i miei paperini

ululato da Pralina alle ore 03:17 giovedì, 13 settembre 2007

Nonostante l’aria da ape regina ammazzafuchi, vi assicuro che sono una donna molto romantica, dolce, delicata e sensibile, e che cammino sempre in punta di piedi per non disturbare nessuno.
Non ho mai pianto davanti a un film, e non mi fanno né caldo né freddo gli effetti speciali dei film dell’orrore (anzi, in alcuni casi il mio accompagnatore al cinema mi invitava a non ridere in modo così sbracato quando segavano la vecchietta, perché ero l’unica in sala a farlo), ma sono pronta a commuovermi quando al telegiornale raccontano delle storie particolarmente crudeli, davvero non ce la faccio, voglio dire non ce la faccio a non piangere quando parlano di ragazze uccise, esecuzioni di condanne a morte e cose del genere…
 Sì è vero, detesto la roba patinata e glitterata, però mi sciolgo davanti ai corpicini caldi, festosi, emozionati, di un anatroccolo e di un cucciolo di cane.
E vi assicuro che faccio fatica persino ad ammazzare le zanzare, e le formiche anziché sterminarle con l’insetticida, le “convinco” a desistere tenendo in ostaggio i primi individui della fila.

In questa casa essendo quasi all’ultimo piano, abbiamo avuto molte sorprese, passerotti in cucina, rondini cadute dal nido e così via. Poi i miei co-condomini (che abitano in un sarcofago) hanno cominciato a utilizzare potenti insetticidi, e sono scomparsi anche i passerotti e le rondini. Forse molti di voi non sanno cosa significa allevare anatroccoli appena usciti dall’uovo. E non molti di voi sanno che i discendenti dei miei anatroccoli, sguazzano ancora felici intorno a un torrente fiorentino e nelle campagne romagnole. Perché io ai miei allegri paperotti, non ho mai torto una piuma… e non ho mai mangiato carne di volatile in vita mia.
Ne ho avuti diversi, a più riprese. Erano sul nero-giallo (sono quelli che da adulti hanno la testolina verde e il collarino bianco per intendersi) oppure tutti gialli (che diventano bianchi come la neve). 
 
https://i0.wp.com/betsydevine.com/blog/pictures/DucklingsSnow.jpg
 
Li ricordo come ieri… ricordo RaffaellaQuaquà, SergioPaperino e la sua banda di maschietti assatanati… ricordo anche il piccolo (forse era Qualunque) che ci morì e che fu vanamente visitato dal veterinario… gli ultimi furono Siusy, Jorg e Carmelo.

 Li tenevo in cucina dentro uno scatolone, ma spesso mi seguivano per casa, ed io appresso a loro con la spugnetta per pulire i bisognini. Naturalmente erano affezionati anche a mio marito, ogni tanto se ne trovava uno dentro al letto che gli metteva una zampina sulla faccia.
Facevano il giro del tavolo di cucina… erano attirati dai disegni del trifoglio sulla tovaglia di plastica e cercavano di beccare quel trifoglio disegnato… qualcuno ogni tanto cadeva di sotto.
Mentre studiavo, si infilavano nei miei lunghi e folti capelli, ci facevano il nido. Si addormentavano accucciati sotto i capelli, con il becco nelle mie orecchie. Mi muovevo appena per non disturbarli, mi facevano un flebile Pi-pi-pi dentro le orecchie. Pi-pi-pi e deglutivano. E si riaddormentavano. Zitti.
Rientravo a casa, sentivano la chiave nella toppa e iniziavano a fare un grande baccano, con le palettine aperte e le lingue di fuori. Mi salutavano inchinandosi, mi facevano i salamelecchi.
Venivano i miei amici in casa, quando andavano via, le anatre li seguivano sul pianerottolo, dovevamo riacchiapparle e riportarle in casa.
Alla mattina verso le sei, coi primi raggi di sole la sveglia delle bestioline, “Pi-pi-pi… Pi-pi-pi…” ma se verso le otto non ero già in piedi, loro avevano trasformato i flebili pigolii in un assordante e ininterrotto concerto di clacson come se avessi parcheggiato in doppia fila.

Facevo il bagno e quelli dietro. Li prendevo con me nella vasca da bagno, naturalmente senza bagno schiuma, restavano appollaiati sulle mie ginocchia e non volevano bagnarsi. Li spingevo in acqua, con amore, come farebbe una mamma coi suoi cuccioli.
Protestavano flebilmente ma tenacemente, cupamente, stringendosi fra loro, gonfiando il petto e infilando le unghie delle zampette nella mia carne per non cadere in acqua. Davvero non potevano credere che fossi così carogna, così snaturata.
Alla fine, però, l’acqua sembrava loro una buona anzi un’ottima cosa, iniziavano a lavarsi mettendo il capino sott’acqua e tirandolo fuori, scandagliando l’acqua con il loro becco a palettina alla ricerca di possibile cibo, ed emettendo pigolii festosi “Pèèèèèti-Pèèèèèti” e poi quando uscivo dalla vasca piangevano e tentavano di risalire anche loro, ma le zampine palmate che pure sono formidabili per certe arrampicate, scivolavano miseramente sulla ceramica della vasca.
Dopo i primi esperimenti alla Konrad Lorenz, li lasciavo fare il bagno da soli.
Una volta vennero a controllarmi mentre facevo la doccia “Perché? Non posso fare la doccia adesso? o potete lavarvi solo voi?”.
Le anatre sono veramente delle ficcanaso e da piccole hanno sempre voglia di giocare.
Passavano moltissimo tempo nella vasca da bagno e quando toglievo il tappo protestavano vigorosamente.

Sotto: Konrad Lorenz e i suoi amici

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Cosa mangiano i paperini? Sono onnivori, non ho avuto alcuna difficoltà con loro per il cibo, quando preparavo la pasta, c’era anche per loro con abbondante insalata. Ormai riconoscevano lo scolapasta e quando lo tiravo fuori dal mobile, entravano in agitazione. Compravo le fragole e le dividevo coi miei anatroccoli.

Una cosa incredibile: riconoscevano il colore verde. Quando mi mettevo un certo maglione verde prato, me lo beccavano tutto, erano come impazziti. Sì, è stato bellissimo averli questi pastrocchini amorosi. 

Poi dai pigolii, cambiavano la voce ed iniziavano a fare “Qua”, era un momento bellissimo ed emozionante anche se un po’ triste perché era arrivato il momento di dirsi ciao.
Non potete immaginare cosa si provi quando il proprio anatroccolo con quel collo così lungo che esce tutto dalla scatola e quegli occhietti neri tondi, dice “Qua” per la prima volta. 

Separarsi da loro è stata dura ogni volta, ma è stata una buona scuola anche per mio figlio, che ha imparato così a distaccarsi senza grossi traumi dalle cose a cui teneva di più, perché spinto da un sentimento di altruismo e di generosità (la libertà delle anatre). 

Un giorno tornando dalla spesa, c’erano le finestre tutte aperte, io abito al sesto piano, mi sentii chiamare forte “Quuuuuuuua! Quuuuuuuua!” col cuore in gola, corsi a vedere in terrazzo… c’era uno stormo di piccioni che volavano esattamente sopra al mio terrazzo e in mezzo a loro, incredibile a dirsi perché io un’anatra che vola in città non l’avevo mai vista, c’era proprio il Germano Carmelo, bello come il sole, da solo in mezzo ai piccioni, che se la rideva come un matto con il collo teso nella mia direzione.

Mi misi a piangere di gioia.

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