l’uomo di aran

ululato da Pralina alle ore 11:21 martedì, 20 novembre 2007

Ieri sera al CPA Firenze sud ho visto L’uomo di Aran film del 1934, girato da Robert Flaherty, regista irlandese…

 
https://i0.wp.com/www.veikkovasama.net/blogikuvat/man_of_aran.jpg 
 
…un film bellissimo, per ottenere il quale sono occorsi due anni di duro lavoro, “poesia visiva” come l’ha definito Gio delle Officine Cinematografiche. La storia di una famiglia che vive ad Aran, arcipelago a ovest dell’Irlanda dove la natura è particolarmente aspra, un promontorio a picco sull’Oceano Atlantico dove non ci sono alberi e che viene costantemente battuto dal vento.
Oggi le isole Aran sono una meta turistica rinomata, per la bellezza del paesaggio e le condizioni particolari in cui si trovano (tanto difficili a raggiungersi nei tempi passati, che il tipo di gente che vi risiede è considerato “celtico” puro) allora il turismo non c’era, c’era solo il vento impietoso e le onde che si infrangevano sulle scogliere con una furia incredibile.
Sembrano gusci di noce le barche dei pescatori (
dette currach, costruite con un’impalcatura molto leggera e ricoperte di materiale bituminoso)
trascinate e scaraventate dai marosi.
Ogni giorno il braccio di ferro con il mare, per sopravvivere ma anche per cavare i mezzi di sostentamento per la vita: il pesce da mangiare, l’olio della balena per le lampade. La terra veniva concimata con le alghe (metodo ancora usato in Irlanda) e coltivata unicamente a patate, nel film si vedono alcuni animali domestici, pecore e capre, galline; sicuramente qualche telaio per fare i vestiti di lana… quel poco o quel tanto strappato a forza di braccia, spaccando pietre per fare i muretti, raccogliendo alghe nella parte bassa della scogliera e mettendole nelle ceste dietro la schiena per portarle dove c’è la terra.
Da noi un film simile è stato il magnifico “La terra trema” di Luchino Visconti, del 1948.
 
Guardando questi film non è difficile immaginare come sono vissuti i nostri nonni, e prima di loro, tutti i nostri antenati. Mi stavo chiedendo quanto siamo diventati sinceramente, ingrati, nel giro di pochi decenni. Prendiamo tutto dandolo per scontato. Non soltanto a livello materiale, anche a livello di rapporti umani.
Com’è strana l’umanità e come ci si “adatta” a tutte le condizioni (quelle più estreme) o ci si dimentica presto con un adattamento all’arrovescio, delle nostre radici, della fatica di vivere, dell’impegno necessario per realizzare le cose, appena abbiamo a disposizione un supermarket della comunicazione come internet.
 
Forse scrivo banalità e non lascio molto margine per i commenti. Può darsi. Ma lo dico. Buonagiornata a tutt*! 
 
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