STATUTO DEI GABBIANI, RECENSIONE DI ALESSIO LEGA SU RIVISTA ANARCHICA DI OTTOBRE

Recensione di Alessio Lega pubblicata sul numero di ottobre di “A Rivista Anarchica”
 
Lo statuto dei Gabbiani.
 
1) I gabbiani sono nati per volare liberi. È l’amore e la gioia di vivere che determina il loro essere sovversivi. 2) Con il loro comportamento essi insegnano a volare agli altri uccelli, senza la presunzione d’essere l’avanguardia di chicchessia. 3) Essi si cercano e si trovano in base alle affinità comuni e non accettano regole all’infuori delle proprie passioni, dei propri desideri e del loro piacere di vivere e di volare insieme. Su questa base si uniscono in piccoli stormi d’affinità, federati tra di loro, per vivere e volare insieme e per lottare contro tutto quanto umilia il senso della vita e della libertà. 4) i gabbiani praticano il mutuo appoggio e quindi s’impegnano ad aprire e rompere le gabbie dove sono rinchiusi i gabbiani e gli uccelli. 5) Con questo articolo si annullano i precedenti quattro ed eventuali futuri articoli, perché i gabbiani non riconoscono statuti, né leggi, né regolamenti, né forme programmate d’esistenza, all’infuori del loro piacere di volare liberi. tutto il precostituito e il programmato non fa che limitare e umiliare la vita.

Questo lo “Statuto dei gabbiani”, persino questo statuto solidale e solitario, persino questo andava rifiutato, perché nessuna regola può essere approvata e definita una volta per tutte.

È un breve testo – fortunosamente recuperato alla dispersione – che ora fa parte e dà il titolo al libro che compendia “tutte le opere” di Horst Fantazzini, anarchico e bandito, ribelle incoercibile alle gabbie, ma che per quasi tutta la vita in gabbia è stato costretto a vivere e che, per un insulto beffardo del destino, uscito alla fine dopo tanti anni, in una libertà che nel nostro mondo non gli doveva sembrare più tale, in gabbia è morto.

Non era un “bandito gentile”: definizione giornalistica che gli era stata appioppata al tempo delle sue prime rapine fatte con pistole giocattolo. Horst Fantazzini, era un uomo che si era dovuto fare bandito, forse per troppa gentilezza. La sua passione, la sua attenzione nello spiegare riga per riga, passaggio per passaggio, il senso e la ragione del suo agire, è un chiaro segno del rispetto per chi legge le sue parole, e dunque per ogni ipotetico interlocutore. È forse questo che colpisce innanzi tutto del suo stile.

Necessaria era la ripubblicazione di “Ormai è fatta” – il pezzo forte che apre questa raccolta di scritti – il racconto del suo rocambolesco tentativo di evasione dal carcere di Fossano nel 1973, che ci pone sotto gli occhi una delle più belle e ritmate narra-azioni che si possano leggere. “Ormai è fatta cronaca di un’evasione” fu pubblicato nel ’76 dall’editore di movimento Bertani, per interessamento di Franca Rame, con una meravigliosa prefazione di Franca Basaglia. Commovente l’introduzione scritta all’epoca da Anna, la prima compagna di Horst, la madre dei suoi due figli, per sfamare dignitosamente i quali, da operaio s’era fatto bandito. Questo libro divenuto celebre all’epoca, ricomparso in forma di un film col medesimo titolo nel 1999, era sostanzialmente rimasto introvabile.

L’ultima cosa che voglio fare è quella di contribuire al “mito” di Horst. Horst non è un esempio di vita, non avrebbe mai nemmeno desiderato di esserlo… è però senz’altro un esempio della rettitudine ideale che un uomo – pochissimi uomini per la verità – si può portar dietro, anche nella buia zona del chiuso carcerario.
Lo voglio dire esplicitamente a scanso di equivoci: penso che Horst rapinatore sia un ragazzo che s’è messo nella mani della repressione, un potenziale ribelle imploso per non aver saputo fare della propria ribellione un’arma contro la repressione, ma per esserne diventato una vittima designata. Questo fa di lui un uomo simpatico, non esemplare. Penso che forse Horst sia un po’ colpevole in questo, perché l’esempio di suo padre, il veramente mitico Libero Fantazzini, partigiano anarchico e antifascista, incoercibile ribelle eternamente vivo nella memoria della sua Bologna, gli aveva fornito un tangibile modello… ma si sa i gabbiani non hanno modelli, devono improvvisare.

Il volo di Horst fu spezzato presto, con una violenza e una durezza brutale. Assurda la quantità di anni di carcere (più di 30) affibbiati a questo rapinatore, che non s’era mai macchiato di reati di violenza, da una giustizia tutta schierata a difesa delle proprietà e contro gli esseri umani.

Horst che io ammiro è quello che non si rassegna mai alla gabbia, che colleziona evasioni su evasioni e poi che partecipa a ogni rivolta possibile e impossibile, ritrovando alla fine una dimensione collettiva dell’agire. Horst attraversa a viso alto decenni di carcerazione senza chiedere sconti, senza piegarsi alla logica del pentimento, della dissociazione, senza compromessi coi carcerieri. Le sue poesie e i suoi scritti raccolti in questo libro ci testimoniano un incessante lavorio volto a capirsi e a far capire. Sono la parte più nobile del suo passaggio: il riscatto del gabbiano, le parole che un giorno renderanno palese l’inutilità cieca della gabbia.

Sono parole raccolte con amore da Patrizia – Pralina – Diamante, curatrice dell’intera operazione editoriale e ultima compagna di Horst.
Lei, che all’adorato “Pirata Fantazzini” dedica ancora tante energie, è il suo “lascito”. Il fatto che il libro della vita di quest’uomo sia aperto è chiuso dalle parole d’amore delle sue compagne, la dice lunga sui sentimenti che Horst, bambino affamato d’affetto, aveva tenuto intatti nelle troppe celle di troppi anni.

Cosa sopravvive di un uomo una volta che si è immerso per sempre nel fondo scuro della notte? Un corpo sofferente crivellato di colpi? Un cadavere insultato sul tavolo di marmo?
No, la sua gentilezza, la sua storia, il suo amore.

ALESSIO LEGA

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