il mi’ omo

ululato da Pralina alle ore 20:47 giovedì, 14 maggio 2009

(Amici fiorentini, vogliate scusarmi se da rromagnola mi cimento nella vostra parlatha, mi corriggerete se sbalio…) 

il mi’ omo… bellino,  vero?
 

Il mi’ omo l’è un baccellone fantastiho, la mi garba sinceramente di molto (un direi di morto se no fraintendono). Un sembra così a vedello, gli è tipo professore d’itagliano, pulitino, timidino, tuttammodino, gentile e distinto ma quando posa gli occhiali sul comodino diventa tutta un’altra hosa. Io penso che i’ Rocco Siffredi si sia ispirato a lui nella recitazione di’ firmini, però i’ Siffredi dopo un pohino si spenge invece lui l’interruttore un ce l’ha.
L’è rromagnolo, abitha nella città indoabbiamo speditho Dante e da dove Dante ci ha spedithi (all’inferno), a me di lui la mi garba quasi tutto, a parte la su’ mania di fare i’ trolle su internette che ci perde un sacco di tempo co’ ste bischerate, eppoi la si sa che i rromagnoli e’ son tuttunfoho basta stare attenthi che d’estate s’infiammano fascilmente ma tanto i’ che m’importa a me, una sega… ci do d’estintore anzi un ci do punto d’estintore se no la mi perde quel “di più” che mi fa dire thutthe le volte “Oh nini, tu sei a bollore, quantotumigarbi dio bonino!”. “Ti piazzio?” “Sì, tu mi garbi…” “Ti piaze il mio uzzello? il mio casso?” “La mi garba la tu’ favaaaaaaaa!” “Di’ la verità, avevi mai visto una robona così?” “Noooo, herr doktor… nooooooo!” e i miei vicini bussano ni’ muro a tutta randa. “Oooooooh, fatela finitha! e son le tre di notte!”.
Il mi’ omo quando la viene a Firenze, dopo i’ restauro di’ Domo (dicasi di’ trucco e parrucco), la scelta dei vestiti e delle halze che regolarmente la mi si smagliano scompisciandosi di gusto appena le infilo nove, una corsa ni’ bussino tipo circuito di formula uno (gli autisti fiorentini la ti fanno aspettare delle ore ma poi la vanno come le schegge incuranti del tu’ principio di artrosi) e lo aspetto threpidante alla stazione coi capellini lavati di fresco, i’ broncino strategiho, i’ machiage (maquillage) tirato a novo come se dovessi -dio bonino- andare a domenicainne, e ciò du’  chili di poppe in bella vista e du’ litri di profumo ni’ deholté, che una volta a forza di mettemmici i’ profumino, ho attirato du’ vespe e un trans che l’era a truccassi tutta al binario 16.
Il mi’ omo quando l’arriva a Santamarianovella, bischeraccio, sgualcito dalla nanna su i’ treno, unnà mai fiori ma opere di pene, la mi si fionda adosso come se fossi una bimba che sta pe’ scappare dalla su’ mamma, si china sul mi’ visino e mi bascia con quelle labbrucce che paiono du’ involtini primavera tanto son prelibathe. Pomiciare con lui l’è notevole, la mi ricorda i tempi della scola quando col mi’ fidanzatino di 90 chili ci s’infilava dentro un tubo di cemento e si rimaneva incastrati lì.
Il mi’ omo tanto per essere romanthico e di classe come tuttirromagnoli, la mi dà una brancicata di benvenuto, una bella palpata tipo palpfiction sulle chiappe sode e la mi dice in romagnolese “Oscia che bel culo, stasciera che programmi hai?” ed io mi sento struggere come un lardo di Colonnata maremma bucajola, la mi sento home una hosa tuttapreziosa e gli dico noncurante “Maaaaaaa… un lo so, tu che disci?”
Lui che disce? Lui c’ha un filo di bavina che gli cola all’angolo della bocca stile Nosferatu, si vede di lontano un miglio che se la potesse, mi strapperebbe le mutandine e mi tromberebbe lì davanti a tutti, perché si sa, il rromagnolo l’è fohoso. E gli garba trombare.

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