splinder è stato anche questo

* Splinder chiuderà i battenti il 31 gennaio 2011 seppellendo tutto ciò che abbiamo scritto, così vogliono le leggi di mercato alle quali nulla importa della presenza di esseri umani… questa è una dedica speciale che faccio agli ex splinderiani, comunque siano andate le cose e quasiasi strada abbiamo preso, fare blog per qualche anno ha significato anche incontrarsi in carne e ossa… la maggior parte sono stati incontri sfuggenti, altre volte hanno lasciato un segno più profondo, raramente è nata un’amicizia, ancora meno un amore. Però il senso della “comunità virtuale” era anche questo, si usciva spesso dai commenti per incontrarsi dal vivo, ricordo telefonate fiume e tanto altro, è stata per me una sperimentazione magnifica, anche se difficile e incomprensibile alle volte. Anche i dissapori erano reali, così come i regali e gli auguri di compleanno. Se incollo qui i vecchi post è perché voglio che non vadano distrutti e che miei amici, amiche di Splinder possano ancora leggerli tramite un motore di ricerca.

ululato da Pralina alle ore 01:28 lunedì, 24 settembre 2007

22 settembre. Roma, raduno dei Fuori di Testa.

 

Ore 11.55 il mio Neurostar arriva in perfetto orario alla stazione Termini, è sempre un’emozione arrivare a Roma, città che mi evoca un sacco di cose… saccheggi, rapine e devastazioni per la maggior parte. Ma anche incendi, violenze di vario tipo.
Quindi cerco di mantenere una calma apparente, e di entrare in questa città con tutto il rispetto che si deve a una città ormai soggiogata ai Barbari, e governata da un Goto dal pallore mortuario con due vistosi pestoni sotto gli occhi vestito e calzato d’oro e di bianco.

I miei due airbag naturali messi in risalto da un reggiseno atomico e da una camicetta stretta in vita e allargata sui fianchi, e i polpacciotti rotondi lasciati scoperti da una gonna scampanata che arriva appena sopra il ginocchio, non lasciano indifferente un ferroviere, che mi fa “Slurp!”.
Sì, mi sento donna dalla testa ai piedi. Cammino con passo morbido e felpato, ma spedita come una missiva elvetica, con lo zaino sulle spalle.

In testa al binario ad attendermi ci sono Monì, la Patty Divina e Antonio, il professore guardiano di mucche. Siccome sono ancora lontana da loro perché la mia carrozza è l’ultima in fondo, Monì mi chiede al cellulare di alzare la mano per riconoscermi. La alzo, e lei comincia a sbracciarsi.
Finalmente li vedo. Finalmente li posso abbracciare, stringere, annusare e vedere… finalmente gli occhi diversi verde-marrone di Monì, queste gemme rare incastonate su una testa deliziosa, questo microcosmo di donna, questa forza grandissima, questa cascata di lacrime e di risate, questo cranio pieno di idee e di capelli castani lunghissimi, mi abbraccia ma con una delicatezza inaudita. Le sue mani fragili mi toccano appena. Sento che ha paura di rompermi. Sento che è preoccupata per la sua immagine, ancora. Ed io lo sono per la mia. Vorrei ricambiare il suo “Come mi trovi?” in modo sincero ed essere creduta da lei. Vorrei risponderle con la stessa domanda, ma poi ci vorrebbe un semaforo o un diritto di precedenza. Sento che non so come gestire tutte queste emozioni che mi stanno arrivando in un modo così violento, e come descrivere adeguatamente a Monì di nuovo cosa intendo per bellezza (già detto nel mio post, ma forse non mi crede) e che mi trovo bene e che sono felice di essere arrivata. Ma che ho anche timore di loro. E che so che loro mi piaceranno tantissimo, mentre io non so quale effetto farò.
Abbraccio Antonio e lo trovo morbido, dolce ed erotico. Così come trovo morbida e dolce la Patty, che è rotondina e solare come me, che ha dei tratti nordici e due occhi bellissimi verdeazzurro, ma parla in romanesco. Antonio ha gli occhi celesti en pendant con le righe della sua camicia, ha i baffi e due paia di occhiali. Mi stringe con energia, vorrei perdermi nel suo abbraccio ma mi ritraggo come una lumachina.
Monì che mi vuole bene, mi fa un sacco di complimenti, mi dice che sto benissimo coi capelli accorciati, che dimostro ancora meno anni. E che sono dimagrita (che è vero). A me mancano un po’ le mie extencions e i miei capelli attorcigliati e aggrovigliati intorno, continuo a toccarmi i capelli biondi come l’oro e sorprendentemente lisci senza capire come e chi possa avermeli districati così bene.
Vorrei parlare, ma non mi escono le parole di bocca. Sono tante le parole, come i capelli, aggrovigliate con i pensieri e annodate con le emozioni, che non so quale delle tremila far passare per prima. Se dare la precedenza all’educazione, o all’ironia, o alla irrazionalità o al savoir faire. E se nel frattempo le mie sinapsi rallentano un po’ il ritmo oppure si sono decise di andare a tremila coi battiti cardiaci.
Antonio mi dice la stessa cosa che mi dicono tutti gli uomini al primo incontro: “Sei timida, eh?” in realtà mi sono bloccata per non lasciarmi travolgere dall’energia sessuale. Avrei infilato la lingua in bocca a tutti (specie ad Antonio) e mi sono dovuta contenere. Un involucro algido e altero, per un contenuto di fuoco e di magma incandescente.

Ricordi Pralina quando accendevi il fuoco sul pavimento, nel centro della stanza? Ballavi la danza del ventre, quel pomeriggio, e i grani d’incenso incandescenti spaccarono il portacenere di vetro. Ecco tu sei così, dirompente e fragile nello stesso tempo.

Mi sono sentita pericolosa, ho cercato di mettere a posto tutti questi strati di me che erano sconvolti da una scossa tellurica molto forte, mentre prendevamo il caffè al bar della stazione la mia mente e il mio cuore, tutto di me, doveva gestire le emozioni. E così, mentre dentro percepivo TUTTO, mentre sentivo con la testa il cuore i sensi le viscere gli altri, i loro discorsi, la loro energia, la loro bellezza, la loro complessità, le loro fragilità, i loro punti di forza e di fuga, le infinite sfumature della loro presenza… fuori davo l’idea, do sempre questa idea, di una che se la tira e che forse rimane un po’ freddina e indifferente.
E’ sempre così, in ogni occasione. Ma dentro ho l’oceano sconfinato, i vulcani sottomarini, l’incontro della lava con la spuma del mare. Solo i miei  occhi celesti, con il loro scintillio selvaggio, tradiscono un’emotività fuori misura.

E Monì, e Patty, e Antonio. Dio quanto li amo.

A un certo punto Antonio dice che non ha trovato un posto per dormire in albergo perché è un periodo di grandissima affluenza di turisti, così lui e Patty fanno qualche battuta scherzando sulla possibilità che lui dorma con me e Monì.
Senza dire nulla, lancio un’occhiata a Monì… una di quelle occhiate di sbieco con gli occhi a fessura, da unna assassina… e lei che mi conosce come una sorella, mi dice “No! No, Pralina, no! Ho fatto separare i letti e basta, dormiamo io e te, dormiamooo capitooo… e basta!” “Maaa…!” “E’ così, e basta!”

Andiamo a cercare gli altri, la metropolitana di Roma ci porta all’EUR, Abreast ha dato delle indicazioni per arrivare al posto -o forse per boicottare il raduno- e ci fidiamo sbaliandooo, noto che Monì nonostante la salopette è sexy lo stesso (difficile essere sexy con una salopette) glielo dico e lei raggiunge un orgasmo, la metropolitana ci strapazza un po’ ma tanto sono abituata a farmi sbattere, alla buon’ora ai giardinetti incontriamo il grande capo Viviana, con la sua tribù di Carlo albatros900, Paolo Okkirossi, Mario wilcoyote, Massimo Abreast con la sua compagna e la nostra amata squaw Roberta Dama del Solefinalmente arriviamo al ristorante ma prima Antonio compra le rose per tutte le donne, dal solito pakistano delle rose.
Mentre tutte le siniore abbandonano le rose sui sedili delle macchine, porto la mia rosa al ristorante ed esigo una bottiglia vuota dove metterla. La rosa è siniora.

Sono seduta davanti all’imponente Connor e di fianco a Monica che Connor Vincenzo punta come un cane da tartufo, lui è un cannolo gigante ripieno di crema, ha una bella figura e un bel viso rotondo e noto che anche lui ha degli occhi molto belli, scuri, con delle lunghe ciglia, labbra tumide e carnose, e un’aria sfavata della serie “E’ inutile che me la tiro, tanto non piaccio e anche se mi dici di sì nun te credo“.
Mario Archimede Pitagorico (il genio della compagnia, e pure carino) è quietamente seduto a capotavola che controlla la situazione con i suoi occhiali radar.
Il cameriere porta qualcosa che sembrano dei fagioli e mi spiegano che sono gnocchi alla romana. Il menù è semplice come il posto, cerco di convincere Connor a farsi fotografare con due fette di salame sugli occhi, ma non ne vuole sapere “Perché unge”.
Mentre Monì ha già dedicato il suo libro a tutti compreso al cameriere, si è messa il cappello di paglia cubano con il quale compare sull’avatar, ha detto trecento volte che non vuole apparire in foto sul blog, ha raccontato cose, ne ha ascoltate altre, ha voluto bene a tutti, si è alzata e seduta seduta e alzata, io sono rimasta lì ferma a fare le mie foto estemporanee, senza preavviso, senza che nessuno se ne accorgesse, e sono venute delle foto splendide (pagare prego, per averle).
La Viviana vivivì nenenè sorride beata, è lei la fattrice e la nutrice di tutto il raduno, è lei, sprezzante del pericolo, nel pieno possesso delle sue facoltà mentali, col suo baldo profilo, guidatrice impavida e velocie (detto con voce da speaker dell’Istituto Luce) la nostra manager, la nostra guida spirituale, il nostro guru girasole de Siena impiantata a Roma. Ha una bella figura la vivivì nenenè, bella e alta ma non filiforme anzi piena e tamugna con il volto largo rotondo e spiritoso, il naso all’insù e gli occhi scuri vivaci… vorrei dirle che le voglio bene, alla Vivivì, ma non so da quale porta entrare nella sua vita e lei non mi guarda quasi mai tranne quando le chiedo di che segno è, e mi risponde decisa “Sono cuspide! Il resto non me lo chiedere non me ne intendo”.
Con Roby Dama del Sole e Patty difendiamo la categoria maggiorate, potremmo prendere a sberle con le tette un intero reggimento di guardoni. Di Roberta napoletana vestita di nero, sorridente e malinconica, dolcissima, esuberante, risaltano gli occhi verdi e pieni di tenerezza. Ha sempre la sua macchina foto spaziale… a dire il vero in tanti hanno le macchine foto, ma ci promettiamo per rispetto di tutti, dato che non tutti sono d’accordo con la pubblicazione della loro immagine, di non metterle sui blog.
Usciamo dal ristorante nemmeno ubriachi, ma euforici e pieni di sorrisi e così rilassati che sembriamo sotto l’effetto di un sedativo, soltanto io sono schizzata e giro per il parcheggio con la rosa fra i denti, ci facciamo una foto di gruppo (pagare, per vederla) con la t-shirt del raduno.

(1-continua… me la tiro… me la tiro… me la tiroooooooo)

ululato da Pralina alle ore 23:55 lunedì, 24 settembre 2007

Seconda parte (la prima è sotto, nel post precedente)
 
Raduno dei blogger Fuori di Testa – Roma 22 settembre

Dopo il nostro pranzo al ristorante, visto che abbiamo deciso per la Bellavita a oltranza, e il tempo è mitigato da un venticello gradevolissimo, ci stendiamo anzi ci stravacchiamo sul prato.
La dolce Monì che è davvero un angelo in terra o forse non è molto normale, si premura di procurare asciugamani e coperte, per la compagnia che già era rassegnata all’uso delle copertine dei sedili di automobili non bene precisate, e altro materiale da campo nomadi.

Io e Antonio guardianodimucc posiamo coi nostri corpi avvinghiati per i mesi di gennaio e febbraio del nostro calendario immaginario, il mese di marzo eccetera… verrà più avanti…
Arriva un bel signore alto e asciutto, Monì mi dice che è Filemazio e mi fa un piacere immenso, anche perché ho sempre apprezzato la sincerità dei suoi commenti. Chissà perché me lo aspettavo col turbante, invece arriva vestito normale, vabbè… potenza dell’avatar!
Mario wilcoyote tira fuori la chitarra e da Archimede Pitagorico si trasforma in Eric Clapton di Voghera… cantiamo la canzone dell’amicizia di Dario Baldan Bembo, ormai il nostro coro è il più richiesto su Splinder: è gradevole come la manutenzione della piattaforma.

Verso sera arrivano due top model che sono Lilith979 e la sua amica Laura, e se io e Antonio potevamo ambire al calendario di qualche rivista scientifica per la sessualità della terza età, queste due superfighe stratosferiche si prendono la copertina di Vague, infatti prendiamo le copertine e ci alziamo perché è l’ora di cenare.
Vi assicuro che passare tra il pranzo e la cena, senza fare un cazzo, è una goduria infinita. Detto questo.

Andiamo alle macchine e arriviamo alla Piramide. Là incontriamo Nabla e Margherita carini come sempre, e l’ormai celebre struzzo nero Giorgio, che mi aspettavo vestito casual invece viene vestito tutto fighetto e rasato e col pizzetto e meno male senza il boa di suo fratello.

Arriviamo in pizzeria, con pezzi persi e pezzi aggiunti… mi cambio d’abito nella toilette degli uomini (giuro che non l’ho fatto apposta) ed esco, scambiata dai camerieri per un transessuale ucraino, con il mio vestito da sera nero anni 50 con un fantastico decolleté, elegantissimo, molto femminile, cucito dalla zia di Stefania Sandrelli… la pizza si fa aspettare troppo, nel frattempo Carlo albatros900 ingravida con il suo sguardo azzurro-celestino le ragazze e Giorgio non stacca gli occhi dalla scollatura di Roberta Dama del Sole che ha proprio davanti, Monì firma autografi, qualcuno si alza altri tentano il suicidio ingoiando un pacchetto di sigarette fuori dal locale, ma poi qualcuno ci spiega che la nostra pizza non solo è fatta con ingredienti genuini, ma che questi ingredienti devono ancora essere raccolti dal campo. La mia ha persino due capelli neri, ciò mi riempie di orgoglio perché la rende speciale e unica nel suo genere.
Comunque è veramente buona, almeno quello. Ci mancherebbe.
La serata volge al termine e ognuno pensa al ritorno, quelli che di noi hanno più anni, pensano a quant’erano belle le gite scolastiche, a quanto era bello fregare la penna al professore, svuotarla e poi farci la cerbottana con le palline di carta, anche a me prende un attimo di malinconia, colpa di Giorgio che non mi ha cagata nemmeno di striscio (poi un giorno capirò perché, magari è vero che agli uomini faccio paura, o forse in quella toilette dove mi sono cambiata mi sono dimenticata di farmi la barba) ma in realtà colpa del fatto che la giornata a livello emozionale è stata veramente troppo forte e troppo intensa e troppo tutto.

Antonio mi parla del logo della Nike. Ha un treno per Caserta, dove passerà la notte alla stazione in mezzo ai borboni, pardon ai barboni. Arriva il marito di Patty a riprendersi il suo prezioso gioiello ed esprime la teoria che le donne formose sono più desiderabili.
Dopo tutte queste sviolinate, è ormai chiaro che non si tromba, e che l’unica mia consolazione per le ore seguenti, sarà quella di russare come una sega a motore nell’orecchio di Monì in un albergo di periferia.

Viviana ci accompagna in macchina, l’occhietto nero (era verde, ma si trasforma) le brilla di eccitazione sadica appena accende il motore, le brilla il canino, i capelli biondo sale e pepe (meshati) si drizzano come aculei in testa, si trasforma in una pericolosa amazzone… per strada è pieno di pizzardoni, incontriamo una processione religiosa in pia e devota e composta fila, e lei, da donna che non perde tempo in inutili chiacchiere, si accosta cercando di convincerli in due sole parole a cambiare idea… mentre discutiamo di storia romana e di catacombe, facciamo la via Appia con lo stomaco nei condotti nasali e gli occhi aggrappati al tettuccio per via delle buche prese a randello.
Io e Monì arriviamo all’albergo a Ciampino, una rapida doccia e poi a letto, due minuti per prepararci e molte ore spese a chiacchierare, sapete come sono le donne, e l’ultimo pensiero del giorno è per Vivivì nenenè.
Che la mattina dopo è puntualmente lì, stella, a portarci alla stazione Termini. Monì mi assicura che non ho russato, allora le spiego che è perché ho tenuto il dito in bocca.
Prendiamo il treno con il poliedrico Mario, che si dimostra un ottimo ascoltatore, buono, paziente, saggio, studioso, simpatico e assolutamente ignaro della cattiveria delle donne (Mario, lo so che sono bastarda, ma ti lascio il mio numero di conto corrente postale oppure rivelo quello che so… e che ti potrebbe rovinare l’immagine… molto grave per un prof di matematica… attenzione).

Epilogo. Sono così immensamente felice di avere trascorso questa giornata con voi, di avervi conosciuti, di esservi stata vicino, di avere respirato il profumo dei vostri capelli, le vostre idee, le vostre sensibilità, la vostra simpatia, di avere assorbito il vostro calore, e di tanto altro.


Vi voglio bene… davvero un casino di bene!
 
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7 risposte a “splinder è stato anche questo

  1. Ai raduni dei fuori di testa non ho mai partecipato, però posso condividere quanto hai scritto! E io dico sempre che tra tutte le esperienze “virtuali” quella su splinder sia stata la migliore, proprio per la ricchezza di umanità che vi ho trovato! ti voglio bene, superpralinaaaaaa!

  2. Immagino tu sappia come esportare il tuo vecchio blog , ti segnalo comunque il link seguente:
    http://en.blog.wordpress.com/2012/01/09/splinder-importer-now-available/

  3. ciaooo Pralina. Che giornata. E tu tanto erotica.

  4. ero tica? no no, lo sono ancora… 😀

  5. Ahimè, anch’io orfano di Splinder, costretto al trasloco. Buona vita, Beppe S.

  6. ti voglio un bene immenso!!!

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