perché di notte russo

ululato da Pralina alle ore 18:15 lunedì, 01 ottobre 2007

Nella foto sotto: mentre ballo in un prato e spicco un salto di un metro, estate 1992 (per la cronaca: mi scurivo i capelli con l’hennè) il ballo stava andando avanti da un’ora con questi balzi a canguro, capriole sulla testa, passo marziale e corse attorno al perimetro del parco per un chilometro… la fotografa era esausta


Prali salto 1 metro
 
Torniamo serie… così… mentre mi chiedo perché mi hanno messo questo fazzoletto, e sempre sto ca22o di fazzoletto anche alle scuole medie che i ragazzi mi prendevano in giro e dicevano “guarda la ritardata mentale col fazzoletto” va beh, però la foto è molto dolce e molto carina
 
pralipiccinapiccio

Non prendo funghi allucinogeni perché non ne ho bisogno. Una notte, molti anni fa, sognai che ero alla ricerca del mio naso. Sempre il solito Gogol’ che mi ispira eccetera eccetera.

Arrivai a Mosca in aereo, da Mosca salii su un pullman scassatissimo per percorrere ancora molti chilometri verso sud-est. Il viaggio fu lungo e stancante, ma la gente che viaggiava con me era allegra e piena di vita.
Era come prendere la macchina del tempo. Scesi dopo molte ore, mi trovai in un posto che non aveva nulla di “visto” né su qualche atlante, né in qualche libro.
La strada asfaltata non c’era più, ma soltanto un sentiero di terra battuta.
Era primavera inoltrata. Il villaggio di case di legno, molto ordinato, era costruito su un’altura sopra un fiume. Il fiume non si vedeva, si sentiva il frusciare dell’acqua.
La vegetazione era rigogliosa e intorno volavano tantissime farfalle. C’erano alberi maestosi e distanziati fra di loro, che non avevano un aspetto conosciuto in Italia. Avevano una forma quadrata.
C’era un mercato ortofrutticolo… le donne avevano portato i loro tavoli da casa dove avevano sistemato ceste e fazzoletti con sopra mele, cavoli, cipolle, poca altra verdura (ma non c’erano né pomodori né patate). C’erano anche pollame, oche e anatre, e manufatti artigianali. C’erano grandi cataste di legna tagliata ammucchiata e pronta all’uso.
Avevano tutte la testa coperta da un grande fazzoletto a fiori, la gente era scalza, ma il prato era soffice e verdissimo e non era difficile adattarsi a camminare così. E tutti avevano un naso come il mio. Ero talmente a mio agio, che mi tolsi scarpe e borsa, le buttai in un angolo come farei a casa.

C’era una venditrice di frittelle di mele che mi rivolse la parola nella sua lingua e mi diede una frittella. Era buonissima, l’aveva preparata col miele. Continuò a fare le sue frittelle e a sventolare sul fuoco con un ventaglio fatto con le penne di una gallina.
I bimbi (quanti bimbi c’erano!) giocavano a rincorrersi, non avevano altri giochi, sembravano molto allegri, notai che erano pallidi, biondissimi di tipo slavo oppure scuri di carnagione e con gli occhi a mandorla.
Durante il sogno mi toccavo le guance, mi toccavo il naso, mi stropicciavo gli occhi, perché ciò avveniva anche dentro il sogno quindi è probabile che fosse così.

Di sogni ne ho fatti milioni, spesso sogno di viaggi, di voli, di feste, di paesi che non conosco, di luoghi immaginari, di persone sconosciute, dei miei nonni morti e dei miei amori passati, ma nessuno con tutti questi particolari così precisi e così indelebili.
Potrei continuare per un giorno a descrivervi i particolari di questo sogno, ma ovviamente non posso per non annoiarvi.

Non riuscivo a capire in che secolo mi trovassi, ma poteva essere molto prima del 1800… forse prima del 1700… un periodo di tempo non precisabile, perché nelle zone agricole tutto è rimasto immutato per molti secoli.

 

A un certo punto arrivò un carro trainato da un cavallo rosso da tiro, un cavallo molto grosso, con la criniera bionda… anche il guidatore era un omone, di più di due metri, con due spalle larghe come un armadio e un torace grande come il tronco di un albero, coi capelli lisci, biondo platino, la barba biondorossa, gli occhi verdi e la pelle un po’ rossa. Era vestito con una casacca grigia e aveva un paio di stivali. Portava un cappello nero in testa.
Aveva il carro pieno di tappeti del K. che aveva preso a pochi chilometri di lì, al confine con il K.

L’uomo era serissimo, ma ad un tratto quando scese dal carro, si mise a ridere così forte che la sua voce rieccheggiò con una potenza incredibile. Urlò qualcosa come “Sono tornato!”
Le donne si affollarono intorno a lui e (si chiamava Ivan) lui cominciò a srotolare i tappeti, che aveva ottenuto portando in là della legna.
Mi misi davanti a lui e cominciai a sbracciarmi, gridando con gioia: “Sono la nipote dei tuoi nipoti dei tuoi nipoti, sono io… ma come non mi riconosci?” ma non arrivavo nemmeno alla sua cintura e lui continuava a parlare in russo, senza degnarmi di uno sguardo.
La donne in un attimo erano tutte davanti a me, con le loro ceste, che cercavano di proporgli uno scambio.

Non poteva riconoscermi, perché non ero ancora nata.

E tutte le volte che ci penso, mi vengono i brividi.

 

La mattina dopo al risveglio prima delle mie occupazioni solite, andai immediatamente sull’atlante a controllare: tutti questi particolari mi portarono con sicurezza a individuare una regione di un affluente del(la) Volga.
Non può essere solo fantasia, non può. Forse quella notte la mia anima si è staccata dal corpo e ha fatto un viaggio astrale.
Ci ho ripensato quell’estate (in quei mesi facevo la badante in una casa di riposo… ahahahahahahahahaha!!!).

Ne ho parlato nel corso del tempo coi miei uomini, tutti e tre mi promisero che mi avrebbero portato a… oggi si chiama di nuovo Samara, un tempo con l’URRS era Kuibyshev, si trova su un affluente del fiume Volga. E’ a due passi dal Kazakhstan ed è un crocevia tra le etnie bianche e quelle mongoliche. Un tempo era un grande mercato agricolo, oggi un grande centro industriale.

A chi mi ci porterà in visita, domani, io donerò il mio cuore e le mie braccia… e anche il mio naso… e non lo lascerò mai.


https://i1.wp.com/www.cnn.com/WORLD/europe/9902/14/russia.fire/russia.samara.jpg
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4 risposte a “perché di notte russo

  1. Credici, perchè è senz’altro così,tu ha fatto quel viaggio. Un sogno così ricco di particolari non può sbagliare……

  2. Quel bel signore della foto è mio nonno a 61 anni – portati da dio – era alto quasi un metro e novanta, quando è stato più vecchio era praticamente la fotocopia di Yeltzin ma molto più sobrio e asciutto.

  3. Davvero un bell’uomo…mi piacciono molto anche le tue foto da bambina.

  4. molto carina.

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