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AL TEATROFFICINA REFUGIO DI LIVORNO UNA RASSEGNA CHE ENTRA NEL MONDO DEGLI OSPEDALI PSICHIATRICI GIUDIZIARI, DEL CARCERE E DELLA DISCRIMINAZIONE

Il Cattivo Festival racconta le “prigioni”. Al TeatrOfficina Refugio una rassegna che entra nel mondo degli ospedali psichiatrici, del carcere e della discriminazione.

“Il Tirreno” 20 marzo 2013

A LIVORNO Cattivo non è il contrario di buono. Cattivo è “prigioniero”. Il TeatrOfficina Refugio dedica quattro giorni agli stati di prigionia e alle possibili “liberazioni” ospitando sugli scali veneziani autori, attivisti, teatranti e musicisti che metteranno in scena “Cattivo Festival”, la nuova rassegna del mese di marzo che parte oggi per chiudersi sabato 23 (sempre dalle 18 all’una). In esposizione permanente – come comunicano gli organizzatori – le testimonianze fotografiche del progetto teatrale ‘Muri”, realizzato all’interno dell’ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino. A conclusione di ogni serata “suoni ribelli”, un’ora di beat italiano selezionato da dj Crunch e dj Clau, visioni a cura del collettivo del teatro. Il significato etimologico della parola cattivo risale al latino, captivus, ossia prigioniero, catturato in guerra e ridotto in schiavitù. «Le forme della cattività – scrivono dallo spazio sugli Scali del Refugio – investono il quotidiano. Non solo esistono forme di prigionia in carceri vecchi e nuovi (dagli ospedali psichiatrici ai centri di detenzione per i migranti), ma ma sono da considerarsi, situazioni di prigionia tutti i contesti legati alle condizioni delle donne, del lavoro, dell’educazione». Il Cattivo festival si apre oggi con due proiezioni, alle 21.30 e alle ore 22.30, presentando “White bear”: secondo episodio della seconda stagione della serie televisiva Britannica firmata da Charlie Brooker “Black Mirror” e “Hunger”. Hunger, film del 2008 premiato a Cannes, ricostruisce il trattamento riservato ai prigionieri politici nel carcere di Long Kesh, nell’Irlanda del Nord. Protagonista Bobby Sands, che per ottenere il ricoscimento di prigionieri politici per i membri dell’Ira organizza uno sciopero della fame in cui perderà la vita. Domani, invece, il teatro ospita in compagnia di Pardo Fornaciari, “Pralina” Diamante, curatrice dell’opera “Lo statuto dei gabbiani”: da “Ormai è fatta!” alle poesie, la vita e le opere del bandito gentile Horst Fantazzini L’opera raccoglie in forma integrale saggi, lettere, poesie e racconti della “primula rossa”, rapinatore in bicicletta, militante anarchico, che non ha mai smesso di lottare per l’uguaglianza sociale. La sera andrà in scena “Io non sono lei”, performance teatrale di e con Francesca Sarte-anesi della compagnia “Gli Omini”: una donna e il suo doppio tra cure e gabbie far-macologiche. Dramma di solitudine e incomprensione ispirato a una storia vera, nato dall’incontro reale dell’attrice con una donna settantenne, una figura silenziosa dall’esistenza intricata che viene indagata da un occhio scrupoloso negli attimi della sua esperienza con la psichiatria. In collaborazione con il collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud di Pisa e la cooperativa “Sensibili alle foglie”, sarà presentata venerdì alle 18 la proposta “Liberi dall’ergastolo”, un progetto per costruire gli strumenti per liberare la parola di chi è recluso, nato da un viaggio verso il cimitero degli ergastolani dell’isola di Santo Stefano, nel quadro dell’iniziativa “Porta un fiore per l’abolizione dell’ergastolo”. Il pomeriggio prosegue con “Le ali dipinte”, un libro di Simona Musolino, pubblicato dalla libreria di “Sensibili alle foglie”: una testimonianza di marginalità al femminile. La sera ancora una performance teatrale: il palco ospita la compagnia Gogmagog, gruppo di ricerca e sperimentazione nato nel 1998, residente al Teatro Studio di Scandicci. In occasione del “Cattivo Festival” presenta “Follia morale”, spettacolo ispirato al libro “Corrispondenza negata”, epistolario dalla nave dei folli che raccoglie un centinaio di lettere scritte dagli internati al manicomio di Volterra tra il 1889 e 1970. Lettere che, insieme ad altre centinaia, non sono mai uscite dagli archivi del manicomio. Lo spettacolo è scritto e interpretato da Emiliano Terreni, Tommaso Taddei e Carlo Salvador. Infine sabato alle 19 sarà l’occasione per incontrare gli autori del progetto teatrale “Muri”, nato nel 2011 con l’intento di sviluppare la teatralità umana in un’istituzione come l’ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino.

Saranno presentate le opere fotografiche, in esposizione permanente, e i video del laboratorio teatrale e dello spettacolo organizzato all’interno dell’istituto lo scorso 20 giugno, con la collaborazione del cantautore Bobo Rondelli. Il Festival si chiude con il concerto acustico di Alessandro Danelli e Nicola Toscano, voce e chitarra degli Les Anarchistes, progetto musicale attivo dal 2001, intrapreso da Nicola Toscano e Max Guerriero insieme ad alcuni musicisti e cantanti provenienti dal nord della Toscana a dal sud della Liguria, in particolare da Carrara. Definiti “intellettuali che attingono dalla strada”, rielaborano canti popolari della tradizione anarchica locale e nazionale, per offrire, scrivono gli organizzatori, «un’ulteriore presa di coscienza delle oppressioni di cui si nutre la società, riflettendo sui luoghi di reclusione come metafora della società moderna». Il concerto sarà aperto alle 22 dalla band folk – blues labronica degli “Stato Brado”, che ad aprile presenteranno il loro primo disco.

LO STATUTO DEI GABBIANI AL CATTIVO FESTIVAL DI LIVORNO

cattivo festival

Dal 20 al 23 marzo presso il Teatro Officina Refugio si terrà il “Cattivo festival”, che si snoderà tra mostre, dibattiti, presentazioni di libri, concerti e spettacoli teatrali all’insegna del concetto “perchè cattivo non è il contrario di buono”. Per quattro giorni, dalle sei del pomeriggio in poi, si alterneranno tantissimi ospiti come Pardo Fornaciari, gli Omini, Gogmamog, Stato Brado e Les Anarchistes

Il programma:

MERCOLEDI’ 20 MARZO

ore 21.00 apertura e presentazione microfestival

ore 21.30 Black Mirror 2×02 White Bear v.o. sub ita

ore 22.30 Hunger (GB 2008) S.McQueen v.o. sub ita

GIOVEDI’ 21 MARZO

ore 19.00 lo statuto dei gabbiani [la vita e le opere del bandito gentile horst fantazzini] presentano il libro pralina diamante e pardo fornaciari

ore 22.00 io non sono lei. gli omini. di e con francesca sarteanesi

ore 23.45 suoni ribelli. dj crunch & dj clau

VENERDI’ 22 MARZO

ore 18.00 presentazione della campagna ‘liberi dall’ergastolo’ in coll.ne con sensibili alle foglie ed. e coll.vo a. artaud

ore 19.00 le ali dipinte di simona musolino [sensibili alle foglie] sarà presente l’autrice

ore 22.00 follia morale. gogmagog teatro

ore 23.45 suoni ribelli. dj crunch & dj clau

SABATO 23 MARZO

ore 19.00 muri. presentazione mostra fotografica e video del progetto teatrale MURI realizzato all’interno dell’ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino

ore 22.00 stato brado in concerto (opening act)

ore 23.00 les anarchistes in duo acustico live concert

ore 23.45 suoni ribelli. dj crunch & dj clau

SUGLI STEREOTIPI CHE TI RINCHIUDONO COME GABBIE

Senza usare eufemismi, magari pronunciati con sorrisetto di sfottò, ipocrita, che la correttezza del linguaggio raramente corrisponde a una profonda convinzione. Senza usare eufemismi come “rotondetto”, “burrosa”. Per parlare come parlan nei bar, dove corre solo saggezza popolare. Che altrimenti, a forza d’esser corretti, nel salotto buono ci troveremo a dire “diversamente magri” oppure “portatori di lipidi” salvo poi – tanto prima o poi succede anche nei talk show migliori –  incavolarsi con la persona “diversamente magra” e appellarla con le offese peggiori.

Essere ciccioni, così com’esser negri, lesbiche, froci, meridionali, zingari e tante altre categorie alle quali vengono affibbiati solo valori negativi, è una bella rottura di coglioni.

La cosa peggiore è quell’aggettivo, quelle battute che ti discriminano, anzi c’è di peggio, che quella discriminazione la devi accettare, perché è ironica, perché è detta per “far ridere” e se te la prendi i problemi ce li hai tu, che in fondo sei libero di scegliere, o almeno di viverla con gioiosa indifferenza, perché “non ha importanza il colore della pelle”, perché “si è belli dentro” e “la bellezza fuori non conta”. Ti invitano a prendere tutto con leggerezza, quando sanno benissimo che la pesantezza arriva da quello stereotipo, che ti è stato cucito addosso come un’armatura medievale e ti arriva a mo’ di mazzata proprio quando non te l’aspetti. Hai visto ciccione, te la sei presa, allora cambia stile, adeguati oppure soccombi alla nostra ironia. Insomma, facci felici, resta nel nostro circo di fenomeni da baraccone.

E così ti costringono a indossare i loro pregiudizi, i loro stereotipi, le  loro associazioni grossolane, superficiali e sciatte.

Perché il ciccione è poco attraente, non si ama abbastanza, forse non si cura, non si lava, non veste con attenzione, mette qualsiasi cosa trova basta sia larga e sformata, oppure nascondente, e comunque si autodisprezza.

Perché il ciccione emana cattivi odori, cura poco la sua igiene intima, scorreggia parecchio perché in preda a flatulenze incontenibili, perché ha problemi ormonali, perché, appunto, non si lava, un po’ come lo zingaro e il negro ma ancora peggio perché il ciccione lo fa apposta.

Perché il ciccione come l’ameba non ama muoversi, attende sul divano davanti alla tivù con occhio vitreo, elastico ormai al cedimento e panza che deborda in ogni angolo, e si avventa sul cibo e scaraventa il cibo nel suo corpo, ogni tipo di cibo specialmente il cibo spazzatura ad ogni ora della giornata e della notte, anche quando non è veramente ciccione ma è molto muscoloso e ha molta più massa magra che grassa.

Perché il ciccione non distingue quali sono i cibi migliori, i profumi migliori, è in preda a una ingordigia talmente distruttiva che non può scegliere la cosa più amabile e la più bella.

Perché il ciccione non sceglie per l’estetica, quando compra un vestito si preoccupa soltanto e unicamente se è largo abbastanza, non se è bello, se è cucito bene, sa ha bei colori e se può piacere.

Perché il ciccione se è bravo a nuotare è perché galleggia come ogni palla di lardo, se ama camminare e ballare è solo perché vuole perdere peso, e se gli piace fare l’amore è perché è un porco o una maialona.

Il ciccione non può amare, non può piacere, può solamente essere in torto e dispiacersi per com’è.

Perché il ciccione è lento di riflessi, ha qualche deficit mentale, è ipotiroideo, cammina lento perché ha difficoltà a deambulare, indipendentemente da quanto pesa, perché il ciccione è ciccione anche quando pesa meno di 80 chili perché da l’aria d’essere un ciccione, si è ciccioni anche quando si è “obesiformi”, a 60 chili si può essere simili a ciccioni e sfottuti come ciccioni.

Perché il ciccione fa schifo, a prescindere, perché l’hanno stabilito dai tempi della scuola.

Perché le ciccione sono brutte, grasso è sininimo di brutto, e il contrario di grasso è bello non è magro.

Perché il ciccione, tutti i ciccioni sotto sotto vorrebbero fare una dieta e se non la fanno è perché non ci riescono, perché il ciccione non ha carattere, forza di volontà.

Perché il ciccione può essere amato solo da uno della sua categoria, oppure da una persona con perversioni sessuali “gli uomini che amano le grassone”, un po’ come le lesbiche e i froci, ma ancora peggio, perché il ciccione lo fa apposta.

Perché il ciccione si ammala e muore, molto di più, anche delle cose di cui s’ammalano e muoiono le persone magre.

Perché quando un ciccione si ammala, è solo perché è un ciccione, il magro invece… fatalità.

Perché il ciccione occupa troppo posto, invade il posto che dovrebbe essere riservato alle persone sane.

Ma soprattutto i ciccioni sono tutti uguali, come sono uguali, tutti uguali fra di loro nei loro insiemi tracciati dai normali, come sono tutti uguali i negri, le lesbiche, gli zingari, i cinesi, i froci e tutte le “minoranze” del pianeta.

Perché solo i normali possono permettersi il lusso d’essere diversi.

CHI HA VINTO PERCHE’ HA COMBATTUTO VERAMENTE

OGGI SGOMBERATI GLI ANARCHICI DI VIA DEI CONCIATORI A FIRENZE

* dal BLOG <<Asocial Network>> di Riccardo Venturi

giovedì 19 gennaio 2012

Speculazziò, speculazziò. Firenze: sgomberata via dei Conciatori.

 
 
Con preghiera di diffusione. 
 
Oggi 19 gennaio 2012, alle ore 6 del mattino e dopo che mezzo quartiere di Santa Croce era stato chiuso al traffico e transennato dal Comune con la dicitura “Chiuso per manifestazione” (sic!), un battaglione intero fra polizia, carabinieri e vigili urbani ha provveduto a sgomberare con la forza l’immobile di via dei Conciatori. Tale storico immobile, sede di antichissime concerie e di proprietà pubblica, ospitava da 31 anni tutta una serie di realtà sociali e associative fiorentine, dai Cobas al Circolo Anarchico Fiorentino, ed anche la prima associazione dei migranti senegalesi che si era costituita a Firenze. In tutti questi anni, letteralmente centinaia di iniziative per la popolazione vi sono state realizzate, in un quartiere che è stato progressivamente svuotato del suo tessuto sociale e dal quale la popolazione residente è stata espulsa a colpi di affitti e sfratti (attività nella quale Firenze detiene il record in Italia) per essere sostituita con prestigiosi appartamenti dati in affitto a stranieri “buoni”, quelli danarosi, che fanno guadagnare fior di soldoni alle cricche politiche e speculative fiorentine.
In via dei Conciatori la storia si è ripetuta. L’immobile è stato infatti messo all’asta, senza nessuna consultazione con le realtà sociali e politiche che vi operavano, e svenduto ad una società immobiliare, la “Toscotre”, che si è costituita “ad hoc” soltanto tre giorni prima dello svolgimento dell’asta. La “Toscotre” si è aggiudicata l’immobile (1700 m2) ad un prezzo stracciato: 1150 euro al m2. Praticamente un prezzo da casa popolare, per impiantarvi tutta una serie di facilities e appartamenti che verranno ovviamente rivenduti ad un prezzo almeno cinque volte maggiore. Stamani è stato proceduto allo sgombero forzato, con un dispiegamento di “forze dell’ordine” assolutamente esagerato. Praticamente mezzo quartiere è stato chiuso e presidiato da uomini armati fino ai denti. Le persone che si trovavano nell’immobile sono state allontanate a manganellate, anche se alcuni (facenti parte perlopiù del Circolo Anarchico Fiorentino, che fino all’ultimo ha proseguito la sua attività) hanno tentato un’estrema forma di resistenza salendo sul tetto, sul quale sono rimasti alcune ore. Nel frattempo, tutte le masserizie sono state rimosse e caricate su dei camion, mentre squadre di operai comunali provvedevano a murare porte e finestre. Il Comune di Firenze si fa quindi perfetto esecutore armato di interessi speculativi privati.
 
 
Come si vede dalle foto, l’intera via dei Conciatori è stata chiusa al traffico e occupata militarmente per operare lo sgombero; alle sue estremità, convocato letteralmente col tam tam della foresta, si è formato un presidio di militanti antagonisti fiorentini che, al termine, ha dato vita a un corteo fino al mercato e alla piazza di Sant’Ambrogio.
 

La giunta fascista e affaristica di Matteo Renzi, passata la sbornia mediatica, mostra ancora una volta il suo vero volto di braccio armato dei più loschi interessi affaristico-speculativi presenti in città. Con il pretesto del “bello”, del “decoro” e della “lotta al degrado”, Renzi sta distruggendo quel che resta della Firenze sociale e consegnando la città nelle mani della speculazione più smaccata e selvaggia. Privatizzazione dei trasporti pubblici, le bollette per l’acqua più care d’Italia nonostante il referendum del 12 e 13 giugno, sgomberi quotidiani, eliminazione del mercato di San Lorenzo: la faccia lurida di questo fascistello e dei suoi tirapiedi (come l’assessore al mercimonio, Fantoni, che sta espellendo tutto l’associativismo fiorentino per monetizzare gli immobili pubblici da svendere a speculatori di ogni tipo) è oramai pienamente smascherata.

L’esperienza di via dei Conciatori non finisce però qui, con l’espulsione e la consegna dell’immobile nelle mani sporche di chi sta trasformando sempre di più Firenze in una Disneyland a carissimo prezzo per le tasche di pochi, a spese sia delle realtà sociali e realmente antagoniste, sia della popolazione. Da sottolineare particolarmente il fatto che via dei Conciatori, come già detto prima, era sede anche di un’associazione di migranti senegalesi: la “solidarietà” falsamente sbandierata da Renzi dopo i fatti del 13 dicembre trova qui la sua perfetta e logica applicazione. I senegalesi vengono sgomberati e i loro assassini rimangono indisturbati, persino con l’annuale spettacolino della “manifestazione sulle foibe”.

Non finisce qui, e nei prossimi mesi le realtà antagoniste e resistenti fiorentine saranno chiamate ad un’attività ancora maggiore e a una lotta ancora più dura e pericolosa per sconfiggere ogni tentativo di trasformare definitivamente Firenze (e non soltanto il suo centro storico) in un contenitore bello lustro, in un grazioso e pittoresco barattolo che sotto la patina del “bello” nasconde qualcosa di molto simile allo Zyklon B. 

Pubblicato da a 14:04:00
 
alcune foto da Quotidiano.net

Lo sgombero del complesso occupato in via dei Conciatori
 
Lo sgombero del complesso occupato in via dei Conciatori
 

in morte di samb modou e diop mor

Inoltriamo con molto piacere a tutta la mailing list la stupenda interpretazione dei fatti di oggi, apparsa sul blog di CUSA

martedì, 13 dicembre 2011

IN MORTE DI SAMB MODOU E DIOP MOR

Sarebbe meglio cambiare espressioni, cambiare le parole, magari addirittura la lingua. Dato che qui, in questa città, gli anti sembrano una conferma alle parole che li seguono.
Si fa presto a dire antifascismo o antirazzismo.
Muoiono così due senegalesi, che se erano italiani si sapeva subito il loro nome, i giornalisti non si sbagliavano tanto facilmente (salvo il signor Mentolo che su La7 chiama Luciano, il ventenne morto solo ieri, Francesco Pinna).  Samb Modou e Diop Mor ad ogni modo. Venditori ambulanti, sorridenti segnali di un sistema in disfacimento, loro, Samb e Diop che non avremmo mai incontrato, mai conosciuto, con cui probabilmente non avremmo mai scambiato che qualche iteriezione del tipo ‘A quanto la fai sta borsa?’. Me lo immagino l’articolo che leggeremo domani su qualunque quotidiano. Un articolo che comincia così. Partire dalla retorica sempre e comunque. Dire prima di tutto che noi siamo buoni e che quello era solo un pazzo. Dire che noi da oggi in poi c’impegnamo sempre meglio e sempre di più, trincerati per bene dietro i nostri ‘anti’. Che non sono giubbotti anti-proiettile, nè parole nuove nelle orecchie di un vecchio panzone con il pallino del fantasy celtico…
Non si può dire nulla.
Ci guardavamo tutti instupiditi, oggi, perchè quando gli elicotteri ti ronzano sulla testa, non puoi restare in casa. Anche se non si può dire nulla, meglio essere lì, a farti tradurre quella manciata di parole in wolof dal tizio che ha cercato di venderti lo stesso libro per mesi, davanti alla Edison. Che poi quando ti saluta in mezzo alla folla, sorridi che almeno non è lui, che non è proprio lui ad essere crepato, così, per strada. Senza alcun motivo.
Perchè la follia non è un motivo. Semmai è un fattore scatenante. Troppo comodo dire che una persona è pazza e per questo bisogna far tornare tutto e in fretta alla normalità. Quale normalità? Se non si fosse ucciso, non sarebbe andato in galera come accade a Anders Behering, dichiarato pazzo e scampato alle carceri. Si è ucciso? Decisamente una prova che è pazzo, no?
No. Affatto. Eventi di questo genere segnalano alcune cose ben chiare. La solitudine sovrumana e mostruosa di certe idee, distanti anni luce dalla realtà e plasmanti universi paralleli di ‘giustizia’ promulgati in tutta legittimità perfino da alcuni dei parlamentari (serve parlare di Borghezio?) di questo paese.
Il problema non è la pazzia.
Ma la politica.
E quanto la politica può fare da companatico ideale a quello che è l’orribile pane della fragilità di un essere umano. Il problema è politico perchè di gente pazza ce n’è tanta in giro, e magari come accadeva all’ignoto signor Smith, un giorno tira fuori il suo fucile e spara sulla piazza sotto casa tua. Tutti dicono che era tanto una brava persona però… Beh, forse quello possiamo definirlo ‘solo’ un disturbo e lasciar scrollare le spalle con lucida consapevolezza sulla fatalità della vita.
Ma oggi no, non me la sento.
Liquidare il gesto di un folle come fatalmente folle. Alla follia è stato dato un contenuto. Un imput. Un bersaglio. Alla follia non è stata indicata la folla indistinta, stavolta, ma dei ragazzi neri. Sconosciuti perchè neri. Nemici perchè neri. Questa è la verità con cui occorre confrontarci.
Me lo immagino questo signore trippa ridente mentre macina l’idiozia del suo rancore verso l’ignoto indicatogli nei solerti opifici d’ignoranza – tali pound – da quei ‘camerati’ che di lui ridevano… Perchè si poteva solo ridere, quando era in vita, di uno così, e dei discorsi che m’immagino poteva tenere. Nei suoi libri e fuori. Vittima lui per primo di quel quieto buonsenso quotidiano dietro cui si maschera ogni cosa: la lucidità del killer, l’abominio di uno che non sa niente oltre la sua paura. Che gli mettono in bocca i rosari del razzismo, sempre gli stessi, identici a quelli di sempre, che dire falsi è quasi insultarsi tutti l’un con l’altro dato che la biologia, per prima, non ha mai confermato senso alcuno al razzismo.
E infatti ognuno può verificare tutti i giorni della sua vita che non ne ha nessuno.
Per questo, oggi, non mi fido più degli ‘anti’, voglio una parola nuova che non riproponga quella vecchia, che non ci renda  costretti a pronunciarla ogni volta, sempre, certi di sconfiggere quella che neutralizziamo con un misero ‘anti’.
Per adesso dico che due giovani uomini, Samb e Diop, oggi sono stati uccisi.
E non li faccio morire io, due volte, per un ‘anti’ che non funziona.

Carmen Voita      

 

— Circolo Anarchico Fiorentino
di Via dei Conciatori 2/R

IO NON SONO RAZZISTA… PERO’ ODIO GLI STRANIERI

Io non sono razzista però odio gli stranieri. Odio gli stranieri perché sono brutti e sono tutti uguali, hanno una pelle che non capisco, cioé non capisco perché  loro sono più abbronzati di me, io che faccio tante lampade e quando vado al mare mi spalmo litri di olio per abbronzarmi, però il bronzo delle lampade è pulito e la loro pelle è solo sporca, odio gli stranieri perché non hanno soldi, parlano sempre fra di loro senza farsi capire, fanno sempre tanti figli e vengono a lavorare qui e se non lavorano si prostituiscono e spacciano la droga… cioé, loro ci tolgono il lavoro, metti la raccolta di pomodori e la spalatura del letame nelle porcilaie… però bisogna dire che gli stranieri ci sono utili, ad esempio coi cinesi si risparmia sempre, ieri l’altro ho comprato dieci abiti che sembravano di marca, trenta accessori finti tipo pelle ma non proprio però le mie amiche ci schiatteranno di sicuro, una borsa taroccata favolosa e poi sono andata a mangiare al cinese e ho speso il giusto. Mia sorella per il suo matrimonio si è affittata tutto dai cinesi, vestito, auto, banchetto, servizio fotografico, ha risparmiato non ti dico! Per finire in bellezza la serata, io e il mio ragazzo abbiamo comprato un tocco di fumo da un marocchino… eh… dai, volevamo farci una canna! ehehehehe! ma tu credi che arrestano noi? Oggi in una retata hanno messo dentro il marocchino, tanto c’è sempre il suo amico tunisino e non rimarremo certamente a secco, ih hi!.
Però spetta che finisco il discorso degli stranieri. Io non sono assolutamente razzista, anzi, a casa abbiamo la domestica filippina, la sottopaghiamo, le permettiamo di lavorare la domenica e devo dire che sembra quasi una di noi… ora noi siamo veramente buoni: proprio per toglierla dalla strada, quella povera ragazza, dobbiamo prendere anche una moldava per la nonna che ha l’alzheimer e si fa la cacca addosso, però i rumeni no. No perché il telegiornale ha detto che i rumeni hanno violentato una ragazza e queste sono cose che nelle famiglie italiane al massimo potevano succedere negli anni 50, quando c’erano tutti quei meridionali in giro che però alla fine si sono integrati e adesso vedere un siciliano anche di notte con il buio non ti fa più effetto. A me questa legge che hanno fatto, mi trova d’accordo, a nero ci possiamo tenere al massimo il manovale albanese nella ditta che dirige mio padre, basta che non ci combini casini grossi tipo che muore cadendo da una impalcatura o schiacciato da un carrello, al massimo guarda, possiamo affittare l’appartamento di due stanze con un piccolo bagno a venti senegalesi tanto a loro basta uno spazio vitale minimo, non vedi che ridono sempre!
Però la legalità è un valore che LORO devono rispettare.
Siamo in Itaglia.
 
* sotto una cartolina libica dove c’è scritto EBREE CICCIONE