taiga

ululato da Pralina alle ore 19:31 sabato, 25 marzo 2006

Taiga = il risultato di un innesto tra un labrador e un bassotto, ossia un labradorotto o un basso labrador, che io e mio figlio abbiamo adottato all’inizio di gennaio 2003. Era stata appena abbandonata al Canile del Termine (Sesto Fiorentino), trovata in riva all’Arno così hanno raccontato.
In gennaio 2003 era una cucciola di 10 mesi circa, con il pelo raso nero corvino, lunga con le zampette corte una coda lunghissima a punta e con il naso a punta (come un bassotto) ma morbida e spupazzevole e con le zampotte palmate (come un labrador). Sporca, puzzolente e bisognosa d’amore, è venuta ad annusare tutto e a scondinzolare a casa nostra  un giorno d’inverno freddo… freddo… come quelli della Taiga.
Era stata appena tatuata e vaccinata per la prima volta, dall’Unione amici del cane e del gatto.
Poi, poi, tante altre cure, anche un’operazione chirurgica… anzi due.
 
Taiga che quando sono ancora nel dormiveglia, mi infila i baffi nel naso e mi annusa per capire se sono ancora viva e quando sente il mio respiro, sbuffa come a dire “E’ viva, ci siamo”.
 
Taiga che adora le cicles buttate per la strada e cerca di raccoglierle coi denti per mangiarle.
 

Taiga che vuole fare festa a tutti, ma la gente (gente ottusa, terrorizzata anche dalla sua ombra) chiede sempre “morde?”.

Taiga che è tozza come un bassotto, ma corre e salta come un levriero (come si spiega sto fatto?). 

Taiga che quando l’abbiamo presa al canile,  nascondeva la sua ciotola sotto uno strofinaccio e rincalzava per bene lo strofinaccio con il naso, per paura che le rubassimo la pappa e per questo le è rimasto il nomignolo di “nascondipappa”.

Taiga che nascondeva i biscotti che le davamo di premio, nei giardini pubblici e non c’era versi di farle capire che erano un premio, non un risparmio e soprattutto che se nascondeva i biscotti nei giardini pubblici, non li avrebbe più trovati…

Taiga che distruggeva coi denti le mie matite, e ha distrutto due telecomandi sparpagliando i tastini per tutta la stanza.

Taiga che conosce i rudimenti del baseball (la palla, la base).Taiga che se non giochiamo con lei, ci lancia la pallina per provocarci.

Taiga che dorme acciambellata come un ghiro, come un gatto, e forse sogna, e quando sogna forte, sghignazza (hihihihihihihihihihihihihi).

Taiga che mangia con ingordigia il cibo molle e nasconde il cibo duro per  tempi di magra, così ci troviamo sempre biscotti, ossa e pezzi di pane nel divano e anche nel letto sotto il cuscino.

Taiga che sfascia il divano, scavando e sbuffando, nella gommapiuma. Inutile rimproverarla sempre, lei è testarda e continua a scavare a testa bassa quando dormo “grattagrattagrattagra”.

Taiga che la prima volta che l’ho vista in terrazzo, con le zampe anteriori nel vaso dei gerani appena trapiantati, con uno sguardo della serie “Era l’osso che mi costringeva a farlo, non puoi dare la colpa a me” mi sono veramente incazzata ma mi scappava da ridere.

Taiga che aspetta che mi chiamino al telefono, per fregarmi quello che c’è sul tavolo di cucina.

Taiga che mi rubò un pezzo di parmigiano dal tavolo e poi cagò formaggio per due giorni.

Taiga che quando prendo la scopa in mano e le dico “Cooos’hai fatto?”, mette la coda tra le zampe e raggiungendo i suoi cuscini con la testa bassa e le orecchie incollate, fa finta di essere dispiaciutissima.

Taiga che conosce la parola “mangiare” e quando sente la parola “mangiare” si lecca i baffi.

Taiga che conosce la parola “Alessandro” che è il suo innamorato e quando sente la parola “Alessandro” drizza le orecchie come due antenne.

Taiga che quando mi sente tornare a casa sbatte la coda sull’armadio dell’ingresso e si sente “toc toc toc”, e poi quando mi vede mi fa “mu” che per lei vuol dire ciao.

Taiga che ama i vicini di casa, annusa l’uscio e piange perché li vuole vedere.

Taiga che si mette per il verticale e sta ritta sulle zampe posteriori quando fa festa a qualcuno, Taiga che si arrampica sulle gambe di chiunque perché vuole essere baciata e accarezzata.

Taiga che è una festa e una coccola continua, anche in ascensore.

Taiga lontra marina che cammina sulle acque (sto scherzando, è solo un fotomontaggio).

Taiga che quando è buio non si vede nemmeno, perché è nera come la pece. Si vede solo il bianco delle lunette degli occhi, quando li muove.

Taiga che si mette a pancia in su e fa la pipistrella, con i denti bianchissimi aguzzi (gnaccagnaccagna) e gli occhi da pazza.

Taiga che è bella.

Taiga che è negra e profumata e liscia come la seta.

Taiga che starnutisce sempre, perché va a curiosare col naso dappertutto e il suo naso è lungo e stretto e qualche pelo e piuma le va di traverso.

Taiga che a parte le orecchie pendule, potrebbe fare la foca e lavorare in un circo.

Taiga che viene a vedere cosa faccio e se spengo il computer scodinzola e sbuffa e mi indica la porta con il naso.

Taiga, foca, dai, dai su, andiamo.

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