la dittatura del natale

ululato da Pralina alle ore 17:12 sabato, 27 dicembre 2008 
 
 
il Natale è una cagata pazzesca!
 
https://i2.wp.com/www.claudiocolombo.net/FotoDVD/ilsecondotragicofant3.jpg 

<<Sono passata da queste parti e trovo un post di rabbia contro il Natale, fai bene ad esserlo, ma dimmi cosa centra la festività con la morte della persona speciale che ti stava accanto? Dio che si è fatto uomo per noi, non ha voluto toglierti il compagno giusto il giorno della rievocazione della sua nascita. Pensaci, il mondo ha due entità una malvagia ed una buona, questo lo sai , lo sanno anche le pietre, quindi è con il male che te la devi prendere: Lui ha raggiunto lo scopo farti odiare il bene (Dio). Ciò che accade nel mondo di sbagliato è sempre opera del male, lo stesso “male” che mandò in croce Gesù, il Bambinello poi divenuto uomo. Il tuo compagno ora è felice in quel mondo dove non c’è il male e lui(il tuo caro amore) soffre sapendo che coltivi l’odio. Quando te ne sarai liberata, troverai la pace.
Un caro abbraccio, Annamaria.>>
 
Sì, ma la rabbia è solo tua, cara Annamaria. Io non sono animata dall’odio e non ho deciso di fare una crociata contro il Natale, perché per me il Natale non esiste (per i motivi che spiego sotto e che forse non hai letto bene o non hai capito perché eri troppo impegnata a emettere il tuo giudizio finale) anche se  (attenzione!) io rispetto completamente chi lo festeggia e non lo contesto, anzi, lo agevolo.
Invece esiste, quella sì che esiste, la DITTATURA del Natale, come dice un mio amico, la dittatura natalizia è ancora più invadente se possibile di quelle militari.
Se dissenti da una dittatura militare, possono ucciderti, metterti in prigione, spedirti in esilio, perseguitarti in mille modi, ma se dissenti dal Natale non ti perseguitano, semplicemente perché non è contemplato che tu dissenta, tu non puoi dissentire, perché tu devi festeggiare il Natale.
Questa è la grande differenza: io tollero il Natale degli altri, gli altri non capiscono perché io non lo voglia festeggiare. E’ un po’ come la storia della chat. Io amo fare il blog ma non mi piace la chat. Non più. Una volta uno mi disse brutalmente: se non vuoi chattare, è perché sei racchia. E’ come lo spam, che ti arriva giornalmente sulla tua email. Quello per allargare il pene, quello per fare amicizia con un nuovo utente. E’ come la password, come il codice fiscale, che se non ce le hai o non te ne ricordi, ti fanno crepare in mezzo alla strada.
Mi arrivano valanghe di sms, da gente che sa perfettamente cosa mi è successo sotto Natale, ma che continua a mandarmeli per convenzione, mi sento una merda ma non riesco a rispondere.
Una mia amica mi chiama “Ho due pacchettini da darti”, vado da lei, per non offenderla, ci vado a mani vuote, ma con il cuore. Io mi scuso, perché sono a mani vuote, lei no, perché facendomi il regalo è automaticamente dalla parte della ragione. I due pacchettini sono due regali riciclati. Una teiera pacchiana dentro una scatola, visibilmente “datata”, e una scatola di cioccolatini con il ripieno di liquore, che detesto. Sospiro. Userò la teiera per piantarci dentro le mie piantine grasse e i cioccolatini… boh. Non ha importanza, anche se onestamente, a una che fatica ad arrivare alla fine del mese, girerebbero anche un pochino le ovaie.
Mio figlio è in crisi perché suo padre lo stressa con i regali. Ma lui non sa che fare, è frastornato. E poi non sa perché dovrebbe spendere tutta la sua misera paghetta di lavoratore part-time (sottopagato), in regali. Alla fine, per non farlo sfigurare e per togliergli questo piccolo dispiacere come si toglie un dente, glieli compro io gli ultimi due della serie. Naturalmente io non voglio nulla e non voglio figurare, io, come dice qualcuno che non ricordo: “Mi sono seduta dalla parte del torto, perché tutti gli altri posti erano occupati” (è vero, l’ha detto Bertold Brecht, eh eh eh!).
Mio figlio andrà dalle nonne. Torno a casa, decisa a passarli da sola questi due giorni, spengo il cellulare, accendo la tivù e “a reti unificate” ci sono programmi di Natale, jingles di Natale, vestiti di Natale, pubblicità di Natale, mediasciòpping di Natale, telefonìa di Natale, cartoni animati e film di Natale, anche questi riciclati. La radio, uguale. E tutti riscoprono i valori della solidarietà, si parla di canili, di anziani, di senzatetto (siamo specialisti a cambiare le parole, tempo fa erano solo barboni, ora senzatetto o invisibili, fra poco diventeranno diversamente inquilini). E la tivù gronda di buonismo obbligatorio, occhi di cagnetti abbandonati, manine piccole che stringono le grandi, dimenticando per un attimo quanti cani si regalano per Natale e vengono abbandonati a Ferragosto, e quanti pedofili merdosi ci sono in giro per il mondo, spesso coperti da strutture politiche, militari e clericali.
Un attimo. Io non odio il Natale. Anzi, resto in rispettoso silenzio e doverosa osservazione verso chi (degli adulti) riesce a festeggiarlo. Solo che mi pare, che chi riesce a festeggiarlo, rispetto alla marea di persone sbuffanti e frustrate (e infelici) in coda alla cassa del supermercato, alla massa di gente che si riversa in strada e che spende mediamente 45 minuti alla volta per parcheggiare senza un’idea di cosa “deve” regalare (perché manco ti hanno mai ascoltato una sola volta), e a chi invece vorrebbe davvero festeggiarlo ma per gravi problemi economici non può o forse chi trova il Natale anche un pochino offensivo perché costretto in ospedale a fare la chemio mentre tutti si abboffano pensando (dopo) di mettersi a dieta… siano decisamente pochi.
E’ festa sì? Ci sarebbe da chiedere: allora quante facce serene e sorridenti vedete per strada? Natale dovrebbe essere la festa dei bambini e sono gli adulti a gestirlo, e nel modo peggiore.
E poi trovo commenti come quello sopra nel mio blog. Ma io, a differenza di tanti, non ho deciso d’essere buona un giorno soltanto. Solo che la mia bontà fa rima con giustizia sociale, è questa la differenza.
 
 
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