una novella ispirata al naso di gogol – 4

ululato da Pralina alle ore 16:45 sabato, 04 agosto 2007


Una novella originale di Pralina Tuttifrutti,
molto liberamente ispirata al racconto Il Naso di N. Gogol’


Quarta (e ultima) parte.
 

Rimisi la topina in borsa, mi accertai che la zip fosse completamente chiusa, e buttai la rivista in un cestino dei rifiuti.

Dopo nemmeno dieci minuti dal momento in cui mi ero voltata, c’era già un uomo che sbirciava la rivista. Quando il mio sguardo si posò su di lui, fece finta di niente.

Arrivai alla spiaggia libera e trovai un posto sugli scogli. Stesi il telo sul punto più appartato, ma continuai a tenere la borsa chiusa, per precauzione. Poi, non so per quale ragione, commisi l’imprudenza di aprirla completamente, ma avevo bisogno della crema solare protezione fattore F (Finlandese) che si trovava in fondo.

Bene, la bastarda saltò come un grillo fuori dalla borsa, e ridendo e saltando si tuffò in mare.

Urlai. Urlai Nooooooo! con quanto fiato avevo in gola, alcune persone mi chiesero cos’avevo fatto, con le lacrime agli occhi risposi che mi aveva punto un’ape. Una ragazza molto gentile si offrì di portarmi al pronto soccorso, ma ovviamente rifiutai.
Ma non c’era nulla di cui preoccuparsi: la passerina galleggiava benissimo, e perdipiù i suoi movimenti di contrazione e rilassamento, le consentivano di avanzare modello medusa.
Mi chiesi se qualche pesce l’avesse divorata. Se l’avessero pescata con la rete e rimessa in vendita surgelata, insieme ai totani e ai calamari. E in ogni caso era la MIA passerina, l’unica passerina che avevo. Poi tutto mi parve così buffo, che mi misi anche a ridere.

Improvvisamente intravidi una specie di fungo rosa galleggiante. Stava andando in direzione della passerina, della MIA passerina… oh Dio.

No, fa che non sia.

Eh, non è possibile.

Troppe emozioni, troppe, troppe, troppe, troppe.

Il fungo era un membro maschile, normodotato, solo soletto. Andava in immersione e poi riemergeva, attorno alla topina. Sembrava una danza di corteggiamento. Sì, lo era. Era una danza di corteggiamento.
Lei pareva gradire, infatti se ne restava immobile, faceva la morta.

Mi alzai in piedi. “Ehi… voi due!”
Risate. Sentii delle risate. Poi sparirono sott’acqua.
Qualche bolla in superficie.
Riemersero, lei sopra di lui, come un cappuccio.
Insomma, per farla breve, stavano scopando.

“Ma… eh…” Mi si avvicinò un uomo. “Bella giornata eh?”
“Ohm, sì, bella, uh!”
“Sa mica che ore sono?”
“Le quattro e 45 del pomeriggio, se mi chiede anche la temperatura le dirò che fanno 36 gradi all’ombra”
“Mi piacciono le donne precise. Ce l’ha una sigaretta?”
“No, non fumo”
“Oh, meglio così, mi piacciono le donne che non fumano”
Guardai da un’altra parte.
“Stasera che fa di bello?”
“Di bello? Torno a casa”
Il tizio era appetibile, ma la mia tensione per quello che stava accadendo era veramente troppa per concedergli attenzioni.
“Allora non si fermerà a lungo”
“Una giornata arriva in genere fino a sera”
“Oh, abbiamo un’umorista! Mi piacciono le donne umoriste”
“Senta, ho un problema serio, e molto delicato, non ho voglia di stare ad ascoltarla, mi dispiace”
“Lei è risoluta. Mi piacciono le donne risolute”
Mi rivestii. Presi la mia roba e scesi dagli scogli.
“Arrivederci” gli dissi.

In quel mentre la passerina e il suo nuovo compagno uscirono dall’acqua e mi vennero incontro festosi. Il cazzo si muoveva sollevando le palle alternativamente, mentre la passerina procedeva a balzi.

“E lui di chi è?”
“Ooooooooooh, non lo ciò!!!!! Ahahahahahahahahahahaha!!!!”
“Fai parlare lui!”
“Non cià palla’e” (traduzione: non sa parlare)
“Perché mai non potrebbe parlare, se parli tu, piccola sciocca maleducata”
“Pecché ce pensa, non può fae l’amo’e” (traduzione: perché se pensa, non può fare l’amore)
“E adesso come faccio? Sicuramente qualcuno lo sta cercando… lascialo qui che il suo padrone torna a prenderselo”
“Nooooooooooo! bu-uuuuuuuuuh…” la topina si mise a piangere a dirotto, e il pisello pure, cioè, solo qualche piccolo singhiozzo, di riflesso, per simpatia. Si misero uno accanto all’altra. Cercai di dividerli, ma facevano resistenza. Presi il cazzo in mano. Era veramente turgido.
Passò una nonna coi nipotini e mise subito una mano sugli occhi del più piccolo, mormorando qualcosa come “Che roba!”
Dissi ad alta voce: “Mah, che roba sì! Chissà chi abbandona questi giocattoli di plastica sul litorale… forse i CINESI! (e poi, abbassando i toni) Vi prego, prima che qualcuno mi arresti per pesca non consentita, mettetevi nella borsa, che andiamo a casa”

Tornai a casa, anzi, tornammo a casa.

Durante il tragitto ipotizzai le cose più strane, ma soprattutto pensai come fare per restituire il cazzo al suo legittimo proprietario. Non lo avevo mai visto. Ma forse conoscevo il proprietario. Non aveva nessun segno distintivo… che so, un tatuaggio, un piercing. Era rosa, e questo era tutto, quindi apparteneva a un uomo bianco occidentale. Era giovane e liscio, non più di 35 anni. Ma non bastava.
Sarei andata all’ufficio oggetti smarriti? Alla ASL… o all’Università di medicina? Un annuncio economico? O mortuario? Un riscatto? Chiedere un grosso riscatto, sicuramente il proprietario sarebbe stato disposto a darmi una cifra pazzesca pur di riavere il suo gingillo. Diamine, in fondo era un uomo giovane. Mi avrebbero arrestata, sarei finita sui giornali come Lorena Bobbit.
Naaaaa… avevo bisogno di un buon sonno rigenerante.

Li liberai nella mia camera da letto, dove iniziarono a grufolare come matti.

Erano già le dieci di sera ma nonostante l’ora iniziai a preparare la cena. Suonarono alla porta. Era un mio amico.

Lo abbracciai fortissimo, perché non lo vedevo da quattro mesi e non lo aspettavo quella sera. Era in ottima forma, tranne un’espressione cupa e senza il solito scintillio negli occhi.
Mi aiutò a mettere in tavola. Gli versai un buon Tramignot rosso nel bicchiere, ne bevvi anch’io.

“Stai bene, no?”
“No, per niente! Sapessi cosa mi è capitato tesoro!”
“Racconta, poi ti dico cos’è capitato a me”
“Ero a Zibizi che stavo facendo il bagno in mare… lì mi è sparito… il cazzo insomma… il pisello con i due testicoli, tutto… non c’era più… faccio pipì da un buchino… non puoi immaginare la disperazione!”
Ero allibita.
“Ma tu non eri a Zibizi a lavorare?”
“Appunto! Lavoravo in spiaggia e facevo tanti bagni, sai il mare là è stupendo, ma… non avrei mai immaginato di trovarmi in queste condizioni, andare a fare il bagno e zac! trovarsi così… no, guarda, non sono stato morso da qualche animale e pescecani non ce ne sono… cazzo, avrei sentito male no? Niente sangue, niente dolore, niente di niente, scomparso così… blablablablablabla… ho lasciato il lavoro a un mio collega e sono tornato a casa per qualche giorno, giusto il tempo per andare dal mio medico, chissà magari è un problema ormonale, forse mi dovranno operare… blablablablablabla… sinceramente non so più cosa pensare, io non ci sto più con la testa, mi sembra quasi di impazzire… Non l’ho detto nemmeno a mia madre, quella ci muore! Ma pensa, se succedesse a TE un affare del genere?”
“E’ successo anche a ME!”
“Ma quando? Ma dai, mi prendi in giro! Hai sempre voglia di scherzare tu. Guarda che io ci sto male veramente!”

“Vieni”
Lo presi per mano e lo accompagnai in camera da letto.

Fine.

 

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2 risposte a “una novella ispirata al naso di gogol – 4

  1. Davvero divertente! E questa: è impagabile!

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