eh sì me lo merito

ululato da Pralina alle ore 12:06 martedì, 23 marzo 2010

E’ molto tempo che non parlo della mia pittura, la primavera che allunga le giornate porta questa ispirazione insieme alla luce… io abito al sesto piano, quando le giornate sono limpide come oggi, di qui vedo un cielo mozzafiato, anche se “deturpato” dalla vista dei palazzi davanti, e i miei due terrazzi sono un tripudio di fiori e piantine, di vasi con la terra appena annaffiata, pronti a germinare. La mia è una casa un po’ bohemiénne, senza comodità, senza condizionatore per l’estate, con il frigo vuoto, con mobili non belli, tranne un paio, molto in disordine, anche perché tenere ordine con una quantità esorbitante di cose viventi o vissute, risulta veramente difficile (mi perdoneranno le casalinghe o le pensionate il cui unico pensiero è spolverare un mobile vuoto e una libreria senza libri) una cosa così, però ci sto benissimo e poi fa un po’ casa un po’ atelier.
Ieri sera sfogliavo un libro di meravigliosi disegni di Albrecht Durer (niente umlaut per questa tastiera, vabbè) incantata davanti a siffatta bellezza, e pensavo alla mia prossima opera. Pensavo anche alle stupende incisioni di Rembrandt e alla mia prossima opera. Non che fra le tre cose ci sia un nesso (io non mi metto a gareggiare coi Maestri Assoluti), ma un po’ di narcisismo non guasta. Sono un po’ stanca di sentirmi “Cenerentola”.
Lo so, per noi donne creare, in senso narcisistico, egoistico, per aumentare il soddisfacimento personale, è sempre stato un problema. Noi dobbiamo fare sempre le cose belle per gli altri. E aspettare che gli altri ci dicano “Ooooooooooh!”.
E questa è la grossa palla al piede che ci mettiamo, il fare per gli altri e mai per noi. Stranamente, dico per il soggetto insolito (in genere sono paesaggi o ritratti d’altri) mi hanno commissionato un autoritratto, per ciò occorre che io mi faccia fare delle foto,  è una cosa curiosa, molto stimolante, sarà un’occasione per dare sfogo al mio narcisismo, per giocare con la mia immagine reale (quella materica, ciccia, ossa, tendini, lavoro di chiaro-scuro con unghie, cornee, capelli) e un po’ la mia rivincita (anche) su un commento superlativo che il mio amore ha lasciato a una tizia di splinder che ha un avatar pesantemente taroccato. Una cavalletta nascosta sotto una parrucca nero fumo. Salvo poi ricredersi quando gli ho fatto notare che la tipa non ha nemmeno i miei requisiti, ma solo una grandissima abilità nel camuffarsi  dietro una cortina di nero fumo e una maschera di vamp costruita ad hoc.
Voglio che sto cazzo di commento sei una donna bellissima, lo metta a me, finalmente, dopo avere visto le foto e l’autoritratto. Chiuso capitolo.
Ma la motivazione principale è che io devo tornare a “splendere” come persona e come artista nel modo migliore, senza intermittenze come una lucciola, ma di luce continua.  E tutto ciò passa attraverso la mia autostima. Quella cosa che ti fa essere fiera d’avere due mani perfette, come le mie. Ripeto, noi donne si tende a fare le cose solo per gli altri, sentendoci in colpa tantissimo quando le facciamo per egoismo. E così si passa la vita a pensare all’uomo, ai figli, ai traslochi, ai genitori anziani, ai carcerati, ai moribondi, al volontariato, agli archivi, alle sedi di partito, alle feste patronali, alle tombole di beneficenza, a mantenere i fiori freschi e i lumi nei cimiteri. Fin da bambine, la tensione sta tutta lì, nel fare le cose per gli altri e dagli altri dipendere. Saremo sempre le più brave a scuola, quando i maschietti fanno i discoli, e nonostante tutti i nostri sforzi a studiare, il mondo del lavoro premierà di più gli uomini, assegnando loro ruoli più prestigiosi e quindi le paghe migliori. Questa nostra immensa generosità e bellezza, alimentazione dove c’è la fame, cura dove c’è la malattia, consolazione dove c’è il dolore, vitalità dove intorno c’è la morte, ci fa perdere giorno per giorno autostima, ci fa sentire “brutte” poiché spendiamo tutte le nostre energie, pendiamo dalle labbra di chi amiamo, dipendiamo dai giudizi della suocera che è sempre acida con noi, dagli scleri del nonno che si piscia addosso, dai programmi televisivi che ci vorrebbero sempre perfette come bambole gonfiabili a suon di botulino labbra gonfiate e tette al silicone, dalle palpate di culo del nostro capufficio, dalle prediche del sacerdote per il quale noi donne siamo tutte peccatrici; dai pareri del medico per il quale noi abbiamo sempre delle “patologie”,  siamo sempre grasse, depresse, problematiche, così come considerano patologico partorire, allattare “più del normale”,  andare in menopausa, sentirci stanche e tristi o pesare 10 chili più di ciò che è segnato sulla tabella, e da tutte le altre figure professionali che sono tutte migliori di noi, e sempre sconfermanti, paternaliste, e mai una parola di conforto al momento giusto, nemmeno da noi stesse (si sa che noi donne siamo le nemiche numero uno di noi stesse). Noi siamo quelle che ci restiamo male se nostro marito il commendatùr in andropausa guarda le ragazzine di vent’anni per sentirsi giovane. Noi siamo sempre quelle del ti chiedo scusa se mangio come ogni altra persona normale a questa cena… lunedì mi metterò a dieta. Tanto per mettere le manine avanti e non essere massacrate dalle amiche invidiose della tua sesta di reggiseno e dal fatto che gli uomini si voltano a guardarti (altro che cavallette, porcodd…).
Eppure noi donne siamo bellissime, lo siamo anche senza bisogno di taroccare un avatar fino a farci credere Vampyrella o Greta Garbo, di metterci due etti di rossetto rosso corallo perché come dice il mio lui “le donne con il rossetto rosso sono più sensuali”, o di dimostrare a uno cecato, la bellezza di carne, naturale, selvaggia, che abbiamo.
Noi donne siamo belle selvagge, anche a una certa età (chissà perché l’età è certa solo quando si va oltre i 40 anni) siamo belle senza artifici, e siamo belle anche struccate, possiamo giocare con la nostra immagine, divertirci con le nostre immagini, testare luci e colori, perdonarci qualche difettuccio che ci fa essere uniche al mondo, fare le linguacce e ridere dei nostri occhi strabuzzati, senza questa tensione di voler apparire in maniera “perfetta”… vorrei che questo autoritratto mi portasse a sentirmi dire che sono bellissima, ma che il suono di questa parola bellissima, provenga in primo luogo da me, risalga dal mio io profondo, rompa le catene che mi tengono imprigionata a cliché, mi renda sicura di me stessa, mi faccia sentire almeno per una volta libera.

Me lo merito sì o no. Ecchecazzo…

*

23 Marzo 2010 – 12:37

 
un buongiorno alla mia tenerissima e bellissima… sto un pò meglio ma mi sembra di riemergere da sotto terra… qua il tempo è come al solito grigio e la gola dà ancora un pò di fitte… ma bisogna ripartire… a dopo, je t’aime
Utente: phederpher Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. phederpher

#2  23 Marzo 2010 – 13:14
 
Cosih mi piacy, e la prossima volta “sei bellissima” non dirlo piuh all’amor tesecca.
Utente: Pralina Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Pralina

#3  23 Marzo 2010 – 14:40
 
Pralina, Tesor, farò quanto mi hai chiesto, dammi però un pò di tempo perchè ci voglio fare un commento degno di tanta bellezza, bellezza esteriore e interiore, bellezza sofferta, sentita e urlata. Tutti devono impallidire leggendo e chinare la testa accecati, perchè TU sei bellissima dentro e fuori, davanti e dietro, in ogni singolo cm. della tua pelle. 
Grande Pralina  ti abbraccio stretta stretta.
Utente: SuzieQ Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. SuzieQ

#4  23 Marzo 2010 – 14:43
 
Dimentico sempre di dirtelo,  osservavo il tuo avatar, delizioso!
Utente: SuzieQ Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. SuzieQ
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