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FATE SILENZIO, NESSUNO DEVE SVEGLIARSI…

A chi abbandona un parente stretto, un familiare, un figlio, un genitore, un animale da compagnia, posso dire che ha tutta la mia condanna, ma ritengo che ciò non sia possibile senza la complicità di tutto il clan familiare. La famiglia agisce come la mafia, quando decide di alienare un componente, perché lo ritiene una “bocca in più da sfamare”, o una “seccatura”, o perché nelle famiglie ci sono figure dittatoriali, piccoli tiranni uomini e donne che decidono per tutti. Fate silenzio, nessuno deve sapere. Createvi gli alibi più assurdi per nascondervi dietro un dito. Ci sono un sacco di persone abbandonate per i motivi più disparati. Li si ritiene bocche in più da sfamare, seccature, anelli deboli della catena, inutili rottami che dopo essere stati usati per la produzione di figli o per essere coccolati come giocattoli non servono più. Arrivano a buttarli sulla strada pur di non farsene carico, dimenticando, che una persona anche debole, se sostenuta, aiutata a trovare un lavoro e curata può diventare un vero sostegno e un vero tesoro a sua volta per tutti gli altri. Le istituzioni non difendono le persone deboli, ma le infilano nella categoria dei bisognosi, al massimo le mandano dallo psichiatra a prendere dei farmaci per evitare che esprimano la loro rabbia, il loro dolore, e così facendo evitano di affrontare chi davvero ha dei problemi psichiatrici: quelli che li hanno ridotti così. Volete sapere a cosa servono le istituzioni in questi casi? a NIENTE. I latini dicevano vae victis e questa è la loro filosofia. Io invito le persone a parlare, a raccontare, a raccontarsi, a scrivere le proprie esperienze. Se c’è abbandono, c’è anche perdita di voce. Ti staccano la spina. Non vogliono che la verità venga fuori. Non esiste nemmeno una legge per tutelare questi casi, per quanto, la legge, per la sua stessa natura, non è quasi mai a favore dei deboli. Vi sembra possibile? Guardatevi intorno, guardate nelle vostre famiglie e nelle famiglie che conoscete, pensateci. Italiani brava gente che fa i regali per Natale, vi siete mai chiesti quanti fanno i regali di Natale per lavarsi la coscienza?

abbandono

FERROVIE ITALIANE… DEBOLI COI FORTI, FORTI COI DEBOLI

So che a chi di “dovere” non fregherà una beneamata cippa se scrivo un post sul mio blog. A nessuno frega niente di niente. L’Italia è un paese di scrittori, e aggiungo anche, di scrittori rosiconi e frustrati, ma siccome è anche un paese di mancati lettori, le due cose insieme hanno un loro infinito perché. Ieri il postino mi ha inseguita per consegnarmi una raccomandata di tale sig. Gianluca Scarpellini della “Direzione Passeggeri Regionale Toscana” strana tutta questa ampollosità nel titolo quando sappiamo che a loro dei passeggeri proprio non importa nulla, stando così le cose con questi treni sovente sporchi, polverosi, con toilette rotte o mal funzionanti, perennemente in ritardo, non di rado soppressi, spostati… rotti. Ma questo è davvero nulla in confronto agli scempi complessivi, alle tangenti che si intascano, ai buchi di bilancio che fanno (il caso Moretti ma non solo). La raccomandata, in risposta alla lettera dell’Avvocato dell’Associazione Consumatori, mi arriva dopo 7 mesi che i lor signori hanno “preso in esame” il caso da me descritto (vedi link qui sotto) e ritengono però che tutti gli elementi siano contro di me, quindi mi “ordinano” e mi “ingiungono” di pagare entro 30 giorni, non solo l’importo della multa, ma anche le tasse e le spese amministrative. Insomma, quale morale ricavare da tutto ciò? che se fossi stata nel torto, ovvero che se avessi viaggiato sprovvista di titolo di viaggio per me e per il cane, mi avrebbero fatto solo una piccola sanzione pecuniaria, ma siccome potrei avere ragione, almeno nel rivendicare un trattamento migliore da parte della capotreno che è stata veramente sgarbata e mi ha aggredita con pregiudizio, allora con me si deve applicare il massimo della severità. Infatti la capotreno mi ha multato solo perché ho “osato” raccontare la mia versione, insomma le mie gentili rimostranze le ha prese come uno sgarro personale e mi ha risposto con un dispetto pesante. Questo è un paese per gente che vuole comandare o essere comandata, oppure di furbi e furbetti di ogni risma che – perdonate il francesismo – lo buttano in culo al prossimo, scegliete voi quale strategia adottare. Ma ricordate: in Italia non c’è posto per le persone oneste, di quell’onestà che è cara anche ai delinquenti delle classi sociali povere. Qui la parola onesta non è presa nemmeno in considerazione, a loro non balza nemmeno nell’anticamera del cervello che una persona che si dà pena prima per rifiutare e poi per contestare una multa rischiando di tasca propria, possa avere vagamente ragione; la risposta di Trenitalia parla chiaro: se quel giorno fossi salita senza biglietti per me e per il cane, adesso non mi troverei con 88 euro di multa  (ex 44 poi 50 + tasse e le spese amministrative), perché essendo dalla parte del torto me ne sarei stata zitta senza protestare. Insomma, in un certo senso e implicitamente è un invito all’evasione totale.

PER CAPIRE DI COSA STO PARLANDO CLICCA QUI https://superpralinix.wordpress.com/2013/09/02/sulla-linea-faentina/

AL TEATROFFICINA REFUGIO DI LIVORNO UNA RASSEGNA CHE ENTRA NEL MONDO DEGLI OSPEDALI PSICHIATRICI GIUDIZIARI, DEL CARCERE E DELLA DISCRIMINAZIONE

Il Cattivo Festival racconta le “prigioni”. Al TeatrOfficina Refugio una rassegna che entra nel mondo degli ospedali psichiatrici, del carcere e della discriminazione.

“Il Tirreno” 20 marzo 2013

A LIVORNO Cattivo non è il contrario di buono. Cattivo è “prigioniero”. Il TeatrOfficina Refugio dedica quattro giorni agli stati di prigionia e alle possibili “liberazioni” ospitando sugli scali veneziani autori, attivisti, teatranti e musicisti che metteranno in scena “Cattivo Festival”, la nuova rassegna del mese di marzo che parte oggi per chiudersi sabato 23 (sempre dalle 18 all’una). In esposizione permanente – come comunicano gli organizzatori – le testimonianze fotografiche del progetto teatrale ‘Muri”, realizzato all’interno dell’ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino. A conclusione di ogni serata “suoni ribelli”, un’ora di beat italiano selezionato da dj Crunch e dj Clau, visioni a cura del collettivo del teatro. Il significato etimologico della parola cattivo risale al latino, captivus, ossia prigioniero, catturato in guerra e ridotto in schiavitù. «Le forme della cattività – scrivono dallo spazio sugli Scali del Refugio – investono il quotidiano. Non solo esistono forme di prigionia in carceri vecchi e nuovi (dagli ospedali psichiatrici ai centri di detenzione per i migranti), ma ma sono da considerarsi, situazioni di prigionia tutti i contesti legati alle condizioni delle donne, del lavoro, dell’educazione». Il Cattivo festival si apre oggi con due proiezioni, alle 21.30 e alle ore 22.30, presentando “White bear”: secondo episodio della seconda stagione della serie televisiva Britannica firmata da Charlie Brooker “Black Mirror” e “Hunger”. Hunger, film del 2008 premiato a Cannes, ricostruisce il trattamento riservato ai prigionieri politici nel carcere di Long Kesh, nell’Irlanda del Nord. Protagonista Bobby Sands, che per ottenere il ricoscimento di prigionieri politici per i membri dell’Ira organizza uno sciopero della fame in cui perderà la vita. Domani, invece, il teatro ospita in compagnia di Pardo Fornaciari, “Pralina” Diamante, curatrice dell’opera “Lo statuto dei gabbiani”: da “Ormai è fatta!” alle poesie, la vita e le opere del bandito gentile Horst Fantazzini L’opera raccoglie in forma integrale saggi, lettere, poesie e racconti della “primula rossa”, rapinatore in bicicletta, militante anarchico, che non ha mai smesso di lottare per l’uguaglianza sociale. La sera andrà in scena “Io non sono lei”, performance teatrale di e con Francesca Sarte-anesi della compagnia “Gli Omini”: una donna e il suo doppio tra cure e gabbie far-macologiche. Dramma di solitudine e incomprensione ispirato a una storia vera, nato dall’incontro reale dell’attrice con una donna settantenne, una figura silenziosa dall’esistenza intricata che viene indagata da un occhio scrupoloso negli attimi della sua esperienza con la psichiatria. In collaborazione con il collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud di Pisa e la cooperativa “Sensibili alle foglie”, sarà presentata venerdì alle 18 la proposta “Liberi dall’ergastolo”, un progetto per costruire gli strumenti per liberare la parola di chi è recluso, nato da un viaggio verso il cimitero degli ergastolani dell’isola di Santo Stefano, nel quadro dell’iniziativa “Porta un fiore per l’abolizione dell’ergastolo”. Il pomeriggio prosegue con “Le ali dipinte”, un libro di Simona Musolino, pubblicato dalla libreria di “Sensibili alle foglie”: una testimonianza di marginalità al femminile. La sera ancora una performance teatrale: il palco ospita la compagnia Gogmagog, gruppo di ricerca e sperimentazione nato nel 1998, residente al Teatro Studio di Scandicci. In occasione del “Cattivo Festival” presenta “Follia morale”, spettacolo ispirato al libro “Corrispondenza negata”, epistolario dalla nave dei folli che raccoglie un centinaio di lettere scritte dagli internati al manicomio di Volterra tra il 1889 e 1970. Lettere che, insieme ad altre centinaia, non sono mai uscite dagli archivi del manicomio. Lo spettacolo è scritto e interpretato da Emiliano Terreni, Tommaso Taddei e Carlo Salvador. Infine sabato alle 19 sarà l’occasione per incontrare gli autori del progetto teatrale “Muri”, nato nel 2011 con l’intento di sviluppare la teatralità umana in un’istituzione come l’ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino.

Saranno presentate le opere fotografiche, in esposizione permanente, e i video del laboratorio teatrale e dello spettacolo organizzato all’interno dell’istituto lo scorso 20 giugno, con la collaborazione del cantautore Bobo Rondelli. Il Festival si chiude con il concerto acustico di Alessandro Danelli e Nicola Toscano, voce e chitarra degli Les Anarchistes, progetto musicale attivo dal 2001, intrapreso da Nicola Toscano e Max Guerriero insieme ad alcuni musicisti e cantanti provenienti dal nord della Toscana a dal sud della Liguria, in particolare da Carrara. Definiti “intellettuali che attingono dalla strada”, rielaborano canti popolari della tradizione anarchica locale e nazionale, per offrire, scrivono gli organizzatori, «un’ulteriore presa di coscienza delle oppressioni di cui si nutre la società, riflettendo sui luoghi di reclusione come metafora della società moderna». Il concerto sarà aperto alle 22 dalla band folk – blues labronica degli “Stato Brado”, che ad aprile presenteranno il loro primo disco.

raccontino erotico

ululato da Pralina alle ore 23:31 lunedì, 28 maggio 2007

Una mattina mi stavo risvegliando.

La stanza era ancora avvolta dalla penombra.

Mi sono trovata un corpo caldo e giovane accanto, sotto le coperte, con la testa lievemente posata sul mio stesso cuscino.

Sospirava con delicatezza.

Era dolcissimo, e meravigliosamente a suo agio.

Ho avvolto il suo torace possente tra le braccia e usando tutto il palmo e le dita delle mie mani ho carezzato a lungo la sua pelle, liscia di velluto, morbida, negra.

Ho annusato il suo odore.

Ho percepito il battito del suo cuore sotto la pelle, il guizzo dei suoi nervi; l’agilità delle sue ossa e cartilagini; il tepore rassicurante, familiare, delle sue carni.

Era un sogno di morbidezza e di dolcezza, quella sensazione fantastica che mi trasmetteva, e com’era erotico, pulsante, fantastico.
Un odore, il suo, un po’ troppo, come dire, agreste… ma gradevole.

Mi ha leccato i polsi. La sua lingua era ruvida e bollente.
Mi ha fatto sussultare!

Ho accarezzato il suo corpo, l’ho sentito fremere, l’ho stretto ancora contro di me, contro il mio… mi ha starnutito in faccia… dio com’era liscio, e incredibilmente carezzevole.
L’ho sentito “mio” e mi sono sentita così… selvaggia.

 

Era la mia cagna.

 

iiiiiiiiiiiaaaaaaaaaaaoooooo

ululato da Pralina alle ore 14:45 giovedì, 17 gennaio 2008

Ieri la mia cagna che è una fantastica meticcia, una bassotta con qualche antenato labrador nero… ha guardato il papà di mio figlio dal basso in alto, scodinzolando, e ha articolato “…’iiiiiiiaaaaaaaaooooo!”.
Lui era un po’ imbarazzato, gli ho detto “E’ un CIAO, sa dire CIAO”.
“Ma no, non è vero” mi ha risposto con il suo solito scetticismo.
Però, prima che potessi controbattere, la cagna ha ripetuto di nuovo con la stessa inflessione “…’iiiiiiiaaaaaaaaooooo!”.

Non l’aveva ancora fatto con lui, con me lo fa spesso, quando torno a casa. E’ un anno che ha imparato a dirlo, all’inizio muoveva solo le fauci, come se parlasse in playback, ora lo articola bene. Naturalmente ho “perso” un po’ di tempo ad addestrarla, con “brava bravissima!” e tante coccole di gioia quando lo fa.

Dice anche “Fufff” che sta per “uffa” tutte le volte che c’è un contrattempo e la faccio aspettare, oppure quando sente puzzo di una pentola lasciata troppo sul fuoco. E’ veramente una meraviglia! 

Taiga
 

c’era una volta il cecco

ululato da Pralina alle ore 15:07 lunedì, 12 ottobre 2009

Il fiore del cardo

Ieri è stata una giornata meravigliosa di sole, siamo arrivati a Firenze dal Passo del Giogo, l’aria era tiepida e i colori splendevano, brillavano al sole il verde dei prati e le nubi bianche… al Cecco Rivolta c’era il Mercatino autunnale “Il fiore del cardo” organizzata dal GAS “La grande abbuffata” e dagli abitanti del Cecco e del quartiere. Un mercatino davvero ben riuscito in mezzo a tantissimi giovani e studenti, un caleidoscopio di trecce rasta e di vestiti freak, cani in libera uscita e soggetti che sembravano usciti dal film “Woodstock”, complice il clima quasi estivo, i banchini erano tutti all’aperto sul prato della casa colonica, produzioni bio alimentari (c’era un po’ di tutto, miele, marmellate, yogurth, pane, formaggi, succhi di frutta, ortaggi, torte fatte in casa), piante di aloe, detersivi e saponi ecologici, artigianato creativo del riciclaggio (borse, orecchini, ecc.), ecc. davvero una bella festa di colori e di sapori, non un mercatino “alternativo” genericamente, ma un happening che ha visto muoversi tante realtà diverse, con dog party, dimostrazione gratuita di riflessologia plantare, esibizione di gruppo di Qi Gong, autoproduzione di barrette di sapone all’olio d’oliva e banda dei Fiati Sprecatiche suonava. Davvero una bella festa, la qualità dei prodotti venduti era ottima, fantastici i sapori e meravigliosa l’accoglienza umana, mi inducono ad alcune riflessioni su cosa compriamo ai supermercati e cosa mangiamo di solito. E’ palese, le cose comprate qui sono troppo buone, il succo di albicocca sa di albicocca e non d’acqua colorata e zucchero, è talmente buono che mi ricorda la “bumba” di 40 anni fa. Mi viene spontaneo il parallelo, tra quelle file di gente ingrugnita ma rassegnata e silenziosa, davanti alla cassa del supermercato, e per contro la felicità e rilassatezza di tante ragazze e ragazzi che chiacchierano fra loro e poi sbirciano, ridono, fanno domande sui prodotti, esprimono pareri… ci sono studenti, precari, casalinghe, giovanissimi che aiutano il papà nell’azienda agricola, pensionati che si coltivano l’orto sociale, curiosi della zona. Una ragazza mi dice che fabbrica borse con gli avanzi dei tessuti che le regalano, davvero sono molto belle, le compro una cintura fatta con gli avanzi del cuoio e poi me la metto in testa, tipo fascia indiana. Lo fa di secondo lavoro per arrotondare e davvero non è difficile da credere, che in una crisi di questa portata, l’unica grande risorsa sono le mani e la capacità di fare le cose. Non per entrare a far parte di questo sistema coi suoi ritmi e le sue aberrazioni, ma per creare sempre di più spazi nostri, una nostra concezione nuova di vita, soldi da investire nelle nostre autoproduzioni.

* Lo squat Cecco Rivolta  è ubicato all’interno dell’area delle Montalve di proprietà dell’Università di Firenze dal 1992. Dal 2000 i ragazzi e le ragazze per la maggior parte studenti hanno dato il via all’occupazione, autorecuperando la casa colonica e utilizzando parte della terra per la costituzione degli “orti sociali” (utilizzati per l’autoconsumo) e parte per il “campino sociale”.

taiga

ululato da Pralina alle ore 19:31 sabato, 25 marzo 2006

Taiga = il risultato di un innesto tra un labrador e un bassotto, ossia un labradorotto o un basso labrador, che io e mio figlio abbiamo adottato all’inizio di gennaio 2003. Era stata appena abbandonata al Canile del Termine (Sesto Fiorentino), trovata in riva all’Arno così hanno raccontato.
In gennaio 2003 era una cucciola di 10 mesi circa, con il pelo raso nero corvino, lunga con le zampette corte una coda lunghissima a punta e con il naso a punta (come un bassotto) ma morbida e spupazzevole e con le zampotte palmate (come un labrador). Sporca, puzzolente e bisognosa d’amore, è venuta ad annusare tutto e a scondinzolare a casa nostra  un giorno d’inverno freddo… freddo… come quelli della Taiga.
Era stata appena tatuata e vaccinata per la prima volta, dall’Unione amici del cane e del gatto.
Poi, poi, tante altre cure, anche un’operazione chirurgica… anzi due.
 
Taiga che quando sono ancora nel dormiveglia, mi infila i baffi nel naso e mi annusa per capire se sono ancora viva e quando sente il mio respiro, sbuffa come a dire “E’ viva, ci siamo”.
 
Taiga che adora le cicles buttate per la strada e cerca di raccoglierle coi denti per mangiarle.
 

Taiga che vuole fare festa a tutti, ma la gente (gente ottusa, terrorizzata anche dalla sua ombra) chiede sempre “morde?”.

Taiga che è tozza come un bassotto, ma corre e salta come un levriero (come si spiega sto fatto?). 

Taiga che quando l’abbiamo presa al canile,  nascondeva la sua ciotola sotto uno strofinaccio e rincalzava per bene lo strofinaccio con il naso, per paura che le rubassimo la pappa e per questo le è rimasto il nomignolo di “nascondipappa”.

Taiga che nascondeva i biscotti che le davamo di premio, nei giardini pubblici e non c’era versi di farle capire che erano un premio, non un risparmio e soprattutto che se nascondeva i biscotti nei giardini pubblici, non li avrebbe più trovati…

Taiga che distruggeva coi denti le mie matite, e ha distrutto due telecomandi sparpagliando i tastini per tutta la stanza.

Taiga che conosce i rudimenti del baseball (la palla, la base).Taiga che se non giochiamo con lei, ci lancia la pallina per provocarci.

Taiga che dorme acciambellata come un ghiro, come un gatto, e forse sogna, e quando sogna forte, sghignazza (hihihihihihihihihihihihihi).

Taiga che mangia con ingordigia il cibo molle e nasconde il cibo duro per  tempi di magra, così ci troviamo sempre biscotti, ossa e pezzi di pane nel divano e anche nel letto sotto il cuscino.

Taiga che sfascia il divano, scavando e sbuffando, nella gommapiuma. Inutile rimproverarla sempre, lei è testarda e continua a scavare a testa bassa quando dormo “grattagrattagrattagra”.

Taiga che la prima volta che l’ho vista in terrazzo, con le zampe anteriori nel vaso dei gerani appena trapiantati, con uno sguardo della serie “Era l’osso che mi costringeva a farlo, non puoi dare la colpa a me” mi sono veramente incazzata ma mi scappava da ridere.

Taiga che aspetta che mi chiamino al telefono, per fregarmi quello che c’è sul tavolo di cucina.

Taiga che mi rubò un pezzo di parmigiano dal tavolo e poi cagò formaggio per due giorni.

Taiga che quando prendo la scopa in mano e le dico “Cooos’hai fatto?”, mette la coda tra le zampe e raggiungendo i suoi cuscini con la testa bassa e le orecchie incollate, fa finta di essere dispiaciutissima.

Taiga che conosce la parola “mangiare” e quando sente la parola “mangiare” si lecca i baffi.

Taiga che conosce la parola “Alessandro” che è il suo innamorato e quando sente la parola “Alessandro” drizza le orecchie come due antenne.

Taiga che quando mi sente tornare a casa sbatte la coda sull’armadio dell’ingresso e si sente “toc toc toc”, e poi quando mi vede mi fa “mu” che per lei vuol dire ciao.

Taiga che ama i vicini di casa, annusa l’uscio e piange perché li vuole vedere.

Taiga che si mette per il verticale e sta ritta sulle zampe posteriori quando fa festa a qualcuno, Taiga che si arrampica sulle gambe di chiunque perché vuole essere baciata e accarezzata.

Taiga che è una festa e una coccola continua, anche in ascensore.

Taiga lontra marina che cammina sulle acque (sto scherzando, è solo un fotomontaggio).

Taiga che quando è buio non si vede nemmeno, perché è nera come la pece. Si vede solo il bianco delle lunette degli occhi, quando li muove.

Taiga che si mette a pancia in su e fa la pipistrella, con i denti bianchissimi aguzzi (gnaccagnaccagna) e gli occhi da pazza.

Taiga che è bella.

Taiga che è negra e profumata e liscia come la seta.

Taiga che starnutisce sempre, perché va a curiosare col naso dappertutto e il suo naso è lungo e stretto e qualche pelo e piuma le va di traverso.

Taiga che a parte le orecchie pendule, potrebbe fare la foca e lavorare in un circo.

Taiga che viene a vedere cosa faccio e se spengo il computer scodinzola e sbuffa e mi indica la porta con il naso.

Taiga, foca, dai, dai su, andiamo.