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AL TEATROFFICINA REFUGIO DI LIVORNO UNA RASSEGNA CHE ENTRA NEL MONDO DEGLI OSPEDALI PSICHIATRICI GIUDIZIARI, DEL CARCERE E DELLA DISCRIMINAZIONE

Il Cattivo Festival racconta le “prigioni”. Al TeatrOfficina Refugio una rassegna che entra nel mondo degli ospedali psichiatrici, del carcere e della discriminazione.

“Il Tirreno” 20 marzo 2013

A LIVORNO Cattivo non è il contrario di buono. Cattivo è “prigioniero”. Il TeatrOfficina Refugio dedica quattro giorni agli stati di prigionia e alle possibili “liberazioni” ospitando sugli scali veneziani autori, attivisti, teatranti e musicisti che metteranno in scena “Cattivo Festival”, la nuova rassegna del mese di marzo che parte oggi per chiudersi sabato 23 (sempre dalle 18 all’una). In esposizione permanente – come comunicano gli organizzatori – le testimonianze fotografiche del progetto teatrale ‘Muri”, realizzato all’interno dell’ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino. A conclusione di ogni serata “suoni ribelli”, un’ora di beat italiano selezionato da dj Crunch e dj Clau, visioni a cura del collettivo del teatro. Il significato etimologico della parola cattivo risale al latino, captivus, ossia prigioniero, catturato in guerra e ridotto in schiavitù. «Le forme della cattività – scrivono dallo spazio sugli Scali del Refugio – investono il quotidiano. Non solo esistono forme di prigionia in carceri vecchi e nuovi (dagli ospedali psichiatrici ai centri di detenzione per i migranti), ma ma sono da considerarsi, situazioni di prigionia tutti i contesti legati alle condizioni delle donne, del lavoro, dell’educazione». Il Cattivo festival si apre oggi con due proiezioni, alle 21.30 e alle ore 22.30, presentando “White bear”: secondo episodio della seconda stagione della serie televisiva Britannica firmata da Charlie Brooker “Black Mirror” e “Hunger”. Hunger, film del 2008 premiato a Cannes, ricostruisce il trattamento riservato ai prigionieri politici nel carcere di Long Kesh, nell’Irlanda del Nord. Protagonista Bobby Sands, che per ottenere il ricoscimento di prigionieri politici per i membri dell’Ira organizza uno sciopero della fame in cui perderà la vita. Domani, invece, il teatro ospita in compagnia di Pardo Fornaciari, “Pralina” Diamante, curatrice dell’opera “Lo statuto dei gabbiani”: da “Ormai è fatta!” alle poesie, la vita e le opere del bandito gentile Horst Fantazzini L’opera raccoglie in forma integrale saggi, lettere, poesie e racconti della “primula rossa”, rapinatore in bicicletta, militante anarchico, che non ha mai smesso di lottare per l’uguaglianza sociale. La sera andrà in scena “Io non sono lei”, performance teatrale di e con Francesca Sarte-anesi della compagnia “Gli Omini”: una donna e il suo doppio tra cure e gabbie far-macologiche. Dramma di solitudine e incomprensione ispirato a una storia vera, nato dall’incontro reale dell’attrice con una donna settantenne, una figura silenziosa dall’esistenza intricata che viene indagata da un occhio scrupoloso negli attimi della sua esperienza con la psichiatria. In collaborazione con il collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud di Pisa e la cooperativa “Sensibili alle foglie”, sarà presentata venerdì alle 18 la proposta “Liberi dall’ergastolo”, un progetto per costruire gli strumenti per liberare la parola di chi è recluso, nato da un viaggio verso il cimitero degli ergastolani dell’isola di Santo Stefano, nel quadro dell’iniziativa “Porta un fiore per l’abolizione dell’ergastolo”. Il pomeriggio prosegue con “Le ali dipinte”, un libro di Simona Musolino, pubblicato dalla libreria di “Sensibili alle foglie”: una testimonianza di marginalità al femminile. La sera ancora una performance teatrale: il palco ospita la compagnia Gogmagog, gruppo di ricerca e sperimentazione nato nel 1998, residente al Teatro Studio di Scandicci. In occasione del “Cattivo Festival” presenta “Follia morale”, spettacolo ispirato al libro “Corrispondenza negata”, epistolario dalla nave dei folli che raccoglie un centinaio di lettere scritte dagli internati al manicomio di Volterra tra il 1889 e 1970. Lettere che, insieme ad altre centinaia, non sono mai uscite dagli archivi del manicomio. Lo spettacolo è scritto e interpretato da Emiliano Terreni, Tommaso Taddei e Carlo Salvador. Infine sabato alle 19 sarà l’occasione per incontrare gli autori del progetto teatrale “Muri”, nato nel 2011 con l’intento di sviluppare la teatralità umana in un’istituzione come l’ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino.

Saranno presentate le opere fotografiche, in esposizione permanente, e i video del laboratorio teatrale e dello spettacolo organizzato all’interno dell’istituto lo scorso 20 giugno, con la collaborazione del cantautore Bobo Rondelli. Il Festival si chiude con il concerto acustico di Alessandro Danelli e Nicola Toscano, voce e chitarra degli Les Anarchistes, progetto musicale attivo dal 2001, intrapreso da Nicola Toscano e Max Guerriero insieme ad alcuni musicisti e cantanti provenienti dal nord della Toscana a dal sud della Liguria, in particolare da Carrara. Definiti “intellettuali che attingono dalla strada”, rielaborano canti popolari della tradizione anarchica locale e nazionale, per offrire, scrivono gli organizzatori, «un’ulteriore presa di coscienza delle oppressioni di cui si nutre la società, riflettendo sui luoghi di reclusione come metafora della società moderna». Il concerto sarà aperto alle 22 dalla band folk – blues labronica degli “Stato Brado”, che ad aprile presenteranno il loro primo disco.

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LO STATUTO DEI GABBIANI AL CATTIVO FESTIVAL DI LIVORNO

cattivo festival

Dal 20 al 23 marzo presso il Teatro Officina Refugio si terrà il “Cattivo festival”, che si snoderà tra mostre, dibattiti, presentazioni di libri, concerti e spettacoli teatrali all’insegna del concetto “perchè cattivo non è il contrario di buono”. Per quattro giorni, dalle sei del pomeriggio in poi, si alterneranno tantissimi ospiti come Pardo Fornaciari, gli Omini, Gogmamog, Stato Brado e Les Anarchistes

Il programma:

MERCOLEDI’ 20 MARZO

ore 21.00 apertura e presentazione microfestival

ore 21.30 Black Mirror 2×02 White Bear v.o. sub ita

ore 22.30 Hunger (GB 2008) S.McQueen v.o. sub ita

GIOVEDI’ 21 MARZO

ore 19.00 lo statuto dei gabbiani [la vita e le opere del bandito gentile horst fantazzini] presentano il libro pralina diamante e pardo fornaciari

ore 22.00 io non sono lei. gli omini. di e con francesca sarteanesi

ore 23.45 suoni ribelli. dj crunch & dj clau

VENERDI’ 22 MARZO

ore 18.00 presentazione della campagna ‘liberi dall’ergastolo’ in coll.ne con sensibili alle foglie ed. e coll.vo a. artaud

ore 19.00 le ali dipinte di simona musolino [sensibili alle foglie] sarà presente l’autrice

ore 22.00 follia morale. gogmagog teatro

ore 23.45 suoni ribelli. dj crunch & dj clau

SABATO 23 MARZO

ore 19.00 muri. presentazione mostra fotografica e video del progetto teatrale MURI realizzato all’interno dell’ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino

ore 22.00 stato brado in concerto (opening act)

ore 23.00 les anarchistes in duo acustico live concert

ore 23.45 suoni ribelli. dj crunch & dj clau

HORST FANTAZZINI, LO STATUTO DEI GABBIANI

da fine giugno in libreria

Horst Fantazzini

Lo statuto dei gabbiani. La vita avventurosa e le opere del bandito in bicicletta

(a cura di Patrizia Pralina Diamante) 

versione cartacea: pp. 320 con immagini, 13,90 euro, 978-88-907273-1-3

versione ebook: 5,99 euro, 978-88-907273-4-4

La vita avventurosa di Horst Fantazzini sembra scritta per diventare leggenda. Nato in Germania nel 1939, ha fatto la sua prima rapina appena diciottenne nei dintorni di Bologna, armato di una pistola giocattolo. Un gesto che gli è valso presto l’etichetta di “bandito gentile” che, insieme ai soprannomi “primula rossa” e “rapinatore in bicicletta”, accompagneranno una vita in cui Horst ha svaligiato le banche di mezza Europa senza mai smettere, in qualità di militante anarchico, di lottare per la giustizia e l’uguaglianza sociale. Protagonista nel 1973 di un clamoroso tentativo di evasione dal carcere di Fossano, ha dedicato a quell’esperienza un famoso testo letterario, Ormai è fatta! (diventato un film con Stefano Accorsi), che testimonia anche della grande forza narrativa trasfusa da Fantazzini nei suoi scritti, raccolti per la prima volta in forma integrale in questo volume: saggi, lettere, poesie e racconti. Un omaggio a Horst Fantazzini a più di dieci anni della sua morte, avvenuta a Bologna nel Natale del 2001, a pochi giorni dall’arresto dopo un’ultima tentata rapina in bicicletta.

Horst Fantazzini. Figlio del partigiano anarchico Alfonso “Libero” Fantazzini, fu protagonista di una serie di rapine compiute in varie nazioni europee. Arrestato più volte in Francia e in Italia, nella seconda metà degli anni Settanta si avvicinò, in carcere, ai detenuti politici di area comunista e anarchica, tentando sempre e comunque di evadere dai vari carceri di massima sicurezza in cui fu detenuto.

Patrizia “Pralina” Diamante. Animatrice del comitato per la semilibertà di Horst Fantazzini, curatrice dell’archivo digitale delle sue opere (www.horstfantazzini.net) e sua ultima compagna. Pittrice e scrittrice, tra le sue opere il romanzo L’ultimo colpo di Horst Fantazzini (Stampa alternativa, 2003).

paura di volare

ululato da Pralina alle ore 15:07 domenica, 22 aprile 2007

Parliamo della paura di volare. Io sono una di quelle persone che ce l’hanno. Il mio ultimo viaggio in aereo, per tornare dall’Andalucia qualche anno fa, fu vissuto da me con particolare panico. Dopo ho sempre preso il treno anche per viaggi molto lunghi.
Con mia sorella mi ero sistemata in quella specie di aereo (della compagnia VIVA!) facendomi largo a gomitate, la mia sorellina era felicissima di avere un posto accanto al finestrino per guardare le nuvole e per scattare qualche foto, io già pregavo con il rosario in mano. Pregavo, chi. Boh. Nel Paradiso non c’è nessuna prenotazione a mio nome.
Le hostess erano degli energumeni che se mi arrivavano una sberla, mi facevano stare buona e zitta per ore, ma questo non mi ha tranquillizzata per niente.
Ho cercato immediatamente di distogliere la mente dall’idea dell’aereo. Mi sono ripassata mentalmente i bei posti visti, Siviglia, Toledo… Malaga a due passi dall’Africa coi suoi viali dalle palme slanciate, le edicole di fiori, la gente aperta e cordiale… la splendida Alhambra di Granada!
Il paese elettivo di Orson Welles ed Ernest Heminguay, Ronda! deliziosa
.
Ho parlato a mia sorella dei culi dei ballerini di Flamenco.
Ho cercato di dormicchiare, come si fa sul treno.
 

Mi sono risvegliata quando l’hostess senza particolare garbo mi ha offerto il vassoio, che ho recepito immediatamente come l’ultimo pasto del condannato.
Mi sono detta che i film sulle catastrofi degli aerei (come quello che avevano passato in tivù proprio a una settimana dalla mia partenza) sono delle enormi cazzate hollywoodiane.
Poi ho cercato di convincermi che un aereo in fondo è solo una corriera senza ruote, e che l’aria non è che corrisponde a “niente” o a vuoto totale, poiché l’aria è piena come un cuscino e l’aereo vi scivola sopra, adattandosi dolcemente alle sue “curve”. Nonostante le mie considerazioni di tipo pratico e quasi scientifico, panico totale.
Sapete, negli aerei c’è sempre chi fa lo spiritoso e parla di disgrazie, per cui siamo capitate accanto ai soliti che dicevano “Eh, speriamo bene”. Che secondo me sono pagati da qualche compagnia concorrente.
Sfiga ha voluto che in prossimità delle Alpi fossimo entrati in una perturbazione abbastanza fastidiosa, per cui l’aereo ha davvero cominciato a vibrare come le natiche di quei ballerini di Flamenco visti a Siviglia, che già s’invocava la Madonna della Macarena, e per ultimo ha dovuto ritentare l’atterraggio perché il primo non è riuscito bene. A quel punto ero ridotta veramente male.

Ma a dire la verità, a me quello che crea il panico non è tanto e non è solo la paura di morire. Morire è una cosa che può succedere ovunque, quindi è inutile buttarla sugli aerei, tantopiù che le statistiche parlano chiaro, si muore molto di più in motorino, in moto e in macchina.
Quello che crea il panico è l’idea di restare su, in quell’abitacolo, in balia delle decisioni altrui, senza poter più uscire, senza avere il controllo di tofe sta antante. Claustrofobia da viaggio?
Insomma, non mi fido. Ho paura. E della nave, ancora peggio.
Lo so, è una cosa assurda. Chiaramente assurda.
Però parlando con gli altri, mi sono accorta che è una paura condivisa da moltissime persone. Qualcuno mi ha detto che prima di prendere l’aereo si “anestetizza” con sonniferi per dormire tutto il viaggio.
Vorrei sapere da voi, raccontatemi le vostre esperienze, come siete riusciti a vincere questa paura, se ci sono che so, dei fiori di Bach apposta, se si può fare qualcosa senza prendere porcherie di psicofarmaci (che non ho mai preso).
Perché io in aereo un giorno ci voglio tornare, per andare in Svezia, in Islanda e nelle altre mie zone erogene.

 
 
Dedicato a Monì, che mi ha dato involontariamente l’idea per questo post.

Un bacio a tutt*.

cronaca di un attacco d’asma

ululato da Pralina alle ore 17:51 martedì, 13 novembre 2007

Massì, anche se sono una montagna di cazzi miei ve la racconto lo stesso, vah… tanto chi non capisce l’ironia, cambia subito canale, e chi non cambia canale, si cambi almeno le mutande…
 
Da un commento messo ieri nel blog di Clown Patrizio. Copia-incollo e arricchisco di nuovi elementi. Giornata da “sogno” della Clownesse Pralina… tutte le cose che scrivo sono successe veramente con l’unica intenzione di strapparvi un sorriso. Visto che non riesco mai a strapparvi un Rolex.
 
12 novembre

1) Dopo una notte trascorsa come se avessi dormito in fondo all’Oceano, nella Fossa delle Marianne tanto per dire il punto più profondo, prendo una solenne decisione. Sarà l’ultima notte così, di una settimana di merda!

https://i2.wp.com/www.smh.com.au/ffximage/2004/04/12/ventolin,1.jpg  

Mi alzo alle 6.25 perché a forza di rantolare e sibilare d’asma durante il sonno, i miei polmoni si sono autoproclamati “Cornamuse Marce” altro che “Fiati Sprecati”, non sono riuscita a dormire… dormire è un eufemismo per dire: cercare di chiudere gli occhi e non pensare improvvisamente che uno-due-tre-quattro (non ce la faccio a battere il tuo record Majorca, non ce la faccio) MANCA IL RESPIROOOoooohhhh!… mi spruzzo per l’ennesima volta il Ventolin nei polmoni-coglioni…  ffffff… hhhhhh… un’occhiata all’orologio Ambrogio (per dirla alla Petrolini), mi ricordo che le opzioni sono: chiamare il 118 oppure le pompe funebri. Scelgo la prima, per non dare pensiero ai miei familiari, felicità ai collezionisti dei miei quadri, ma anche perché non ho i soldi per il mio funerale.

2) Alle 7.30 arrivano i soccorsi, nel frattempo sono già spirata ed ho lasciato il seguente epitaffio scritto sul muro con la matita degli occhi: “Crepo… aaaaaaaaaaaaaaaargh!” oppure ho deciso di seguire una nuova disciplina religiosa della forma punitiva del respiro sotto le ascelle come ascesi (o ascessi) che porta al Nirvana. Anche Porta a Porta.
Decido di indossare il reggiseno bianco, di pizzo, per non sfigurare davanti ai medici uomini.

3) Gli sciamani del 118, alla vista delle mie fantastiche cose… prima di tutto i miei quadri alle pareti: un autoritratto con l’aureola dorata con la dicitura “Virgo Pralina Tuttifrutti”, un altro mio autoritratto mentre faccio la linguaccia denominato “Pralina Hopi” come donna-nuvola (con bambagia attaccata sul corpo) con sulla testa un elmo di acciaio nero e due ciminiere che sputano fuoco + cagnetta che mi annusa i piedi… e poi… un tricheco di pannolenci sul comodino; una grande farfalla quasi vicina al soffitto; un cucciolo di orango di pelouche che troneggia sopra un mobiletto di cartone decorato con un motivo kilt scozzese; due cuscini dell’IKEA (Cuore Pullson e Lillo Stern) con lunghe braccia e manone grandi grandi sulle sbarre della testata del letto; una canottiera made in England fatta di magline di metallo attaccata al muro con una gruccia; una grossa automobile rossa di polistirolo e maschera indios di cartapesta (fatte entrambe da mio figlio all’asilo) attaccate al muro; fotografia (vera, non fotomontaggio) di me e il mio compagno rapinatore tra due carabinieri in divisa degli inizi del 900 con tanto di cappello col pennacchio! chitarra di mio padre, tamburo cileno che fa il suono della risacca sulla spiaggia; i seguenti copricapi sparsi nella stanza: colbacco di visone sopra una torre di cd, sull’armadio bombetta inglese, elmo vikingo, parrucca viola + fascia indiana con penne su portaparrucche di polistirolo… insomma dopo avere visto tutte queste cose, mi chiedono se è proprio un attacco d’asma o di PANICO. E se “fumo” o se ho mai “fumato”.

4) Non mi ricordo.

5) Ho un attimo di smarrimento quando mi attaccano le pinze alle caviglie, perché penso che dagli sguardi che mi hanno dedicato, mi vogliano praticare l’elettroshock.
Finalmente scopro che il mio cuore sulla striscia dell’elettrocardiogramma scrive da solo “I love you” e che il mio tasso di ossigeno nel sangue è elevatissimo, e ciò spiega perché i miei capelli imbiancano da soli.
Dopo avere ammesso la mia colpevolezza e chiesto il rito abbreviato, io e la dottoressa patteggiamo per una fiala di Bentelan praticata per intramuscolare, e non un Penthotal per endovena come caldeggiato dall’accusa.

6) Il mio medico (il sosia di D’Alema) mi visita alle 12.30, prescrivendomi un camion di cortisone della Novartis, dicendo che si fida sulla parola di ciò che hanno rilevato i medici del 118.

7) Continuo a sognare un uomo che mi coccoli e mi consoli, forse in Nuova Zelanda esiste veramente, nel frattempo ho risposto a due telefonate, ho mosso qualche piccolo passo di danza sulla musica dei Morris On, folk band inglese degli anni 80, ho aperto a mio figlio, ho smollato la cagna… mi sono lavata i denti impiegando ben più di due minuti… perché siccome sono pignola, oltre a lavarli, devo pure stirarli.
Mio figlio mi spiega che quelli del 118 mi hanno scambiata sicuramente per una “fattona”, cosa non difficile da credere nevvero, dice mio figlio. Basta guardarti con quelle treccine alla Peter Tosh e quello sguardo un po’ così, che hai tu, che hai conosciuto Ramaya.

8] Pranzo con una fetta di pane toscano e aceto di mele, ricetta di mia esclusiva invenzione.

9) Nel pomeriggio altra telefonata, riflessioni non molto esaltanti sul web (lo Splindelist) che mi portano a ipotizzare nuovi scenari nel mio blog e cambiamenti drastici nella mia vita, come diventare idraulico delle mie tube di Falloppio in dieci lezioni, per guadagnarci un po’ di soldi.

Intanto il mio ex marito mi ha scaricato il camion delle medicine sul letto.

10) Esco furtivamente a fare la spesa, acquisto un vassoio di pasticcini, alla commessa le dico “Me ne dia tre di ogni tipo” devo festeggiare una vita, la MIA.

Ceno per la prima volta dopo una settimana in modo decente: tortelli con burro e salvia e pasti… aaaaaaaaaaaaaaaaaargh!

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