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campionato di calcio interreligioso

ululato da phederpher alle ore 17:35 giovedì, 17 giugno 2010

Ieri pomeriggio è iniziato il Campionato del Mondo di Calcio Interreligioso, con la disputa a Roma dell’atteso match fra la formazione del VATICANCRO e quella dei TESTONI DI GENOVA. Il girone A comprende anche il BUDDA’S TEAM e l’EVANGELIST CHURCH FUCKBALL CLUB, mentre il girone B è composto dall’ALLAH ALBAR, dall’HINDU’ INTECU’, dal JEWISH GOLD TEAM e dall’ORTODONTHIC ENSEMBLE. Diciamo subito che è stata una partita molto combattuta, giocata sul campo di Centocelle. Ottomila paganti hanno seguito l’andamento del match con grande passione e con un tifo indiavolato sul maxischermo collocato in Piazza San Pietro. L’SS. Pappa Sepp Natzinger in persona ha assistito al match dal balcone della finestra dove di solito impartisce la benedizione agli orbi che disturbano. La partita è terminata con un rocambolesco 5 a 5, veramente un risultato d’altri teNpi. Ma eccovi le formazioni delle sCuadre e note salienti del match. VATICANCRO: Don Mario detto Revolver, Don Benedetto, Don Carlo detto Minni, Don Franco, Don Domenico detto Dindon, Don Giovanni, Don Andrea, Don Fernando detto Killer, Don Giuseppe, Don Carlos detto Ester e infine il boNber Don Maurizio detto Bazooka. Allenatore il Sig. Marcello Cicci. TESTONI DI GENOVA: Marco Parodi, Giovanni Parodi, Andrea Parodi, Marcello Parodi, Carlo Parodi, Mirco Parodi, Giorgio Parodi, Uliano Parodi, Wagner Parodi, Iader Parodi, Cosimo Parodi. Allenatore il Sig. Parodo Parodi. La cronaca. Al terzo minuto discesa ubriacante di Don Bazooka che dal limite centra l’angolino con una legnata poderosa che tira giù anche tutta la porta. Pubblico del Vaticancro in visibilio, ma i Testoni non demordono e dopo soli quattro minuti pareggiano con Parodi che lancia a Parodi che passa a Parodi che segna con un preciso pallonetto, nonostante una revolverata di Don Mario che cercava di centrare il pallone per sgonfiarlo prima che entrasse in rete. Al sedicesimo gomitata di Don Killer che spacca la faccia di Parodi che viene sostituito da Parodi. L’arbitro confessa Don Killer e si limita solo ad ammonirlo, dopo che il prete si è detto pentito. Al trentesimo dribbling stretto di Parodi che crossa in area per Parodi che di testa infila di precisione l’angolino destro, nonostante l’estremo tentativo di Don Mario che centra con una revolverata il palo. Il proiettile poi rimbalza in tribuna centrando in fronte Suor Maria delle Orsoline Sconsolate, che si affloscia senza vita e viene immediatamente proclamata Santa (o santa). Ma il Vaticancro reagisce e sposta in avanti il centro di Bari, pareggiando allo scadere con un tiro di Don Carlo detto Minni per via dei suoi foulards rosa e delle sue bellissime guepière. 2 a 2 all’intervallo. Al rientro i calciatori vaticancri cominciano con grande lena e in soli dieci minuti segnano due gol incredibili prima con Don Bazooka, che fà ben tre tunnel di fila prima a Parodi poi a Parodi e di nuovo a Parodi e poi infila Parodi, e poi con Don Andrea che si avvita su un traversone di Don Dindon e mette nel sacco fra l’esultanza della tifoseria vaticancra. E’ a questo punto che l’allenatore Parodi fa uscire Parodi sostituendolo con Parodi. E’ la mossa vincente: il nuovo entrato semina lo scompiglio fra la difesa del Vaticancro segnando personalmente due reti di rara bellezza, mentre Revolver centra altre due Suore in tribuna, che vengono subito proclamate Beate. Ma è di nuovo Don Carlo detto Minni a riportare avanti i locali, intervenendo con le terga su un rinvio del portiere Parodi: la traiettoria assume una parabola evangelica che si insacca alla sinistra dello stupefatto estremo difensore dei Testoni. Insomma, il classico gol di culo. Finita così? Giammai. A due minuti dalla fine Parodi s’incazza davvero e scende verso la porta vaticancra seminando come birilli i difensori e presentandosi davanti a Don Revolver che lo punta con decisione, mirando al petto. Ma all’ultimo istante Parodi lo scarta con abilità, mentre Don Revolver fa partire una gragnuola che abbatte l’intero stato maggiore delle Orsoline Desolate. Parodi entra in porta col pallone e sigla il definitivo 5 a 5. Incredibile.

 

Intervistato, l’allenatore del Vaticancro, Marcello Cicci, ha aperto le braccia, e con tono sconsolato ha ammesso: “Forse dovremo cambiare portiere. Così proprio non va!”. Vabbè, staremo a vedere. Intanto il caNpionato prosegue: stasera il BUDDA’S TEAM incontrerà l’EVANGELIST FUCKBALL CLUB. Nella photo a sinix della nostra inviata Pralina Tuttifrutti, un momento della gara’a.

phederpher

eh sì me lo merito

ululato da Pralina alle ore 12:06 martedì, 23 marzo 2010

E’ molto tempo che non parlo della mia pittura, la primavera che allunga le giornate porta questa ispirazione insieme alla luce… io abito al sesto piano, quando le giornate sono limpide come oggi, di qui vedo un cielo mozzafiato, anche se “deturpato” dalla vista dei palazzi davanti, e i miei due terrazzi sono un tripudio di fiori e piantine, di vasi con la terra appena annaffiata, pronti a germinare. La mia è una casa un po’ bohemiénne, senza comodità, senza condizionatore per l’estate, con il frigo vuoto, con mobili non belli, tranne un paio, molto in disordine, anche perché tenere ordine con una quantità esorbitante di cose viventi o vissute, risulta veramente difficile (mi perdoneranno le casalinghe o le pensionate il cui unico pensiero è spolverare un mobile vuoto e una libreria senza libri) una cosa così, però ci sto benissimo e poi fa un po’ casa un po’ atelier.
Ieri sera sfogliavo un libro di meravigliosi disegni di Albrecht Durer (niente umlaut per questa tastiera, vabbè) incantata davanti a siffatta bellezza, e pensavo alla mia prossima opera. Pensavo anche alle stupende incisioni di Rembrandt e alla mia prossima opera. Non che fra le tre cose ci sia un nesso (io non mi metto a gareggiare coi Maestri Assoluti), ma un po’ di narcisismo non guasta. Sono un po’ stanca di sentirmi “Cenerentola”.
Lo so, per noi donne creare, in senso narcisistico, egoistico, per aumentare il soddisfacimento personale, è sempre stato un problema. Noi dobbiamo fare sempre le cose belle per gli altri. E aspettare che gli altri ci dicano “Ooooooooooh!”.
E questa è la grossa palla al piede che ci mettiamo, il fare per gli altri e mai per noi. Stranamente, dico per il soggetto insolito (in genere sono paesaggi o ritratti d’altri) mi hanno commissionato un autoritratto, per ciò occorre che io mi faccia fare delle foto,  è una cosa curiosa, molto stimolante, sarà un’occasione per dare sfogo al mio narcisismo, per giocare con la mia immagine reale (quella materica, ciccia, ossa, tendini, lavoro di chiaro-scuro con unghie, cornee, capelli) e un po’ la mia rivincita (anche) su un commento superlativo che il mio amore ha lasciato a una tizia di splinder che ha un avatar pesantemente taroccato. Una cavalletta nascosta sotto una parrucca nero fumo. Salvo poi ricredersi quando gli ho fatto notare che la tipa non ha nemmeno i miei requisiti, ma solo una grandissima abilità nel camuffarsi  dietro una cortina di nero fumo e una maschera di vamp costruita ad hoc.
Voglio che sto cazzo di commento sei una donna bellissima, lo metta a me, finalmente, dopo avere visto le foto e l’autoritratto. Chiuso capitolo.
Ma la motivazione principale è che io devo tornare a “splendere” come persona e come artista nel modo migliore, senza intermittenze come una lucciola, ma di luce continua.  E tutto ciò passa attraverso la mia autostima. Quella cosa che ti fa essere fiera d’avere due mani perfette, come le mie. Ripeto, noi donne si tende a fare le cose solo per gli altri, sentendoci in colpa tantissimo quando le facciamo per egoismo. E così si passa la vita a pensare all’uomo, ai figli, ai traslochi, ai genitori anziani, ai carcerati, ai moribondi, al volontariato, agli archivi, alle sedi di partito, alle feste patronali, alle tombole di beneficenza, a mantenere i fiori freschi e i lumi nei cimiteri. Fin da bambine, la tensione sta tutta lì, nel fare le cose per gli altri e dagli altri dipendere. Saremo sempre le più brave a scuola, quando i maschietti fanno i discoli, e nonostante tutti i nostri sforzi a studiare, il mondo del lavoro premierà di più gli uomini, assegnando loro ruoli più prestigiosi e quindi le paghe migliori. Questa nostra immensa generosità e bellezza, alimentazione dove c’è la fame, cura dove c’è la malattia, consolazione dove c’è il dolore, vitalità dove intorno c’è la morte, ci fa perdere giorno per giorno autostima, ci fa sentire “brutte” poiché spendiamo tutte le nostre energie, pendiamo dalle labbra di chi amiamo, dipendiamo dai giudizi della suocera che è sempre acida con noi, dagli scleri del nonno che si piscia addosso, dai programmi televisivi che ci vorrebbero sempre perfette come bambole gonfiabili a suon di botulino labbra gonfiate e tette al silicone, dalle palpate di culo del nostro capufficio, dalle prediche del sacerdote per il quale noi donne siamo tutte peccatrici; dai pareri del medico per il quale noi abbiamo sempre delle “patologie”,  siamo sempre grasse, depresse, problematiche, così come considerano patologico partorire, allattare “più del normale”,  andare in menopausa, sentirci stanche e tristi o pesare 10 chili più di ciò che è segnato sulla tabella, e da tutte le altre figure professionali che sono tutte migliori di noi, e sempre sconfermanti, paternaliste, e mai una parola di conforto al momento giusto, nemmeno da noi stesse (si sa che noi donne siamo le nemiche numero uno di noi stesse). Noi siamo quelle che ci restiamo male se nostro marito il commendatùr in andropausa guarda le ragazzine di vent’anni per sentirsi giovane. Noi siamo sempre quelle del ti chiedo scusa se mangio come ogni altra persona normale a questa cena… lunedì mi metterò a dieta. Tanto per mettere le manine avanti e non essere massacrate dalle amiche invidiose della tua sesta di reggiseno e dal fatto che gli uomini si voltano a guardarti (altro che cavallette, porcodd…).
Eppure noi donne siamo bellissime, lo siamo anche senza bisogno di taroccare un avatar fino a farci credere Vampyrella o Greta Garbo, di metterci due etti di rossetto rosso corallo perché come dice il mio lui “le donne con il rossetto rosso sono più sensuali”, o di dimostrare a uno cecato, la bellezza di carne, naturale, selvaggia, che abbiamo.
Noi donne siamo belle selvagge, anche a una certa età (chissà perché l’età è certa solo quando si va oltre i 40 anni) siamo belle senza artifici, e siamo belle anche struccate, possiamo giocare con la nostra immagine, divertirci con le nostre immagini, testare luci e colori, perdonarci qualche difettuccio che ci fa essere uniche al mondo, fare le linguacce e ridere dei nostri occhi strabuzzati, senza questa tensione di voler apparire in maniera “perfetta”… vorrei che questo autoritratto mi portasse a sentirmi dire che sono bellissima, ma che il suono di questa parola bellissima, provenga in primo luogo da me, risalga dal mio io profondo, rompa le catene che mi tengono imprigionata a cliché, mi renda sicura di me stessa, mi faccia sentire almeno per una volta libera.

Me lo merito sì o no. Ecchecazzo…

*

23 Marzo 2010 – 12:37

 
un buongiorno alla mia tenerissima e bellissima… sto un pò meglio ma mi sembra di riemergere da sotto terra… qua il tempo è come al solito grigio e la gola dà ancora un pò di fitte… ma bisogna ripartire… a dopo, je t’aime
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#2  23 Marzo 2010 – 13:14
 
Cosih mi piacy, e la prossima volta “sei bellissima” non dirlo piuh all’amor tesecca.
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#3  23 Marzo 2010 – 14:40
 
Pralina, Tesor, farò quanto mi hai chiesto, dammi però un pò di tempo perchè ci voglio fare un commento degno di tanta bellezza, bellezza esteriore e interiore, bellezza sofferta, sentita e urlata. Tutti devono impallidire leggendo e chinare la testa accecati, perchè TU sei bellissima dentro e fuori, davanti e dietro, in ogni singolo cm. della tua pelle. 
Grande Pralina  ti abbraccio stretta stretta.
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#4  23 Marzo 2010 – 14:43
 
Dimentico sempre di dirtelo,  osservavo il tuo avatar, delizioso!
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DONNA NANA, TUTTA TANA!

ululato da Pralina alle ore 15:57 lunedì, 27 dicembre 2010

Dieci motivi tra il serio e il faceto per cui la donna bassa è meglio (per rispondere a chi mi dice che dare della “bassa” a una donna è una battuta di spirito)… e non si offendano le donne alte, perché hanno già mezza bellezza dalla loro parte, ma l’altra mezza ce la prendiamo noi!

1) è l’altezza classica, quella della Venere di Milo e di tutte le modelle dell’antichità e dell’era moderna

2) per fare cinema, teatro e televisione, non importa essere alti, ma caratteristici e fotogenici. Qualche esempio di “basse”? Marylin Monroe non arrivava a 1.70, Mae West, Wanda Osiris, Giulietta Masina non erano propriamente delle stangone, ma l’elenco è lunghissimo, si fa prima a dichiarare quante (poche) stangone hanno lavorato come attrici prima degli anni 80… fino a Raffaella Carrà, Sandra Mondaini e la Clerici (vabbè quest’ultima mettiamocela per spirito di solidarietà, vah), che pur non essendo altissime, hanno resistito in tv più delle giraffone. Per non parlare della simpatia delle donne piccole, da Tina Pica a Rita Pavone, una come Syusy Blady è travolgente, e ha inventato il neologismo “tap model”.

3) a esser basse è meglio: quando devi comprare un paio di scarpe veramente fighe, trovi sempre qualcosa della tua misura, perché il piede non supera il numero 40 e indossando un paio di scarpe coi tacchi, non fa l’effetto di “travestito” mentre per noi piccoline fa l’effetto di Betty Boop!

4) devo dirla tutta? argomento “schiena”… no, non la dico per non ferire chi sta curvo, le persone basse quasi mai, anzi spesso stanno diritte e impettite

5) io ho una bassotta e mi ci trovo benissimo! 

6) gli uomini alti sovente (anche se non sempre) preferiscono le donne nane come me, perché s’illudono di poterle dominare o perché ispirano sentimenti di protezione, si sa, Minnie (Topolina) ha avuto più successo di Clarabella, mentre quelli bassi vengono spesso intimiditi dalle stangone… e poi, dice il proverbio, donna nana, tutta tana!

7) le donne basse possono avere più fascino perché fin da piccole (cioè, fin da subito) devono esercitarlo con tutta la loro forza, quelle alte sono già arrivate al capolinea, sono già belle perché così è già stabilito (ma da chi?)

8] le donne gnome, come me, con una quasi sesta di reggiseno, fanno un certo effetto, una donna alta con una sesta è già nella sua norma (anche se a dirla tutta, quelle spilungone magre amate dagli stilisti, hanno al massimo una seconda)

9) quando ti metti per l’orizzontale, sinceramente, che senso ha avere 20 centimetri in più che non siano di organo genitale?

10) in effetti le misure sono relative: ai medici (o anche falsi medici) che mi dicono che dovrei perdere almeno 20 chili, io dico sempre che sono diversamente alta e che sono una falsa grassa, così anche se non ci credono, mi sono presa il tempo per uscire dallo studio, in un nanosecondo, e senza pagargli la porcella.

la maga tutankamion

domenica, 03 gennaio 2010

 
L’INSEMINATORE ROMANO – Ano Terzo, numero 85
 
Ebbenessì, siano nelnuo wodecennio! E siamo alter zoanno diat’tivitah! Trullallero, trullallah. Primonu mero delnuo woanno molto ricco. Ire stanty 2 (=34) segni nonanco rafatty, cioeh Vergyne ele One. Dalla regja mi dicono che ciri mangono altry segnj da fare, cioeh T’oro, Scorpy One, Saggittarjo e Bylancia. In barba a Papa Natzinger, noi i maghi lia scoltiamo davvero!
 

EDIZIONE  SPECIALE!  OROSCOPO  A  DUE  VOCI!

Bylancia.
 
Maga Tutancamion. Per questo segno, la ricetta eh la seguente: prendete 200 gr. di burro e amalga mateli con 300 gr. di faryna e 200 gr. di zucchero avelo, 3 tuorli di vuovo, fatte tutto un pastone e spianatelo con le mani unthe fino a ridurlo come una pastafrolla. Posha mettetelo nel frigo per farlo riposare mentre statetrom’bando. Appena alzaty da letto, fresky e riposatih, prendete la pastafrolla con le mani ancora odoro sedisesso e spianate la pastafrolla in un recypiente consono mentre il vostro lui o lei vi importuna dadietro. Aggiungete la famosa marmellatha di limoni svizzeri (ricetta ory ginale del dott. Simon Schwarztbrocken). Mettetetutto in un porno riscaldato a 180 (456) gradij e aspettate che la crosta tasia pronta. Ripetete il tutto per 365 giorni. Auguri!
Mago Thelma. Nonda teretta al’lamia collega’a. La cvantitah giusta di bvrro eh 180 grammij. Io lo so percheh qui in carc… ehm, nelmio rityro spiritvale phaccio cvesta rycetta tutt’i’ggiornj e miwiene 1o (tre) skianto’o. Limpor tante eh trombare bene e a phondo senò ildol cenon viene, insomma, non viene nulla.
 
Leone.

Maga Tutancamion. Per questo segno, consiglioprud enza nei rapporti colvici nato, ewitate di ascoltare musicapanch a tuttovolume alle 4.23 della mattina, ma soprattuttoh non fate cadere il vos trosacco dell’immondy zia con accua minerale dentro per fare uno skerzo, nel terrazzo del vos trovicino. E’ un consyglio spassiona tochevidò, io awewo una zia che si eh coNportata cosih e non vi tedioh oltre nella descrizione dei suppliziy inphlittelele. Avugurj a tuttileony! Happy Pantaleo!
Mago Thelma. Ileonij nonmi sono mai piacivty. Una volta sono ‘ndataal’lo zooh conmia cvgina eper poco nonci mettewano nellagab’bia purannoj perchè cj awewamo scaNbiato per dve (9) di quej ynsvlsi pheliny. Perkuy nonoh nvlla dadire. Sene incontrate vno, rangiatevy.
 

Sagittario.

Maga Tutancamion. Non voglio influenzare la giuria qui presente, elen cando le dotj di questo segno. Il s’agitt’ario è il miglior segno dello zoo dyaco checchè ne dicano gli altri segnj. Io che lo conosco inty mamente bene, posso affermare che eh un segno molto phocoso, apphettuoso, pieno dita lento. Chi trova un saggittarijo trova untessoro!
Mago Thelma. Es’sendo in conphlitto dint’eressj prepherisko non pronunciarmij. Ringrazio lacol’lega per gliap prezzamentij rivoltimij, inpar tephuori luogo, datoc hesono ghej. Comuncve larin grazio, oggi sono ghej, domani chissah…
 

Scorpione.

Maga Tutancamion. Soly tamente non sono molto preparata su questo segno, ma siccome sono inballo devo ballare, qualcosa si trova seNpre dadire e a chi tocca leggere i coccigi sono suoj. Amici scorpions all’ascolto, quest’anno secondo il Mago Bronchenolo eh il vostro anno fortunatoh, percioh vi consiglio di farmi un versamento sul mio contocorrente n. 134567893 intestato ah Maga Tutankamion (mi raccomando la cappa, non la cj, anche di konto korrente) via la Polizja 378 – 00,001 Tirana. 
Mago Thelma. C-hari scorpionj, cosih non wa, non wa proprjo. Vi statetra scvrando unpòh troppo! Perkuy wi consiglio di cvrare ilvo stroas petto, datoche riskiate diasso migliare troppo alvo strosegno’o. Bacinibaciò.
 

Vergine.

Maga Tutancamion. Ora sarebbe fintro’ppo facile, phare glispiri tosy con parallely tipo “Vergini” sul typo sessuale, per cui si ride degli imeny intonsy e cosedique stotipo, siccheh non diroh niente, per non phare luoghi comuni banalj e scontatj. Sesso. Se ci riusciteh, entro la phine dell’anno, pagatemi la scommessa, ahahahahahahahahahaha! (basta, non inphieriamo).
Mago Thelma. Prewedo perwoj teNpi seNpre piuh dvri, mamol tomol todvri. Insomma, vshite ilmeno pos sibiledi casa. LAVORO (per lei): i proximi 9 mesj può essere che NON laworerete. Avguvrj e phigli maskj.
 

Toro.

Maga Tutancamion. Eh il mio segno e quindj eh facile per me lodarmj e sbrodolarmj, ma per dowere e obbiettywitah, eviteroh di fare personalismj. Lavoro: un annoh disuc cessy, incontrerete un produttore discographico che vi proporrah dincidere il vostro hit “Bagnantj dai mari e dalle piscine”. In alterna tiva, parteciperete alla Sagra del Merluzzo a Porto Franco, che si terrà dal 2 febbrajo al 5 novembre. Amore: si farà dal 2 febbrajo al 5 novembre. Salute: nei restanti giorni. Affari: uno grosso, ma grosso veramente. Auguri a tuttitori, agli autori e agli attori!
Mago Thelma. Qvesto eh vn segno che mingripha parecchio, ilmio vltim’am’ante era vn torero. Anzi, se posso approphittare worrej phare vnnan’nvncio pvbblico: AUGUSTIN, amore mio, torna da me! Checci fai in Ispagna? Torna, tiprego, dal tuo Luigino (ilmio vero nome, echecaz). Torna dal tuo Luigino Telmino, capyto, Augustin? Sono cva cheti aspetto a gam… ehm, a bracci’aperte. 
Maga Tutancamion. Si dice a bucoritto, a Firenze…
Mago Thelma. Matanto non tornah… sigh, sigh, come sopphro…


Bene, e come primo nvmero del’lanno direj ch’è tvtto. Il Grvppo Editoriale SORBOLE, nella persona del phondatore, il Dott. Andrea Pheder, del direttore editoriale il Dott. Alcyde Brvnazzi e dei nostri collaboratorj, la Maga Tutancamion, il Mago Thelma, il Prof. Taddejs, l’aesperto cinematographico Carlo Liverani detto Visionator, i nostri inviatij Teomondo Scrofalo e Pralino Defructibus vi avgvrano FREULICH NEUJAHR 
 
 

renzi? a me mi garba

ululato da Pralina alle ore 10:46 venerdì, 17 dicembre 2010

LO SAI CHE RENZI E’ PROPRIO BRAVO? …. “A ME MI GARBA….”

Cosa ne pensi della politica cittadina? Di questi tempi girando per Firenze può capitare di sentir parlare di ciò che accade in città. Il “Comune”, questo comune che rompe le scatole, che non fa le cose come dovrebbero esser fatte, oppure questo “comune” che ha fatto bene a fare così…. il discorso prosegue e un altra parola si aggiunge al dialogo: “Renzi”. Il buon Matteo è sulla bocca di tutti e sicuramente, a differenza di altri sindaci che lo hanno preceduto, Matteo piace. Giovane e giovanile, intraprendente, onnipresente, rottamatore del vecchio, pronto allo scherzo e alla battuta, accondiscendente ma sicuro, talvolta spavaldo… (ma non vi ricorda qualcuno di più noto?)

Il buon Matteo, assai più catto che comunista, fiero della sua giunta fatta di scudieri pieni di personalità, ha buoni rapporti con tutti, sta facendo il bene della città…. pochi si sbilanciano nella sua critica…

Pochi hanno voglia di pensare, di approfondire, di leggere tra le righe… ma cosa vuole veramente il buon matteo?

Badate bene a questa riflessione, senz’altro di parte, senz’altro antipatica, senz’altro minoritaria, fatta da anarchici, gente però che non lotta per conquistare potere, gente che sta fuori dal palazzo, che sta per la strada, gente che casomai si mette sempre e comunque dalla parte di chi è sfruttato, vessato ed emarginato…. insomma gente di merda, direbbe qualcuno.

Cosa sta facendo Renzi, quando continuamente appare alla televisione, anno zero, ballarò, su “La sette”, in tutte le radio, internet, facebook, blogs, organizza convegni di rottamatori, presenzia a tutte le occasioni pubbliche dispensando approvazioni, complimenti, congratulazioni, offre addirittura brioches e cappuccino improvvisandosi garson in palazzo vecchio? Sta facendo il bene della città? Opera alacremente per migliorare le condizioni di vita dei cittadini, risolvere i problemi? O invece è perennemente impegnato nella costante opera della promozione di se stesso? Self-marketing lo chiamerebbe qualcuno.

Proviamo a valutare da ora in avanti con occhi un po’ diversi tutto ciò per cui Matteo, quel bravo ragazzo tutto chiesa ed oratorio, sta facendo per la città… e ciò che fa per se stesso… quello che dice e ostenta e quello che non dice….

Poche semplici considerazioni….. che tutto si ribalta…..

Renzi sta spendendo un sacco di soldi…. c’è da rifare le strade, le grandi opere per la città, c’è da cambiare le macchine per la pulizia delle strade, c’è da organizzare quello e quell’altro evento, c’è da fare qui e li…

e i soldi?

Li manovra lui, lui “tiene” la delega all’urbanistica, il settore strategico del comune, da lì si spostano capitali, si decide su appalti, bandi, si costruiscono “alleanze”…. è li la stanza dei bottoni….

Ma ancora, da dove vengono i soldi? Dai cittadini, ma non bastano ….

I soldi sono delle banche. Le banche finanziano il Comune, danno i soldi a Renzi, questo gallinaccio dalle ova d’oro, il buon Matteo, che nel frattempo ha messo in vendita una caterva impressionante di edifici pubblici, spazi collettivi, roba di tutti i cittadini, edifici storici, si parla di 500 milioni di Euro di patrimonio pubblico destinato a scomparire in pochi anni, in nome di chi? Di che cosa? Le banche finanziano con la garanzia del patrimonio messo in vendita, le vendite non vanno così bene, si vende poco, si vende a prezzi stracciati, solo grossi speculatori riescono a fare affari, non i cittadini che invece di case avrebbero bisogno, di spazi pubblici e aggregativi, di luoghi fuori dalle logiche di profitto avrebbero bisogno…, si vende il patrimonio storico e artistico della città gettandolo in pasto ad immobiliaristi e costruttori, transitando però inevitabilmente dalle banche, che spesso, si trovano e si troveranno ad essere contemporaneamente creditori del comune e proprietari degli immobili forniti in garanzia in caso di aggiudicazione delle aste. Questo vuol dire decidere del futuro di Firenze, avere partita vinta sul comune rispetto al potere contrattuale di stabilire ciò che dovrà essere di tutti questi immobili: case, alberghi, banche, residence, bordelli…

Questo è ad esempio il caso dell’immobile dove gli anarchici hanno la loro sede, l’immobile di via dei conciatori. Un antichissimo palazzone di 1800 mq, patrimonio storico della città e del quartiere di santa croce, all’interno del quale gli anarchici hanno un fondicino di poco più di 50 mq e che rivendicano come loro diritto di esistenza, come sede storica spettante ai movimenti antifascisti che durante il ventennio si son visti espropriare le sedi di proprietà (2 a Firenze), e che il comune, così tanto antifascita, mai ha pensato di restituire, riconoscendo di fatto quello che a noi sembra un sacrosanto , scusate il termine, diritto.

E i cittadini? I cittadini avranno amato tanto Renzi, tanto amato… talmente tanto da essere rimasti in mutande per lui… ma cosa importa… tra 10 anni Matteo sarà da un altra parte, i soliti invece saranno sempre lì, con un mare di merda in più….

Circolo Anarchico Fiorentino

Via dei Conciatori 2r Firenze 

circoloanarchicofiorentino@inventati.org

https://circoloanarchicofiorentino.noblogs.org

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Dal blog del nostro amico Riccardo Venturi www.ekbloggeti.blogspot.com

venerdì 1 aprile 2011

Clamorosi outing di Matteo Renzi: “Sono bisex e tifo Juve”

 

Clamorose dichiarazioni del sindaco di Firenze al mensile cittadino Reporter: “Mia moglie ha sempre saputo tutto, ma è una donna dalla mentalità moderna e aperta; vorrei vedere la signora D’Alema come la prenderebbe”. “Ho avuto una breve relazione con Mike ai tempi della Ruota della Fortuna”. “La Fiorentina? Come sindaco la sostengo, ma il mio cuore è bianconero. Il mio idolo era Beppe Furino.” Reazioni sconcertate in città; la lunga intervista sul numero di maggio del mensile distribuito gratuitamente a tutti i fiorentini.Le agenzie battono la notizia, e Firenze si risveglia all’improvviso dai primi torpori primaverili: in una lunga intervista concessa da Matteo Renzi al mensile “Reporter” (la rivista distribuita gratuitamente a tutti i fiorentini, suddivisi per quartiere di appartenenza), il “sindaco più amato” rilascia delle dichiarazioni a dir poco scioccanti. Ad una domanda dell’intervistatrice a proposito di certe voci che già circolavano insistentemente negli ambienti politici non soltanto fiorentini, Matteo Renzi ha deciso di mettersi a nudo senza reticenze. Riportiamo qui il clamoroso outing:

– Guardi, le dirò con tutta la mia sincerità: sono bisex fin dalle mie prime esperienze sessuali. In questo, probabilmente, l’ambiente degli Scouts ha giocato un ruolo decisivo. Se finora non mi ero deciso a dirlo apertamente, è stato per non fornire facili appigli ai miei avversari esterni e interni in un paese ancora non avvezzo a queste cose, ed anche per tutelare la mia famiglia…lei capisce, con il ruolo politico che ho rivestito prima come presidente della Provincia di Firenze, e poi come sindaco a partire dal 22 giugno 2009, non ritenevo opportuno palesarlo….

– Signor Sindaco, sicuramente tutta la cittadinanza apprezzerà questo suo impeto di trasparenza, anche per quanto riguarda la sua vita privata…

– Per una persona che riveste il mio ruolo, è necessaria; una cosa che, forse, qualcun altro non deve avere ben capito…

– Si riferisce a Silvio Berlusconi?

– Non soltanto a lui, mi creda. Ma ora come ora non posso dirle altro…Però tengo a precisare una cosa: vorrei vedere come la prenderebbe, che so io, la signora D’Alema. O la signora Fassino se il marito le dicesse d’essere stato assieme a Marchionne.

– Torniamo a lei: come ha vissuto questa sua predilezione per entrambi i sessi nel suo ambiente, particolarmente in quello familiare?

– Mia moglie ne è sempre stata a conoscenza, fin dai tempi del fidanzamento; e, debbo dirle, ha sempre rispettato la mia scelta perché è una donna dalla mentalità moderna e aperta. La cosa non ha mai avuto influenze sul nostro ménage e sulla nostra bella famiglia. Non le ho mai nascosto nulla, a partire dalle prime esperienze…

– Naturalmente non le chiederò con chi sono avvenute…

– Certamente non potrei mai dirglielo, però da questo punto di vista decisiva è stata la mia partecipazione alla “Ruota della Fortuna”, il quiz condotto dall’indimenticabile e compianto Mike Bongiorno….

– In che senso decisiva, mi scusi?

– Ho avuto con Mike una relazione, piuttosto breve ma molto appassionata. Mike passava per il campione del conformismo all’italiana, ma in realtà era una persona assolutamente ricettiva verso ogni tipo di esperienza, si veda ad esempio quando scalò il Cervino (era il Cervino, mi sembra…) per pubblicizzare la grappa Bocchino…non si facciano facili ironie, la prego…allora ero molto giovane, ma il pur breve legame con Mike mi ha fatto capire che la sessualità deve essere vissuta nel profondo, senza vergognarsene e anzi approfittando del senso di autentica completezza dato dalla bisessualità. Da questo punto di vista devo dichiarare di essere in piena sintonia, nonostante le ovvie differenze, con quella corrente giovanile…come si chiamano…

– Gli Emo?

– Esattamente. Come lei sa, sono bisessuali.

– Naturalmente non le chiedo altro; mi dica però un’ultima cosa. Ha delle relazioni in corso?

– Una relazione saltuaria con un giovane commercialista pisano, ma ci vediamo abbastanza poco.

– Anche di questo naturalmente sua moglie è a conoscenza…

– Certamente e non mi ostacola, come del resto non ha mai fatto.

– Signor sindaco, lei è altrettanto aperto anche nei confronti di eventuali relazioni bisex di sua moglie?

– Senz’altro, anche se lei non me ne ha mai parlato. Se ne avesse avute, sicuramente lo avrebbe fatto. Le ripeto: in casa Renzi viviamo davvero nel XXI secolo, contemperando il tutto con la nostra fede cattolica. Non ci appartengono né le veteroideologie, né la veterosessualità. Tutte mentalità, mi permetta di dirlo, da…

– Rottamare?

– Esattamente. Come da rottamare sarebbero molte altre cose, anche in questa città.

– Passiamo ad altro, signor sindaco; sul lato Fiorentina?

– Guardi, colgo l’occasione per liberarmi anche da questo punto di vista. Ho sempre tifato per la Juventus.

– Scusi?….

– Ha capito bene. Fin da piccolo sono un bianconero sfegatato, sul comodino in camera mia avevo la foto di Furino…centrocampista roccioso che era il mio non facile idolo….tutti con Bettega, con Anastasi, con Platini, con Bignè Boniek… io invece ammiravo quell’umile lavoratore del pallone, una colonna…

– Si rende conto dell’effetto di una simile dichiarazione, signor sindaco, in una città come Firenze?

– Me ne rendo conto. I fiorentini potranno digerire la mia bisessualità, ma non la mia juventinità, lo so benissimo. Ma anche qui è in gioco la sincerità che si richiede a un rappresentante delle istituzioni. Sia chiaro: sono fiorentino, e come tale sostengo la Fiorentina senza se e senza ma, ad ogni livello. Ma il mio cuore era, è e resterà bianconero. Del resto, la mia relazione con Mike iniziò proprio parlando della nostra comune fede calcistica, che lui mi giurò di non rivelare…e ha mantenuto la promessa. Caro, meraviglioso Mike!

– Si ripresenterà allo stadio dopo questa dichiarazione?

– Confido nella capacità di comprensione dei fiorentini, anche se è possibile che…

– Che la riducano in polpette?

– È un rischio da correre a viso aperto. Tornerò allo stadio per sostenere la squadra della mia città, come si confà ad un buon sindaco. Tranne in occasione di Fiorentina-Juventus…

Le dichiarazioni di Renzi, come prevedibile, hanno suscitato un autentico vespaio in città. Se l’assessore alla mobilità e al decoro, Massimo Mattei, parla di “autentica rivoluzione copernicana che fa onore all’umanità del Sindaco ed alla sua chiarezza anche sulla sua vita privata”, ironico è l’ex “sceriffo” Graziano Cioni: “Parigi ha un sindaco gay, Londra lo stesso, ma a Firenze non ci riesce fare altro che le cose a metà…” Dietro ad un “no-comment” si trincerano altri componenti della giunta Renzi, mentre il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, si concede una battuta: “Renzi bisex? Io lo batto, sono trisex”. Di fronte alle dichiarazioni del Sindaco, il portavoce dell’Arcivescovo Betori si mostra prudente ma preoccupato: “Aspettiamo di leggere l’intera intervista, ma non possiamo fare a meno di esprimere l’inquietudine che ci attanaglia, tanto più che le dichiarazioni del sindaco Renzi gettano fango sull’istituzione degli Scouts.” Un inaspettato soccorso giunge a Renzi da Franco Zeffirelli: “Questa volta solidarizzo col sindaco di Firenze, ed alla mia età questo mi previene da secondi fini. Un bravo a Matteo: ha avuto coraggio!” Di diverso tenore le dichiarazioni degli esponenti del PDL fiorentino: se il consigliere Alberto Locchi parla di “attentato alla famiglia e, soprattutto, alla Fiorentina”, Giovanni Galli ironizza pesantemente: “Mi hanno dato del traditore perché sono andato a giocare nel Milan, ora che diranno? Ma delle sue preferenze sessuali non m’importa.” Il consigliere Francesco Torselli parla apertamente di destituzione del sindaco: “Renzi è indegno di rappresentare Firenze, Berlusconi perlomeno va solo con le donne.” L’ex candidata alla presidenza della Regione, Monica Faenzi, esprime invece indifferenza, sospettando che dietro alle dichiarazioni di Renzi ci sia l’ “ennesima trovata pubblicitaria”. Da segnalare infine le dichiarazioni dei tifosi Viola che si ritrovano presso lo storico Bar Marisa del Viale Fanti: “Renzi è un traditore, dopo essere andato da Berlusconi ora vada pure dagli Agnelli così si chiude il cerchio.” Soltanto il solito bastian contrario fa presente che il bar Viola per antonomasia si chiama “Marisa”, che era il soprannome di Boniperti…

 

SONO SENSIBILE

ululato da Pralina alle ore 23:31 venerdì, 15 gennaio 2010

Sono sensibile perché la vita è tale, si nasce nudi e indifesi da una madre aperta, l’unico canale che ci fa scivolare nel mondo è rosso come il fuoco e morbido come le viscere della terra. Si resta teneri finché c’è acqua e follia nel nostro organismo, finché si danza, sogna, emoziona, piange, piscia, caga. Si nasce nel dolore e nel dolore si vive, non c’è dolore nella morte, secca, dura, inerte, non c’è acqua nell’abisso nero. Così come non c’è vita ma solo morte nei rituali umani consumati, nelle convenzioni sociali, nell’ipocrisia, nel consumismo, nella televisione… sono momenti in cui ogni emozione è sospesa, rinchiusa, negata, i comportamenti devono essere omologati. Rivendico il diritto di piangere e di disperarmi, così come invento, racconto, rido, sono allegra e sono utile quando ti faccio divertire. Ho capito che la mia sensibilità ti spaventa, ma io sono più spaventata per l’insensibilità, per la maleducazione, per l’inciviltà, per la violenza, per la crudeltà, o ancora peggio, per la mancanza di umanità di questa società umana. Se provo dolore è perché sono viva, non vivo per provare dolore ma ho accettato questo amaro prezzo per sentirmi viva, e così non ho mai preso psicofarmaci e ansiolitici nemmeno per dormire. Io voglio sentire il mio dolore che mi scava dentro e non voglio fuggire dal mio dolore e, anzi, aspetto il mio dolore per trasformarlo in amore e in gioia.  Sono sensibile quando infilo il mio muso sotto le coperte e ti faccio sentire il paradiso, gli occhi chiusi ti portano nell’iceberg di lava incandescente, allora benedici il mio essere sensibile come una rivelazione, il mondo è tutto sulla mia pelle e nella mia vagina. Sono sensibile perché sono un po’ nordica e un po’ ebrea, spagnola, vichinga, mongola, venusiana; sono la sciamana unna che attraversa il fuoco, la marrana conversa inquisita da Torquemada, la ragazza sicula con la pistola, la walkiria dalle bionde trecce che cavalca sospesa sopra le nuvole, l’arzdora romagnola che fa i passatelli china sul tavolo coi seni offerti alla vista del suo uomo. Sono sensibile e questo è il prezzo per scrivere e dipingere, non riesco a immaginarmi Frida Kahlo come una tranquilla impiegata, non so pensare a un mondo senza Sylvia Plath, anche se Sylvia Plath ha fatto a meno del mondo. Sono pazza e fuori di testa, come hanno definito Alda Merini, ci ho avuto culo, non sono mai finita in un manicomio, ma di quaderni ne ho scritti a fiumi e li ho stipati dentro un armadio a muro. Non voglio essere definita poetessa e non ambisco a premi letterari, preferisco che mi si conceda il diritto d’essere sensibile. Sensibile troppo, e troppo sensibile. Serve a qualcosa? No. Non serve vivere. Vivere da servi, ancora meno. Le immagini dei bambini sotto le case accartocciate ad Haiti, mi spezzano il cuore. Non posso farci niente, mi spezzano semplicemente il cuore. Sarà perché sono madre e ho ancora le mestruazioni. Sarà perché non fingo di essere sensibile, sensibile lo sono veramente. Sarà perché è lo stesso dolore, la stessa rabbia che ho provato quando leggevo un libro di testimonianze sulla guerra nella ex Yugoslavia. Allora, quello stronzo del mio ex amante mi disse “Non sarà che sei troppo sensibile? Dovresti fregartene di più e piangere di meno”. Allora io sulla testa del mio ex amante ci avrei cagato, perché lui non aveva mai avuto figli e non poteva sapere cosa provi quando i mercenari ti stuprano una figlia di 11 anni davanti, in gruppo. Sono sensibile perché non porto una divisa, perché non sono divisa, perché non ho la divisa nel cervello… perché mi sento una cosina d’argilla plasmata dalla pioggia, una farfalla che stenta a volare per troppo fango, ma che ha dentro tutti i colori del volo.

viaggio verso meridione

mercoledì, 29 dicembre 2010

viaggio verso meridione
 
Come ultimo post del 2010 ho scelto questa email arrivatami dal mio caro amico e fratello d’arte Fausto Cerboni, che in questo momento si trova con la compagna e i suoi due fantastici bambini a Pantelleria. Io e Fausto nel 2003 e 2004 abbiamo lavorato ad uno spettacolo teatrale dal titolo “Animale Vagante”, ispirato alla figura del combattente antifascista genovese Giambattista Lazagna, detto “Carlo”, scomparso ormai otto anni fa. Lazagna era l’avvocato dei portuali di Genova, e fuoriuscì dal PCI dopo i fatti di Budapest del 1956. Grande amico dell’editore Feltrinelli, il comandante “Carlo” ha scritto vari libri sulla lotta partigiana e, dopo la tragica morte dello stesso Feltrinelli nel 1971,  fu addirittura accusato ingiustamente di essere uno dei capi delle BR. Completamente scagionato quattro anni più tardi, ha vissuto gli ultimi anni nel modo più semplice: coltivando un orto in alta Val Borbera e godendosi i suoi nipotini. Da qualche anno Fausto e Simona vivono a Praglasso, minuscolo borgo dell’alta Val Staffora, ai confini tra Pavia, Piacenza, Alessandria e Genova. Ho ritenuto questo diario di viaggio molto simpatico e ve lo propongo come benaugurante per il 2011. Ci sono anche due foto: una è sua con uno dei figli e l’altra è della Comune Anarchica Urupia, sita nel Salento, un luogo dove si mangia e si beve come in pochi altri del Pianeta. E sopratutto non ci sono nè servi nè padroni. 
Abbiamo impiegato circa un mese per la nostra discesa dal villaggio di Praglasso fino a Pantelleria.
In questo percorso abbiamo visitato parenti, amici di Campocarlo (vedi il sito Campocarlo.it, ndr), amici dei tempi della pallamano (Fausto è stato Nazionale Italiano di Pallamano, ndr), comunità anarchiche, couchers. Ovunque siamo stati abbiamo ricevuto amore nell’accoglienza e cibo e noi ne abbiamo lasciato altrettanto in cambio. Nel grande furgone del teatro del Piccione, che quelle strade le aveva già percorse più volte portando a spasso teatranti giovani e bambini infanti per anni, avevamo caricato salami e vino delle valli unite, marmellate e salse di pomodoro del villaggio di Praglasso e olio umbro di mia madre. Di nostro abbiamo messo, oltre all’invadenza, tutto l’amore e il rispetto che abbiamo potuto, e dove è stato possibile, abbiamo scambiato aiuto nei lavori quotidiani o nella preparazione delle feste per un evento speciale come quella per il piccolo Bruno.
Grazie a tutte le persone che ci hanno accolto abbiamo potuto scendere verso sud agevolmente e felicemente, senza fatica e con la gioia nel cuore.
 
091220113046
 
Ora, da più di 10 giorni, siamo a Pantelleria, che a dire il vero non è poi tanto a sud, ma quanto basta per dire che qui non nevica e si va al mare. Anzi siamo in mezzo al mare, letteralmente circondati a vista dalle acque dello stretto di Sicilia.
Il bagno? Beh, in questa isola vulcanica ci sono le pozze, ovvero delle vasche naturali di acqua calda a 38-50° lungo tutta la costa, così ogni tanto ne approfittiamo, almeno quando il vento non tira troppo forte e porta l’acqua fredda del mare dentro le vasche. Ma essendo un isola c’è sempre una costa riparata dal vento.
 
E se c’è il tempo brutto? C’è sempre “lu bagnu sciuttu”, una grotta dentro la montagna con vapori che arrivano a 60°. Una sauna naturale.
Percorrendo un sentiero sopra la valle del monastero, un collasso dell’antico vulcano, si arriva alla grotta.
Scavata dall’erosione del vapore che condensa sulle pareti e scava la pietra porosa, dentro ci sono sedili naturali immersi nel buio profondo. Candele disseminate ovunque danno luce quando il chiarore del giorno non riesce più a penetrare a rischiarire il corridoio d’ingresso. Dentro si parla e ci si conosce senza guardarsi in faccia. Una grotta di babele, la chiamo io. Lingue diverse si accavallano in echi morbidi di suoni umani.
 
Un luogo di socializzazione incredibile. Una piccola terrazza davanti l’imboccatura della caverna, con affaccio al mare dalla quale si gode un tramonto meraviglioso, offre la possibilità di incontrare persone di ogni provenienza.
Il giovane ingegnere di Friburgo che lavora nella centrale elettrica dell’isola tentando di portare una nuova tecnologia, rinnovabile, che sostituisca la combustione del gasolio, l’emigrante pantesco con la moglie veneta in vacanza, il contadino pantesco con il suo Ape50 parcheggiato accanto al furgone del teatro del Piccione alla fine della giornata di potatura delle vite, ancora sporco di terra e sudore insieme alla moglie ben vestita perché è domenica e lei ci tiene a cambiarsi nel giorno di festa, l’avvocato romano in visita alle sue vigne e i parenti rimasti sull’isola, la benestante figlia dell’industriale bresciano in procinto di partire l’indomani per Los Angeles per un brindisi di fine anno, e poi noi, famiglia di quattro persone con cane maremmano al seguito che fa la guardia al sentiero, abbaiando a chi sale per la grotta perchè pensa di stare a casa sua.
La gente va e viene di continuo, è un flusso interminabile che dura fino a notte fonda, forse il momento più bello per entrare in questa dimensione tra il quotidiano e l’archetipo.
 
Stiamo scambiando l’ospitalità con una donna molto cara, Angela, che per trent’anni ha fatto la maestra elementare prima nell’entroterra genovese, poi in Germania e Inghilterra, finendo la sua carriera a Pantelleria dove, dice lei, era troppo diverso il metodo che lei portava con se con quello che qui si usava per insegnare. Dopo altri quattro anni ha lasciato l’insegnamento e si è messa a coltivare la terra che era di suo padre e prima dei suoi nonni, fino ai tempi della presenza degli spagnoli nell’isola.
Taglio legna da ardere (anche se serve poco), taglio l’erba tra gli olivi, dipingo pergolati, costruisco mensole in legno di recupero per la casa dove abitiamo, zappo l’orto, mentre Simona segue i bambini e raccoglie erbe spontanee e corbezzoli.
Angela ha dei terreni in riva al mare dove coltiva zibibbo, capperi e olive, oltre ad avere un orto permanente, tutto bio. Le piante di pomodori, di melanzane e di peperoni qui non muoiono mai, se si fa una buona riserva idrica durante l’inverno.
Infatti nell’isola il problema è che d’estate tutto brucia. Ma anche le varietà di piante sono diverse e più adatte a questo clima. Così l’autosufficienza qui è davvero possibile.
I panteschi riescono anche ad avere mucche, cavalli e asini, che pascolano in riva al mare. Ancora oggi c’è una giumenta impegnata nella trazione di un erpice per interrare il sovescio di favino seminato a settembre nella vigna e falciato a marzo. Gli altri cavalli presenti servono a due maneggi che offrono lezioni di salto ostacoli ai ricchi villeggiati estivi. Da quando Armani ha comprato un dammuso sulla costa orientale altri Very Important People risiedono qui, e li trovi tutti al bar del porto in bella mostra nelle fotografie che il proprietario vanta accanto al bancone. I panteschi hanno lasciato l’isola trent’anni fa e le terre sono per molti ormai un affare immobiliare. L’ultima estrema difesa allo sfruttamento immobiliare di questo territorio è la riserva forestale del demanio, che ha salvato parti dell’isola da un disastro annunciato. E qualche persona, che come Angela, ha deciso di rientrare e continuare l’opera dei padri e delle madri.
 
Non esistono trattori qui. Ne ho visto uno soltanto ed era parcheggiato sotto una tettoia e aveva due ruote bucate. Anche perché la terra qui si scava a mano fino alla profondità di trenta centimetri e quando cammini nei campi sembra di camminare sulla neve. Dopo tre giorni di pioggia non c’è fango. Di questi tempi si va in campagna ogni mattina a controllare le trappole per i conigli, che come da noi per i cinghiali e i caprioli, è la necessaria tutela per la salvezza dei raccolti dell’uva. In un anno se ne riescono a catturare anche 50, che finiscono in tavola nei giorni di festa cucinati al forno con un intingolo di pomodori cotti alla brace e conditi con olio e origano.
L’origano, dopo viti, capperi e olive, in ordine, occupa lo spazio residuo del campo coltivato. Tutto addossato contro i muretti a secco che delimitano i terreni e tengono su il terreno sabbioso misto a pomice in magnifiche terrazze degradanti verso il mare, offre di questo periodo il suo massimo splendore alla vista dei miei occhi. I fichi d’india, occupano invece tutti i punti più sassosi e impervi dell’isola, dove non si può coltivare altro.
7.500 persone vivono in un territorio di 83 kmq. Non è mai esistito il latifondismo. Qui ognuno ha il suo piccolo pezzo di terra dal quale ricava tutto ciò che gli serve per vivere. Le case, chiamate dammusi, sono interamente costruite con pietra lavica, di tonalità diverse del nero e composizione a seconda del punto dell’isola dove affiora. Così le costruzioni sono invisibili agli occhi per uno sguardo veloce. Se invece ti soffermi a guardare davanti a te verso monte, improvvisamente vedi apparire muri a secco e dammusi ovunque, di dimensioni diverse a seconda dell’uso che ne viene fatto. Il dammusino, a migliaia sparsi nell’isola, è una stanza sola con il tetto a volta, spesso con un piccolo stalletto per l’asino e serviva da ricovero quando dalle contrade ci si spostava a coltivare la terra che poteva essere distante da casa due o tre ore di cammino e ci si passava due o tre giorni a lavorare. L’asino, bastato, portava a casa le derrate per la dispensa.
Orzo e fieno sono in rotazione per gli animali. Il grano si coltiva a postarelle tra le piante di vite che vengono tenute basse per il vento. Nei vecchi impianti queste erano inserite in buche di 50 cm di profondità, specie nelle zone più esposte. Oggi, in pratica, non lo fa più nessuno. Si preferisce tenerle impiantate a pari del terreno.
Le piante di olivo sembrano rovesciate. Il tronco si alza per un metro e poi piange a terra le sue branche. Le olive si raccolgono a mano.  Un abbassare la schiena alla terra senza pettini, né reti, né scuotitori, come invece abbiamo visto fare durante la nostra discesa verso l’isola. Un altro modo di incontrare la vita della pianta. ‘Mbe, alla fine, dopo sette anni di confino a Praglasso, siamo riusciti a ad arrivare qui, e questo ci rende felici. Auguri a tutti per una buona fine del vecchio anno. Per il nuovo si vedrà… Fausto, Simona, Ada e Camillo.
 
phederpher