un inedito di edmondo de micis (forse)

ululato da phederpher alle ore 22:13 mercoledì, 24 giugno 2009

Un inedito di Edmondo DeMicis (forse)

Ier mattina, nella nostra vecchia scuola di Via De Calzolari, ci è stato presentato un nostro nuovo compagno, che terminerà la terza ginnasiale insieme a noi. Egli è un giovanetto di belle speranze, e si chiama Rosario. E’ olivastro di carnagione, con gli occhi neri e profondi, e porta un basco infeltrito come copricapo, che gli conferisce un aspetto direi singolare. Alle nove in punto, appena entrati in aula, il nostro buon maestro colitico ma stitico ce lo ha presentato di novella posta.
“Ho l’onore ed il piacere di presentarvi” ha esordito “un vostro nuovo compagno, un vostro caro fratello che viene dall’estremo sud della nostra bella Patria, e precisamente da Reggio Calabria. Si chiama Rosario ed è qui per accompagnare tutti noi fino alla fine di questo corso di studi. Ognun di voi venga qui e si appresti con motti onorevoli ad accogliere il fratello meridionale come si merita”.
Tosto a queste parole il nostro compagno Bartolomeo Bartoli si alzò e si diresse prestamente verso il novello arrivato, e abbracciandolo gli disse: “Ben arrivato, o nostro fratello meridionale”, e poi in un orecchio a bassa voce gli aggiunse: “Preparati, terrone, che ti facciamo un culo come una capanna”. Indi il novello scolaro scoppiò in un pianto a dirotto, e disse al nostro buon maestro cattolico apostolico: “Maestro, maestro! Colui mi ha apostrofato terrone e mi ha proferito delle minacce, uaaaah!” Al che il nostro buon maestro stitico ma colitico subito esclamò: “Vergogna a te, o Bartoli Bartolo. Ciò provoca la mia ira funesta. Io ti discaccio da questo consesso aulico per giorni quattro. Al quinto levarsi del sole te ne verrai in iscuola accompagnato da tua madre. Ed ora esci”. Il buon vecchio Bartoli Bartolo, a sentir cotesti motti, a testa bassa se ne uscì dall’aula, in un silenzio spettrale. “E adesso venga un altro ad augurare il benvenuto al nostro fratello del sud”. Allorchè si alzò il nostro compagno Maurizi Giuseppe detto Rambo e gli si avvicinò e abbracciandolo gli proferì tosto: : “Benvenuto nel nord, o caro nostro fratello terrone di merda che poi ti mettiamo a 90 gradi come ti meriti”. Codeste parole provocarono di nuovo il pianto del ter… del novello nostro compagno, il quale si lamentò col nostro buon maestro epistassico: “Maestro, maestro! Colui mi minaccia e mi insulta. Io ne ho paura! Aita, aita!”. Al che il nostro buon maestro epistassico replicò: “La scomunica sia su di te, o Rambo. E adesso esci dal nostro consesso per quattro giorni, e al quinto levarsi di sole vieni accompagnato da tuo padre”. E così anche il buon Rambo ci lasciò, nel silenzio più tetro. Ormai nessuno di noi osava più avvicinarsi al nostro novello compagno, a cagion della sua eccessiva sensibilità nel non comprendere il nostro modo di motteggiare. “Bè… non viene più nessuno? Non volete dunque accogliere almeno con un caldo applauso e un incorraggiante hip-hip hurrà l’arrivo del vostro fratello del sud?”. Passarono alcuni secondi in cui tutti ci guardammo con una rapida occhiata ed infine come un sol uomo scattammo tutti all’inpiedi: “Benvenuto tra noi, o nostro caro fratello meridionale. Che tu sia il benvenuto e il più coccolato, ma sappi comunque che sei un terrone e che prima o poi ti incapretteremo in cortile davanti a tutti, così t’impari!”. Al che il terrone scappò fuori dall’aula e al nostro buon maestro colitico e ansiolitico venne un’attacco di cuore che lo fece ricadere sulla sedia con un filo di bava alla bocca, mentre farfugliava: “Delinquenti… siete tutti dei delinquenti… ma io vi espello tutti dal consesso aulico per giorni sette ed all’ottavo verrete a scuola riaccompagnati dai genitori e dai non…”. Non finì la frase poichè in quell’attimo fatal il respirò gli mancò ed in un men che non si dica egli rese la sua bella anima a Dio. E finalmente la campanella suonò la fine delle lezioni, ed io corsi raggiante verso l’uscita e le braccia amorose di mia madre.
 

phederpher
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