ha affrontato abbastanza queste faccende, perché la cosa principale era liberare intanto la donna dall’oppressione delle gravidanze indesiderate. In mezzo ci sono stati almeno 20 anni di tv commerciale, di tette e culi, di culi e tette, propinati ad ogni ora, come quarti di macelleria.

D’accordo, l’uomo, il maschio, soprattutto se non ha una grande cultura, se è rozzo e maleducato, se come diceva Proust “non ha una grande fantasia” e quindi da per scontati i canoni vigenti e per vincitore l’immaginario dominante, ci vuole “belle” per forza. Al punto che non essere belle (nel senso dell’immaginario dominante) può discriminare fortemente… può significare, non trovare un lavoro, non arrivare a posti ambiti e prestigiosi, non essere considerate e amate. Può significare anche, in estrema conseguenza, essere oggetto di dileggio e insulti, se sei un’avversaria politica. E con questo bel ricatto, ci tengono sotto, perché sono energie rubate alla nostra vita.

Ma noi cosa vogliamo?

Io sono pittrice, amo la bellezza e la rappresento nei miei quadri. Ma la bellezza cos’è?

Una merce o un dono? Una merce, come le mele del supermercato, che devon essere uguali e simmetriche, altrimenti non verranno esposte negli scaffali?

Perché io la bellezza non la vedo come una merce, ma come un dono. Un dono che da piacere a chi lo riceve. Punto. Questa secondo me è bellezza vera, ed è la bellezza che noi tutte dovremmo riprenderci, insieme alla ricchezza (viaggiano di pari passo) perché non si può essere belle se si viene abbrutite, trattate come schiave, pagate per le prestazioni sessuali, sfruttate sul lavoro, messe ai margini della società, svalorizzate e svilite. E allora mi auguro che le donne insorgano (per amore o per forza), senza chiedere nulla, senza mendicare, bensì a portare la loro bellezza al mondo intero.

 

* sotto, un’opera del grande Maestro Giovanni Buzi 

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