una novella ispirata al naso di gogol – 1

ululato da Pralina alle ore 19:38 lunedì, 30 luglio 2007

Una novella originale di Pralina Tuttifrutti,
molto liberamente ispirata al racconto Il Naso di N. Gogol’
 
Prima parte.

Una notte la mia passerina scivolò via da me, durante il sonno.

Al mattino, andando a fare il bidè, mi accorsi d’essere diventata come Barbie… orrore! Al posto di quella cosina rosa, piccola, graziosa, dal bel manto rossiccio dorato e dalle pieghe disposte come un bocciolo di rosa, c’era… niente, liscia come un uovo!
La mia mano, incredula, tastò fino al buco del culo e non trovò nulla. C’era rimasto solo il buchino per la pipì, ma della vagina nemmeno l’ombra. Appoggiai la testa contro il muro e sospirai. Vivere senza la vagina era impossibile.

Mi rialzai e mi guardai allo specchio, con una faccia così brutta e così triste che mi mancava soltanto la barba per assomigliare ad uno dei miei ex, un architetto.

“No! Vivere senza vagina non è possibile! Non sono una cariatide del movimento anarchico del 1800”.

Andai a farmi un caffè, anzi, lo feci con un uovo sbattuto e molto zucchero, per recuperare un po’ di forze. Decisamente ero abbattuta. Uscii per andare a comperare il giornale, e all’angolo della strada dove abito, mi balzò il cuore in gola.

La mia passerina era nel parco dei bambini, che stava andando sull’altalena, da sola. Pareva divertirsi come una matta, ad ogni slancio, si contraeva e si rilasciava. Si contraeva e si rilasciava. E la clitoride si drizzava talmente tanto che pareva un nasino alla francese.
Fui tentata di andare a riprenderla, ma c’era una mamma che trascinò via la sua bambina dicendo con voce stridula: “Andiamo a casa, non è posto per te!”
“Ma mamma, c’è una topina che si diverte come una matta!”
“Non si fanno queste cose, che si vergogni la sua proprietaria, che si vergogni!”
Provai veramente una profonda vergogna e mi nascosi la faccia sotto il giornale Novella Cretiana. In quel mentre, mi sentii afferrare per un braccio. “Ciao, ma ora ti nascondi? e come stai?”
Era una mia amica.
“Io? Bene! Benissimo!”
“Hai trovato finalmente un uomo?”

“Oh sì, non è difficile!”
“Lo sapevo che l’avresti trovato in un batter di ciglio! Ma bene, e come ti va con lui?”
“Benissimo, è un uomo perfetto, meraviglioso, mi ama alla follia, è buono, generoso e non ha un briciolo d’egoismo…”
Mentre stavo dicendo queste assurdità, perché lo sanno tutte che un uomo così non esiste e che il mio spacciatore me la taglia pesante, la patatina era di nuovo scomparsa.
“Meno male, meno male che non te ne sei trovata un altro come…”
“Come chi? Come tuo marito ad esempio? Scusa… devo andare…”
“Ehi… ho detto qualcosa che ti ha urtata?”
“Scusa, poi ti…” e le feci il gesto del telefono.

Corsi in direzione del parco. La topina era sull’altalena, ma poi era scomparsa. C’erano ancora delle tracce di umidità sul sellino. Le annusai. Una vecchia mi guardò disgustata.
Quel giorno camminai 10 chilometri, risalii in lungo e in largo tutte le strade del quartiere fino al centro della città, ma della topa, della mia amatissima topina bionda, nemmeno l’ombra.
Tornai a casa sconsolata, e il giorno dopo decisi di andare al mare per distrarmi e non pensarci più. Al mare avrei al massimo mostrato le poppe, non la topa. Non era necessario mostrare la topa. Al massimo le poppe. Magari ne avrei parlato al ritorno con la mia ginecologa.

Presi il treno per il mare e in breve mi addormentai. Era troppa l’emozione e la stanchezza del giorno prima.

Ma ad una fermata, il treno rinculò lievemente facendomi svegliare. Mi flettei in avanti e… sbarrai gli occhi. Quale sorpresa!

(1-continua)

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