il corpo delle donne

era il 2009 e in pieno delirio berlusconiano…

ululato da Pralina alle ore 16:47 venerdì, 09 ottobre 2009

Il post sullo spettacolo può aspettare, perché ci tengo a dire qualcosa sull’immagine delle donne in politica. Non che la mia opinione sia determinante (tutt’altro, sono pur sempre una donna) ma lo sfogo magari mi evita qualche malattia psicosomatica causata da uno sbocco di bile o da un prurito alle mani che potrebbe sfociare in un raptus violento.  

Non so chi di voi ricorda Adele Faccio, la paladina dei diritti delle donne e dell’aborto nelle strutture sanitarie pubbliche, bene, Adele che non era certamente una miss Italia, ma una donna libera e molto combattiva (la bellezza interiore è sempre quella meno apprezzata) era chiamata dai compagni comunisti “Adele Faccio Paura”. Davvero, questi compagnucci dei circolini che lasciavano a casa la moglie a fare le tagliatelle, non avevano altro da dire, della bella Adele, che fosse uno spauracchio.
Come se la scena dei politici maschi italiani fosse già popolata da Brad Pitt e da Arnold Schwarzenegger, così com’è oggi, con questo premier “bellissimo” che ci ritroviamo, dai capelli implasticati color melanzana e il colorito arancione cerone. Tanto i maschi sono sempre belli, lo è James Bondi e Altissimo Brunetta, sono belli per diritto acquisito, no?
Che Berlusconi sia un maschilista dei peggiori, di quelli per intendersi da Bar Sport, di quelli che stanno a guardare le donne che passano per dar loro un punteggio, anzi, di quelli che nei secoli scorsi discutevano in Conclave sul fatto che la femmina potesse avere un’anima dopo 40 giorni dal concepimento (mentre ai maschietti l’anima veniva spedita subito) è ormai cosa risaputa.
Non stupisce la battuta a Rosy Bindi, che cos’altro avrebbe potuto dire di più succulento e di più “a buon mercato” un signore di siffata specie. Da sempre noi donne siamo valutate soprattutto per l’aspetto fisico, si dice che non è vero, si dice che le virtù interiori valgono di più di quelle esteriori, ecc. però quando una donna si mette in mostra per le sue capacità, e si espone ai giudizi di tutti, l’unica accusa, quella immediata, è quella di non corrispondere ai canoni di bellezza vigenti. Sarà per questo che al posto di una Rosy, altre ministre più navigate avrebbero ricorso al bisturi (le plastificate Carlucci, la Santanché) mentre quelle più giovani si sarebbero accontentate della bellezza fatta da mamma, fintanto che si è giovani, la “bellezza dell’asino” per poi dare anche loro ricorso al responso del giudice padre dio in terra sciamano chirurgo plastico. Noi donne questo lo sappiamo bene, ed è perciò che anziché ribellarci, tentiamo con ogni mezzo e artificio di adeguarci. Sono secoli, anzi millenni, che veniamo valutate soltanto e unicamente per l’aspetto fisico, suddivise nelle due categorie di “brutte e belle”, categorie talmente drastiche che non c’è spazio per la donna normale, discreta, belloccia, piacevole, simpatica d’aspetto, nooo! si dev’essere per forza… o brutte o belle, e in queste due categorie assolute si gioca il ricatto maschilista. Essere riconosciute nella categoria belle, per noi significa avere amore e comprensione,  non solo, ma non essere esposte al pubblico bersaglio di offese e battute ogni qual volta si apre bocca per esprimere un’opinione, cose che per ogni donna, per tutte le donne, hanno un’importanza basilare, per alcune significa ottenere la ricchezza e il successo, e il modo più efficace di essere accettate è di piacere tout court sul piano fisico.

La televisione ci ha rese caricature di noi stesse, come dice il bellissimo documentario “Il Corpo delle Donne“, caricature perché la iper-bellezza è un gioco al massacro, è una gara ottenuta anche slealmente, a forza di diete estenuanti, palestra a manetta e integratori, silicone, botulino, lifting, unghie finte, ciglia finte e persino lenti a contatto che cambiano il colore degli occhi, extencion, tacchi di venti centimetri, ritocchi con il photoshop (pensate che anche le foto delle modelle più perfette vengono “ritoccate” dopo ogni posa), ecc. ma soprattutto è una gara dalla quale non possiamo mai uscirne vincenti. Come l’atleta che ormai è costretto a doparsi per raggiungere traguardi sempre più inumani e il culturista quasi ci lascia le penne per gonfiarsi come un tacchino il Giorno del Ringraziamento. Questo modello estetico dominante, questo voler coprire non solo la bruttezza ma addirittura le imperfezioni naturali di ciascuna donna, come hanno già scritto, è il BURQA delle donne occidentali “liberate”. Ed è la radice della nostra sofferenza e di tanti disturbi alimentari e “sindrome del dismorfismo corporeo” dei quali soffrono milioni di donne.
Pensate quanto erano belle le attrici una volta, basse (Wanda Osiris e Mae West erano due “tappe”… 1,66 era Marylin Monroe) taglia 44-46 con le loro ciccette, un velo di cellulite, giunoniche oppure un po’ mascoline (come Greta Garbo) oppure magrissime esili come libellule, il naso non proprio “sui generis”, gli occhioni da ipertiroidea, ma diversa una dall’altra… la “biodiversità” esisteva anche al cinema! mentre ora sono tutte uguali, sono tutte cloni di un unico modello. E invecchiare pare che sia diventata, la peggiore offesa.
Perciò viva Adele Faccio e viva Rosy Bindi, almeno hanno avuto il coraggio di mostrare la loro vera faccia, sincera, pulita, “non a disposizione” del galletto di turno, al contrario di tanti politici maschi, che dovrebbero soltanto nasconderla.
 
 
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