una novella ispirata al naso di gogol – 3

ululato da Pralina alle ore 23:38 giovedì, 02 agosto 2007

Una novella originale di Pralina Tuttifrutti,
molto liberamente ispirata al racconto Il Naso di N. Gogol’


Terza parte. 


“Dai, su, esci…”

Silenzio.
“Ma come, ti ho ridato la libertà e non ti faccio scherzi e tu…”

Mi sollevai appena un lembo della gonna e diedi una sbirciatina. Orrore. Come in gioco di prestidigitazione, la topina era sparita sotto la stoffa.
Ma si era infilata di nuovo al suo posto? Oppure no?

Andai alla toilette del treno, era occupata.

Attesi, cercando di nascondere il mio nervosismo.

Finalmente la porta si aprì e ne uscì un uomo, uno di quegli uomini che a cinquant’anni se ne sentono diciannove scarsi, con un riporto di capelli per il quale, sicuramente, aveva speso due ore davanti allo specchio, ma jeans e maglietta casual.
Mi guardò a livello di tette e mi disse: “Dove vai di bello?”

“Vado al cesso, non vedi?”
“Svegliata male?”
“Almeno senza di te, che è un bel guadagno!”
Mi chiusi di slancio, e quello rimase di sasso.

No. Era davvero scomparsa.

Scesi a Bagni di Strega Lella, una ridente località balneare… bof… veramente io non avevo affatto voglia di ridere, percorsi il viale dalle lunghe palme svettanti, continuando a chiedermi che fine avesse fatto.
Se mi avesse preceduta. Se fosse rimasta spiaccicata (orrore!) dalle persone che scendevano dal treno. Se finalmente avesse soddisfatte le sue voglie con il controllore. Se… se fosse tornata a casa?
Mi fermai ad un bar per fare colazione, poi passai davanti ad una edicola.
Fui colpita da qualche immagine di rivista sexy patinata, rallentai la mia corsa. Mi fermai a guardare.

Nooo!

In una copertina c’era proprio lei, la mia passerotta.

Era completamente adesa alla foto di una figona stratosferica, sì una top model, una di quelle bambole con le quali non potrò mai competere per le misure…
La tipa di topa con labbra rosa tumidissime e occhioni da cerbiatta, se ne stava a gambe leggermente aperte. Quella scema della mia passerina aveva trovato confortevole appiccicarsi lì, fra le sue gambe, in un gioco camaleontico di mimesi.
Il tutto risultava assolutamente demenziale: la top model era perfettamente liscia, foto-scioppata e sembrava di plastica, ma la passerina era perfettamente reale, con le sue pieghe, i suoi peli, e… dopo un giorno senza bidè onestamente cominciava ad odorare di formaggio francese.

La giornalaia, una bella signora sui sessant’anni, supponendo che fossi straniera, sorrise e mi rivolse due parole in inglese.
“No, sono italiana”
“No, perché credevo che lei fosse straniera”
“Lo so… beh… ci sono abituata… (con voce molto bassa) Cosa ci fai lì, stupidina? Scollati subito o sono guai! Hai capito, razza di esaltata senza cervello?”
“Desidera?”
“No, era semplicemente… così… per dare un’occhiata…”
“Si figuri… faccia pure…”
“Senta… (Dio, che imbarazzo tremendo) potrebbe darmi quella rivista lì?”
“Quale?”
“Quella con la ragazza con il cappello da cow boy! Quant’è?” (pago subito, prendo e scappo via… ti odio… ti odio… ti sputerei addosso guarda)
“Ma guarda, come son fatte bene queste riviste, si direbbe persino tridimensionale… in un certo senso… sarà mica come AnnaBolena che aveva un gadget all’uncinetto… mah… Se le interessa ci sono pure i DVD hard”
Gliela strappai quasi di mano. Me la infilai in borsa. Pagai e mi voltai subito come se fossi una ladra.
“Senta, signora… signorina…”
“Sì?”
“Il resto! Ha dimenticato il resto!”
La giornalaia sorrise, e nel suo sorriso ci vidi il marchio dell’infamia, la vergogna, la lettera scarlatta, la gogna medievale… dovevo avere un aspetto pessimo.
“Qualcosa che non va?”
“No no, tutto bene, grazie!”
“Grazie a lei!”

Arrivata sul lungomare, mi sedetti su una panchina, lontana da occhi indiscreti, tirai fuori dalla borsa la rivista corredata di gadget, e la topa mi rivolse la parola:
“Ciei ‘abbiata? Naaaa… Uno checcio! Solo uno checcio!” (traduzione: sei arrabbiata? uno scherzo! solo uno scherzo!)
“Ma che parli, come Maurippio Pottancio? Guarda, non me lo fare più… sono due giorni che ti inseguo e una notte che non dormo… mi hai fatto fare certe figure di merda, ho dovuto persino pagare per averti! Ti rendi conto, io che pago per una passerina!”
“Ahahahahahahahahahahaha!!!!!!! Queccia è buonaaa!!!” (traduzione: questa è buona!)
“Senti, facciamo una cosa, io te lo trovo un uomo… io me lo trovo un uomo… però anche tu devi avere pazienza! Dai, perfavore, dimmi che non scappi più!”

(3 – continua)

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