voi come fate la spesa?

* Ripropongo questo mio scritto del 2008 sapendo quanto rimane di stretta attualità, maggiormente in tempi di crisi come questo.

ululato da Pralina alle ore 02:19 mercoledì, 12 marzo 2008

Voi come fate la spesa?

E’ un po’ di tempo che volevo chiedervelo, non è un argomento da poco, nel senso che fare la spesa in un modo o nell’altro va a toccare interessi precisi, insomma in qualche modo fare la spesa è un’azione politica oltreché economica, che lo si voglia o no. Ha un effetto sulla propria salute e sui consumi energetici e sul trasporto su ruote e sulla produzione di immondizia e persino sui programmi televisivi (per via della pubblicità) e su tante altre cose.

Come dice Beppe Grillo, che senso ha che i siciliani bevano l’acqua dell’Alto Adige e i lombardi l’acqua della Sila. Faccio per dire. Significa un costo enorme per la collettività intera, a suon di trasporto su ruote, camion su e giù per lo stivale.

Recentemente un servizio de Le Jene, ha evidenziato il fatto che i camionisti sono costretti a turni massacranti e fuori legge, rischiando la loro pelle e quella di tanti automobilisti, pur di soddisfare le esigenze della grande distribuzione.

L’iper e supermercato, e l’hard discount, sono fra i più grandi produttori di immondizia… quando acquistiamo cibi confezionati, acquistiamo anche una grossa parte di immondizia (contenitori tetrapack, plastica, lattine, involucri graziosi con bellissime fotografie di presentazione, ecc. che costituiscono circa un 30% in media del prodotto confezionato… che in realtà una volta tolto dalla confezione è meno sostanzioso di quanto ci abbiano fatto immaginare, vedi l’esempio delle uova di Pasqua e la cagata di sorpresa che ci si trova dentro).

Si può scegliere di continuare a frequentare i soliti centri commerciali e abboccare al 3 x 2, alle offerte convenienza, pensando di avere fatto l’affarone del secolo. Non è che per tanta gente sia proprio una scelta, semplicemente si ritiene che sia la storia più conveniente che ci sia, forse condizionati dalle parole OFFERTA – SUPERCONVENIENZA – REGALATO – GRATIS che ti ripetono fino allo sfinimento. A dar retta a loro, ti regalano tutto e dovresti persino ringraziarli. Invece no. Dopo avere passato la cassa, non abbiamo comprato che una miserabile parte della spesa settimanale, ma siamo alleggeriti come se avessimo fatto una spesa abbondante per dieci giorni buoni!

Sopra: Duane Hanson, Supermarket Shopper. 1970

Quando andiamo a fare la spesa nelle grandi catene di distribuzione, dovremmo pensare che si compra non solo il prodotto, ma anche il suo contenitore, l’involucro, i colori e la plastica che lo avvolgono, la sequela interminabile di giornalini promozionali che infileranno nella nostra buchetta della posta, la scenografia del supermercato e il personale che si occupa di imbellettare e infiocchettare il prodotto come il sondaggista, l’esperto di marketing e lo psicologo che decideranno quale posto occuperà sugli scaffali, le guardie giurate e gli altri sistemi di sorveglianza che custodiranno il prodotto per impedire furti, il ricarico previsto sui furti stessi, e persino (in modo considerevole) la pubblicità che su quel prodotto viene fatta.

In molti facciamo la spesa all’hard discount, dove in effetti per l’aria spartana e priva di fronzoli e il personale ridotto ai minimi termini c’è un abbattimento dei costi, però spesso a discapito della qualità di certi prodotti, e una qualità scadente significa un peggioramento delle proprie condizioni di salute e un utilizzo minore del prodotto stesso (se ad esempio compri la frutta e ti accorgi che è marcia o sa di acqua…).

La povertà sta aumentando se lo dice persino il telegiornale ma noi ce n’eravamo già accorti da un pezzo! e i prezzi dei generi di primo consumo sono alle stelle, arrivare alla terza settimana del mese è sempre più difficile per molte persone. A noi che dell’i-pod e del secondo telefonino ce ne frega una sacrosanta mazza, d’averci almeno il pane tutti i giorni, parrebbe un diritto basilare.

La cosa paradossale e schifosamente ipocrita, è che la grande catena di distribuzione, proprio quell’ipermostro colorato che (come dice anche sifossifoco in un grandioso post “…Poco importa se poi, tra le mille offerte depositate a tonnellate nelle cassette delle lettere -pratica non proibita nemmeno in tempi di emergenza rifiuti- non ce ne sia una dedicata ai poveri nostrani, o tesa a dimostrare una maggiore etica verso la piaga del precariato nel lavoro. Il supermercato, in quanto impresa economica, non regala niente. … “) si ammanta di buonismo (finto) regalando immagini di cuori che si sciolgono e adozioni a distanza, commerci equi e solidali e beneficenze africane (sempre lontane devono andare le beneficenze), anziché regalare i prodotti in scadenza alle persone bisognose, li getta via!

Se qualcuno eludendo i sistemi di sorveglianza riesce a raggiungere il cassonetto dove buttano a quintali i prodotti appena scaduti e prova a “rubare” ciò che è stato gettato (ma si può rubare ciò che è stato gettato? è un’azione riprovevole a livello morale?) chiamano la polizia proprio come se si trattasse di taccheggio. Figuriamoci che i dipendenti delle pulizie vengono perquisiti uno alla volta all’uscita del turno di notte (non faccio il nome del supermercato), non gli basta la videosorveglianza, preferiscono pagare i vigilantes piuttosto che trovarsi deprivati di qualche miserabile scatoletta di tonno.

E qui tutti gli argomenti di cui parlava Renato Curcio nel suo bellissimo libro “L’azienda totale”, tornano alla perfezione.

Quello che scrivo non sono soluzioni, ma appunti… e forse, suggerimenti.

Da circa dieci anni in molte città si sono organizzati i Gruppi d’acquisto, che per mezzo di riunioni o contatti via internet, stilano ordini corposi in grandi quantitativi, per gruppi di famiglie e di individui abitanti nella stessa zona o nello stesso condominio. Gli acquisti riguardano i prodotti più svariati, dal latte in polvere per i neonati alle conserve di pomodoro, dall’olio extravergine alla carne. Generalmente si privilegiano i prodotti stagionali e locali e i produttori coi quali si ha già un rapporto di fiducia. A volte può avvenire che l’ordinazione è più lontana e si fa via internet. A volte si va direttamente al mercato all’ingrosso o dal contadino. Acquistare in gruppo, può essere anche un modo simpatico per conoscere gente nuova e per uscire dalla solita spesa noiosa, ripetitiva, solitaria… e un po’ triste. Chi ha poco tempo, può delegare a chi di tempo ne ha di più, e chi non ha la macchina, può chiedere un passaggio al suo compagno di acquisti (così come ho fatto io tante volte).

Fare la spesa insieme, accorciando la filiera, abbatte i prezzi. Anche il prezzo di spedizione verrà ammortizzato dalla quantità di ordini.

Acquistare via internet è molto interessante. Si possono fare comparazioni dei prezzi e trovare una varietà infinita di prodotti, semplici e lavorati, freschi e surgelati, comuni e inusuali, biologici e no. I prezzi sono vantaggiosi rispetto al negozio, i costi di spedizione (l’unica cosa antipatica dell’acquisto on line) si possono ammortizzare con un acquisto collettivo o con l’acquisto di grossi quantitativi. E’ possibile farlo con la carta di credito ma anche contrassegno.

Da un po’ di tempo esiste in alcune zone d’Italia un servizio di latte fresco pastorizzato distribuito con un furgoncino o con colonnine messe su varie strade, chi lo acquista deve solo portare una bottiglia di vetro che verrà riempita con il latte (distributore automatico). Il latte è freschissimo e molto buono (l’ho provato!).

Anche l’acqua si può rendere “minerale” e addirittura gassata, con un marchingegno dotato di filtri appositi e collegato direttamente all’acqua di casa. Una volta comprato il complesso dispositivo, ma a volte basta un semplice filtro per rendere l’acqua più gradevole, non si dovranno più comprare le famigerate bottiglie di plastica per sempre.

Non soltanto il latte e l’acqua, ma anche l’inchiostro (per la stampante) si può mettere in contenitori riciclati. E chissà quanti altri prodotti, volendo…

Comprare al mercato rionale o nel negozio sotto casa (se proprio non sono ladri) a volte può risultare più conveniente che acquistare al supermercato, soprattutto in relazione alla freschezza e alla qualità dei prodotti. Ma anche qui, come al supermercato, assisteremo a un notevole “lievitamento” dei prezzi, dal prodotto raccolto a quello venduto su banco.

Da non disdegnare  il cosiddetto abusivismo, ovvero la vendita del contadino (vino, uova, ecc.) e l’iniziativa diretta dei produttori (spesso avviene per prodotti freschissimi di stagione, arance, funghi o altro) che decidono di vendere i loro prodotti senza passare per le maglie del mercato, utilizzando il loro camion, una piazzola sulla strada, un cartello scritto con il pennarello e… un po’ di coraggio!

Molti vanno direttamente al mercato all’ingrosso e si caricano le casse degli alimenti (spesso frutta e verdura) in macchina, secondo un sondaggio è possibile risparmiare anche un 40% rispetto ai prezzi di mercato al dettaglio, questo è un esempio concreto di “accorciamento” della filiera.

Infatti l’allungamento della filiera che comprende una serie infinita di ricarichi come i costi dei trasporti, i costi del personale, i costi degli imballaggi e del prodotto confezionato finale, gli affitti dei locali, l’energia elettrica, il carburante, l’IVA, nonché le numerose speculazioni che vi sono tra il produttore e il distributore finale, fanno sì che un prodotto possa crescere di prezzo in modo esagerato… prodotto che rimane caro persino quando cala la domanda!


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