cavandoli a novaradio

 ululato da Pralina alle ore 01:12 martedì, 06 marzo 2007

Oggi martedì 6 marzo su Novaradio Firenze 101.5 per la trasmissione Avanzi di Balera, alle ore 17.20 cliccate qui per l’ascolto in diretta dal vostro computer, intervista a Monica Marghetti autrice del libro “Voglio urlare” edizioni Fuori dalle Rotte. 
 
E’ morto Osvaldo Cavandoli, Cava così lo chiamavano tutti, il papà della Linea, aveva 87 anni… ricordo l’intervista che gli facemmo il 26 aprile 2005 per la trasmissione Fedeli alla Linea di Novaradio, che giustamente si chiamava così in onore suo. Ricordo la mia grande emozione, il cuore mi batteva a mille e la voce mi tremava un pochino: non capita tutti i giorni d’intervistare un simile personaggio. 
Eppure Cavandoli, d’una simpatia travolgente, accettò di essere intervistato da me e Freddie con una grandissima umiltà, divertendosi pure quando, fra risate e gargarismi, imitai per lui la vocina stralunata della sua Linea… che poi non mancò mai (l’imitazione) nelle trasmissioni seguenti.
Vi rendete conto? Ho avuto il privilegio di imitare la vocina della Linea in diretta radiofonica con il grande Cava.

Un uomo conosciuto in tutto il mondo, le sue animazioni vanno in onda in ogni Paese, non soltanto a Natale. Tranne che da noi.

Siamo in Italia, così ci disse il Cava, qui i cartoni animati non vengono apprezzati, la televisione li censura, bisogna andare all’estero.

Guardate me, ci disse il Cava, ho lavorato una vita, lavoro duro come in fabbrica per fare questi disegni, e la tivù italiana non li ha mai trasmessi e sono già passati vent’anni dall’ultima apparizione, perché negli anni sessanta per Carosello pubblicizzavo una nota pentola. Ma che gli frega della pentola ancora? I disegni sono belli sì o no? e allora!

Quando ho saputo della sua scomparsa, ho provato tristezza e poi rabbia.

Ma i disegni animati, nonostante l’ottusità dei nostri dirigenti televisivi, non sono un sottoprodotto culturale e non sono dedicati soltanto ai bambini. Fanno parte del nostro patrimonio, della nostra cultura, del nostro immaginario collettivo per usare una frase di Jung, fanno parte infine dei nostri sogni e della nostra memoria, dei bambini che eravamo e che siamo rimasti, di quelli che abbiamo fatto nascere e di quelli che nasceranno in futuro. Checché ne pensino i burocrati della scatola catodica, i visipallidi dal doppiopetto grigio, gli spargitori di muffa, i killer d’aquiloni, i dimenticatori dell’infanzia.


Ciao Cava, sarai vendicato.

 

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