un inedito di edmondo de micis (chissà)

martedì, 31 agosto 2010  

un inedito di edmondo de micis (chissà)
 
Jer mattina, nella nostra piovosa ma tetra aula scolastica di Via de’ Calzolari, il nostro buon maestro paralitico e con l’Alzeimher entrò trafelato e sudato, e ci disse in pieno orgasmo: “Quest’oggi, o baNbini mie’ adorati, non si terrà quivi nessuna lezione, poichè siamo tutti invitati ad andare in piazza per assister all’arrivo del Colonnello Cheddafà, il buon dittatore della Lybiah, una delle nazioni a noi più care”. L’urlo liberatorio di gioja fu rotto soltanto dalla timida obiezione di Lippolini, il nostro compagno ripetente: “Ma come, maestro sifilitico, noi la Lybiah l’abbiamo anche invasa…”. Non finì la frase poichè il nostro buon maestro poliomielitico gli rovesciò sulla nuca un manrovescio da 70 chili. Ed eccoci, finalmente, tutti in allegra brigata (meno Lippolini ricoverato per commozione cerebrale), ratti e lesti verso la Piazza del Popolo, dove una folla immensa munita di bandierine tricolori si apprestava a salutare l’arrivo di Cheddafà. Anche noi, col nostro buon maestro rachitico in testa, ci apprestammo a cotal lieta novella, ed avemmo la fortuna di trovare posto proprio sotto l’immenso palco dove dopo pochi minuti sarebbe salito l’Illustre Colonnello. Ed eccolo! Salutato dal suono di mille troNbe e troNbette, il Colonnello Cheddafà, scortato da un manipolo di gurkha in assetto di guerra, finalmente arrivò e cominciò a salire la scaletta insieme al padrone di casa, il Presiresidente del Consiglio Silvio Bubacchioni. I due presero posto sul podio, davanti ai microfoni, si guardarono sorridendosi, si baciarono a lungo sulla bocca, e poscia si apprestarono a proferir parola. L’immensa turba tacque, ammaliata. “Italiani! Popolo amico!” principiò Cheddafà “Voi dovete aprirvi al nuovo che avanza… per esempio, perchè andate ancora dietro alle balle dei preti e del Vaticancro? Voi dovete studiare il Corano! Voi dovete diventare islamici! Te capì?”. A codesto sentire, il volto di Bubacchioni si fece di terra. La folla li per lì ristette muta, ma alla fine un urlo altissimo fendette l’aria: “Vaaatteneeeee!”. Era il nostro buon maestro poligamo, che era esploso in questa esclamazione di protesta e di vivace dissenso. In men che non si dica accadde di tutto: i gurkha tentarono di acchiappare il nostro buon maestro paralitico, che saettò via stile Ben Johnson, la folla si sbandò e, come sempre accade in questi casi, impazzì del tutto e, già che c’era, si mise a saccheggiar negozi e a fare espropri proletari, con la scusa della crisi. Borghini, un nostro compagno già maturo, palpò il culo di una quantità industriale di pulzelle, mentre Caranti, il nostro buon bidello catarrotico, se ne ingroppò direttamente una, ingravidandola. Bubacchioni non trovò di meglio che urlare nel microfono: “Prendetelo, prendetelo quel maledetto comunista! Offro una taglia di 100mila euri e una notte con la mia ex moglie a chi lo prende! Fottuto sovversivo! Vigliacco!”. Nel fratteNpo il Colonnello Cheddafà scese indispettito dal palco e, accompagnato da un altro manipolo di gurkha, si defilò definitivamente, mentre nella piazza il caos era inverosimile e le forze del disordine sparavano boNbe lacrimogene un pò a tutti, giusto per far aumentare il fatturato alla fabbrica che le fabbrica. Poi verso sera tutto ritornò alla normalità, e noi potemmo fare ritorno alle nostre case, verso le ansiose braccia protese delle nostre mammine.
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