living theatre

lunedì, 02 giugno 2008

LIVING THEATRE: la leggenda continua!

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firenze 109

Dopo alcuni anni di assenza, riecco il Living Theatre, un grande e gradito ritorno dopo il definitivo smantellamento della base in Europa che era situata a Rocchetta Ligure, in alta Val Borbera, provincia di Alessandria. Sono salito fino a Moncalieri, cittadina della cintura sud torinese, dove si esibivano presso le ex fonderie Limone, una vecchia struttura industriale recuperata magistralmente e adibita ora felicemente a luogo di cultura. Lo spettacolo proposto è un must del Living, “The Brig”, scritto da Kenneth Brown nel lontano 1964. Uno spettacolo che all’epoca fu censurato dalle autorities americane per lo “scandaloso” messaggio antimilitarista proposto (si era all’inizio della disgraziata avventura nel Vietnam), e che così lo rese, però, ancora più popolare fino a farne diventare un classico. La situazione si ispira alla poetica del “teatro della crudeltà” di Antonin Artaud. In pratica è la cronaca giornaliera di un gruppo di marines agli arresti per aver commesso infrazioni di vario tipo, vessati e oppressi dai loro colleghi, ora carcerieri, i quali provano un particolare piacere sadico nell’infliggere punizioni e umiliazioni di ogni genere ai loro commilitoni. Lo spettacolo è crudo: i pugni nello stomaco sono autentici, le scene di violenza sono ben realizzate in tutta la loro carica di odio verso colui che non è più visto come essere umano ma come nemico da umiliare e terrorizzare. Un testo, quindi, che ripropone come gli eserciti siano delle macchine generatrici di follìa allo stato puro, e come le guerre siano il naturale sbocco di tanta e tale perversione mentale. In scena c’è ormai la quarta generazione del Living: giovanotti di belle speranze, bianchi, neri e ispanici, coadiuvati dai sempreverdi Tom Walker e Gary Brackett, che li hanno selezionati dopo una lunga serie di provini presso il loro nuovo spazio in Clinton Street, a New York. Assente, dopo il recente lutto che ha sofferto, la cofondatrice del Living, Judith Malina, ora ottantenne. Ottima la scenografìa e perfetti i meccanismi sulla scena. Tanta perfezione tecnica, però, fa nascere qualche dubbio sulla reale convinzione degli interpreti sulla valenza concettuale ma sopratutto politica del testo a cui stanno lavorando. Il Living Theatre era una compagnìa di matrice pacifista e anarchica: si può dire lo stesso ancora oggi? O non rischia di diventare il feticcio di sè stesso, cosa peraltro successa a tante altre realtà? Comunque sia, bene che ancora oggi si riescano a vedere spettacoli di questo tipo. Purtroppo viviamo in un contesto storico in cui nazionalismo, razzismo e militarismo sono sempre più in auge, e non è un caso che io scriva questo post proprio oggi, 2 giugno, dopo ore di melassa patriottarda da quattro soldi vista in televisione. Concludo con un pensiero poetico dello scomparso Hanon Reznikov, dal titolo “Missione”. 

Per interrogarci

chi siamo gli uni per gli altri

nell’ambiente sociale del teatro

per sciogliere i nodi

che conducono alla miseria

per stenderci attraverso

il tavolo del pubblico

come portate ad un banchetto

per metterci in moto

come un vortice che trascina

in azione lo spettatore

per accendere i motori segreti del corpo

per attraversare il prisma

ed emergere come arcobaleno

per insistere che ciò che accade

nelle prigioni importa

per gridare “non in mio nome”!

nell’ora dell’esecuzione

per spostarsi dal teatro

alla strada e dalla strada al teatro

questo è cio che il Living fà oggi.

Ed è quello che ha sempre fatto.

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Una risposta a “living theatre

  1. grazie x averlo salvato, un bacio dolce

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