Archivi del mese: marzo 2014

DIPINGERE E’ UN ALBERO CAVO

DIPINGERE E’ UN ALBERO CAVO.

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IL PIACERE DEL CORPO

Amare e godere del corpo degli altri (non solo in senso erotico) è bellissimo. Non mi stancherò mai di guardare le persone senza inquadrarle in categorie, numeri, età, altezza, peso. Fuori dai numeri le persone sono tutte interessanti, dignitose, anche belle. Ho conosciuto persone bellissime e tristi (ovvero rassegnate) perché mai riconosciute in questa loro bellezza, che si deve sempre quantificare coi numeri. Non sono mai riuscita a urlare “mi piaci” a chi alzava le spalle come a dire “dobbiamo rassegnarci per questo schifo di corpo che abbiamo”. Il mio compagno mi dava bonariamente della scema perché vedevo attraverso le sue pieghe, le sue rughe e anche i suoi chili in più. No non sono scema, no credo di essere abbastanza pazza ma non sono scema. Il corpo umano, anche degli animali, ma il corpo umano (perché sto parlando di quello) è una meraviglia comunque sia. L’umanesimo è durato troppo poco e con quello i corpi maestosi – quasi giganteschi – sono spariti, sepolti da altri secoli di di buio clericale. Il corpo non deve apparire, e se appare deve apparire senza provocare turbamento. Le religioni monoteiste ci hanno insegnato a temerlo, contenerlo e allontanarlo, e in particolare il corpo delle donne da sempre impuro, peccaminoso, “sbagliato”. Ai lati grevi e retrivi del cattolicesimo e una pessima interpretazione dell’estetica si è aggiunto un estetismo superficiale e vuoto, da tamarri o nuovi ricchi cafoni servi della televisione. La televisione ingrassa, ingrassare è il male se non è finalizzato alla riproduzione benedetta dalla chiesa. Il piacere non si può ostentare, ma si deve insegnare il sacrificio e la forza di volontà. Come se non bastasse già la sofferenza, la malattia e la morte nelle nostre misere esistenze. Non ci libereremo mai da questi retaggi. Forse dovremmo provarci.

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LA GRANDE BELLEZZA DI HORST FANTAZZINI

La grande bellezza di Horst Fantazzini. Acclamato (dagli ermellini da guardia) vincitore di 57 anni nelle patrie galere italiane, per avere rubato qualche milione di lire, a fronte dei miliardi rubati da presidenti di banche e istituzioni. Nel 1999 uscì il film sulla sua vita, ma non fu distribuito – dalla stessa produzione – come avrebbe meritato. Tutti si ricordarono di lui dopo l’uscita del film e molti lo abbandonarono quando uscì in semilibertà. Morì nel 2001 prima di avere scontato tutta la condanna (fino al 2017 e oltre) e le sue ceneri si trovano al cimitero della Certosa di Bologna, abbandonate dai figli e dai parenti. Domani sarebbe stato il suo compleanno, era nato il 4 marzo 1939 da madre tedesca e padre italiano. Non era propriamente il rappresentante del made in Italy nel mondo, ma un dito puntato contro le ingiustizie sociali e l’istituzione del carcere. Ti amo Horst, ti amerò sempre. I perdenti in questo paese sono distrutti così come sono applauditi i vincitori, ma in realtà chi ha più possibilità di venire amato veramente è proprio il perdente, e tu lo sapevi.

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