meglio dimenticati che digeriti

ululato da Pralina alle ore 18:28 mercoledì, 23 marzo 2011

Quand’ero giovane, sono stata un personaggio “al limite di una certa notorietà”, nel senso che avrebbero voluto che mi esibissi in televisione in cambio di una manciata di noccioline. Ci sono persone che pur di diventare “personaggi” farebbero qualsiasi cosa, io non ho mai voluto fare una “qualsiasi cosa” di niente pur di ottenere un po’ di visibilità in più. Se le persone come me (che sono pittrice, scrittrice, poetessa, dicono molto valida, conduttrice radiofonica, geniale comica e regista di video) non hanno “visibilità” non è perché non se la meritano, ma perché, a causa della loro posizione sociale e delle loro idee politiche cioè della loro naturale avversione all’autorità, non possono occupare dei posti di prestigio ma al massimo servire come comparse. Questa società dello spettacolo mi fa spavento. Mi fa orrore la sua capacità di prendere la carne e di macinarla dentro un video, di macinare con la carne e i quarti di carne, cosce e culi (guardate come le donne vengono conciate), anche i sentimenti e le emozioni, di banalizzare ogni cosa di un certo spessore per ridurla “alla portata di tutti”… ho avuto amici che sono stati in un programma televisivo “per portare le loro idee”, ma nessuno ha chiesto loro cose intelligenti, ma solo ovvietà e folklore purché fossero conformi agli standard del pensiero di tutti… si sono accorti presto che erano soltanto le scimmiette di un circo dove al massimo avrebbero potuto considerarli come “fenomeni da baraccone”. Non è che odio tutta la televisione, intendiamoci, alcune cose mi piacciono tanto e stimo immensamente chi (quei pochissimi) la fa con rispetto dei telespettatori, ma odio quel tritacarne che rende “notori” i personaggi. Ecco perché non ho mai accettato i pochi inviti che mi sono stati offerti. Ecco perché il mio essere timida, impacciata, imbranata, per una volta è una condizione di forza e non di debolezza. Ecco perché me ne frego di non essere nota, notoria o notabile, avrei paura di essere depredata dei miei tesori più cari, di non potermi difendere dagli sguardi giudicanti di una banalità senza fine, di poter ottenere sì maggiore “visibilità” ma in cambio di compromessi che non ho mai accettato.

Sotto il regista John Waters, che definiva i suoi film “politici”.
Meglio dimenticati che digeriti!  

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