STRANI MA NORMALI PASSAGGI NEL NOSTRO SITO www.horstfantazzini.net

La memoria di Horst Fantazzini non dovrebbe fare più paura. Dimenticata dalla maggior parte dei giornalisti, i quali sono troppo impegnati a fare copia incolla in giornali fotocopia… relegata in spazi marginali anche per “merito” di molti compagni che anziché favorirsi a livello locale si fanno competizioni stupide e a volte sovrappongono le date delle iniziative senza battere ciglio…  circondata dal silenzio e dall’oblio dopo il momento di notorietà, post uscita del film “Ormai è fatta!” di Enzo Monteleone con Stefano Accorsi, film tecnicamente valido e diciamo pure, bello, per certi versi intenso, che ha molti meriti specialmente quello di avere favorito la sua quasi liberazione dopo una detenzione che durava dall’inizio degli anni 60 ma che comunque era già stato reso “innocuo” da una decontestualizzazione spinta del personaggio (a mio parere Horst in quel film pare un alieno, un matto fuori dal tempo spinto dall’unico desiderio di uscire ma proprio incomprensibile e senza motivazioni politiche legate all’attualità delle lotte e dello scenario internazionale negli anni 70 percarità, infine un simpatico pasticcione iper emotivo che cerca di catturare le simpatie del pubblico)… insomma, ripeto, la memoria di Horst non dovrebbe far più paura, gestita com’è stata gestita proprio da giornalisti che volta per volta lo condannavano, poi lo riabilitavano, poi ne inneggiavano la liberazione mettendo in luce l’umanità sfolgorante ma negli aspetti superficiali e patinati da cronaca rosa, poi lo dipingevano come un coglione che si è messo nei guai volontariamente, come titolava il Resto del Carlino all’indomani dell’ultimo arresto avvenuto il 19 dicembre 2001 “il gentleman ci ricasca”… ma insomma, si sa, i giornalisti così pulitini e perbene sono ragazzi intelligenti e qualche volta persino simpatici, ma nella loro vita hanno qualche privilegio (diciamo tanti privilegi) rispetto a tanti che devono solo mangiare della polvere, quindi mancano di esperienza di vita, voglio dire mica hanno vissuto per strada o in situazioni estreme come il carcere dove si capisce immediatamente dove stare, e poi, come diceva Horst hanno spesso semplicemente paura di affermare le cose come stanno perché se no, nessun direttore gli pubblicherebbe un solo articolo!… una memoria così, dopo il flop del film nelle sale (mentre su Sky e in RAI è stato abbastanza seguito, così come nei circuiti alternativi e in rete) e il suo arresto, e soprattutto della sua morte, a chi vuoi che interessi, e poi, sono passati tanti anni, quanti… undici no?

E’ quindi sorprendente ma in fondo normale trovare la scia di tanti passaggi nel nostro sito http://www.horstfantazzini.net da parte delle forze dell’ordine o del ministero dell’interno. Mi chiedo, ma che cosa stanno cercando o che cosa credono di trovare, visto che ormai la storia di Horst è stata sedimentata in armadi di documenti, scartafacci, dimenticati nelle questure e negli archivi. Sono passati undici anni dalla sua morte, e di lui è stato già detto tutto e il contrario di tutto, sono stati seguiti i suoi spostamenti, analizzate le sue frequentazioni, ascoltati i suoi dialoghi, dato che la nostra casa di Bologna era piena di cimici, secondo “La Gazzetta di Modena” che ne parlò nel 2005 (e quindi sapevano tutto di noi). Riguardo a me, credo di condurre una vita limpida, sono come un libro aperto.

Voglio dire due parole su questo sito. Non c’è nulla di nascosto o di nascondibile, nulla che sia stato taciuto oppure omesso, tranne le storie che riguardano altre persone che non volevano apparire o essere ricordate. E’ stato fatto con il massimo rispetto e purtroppo è incompleto, perché si tratta di frammenti. Va da sé che ciò che non si trova, è proprio perché non è stato trovato. Infatti è un progetto in itinere. E’ nato proprio perché Horst Fantazzini non venisse dimenticato, abbiamo raccolto gli articoli che lo riguardavano, “Ormai è fatta!” il libro e la settimana rossa il capitolo sull’Asinara, qualche immagine, alcuni ricordi, le sue poesie e i suoi scritti, almeno quelli che restavano dopo tante distruzioni, sequestri, appropriazioni e abbandoni, sì perché dovete sapere che nella sua sciagurata esistenza Horst ne ha subiti di furti, furti di scritti, di foto, di libri, di oggetti affettivi, va da sé che lo sciacallaggio post mortem a opera di qualche borderline era quasi una condizione fisiologica. Nessuno si è curato del nostro dolore, delle nostre difficoltà materiali, e del fatto che una persona dopo avere subito quasi 40 anni di carcere (più o meno, 36 o 37), con un fine pena segnato al febbraio 2017, dopo essere stata trascinata da una parte all’altra della Penisola come un pacco postale in maniera illegale, desaparecido per mesi, pestato, torturato, vessato, ricattato sui sentimenti, ridotto in coma per ben due volte in carcere, e infine ucciso per plotone d’esecuzione ma con morte dolce e in “ritardo” di quasi trent’anni (per carità, italiani brava gente). Un “uomo cancellato” così, come un cristo in croce, sbranato, ridotto in polvere, abbandonato persino dai figli nell’urna cineraria del cimitero della Certosa di Bologna, può fare ancora paura? può essere attenzionato? può essere persino nominato a vanvera, accostato superficialmente alle Brigate Rosse (alle quali non ha mai aderito), eletto leader di qualche ipotetica e inesistente formazione armata quando è già fantasma, essere oggetto di citazioni ministeriali post mortem nel vano tentativo di rispolverare una lotta armata che non esiste più, ma che a tanti piacerebbe soltanto per la repressione che potrebbe scatenare? sì, tutto si può, del resto questo nostro disgraziato Paese in eterna lotta per placare i movimenti intestinali: “Franza o Spagna purché si magna” che è stato messo in ginocchio dall’egoismo di tanti, è un paese senza memoria, che ragiona soltanto con la pancia, e se da una parte dimentica con una facilità estrema, dall’altra ha paura di ricordare e teme come la peste persone, esseri umani, come Horst e come altri che pur nelle loro contraddizioni hanno tentato di essere liberi, di essere immediatamente liberi, liberi per sé stessi e per gli altri nel sogno di una giustizia sociale, senza attendere i teorici di una rivoluzione futura, senza seguire le farneticazioni di un leader, e soprattutto senza rinunciare alla propria UMANITA’ e alla propria TENEREZZA, tratti questi sì rivoluzionari in una società che pratica normalmente la prevaricazione e la violenza sui più deboli e per la quale il reato più grande è quello del libero pensiero.

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