io amo firenze

ululato da Pralina alle ore 10:01 sabato, 04 novembre 2006

 

Firenze non ti ho mai dedicato un post, allora ciucciati questo.
 
Firenze sei la Città della Cultura dove non trovi una dico una mostra decente, sei carissima, sporca e incasinata, venduta ai giapponesi e agli americani, svenduta a un manipolo di speculatori edilizi che fanno degli edifici orrendi, bella in centro e brutta in periferia (dormitorio, ghetto, morta) con tutti quei cantieri aperti e quelle deviazioni di percorso eterne che se prendi un mezzo non sai mai quando potrai arrivare tanto tutte le strade sono chiuse (ma nessuno ti informa prima) dovrai per forza cambiare percorso almeno una volta nella giornata… senza percorsi ciclabili, che se vai in bicicletta rischi la vita come minimo ti arrotano… senza panchine in centro ma con un assessore pronto a multare chi si siede sui gradini di una chiesa e non sta al bar a consumare… con le strade sempre piene di buche che se vai in autobus ti sembra di stare sopra un martello pneumatico non parliamo di motorini dove sobbalzi come una pallina da flipper per ore, con il traffico che ad ogni ora è sempre in ora di punta, con le poche e scarse segnaletiche (sbagliate) che sono fatte per deviare i percorsi dei poveri forestieri, e del resto città di antiche fazioni avversarie di risse e di congiure, dove se passeggiavi in centro finivi per essere accoltellato (e oggi borseggiato, ma dai bottegai) dove volevano arrostire persino lo stesso Dante, cosa si può aspettare, di sicuro non di trovare qualche ristorante aperto la domenica (fosse mai! chissenefrega!), perché i fiorentini non sanno aspettare nemmeno gli ospiti tanto sanno che gli ospiti ci saranno sempre senza fare troppa fatica… i fiorentini sono quelli che quando attendi alla cassa che la commessa ti dia il resto, si sono già fatti avanti per chiedere d’essere serviti e se non stai attento nelle file ti passano sempre davanti al posto tuo, come se tu non esistessi proprio… sono quelli che salutano per opscionàlle se gli va bene, se gli va bene ti guardano in faccia quando ti rispondono, e ancora quelli che dicono di parlare l’italiano perfetto ma poi parlano un idioma strano fatto di parole risucchiate con il Folletto, in realtà gli è tutta pigrizia, perché al fiorentino non va bene di pronunciare per intero tutta la parola: gli è troppo fati-oso. Allora i suoni li fa appoggiare e poi rimbalzare, le frasi le catapulta fuori dalla bocca. E le fiorentine (non nel senso di bistecche) sono ancora peggio dei fiorentini, non possono sporcarsi a darti troppa confidenza proprio no. Ti guarderanno sempre un po’ di sbieco, dall’alto in basso.E adesso, prima di trovare qualche commentatore che come per la festa di Halloween mi dirà che sono partigiana e a senso unico perché siccome sto con un Gallo allora mi piacciono solo i pollai, o come per l’Ikea che se la critico un po’ per celiare, è perché non so montare i mobili. Perché non capite quanto amore e quanta ironia metto nei miei post.

Allora dirò anche questo. Io amo Firenze. Amo i tetti rossi di cotto di Firenze, che mi hanno ispirata quando ho studiato all’Accademia, e quelle finestre dalle persiane socchiuse che dopo anni di mancanza di verniciatura hanno un colore indefinibile ma che fanno tanto romanzi di Vasco Pratolini… amo i cieli di Firenze, o quel poco che si vede da un condominio casermone o da un giardino pubblico a pagamento (qui solo potevano inaugurarli i giardini pubblici a pagamento con la scusa che quei pochi sono storici), amo quella luce particolare, dorata e azzurra, che è solo di Firenze e quando è tempo sereno ti mozza il fiato.
Amo i centri sociali e le occupazioni, i posti liberati dove tantissimi transitano, dove è ancora possibile vedersi un film introvabile con due euro, amo il Circolo Anarchico di via de’ Conciatori, i posti così, dove ci si può ritrovare la sera davanti a una stufa a mangiare le caldarroste, senza dover per forza uscire col portafoglio imbottito di carte di credito.
Amo il cibo della Toscana, i mangiarini che sono i più sani d’Italia, l’olio fantastico, il pane senza sale, il vino denso e corposo dall’aroma di violetta, la schiacciata con l’uva, la bella usanza di cucinare tanta verdura (per ogni carne ci vogliono sette verdure di contorno), e le tutte le cosine buone che hanno solo qui.
Amo la gente di Firenze, gli uomini e le donne, quelli veri, che non ti guardano troppo dall’alto in basso ma che ti accolgono, dopo una battuta al vetriolo, con il dono dell’amicizia autentica la più profonda, perché il fiorentino non ha mezze misure: ama oppure odia, può essere veramente sgarbato o gentilissimo, e dopo averti fatto sudare sette camicie per farti accettare (non nel senso di accetta) sa essere amico, amico vero, fedele per tutta la vita.
Amo lo spirito dei fiorentini e delle fiorentine anche, la loro sagacia, la loro capacità di capire al volo le situazioni e di non farne mai tesoro per cambiare, la loro ironia fulminante, la loro insofferenza per l’autorità prostituita, il loro anticlericalismo di fondo e il loro rispetto per le differenze altrui aldilà dell’insofferenza di facciata (come diceva mio suocero “A due dita dal culo mio, mi sta bene tutto!”)… ho imparato un sacco di cose stando qui, più che in vent’anni di università, e non mi importa una sega se ho preso tanti calci sui denti. In fondo m’è servito a crescere.
Firenze mi piange il cuore per l’alluvione di 40 anni fa, ma in fondo te la sei un po’ cercata e non dirmi di no, lo vedi in che troiaio ti trovi ancora oggi, che hai imparato da allora? soltanto una decina d’anni fa debordò non l’Arno ma un torrentello insignificante e la colpa è solo dell’incuria e della gente che utilizza i letti dei fiumi come discariche. Ma come si fa a buttare le lavatrici nel letto dei fiumi.

Firenze sudiciona, ti amo tanto lo stesso.

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