Archivi del mese: giugno 2012

SUGLI STEREOTIPI CHE TI RINCHIUDONO COME GABBIE

Senza usare eufemismi, magari pronunciati con sorrisetto di sfottò, ipocrita, che la correttezza del linguaggio raramente corrisponde a una profonda convinzione. Senza usare eufemismi come “rotondetto”, “burrosa”. Per parlare come parlan nei bar, dove corre solo saggezza popolare. Che altrimenti, a forza d’esser corretti, nel salotto buono ci troveremo a dire “diversamente magri” oppure “portatori di lipidi” salvo poi – tanto prima o poi succede anche nei talk show migliori –  incavolarsi con la persona “diversamente magra” e appellarla con le offese peggiori.

Essere ciccioni, così com’esser negri, lesbiche, froci, meridionali, zingari e tante altre categorie alle quali vengono affibbiati solo valori negativi, è una bella rottura di coglioni.

La cosa peggiore è quell’aggettivo, quelle battute che ti discriminano, anzi c’è di peggio, che quella discriminazione la devi accettare, perché è ironica, perché è detta per “far ridere” e se te la prendi i problemi ce li hai tu, che in fondo sei libero di scegliere, o almeno di viverla con gioiosa indifferenza, perché “non ha importanza il colore della pelle”, perché “si è belli dentro” e “la bellezza fuori non conta”. Ti invitano a prendere tutto con leggerezza, quando sanno benissimo che la pesantezza arriva da quello stereotipo, che ti è stato cucito addosso come un’armatura medievale e ti arriva a mo’ di mazzata proprio quando non te l’aspetti. Hai visto ciccione, te la sei presa, allora cambia stile, adeguati oppure soccombi alla nostra ironia. Insomma, facci felici, resta nel nostro circo di fenomeni da baraccone.

E così ti costringono a indossare i loro pregiudizi, i loro stereotipi, le  loro associazioni grossolane, superficiali e sciatte.

Perché il ciccione è poco attraente, non si ama abbastanza, forse non si cura, non si lava, non veste con attenzione, mette qualsiasi cosa trova basta sia larga e sformata, oppure nascondente, e comunque si autodisprezza.

Perché il ciccione emana cattivi odori, cura poco la sua igiene intima, scorreggia parecchio perché in preda a flatulenze incontenibili, perché ha problemi ormonali, perché, appunto, non si lava, un po’ come lo zingaro e il negro ma ancora peggio perché il ciccione lo fa apposta.

Perché il ciccione come l’ameba non ama muoversi, attende sul divano davanti alla tivù con occhio vitreo, elastico ormai al cedimento e panza che deborda in ogni angolo, e si avventa sul cibo e scaraventa il cibo nel suo corpo, ogni tipo di cibo specialmente il cibo spazzatura ad ogni ora della giornata e della notte, anche quando non è veramente ciccione ma è molto muscoloso e ha molta più massa magra che grassa.

Perché il ciccione non distingue quali sono i cibi migliori, i profumi migliori, è in preda a una ingordigia talmente distruttiva che non può scegliere la cosa più amabile e la più bella.

Perché il ciccione non sceglie per l’estetica, quando compra un vestito si preoccupa soltanto e unicamente se è largo abbastanza, non se è bello, se è cucito bene, sa ha bei colori e se può piacere.

Perché il ciccione se è bravo a nuotare è perché galleggia come ogni palla di lardo, se ama camminare e ballare è solo perché vuole perdere peso, e se gli piace fare l’amore è perché è un porco o una maialona.

Il ciccione non può amare, non può piacere, può solamente essere in torto e dispiacersi per com’è.

Perché il ciccione è lento di riflessi, ha qualche deficit mentale, è ipotiroideo, cammina lento perché ha difficoltà a deambulare, indipendentemente da quanto pesa, perché il ciccione è ciccione anche quando pesa meno di 80 chili perché da l’aria d’essere un ciccione, si è ciccioni anche quando si è “obesiformi”, a 60 chili si può essere simili a ciccioni e sfottuti come ciccioni.

Perché il ciccione fa schifo, a prescindere, perché l’hanno stabilito dai tempi della scuola.

Perché le ciccione sono brutte, grasso è sininimo di brutto, e il contrario di grasso è bello non è magro.

Perché il ciccione, tutti i ciccioni sotto sotto vorrebbero fare una dieta e se non la fanno è perché non ci riescono, perché il ciccione non ha carattere, forza di volontà.

Perché il ciccione può essere amato solo da uno della sua categoria, oppure da una persona con perversioni sessuali “gli uomini che amano le grassone”, un po’ come le lesbiche e i froci, ma ancora peggio, perché il ciccione lo fa apposta.

Perché il ciccione si ammala e muore, molto di più, anche delle cose di cui s’ammalano e muoiono le persone magre.

Perché quando un ciccione si ammala, è solo perché è un ciccione, il magro invece… fatalità.

Perché il ciccione occupa troppo posto, invade il posto che dovrebbe essere riservato alle persone sane.

Ma soprattutto i ciccioni sono tutti uguali, come sono uguali, tutti uguali fra di loro nei loro insiemi tracciati dai normali, come sono tutti uguali i negri, le lesbiche, gli zingari, i cinesi, i froci e tutte le “minoranze” del pianeta.

Perché solo i normali possono permettersi il lusso d’essere diversi.

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CHI HA VINTO PERCHE’ HA COMBATTUTO VERAMENTE

DIMENTICANZE

Solitamente dimentico la maggioranza che vegeta in esistenze di plastica, dimentico di accendere la televisione, dimentico di alimentare l’acquario della vanità di pochi, dimentico i gossip, le passerelle, i festival canori, gli eventi mondani, i nuovi flirt fra divi, le sante feste comandate, l’ossequio al potente, il sussiego la piega finta la borsa griffata il tacco 12 il culo rifatto le labbra a canotto il seno al silicone la liposuzione e l’ipocrisia della dieta, dimentico le marce militari, i limiti che marciscono, le divise che dividono, dimentico di deridere gli sfortunati, dimentico di fare fare casting,  concorsi a premi, lunghe file per i saldi, quiz televisivi, abbonamenti a sky, dimentico di fare i regali per Natale, di aderire all’offertona super conveniente, di comprare il tre per due, di fare ressa alle inaugurazioni, e dimentico pure le vacanze quelle in crociera a prezzi stracciati, i viaggi così poco orgasmizzati, i budelli di automobili sotto il sole ai caselli, e visto che ci sono dimentico persino le partenze intelligenti, dimentico di mostrarmi intelligente, dimentico di tifare per una squadra di calcio per me sono tutte uguali anzi no tifo per quelle dei poveracci nei campi delle favelas, dimentico di non essere tecnologicamente avanzata, di non avere un navigatore satellitare nemmeno piantato in culo, di non possedere i-pod, i-pad, smart e chart e cip e ciop, e nemmeno un impianto di refrigerazione in estate e mi difendo con un ventilatore da tavolo oppure niente, la doccia e il sudore, dimentico di fare la fichetta sparandomi tremila pose su feissbuc mentre mando baci a bimbaminkia per sentirmi dire sei brava sei bella sei simpatica sei troppo vecchia per queste cose, dimentico d’essere stata battezzata, dimentico dio, le bollette, la pentola sul fuoco, dimentico d’essere stata dimenticata, dimentico me stessa alla stazione e persino nel giorno della memoria avanzo il diritto alla dimenticanza…

[graffio per Charles Bukowsky]

pop + horst

 
dal blog Omnimilano libri 

EDITORIA: MILIEU E I BANDITI SENZA TEMPO

Posted on 16/05/2012

ImageL’esordio è di quelli importanti. “Francis Faccia d’angelo. La Milano di Turatello” è infatti il primo titolo (in libreria dal 22 maggio) della neonata casa editrice indipendente “Milieu”, cresciuta all’interno del circuito NdA. Un nome che dice già tutto e rimanda a storie di  di criminalità, ma anche di gesti inattesi e avventure tra leggenda e realtà. Di questo intende infatti occuparsi la nuova casa editrice che debutta con uno dei nomi più ‘forti’ della mala milanese: Francis Turatello. Non bastasse già il titolo ad ‘avvicinare’ gli appassionati di nera e noir, c’è anche l’autrice. Perché a parlare di quegli anni non è uno studioso o uno scrittore per definizione ma la moglie di Renato Vallanzasca, Antonella D’Agostino, una che la ‘mala’ l’ha conosciuta sul serio. Già annunciata la seconda uscita di Milieu, a giugno: “Lo statuto dei gabbiani. La vita avventurosa e le opere del bandito in bicicletta” di Horst Fantazzini. Insomma, con Milieu inizia un percorso non banale e coraggioso di riscoperta di un genere sempre affascinante: “autobiografie, documenti e memorie inedite di banditi, rapinatori e gangster lontani dai cliché”, spiega l’editore. Perché Milieu intende dare “spazio a donne e uomini protagonisti di storie avvincenti, ma spesso relegati ai margini del mondo culturale, con l’obiettivo di farli diventare finalmente degni di essere interpreti e registi della propria esperienza di vita”.