la libertà di vivere o di morire

ululato da Pralina alle ore 14:56 giovedì, 05 febbraio 2009

Dopo qualche posssdolcinato, eccomi di nuovo incazzata ad affrontare un tema non da poco. La libertà di morire. Sì, come ho sempre lottato (e anche pagato) per mantenere quel briciolo di libertà nella mia vita privata, libertà di vestirmi come mi pare, libertà di spegnere la televisione, libertà di relazionarmi con chi voglio e come voglio, libertà di procreare o di non farlo, libertà di educare laicamente mio figlio e quindi di lasciarlo libero di battezzarsi o no, libertà di esprimere il mio pensiero, ecc.
Questa storia della libertà dev’essere totale. Riguarda tutt*, riguarda la nostra sfera sociale, non solo quella intima. Insomma, io voglio essere libera di morire, se fossi ridotta ad uno stato vegetativo e/o sottoposta a inutili accanimenti terapeutici preferirei la morte, infatti cercherò di firmare il mio testamento biologico prima che avvenga l’irreparabile e qualcuno decida al posto mio.
La vita non inizia da un fiotto di sperma o da un grumo di sangue mestruale, la vita non è un ammasso di cellule che vegetano e che non potranno mai più ripararsi, questa può essere la vita delle piante, dei pesci, ma la vita umana vera inizia e finisce con la coscienza. E di questo ne sono tanto convinta, io che non sono atea, ma agnostica, io che do una chance a un dio ipotetico di esistere.
Se Dio padre e madre davvero esistesse, sono certa che vorrebbe per tutt* il godimento assoluto, incondizionato ed eterno, così come ogni padre e madre coscienziosi desiderano sempre il meglio per i loro figli e figlie. Questa è la vera Pietà.
No, non ci può essere vita accettabile, godibile, dignitosa, degna d’essere vissuta, insomma VERA, in una persona attaccata a una macchina o ridotta in coma da moltissimi anni. Sarei anche per l’eutanasia, ma mi fermo qui. Se la vita, questa porca vita terrena, è soltanto un passaggio come dice ogni religione,  breve o lungo che sia, godiamocelo e poi, lottiamo per avere la libertà di andarcene, dignitosamente, senza rendere conto agli avvoltoi che infestano le nostre testate dei letti, dal concepimento alla morte.
Fuori gli avvoltoi dalle nostre vite, fuori il Vaticano dalle nostre mutande!
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