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LIBERARSI DALLA NECESSITA’ DELLE DIETE

Non sono una professionista dell’alimentazione, la mia esperienza è piuttosto quella di una persona molto sensuale (ovvero coi sensi molto sviluppati), che ha cercato di mettersi in discussione e di cambiare in meglio la propria vita a cominciare dalle abitudini quotidiane. Vedo la “dieta” come una penitenza religiosa, che ci monda dai peccati della gola. Una volta si andava dal prete, ora dal naturopata, ma la sostanza non cambia. In realtà le diete sono una sorta di espiazione, perché il cibo viene percepito non per ciò che semplicemente è, ma per il significato che gli viene dato e per il rapporto negativo che la maggior parte della gente ha con il proprio corpo. Il mio rapporto con il cibo è godurioso. Non ho detto che amo mangiare, ho solo detto che amo ciò che mangio, e in effetti è proprio questa la faccenda. Credo che non sia una differenza da poco. Essendo molto versatile, sono passata da un modo compulsivo di alimentarmi a un’alimentazione sana, cucinata, molto variata, molto ricca, ma di quantità modesta. Il motivo che mi ha portato a scoprire un modo più bello di mangiare risiede in un lunghissimo e faticoso lavoro su me stessa. In pratica ho capito che non stavo per niente gustando ciò che mangiavo, ma mi lasciavo cannibalizzare dal cibo. Mi sono accorta che i sapori che mi procuravano attrazione erano falsati da additivi alimentari e grassi idrogenati, rendevano il cibo irresistibile ma in realtà del tutto insipido, uno stupido riempitivo molto semplice da capire per lo stomaco ma assolutamente inadeguato per la testa. Ho buttato la mayonese industriale e tante altre cose, ho cominciato cucinare prima di tutto (anziché accettare passivamente il cibo “da fame chimica” prodotto in serie), ho iniziato a sostituire gradualmente lo zucchero raffinato con quello di canna integrale, il sale bianco con quello integrale grezzo, il pane bianco con quello integrale e coi semi. Sono diventata più critica riguardo al cibo, ma anche più sperimentale. Vado a fare la spesa a stomaco pieno, per evitare di stipare il carrello in modo compulsivo. Fare la spesa con me è abbastanza divertente, perché commento ad alta voce i prodotti, spesso li ripongo negli scaffali dopo averli esaminati, dicendo: “bocciato”. Non mi lascio condizionare dalla pubblicità, ma dai miei gusti personali o da cose che condivido con amici, la voglia ad esempio di provare una nuova ricetta, una salsa fatta in casa, un abbinamento carino. In natura esistono miliardi di sapori (risultato anche degli abbinamenti) talmente gustosi che vale la pena di provare. Senza esagerare.

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Non è indispensabile mangiare due foglie di lattuga per fare una sana alimentazione, le insalate sono buonissime arricchite con erbe di campo, olive, pomodori, frutta secca e tante altre cose, si possono usare anche certi fiori. Come snack si possono sgranocchiare mandorle, uvetta, bacche di goji. Assaporare un thè verde con il succo del lime, oppure andare giù di centrifughe (e qui si apre un mondo). La cioccolata può assumere un posto d’onore nelle nostre tavole, specialmente se abbinata a spezie, peperoncino, arance, ribes rosso. La grande fortuna è che oggi possiamo coltivare orti, preferire il cibo a km. zero ma avere a disposizione anche prodotti di altre regioni e nazioni; la varietà di cibo è talmente grande che se è giusto comunque contenersi sulla quantità, è assolutamente stupido mortificarsi sul sapore. E’ proprio questo il succo del discorso: la dieta che è imposta da altri (alla fine, per quanto la si voglia raccontare, il “piacersi” non è mai una storia così personale, è sempre il frutto di un condizionamento poiché sono gli altri a tenere in “ostaggio” la tua immagine); la dieta dicevo, viene percepita come una mortificazione. Le parole d’ordine di una dieta sono: attenzione! così come sei non vai bene, devi restringere il tuo corpo, devi ottenere risultati velocemente. In un regime alimentare non puoi mangiare a seconda dei tuoi ritmi ma di una tabella impersonale che ricorda per certi versi i tempi di produzione della fabbrica, ma soprattutto non puoi godere del cibo, non puoi amarlo voluttuosamente, devi privarti anche dei sapori, questo è l’aspetto massimo della penitenza, e poi devi dimostrare al mondo intero che hai volontà e carattere, che “ce l’hai fatta”, e così giudicandoti per il tuo aspetto esteriore (ovvero la magrezza conquistata a suon di sacrifici) gli altri ti alzeranno il punteggio. Le mie parole d’ordine invece sono: me ne frego dei punteggi, voglio liberarmi dalle diete, voglio essere me stessa anche a costo di contraddirmi, voglio fare le cose che mi piacciono, non solo mangiare ma anche muovermi, curare me stessa, creare bellezza con il mio lavoro, e perché no dormire. Voglio ricavare piacere dalle cose che mi circondano e dalle relazioni affettive, professionali e sociali, ma non avere la pretesa di piacere a tutti. Sono convinta che se ci rendiamo indipendenti dagli altri calerà anche la nostra dipendenza dal cibo… 😉

Piedi Pralina

SUGLI STEREOTIPI CHE TI RINCHIUDONO COME GABBIE

Senza usare eufemismi, magari pronunciati con sorrisetto di sfottò, ipocrita, che la correttezza del linguaggio raramente corrisponde a una profonda convinzione. Senza usare eufemismi come “rotondetto”, “burrosa”. Per parlare come parlan nei bar, dove corre solo saggezza popolare. Che altrimenti, a forza d’esser corretti, nel salotto buono ci troveremo a dire “diversamente magri” oppure “portatori di lipidi” salvo poi – tanto prima o poi succede anche nei talk show migliori –  incavolarsi con la persona “diversamente magra” e appellarla con le offese peggiori.

Essere ciccioni, così com’esser negri, lesbiche, froci, meridionali, zingari e tante altre categorie alle quali vengono affibbiati solo valori negativi, è una bella rottura di coglioni.

La cosa peggiore è quell’aggettivo, quelle battute che ti discriminano, anzi c’è di peggio, che quella discriminazione la devi accettare, perché è ironica, perché è detta per “far ridere” e se te la prendi i problemi ce li hai tu, che in fondo sei libero di scegliere, o almeno di viverla con gioiosa indifferenza, perché “non ha importanza il colore della pelle”, perché “si è belli dentro” e “la bellezza fuori non conta”. Ti invitano a prendere tutto con leggerezza, quando sanno benissimo che la pesantezza arriva da quello stereotipo, che ti è stato cucito addosso come un’armatura medievale e ti arriva a mo’ di mazzata proprio quando non te l’aspetti. Hai visto ciccione, te la sei presa, allora cambia stile, adeguati oppure soccombi alla nostra ironia. Insomma, facci felici, resta nel nostro circo di fenomeni da baraccone.

E così ti costringono a indossare i loro pregiudizi, i loro stereotipi, le  loro associazioni grossolane, superficiali e sciatte.

Perché il ciccione è poco attraente, non si ama abbastanza, forse non si cura, non si lava, non veste con attenzione, mette qualsiasi cosa trova basta sia larga e sformata, oppure nascondente, e comunque si autodisprezza.

Perché il ciccione emana cattivi odori, cura poco la sua igiene intima, scorreggia parecchio perché in preda a flatulenze incontenibili, perché ha problemi ormonali, perché, appunto, non si lava, un po’ come lo zingaro e il negro ma ancora peggio perché il ciccione lo fa apposta.

Perché il ciccione come l’ameba non ama muoversi, attende sul divano davanti alla tivù con occhio vitreo, elastico ormai al cedimento e panza che deborda in ogni angolo, e si avventa sul cibo e scaraventa il cibo nel suo corpo, ogni tipo di cibo specialmente il cibo spazzatura ad ogni ora della giornata e della notte, anche quando non è veramente ciccione ma è molto muscoloso e ha molta più massa magra che grassa.

Perché il ciccione non distingue quali sono i cibi migliori, i profumi migliori, è in preda a una ingordigia talmente distruttiva che non può scegliere la cosa più amabile e la più bella.

Perché il ciccione non sceglie per l’estetica, quando compra un vestito si preoccupa soltanto e unicamente se è largo abbastanza, non se è bello, se è cucito bene, sa ha bei colori e se può piacere.

Perché il ciccione se è bravo a nuotare è perché galleggia come ogni palla di lardo, se ama camminare e ballare è solo perché vuole perdere peso, e se gli piace fare l’amore è perché è un porco o una maialona.

Il ciccione non può amare, non può piacere, può solamente essere in torto e dispiacersi per com’è.

Perché il ciccione è lento di riflessi, ha qualche deficit mentale, è ipotiroideo, cammina lento perché ha difficoltà a deambulare, indipendentemente da quanto pesa, perché il ciccione è ciccione anche quando pesa meno di 80 chili perché da l’aria d’essere un ciccione, si è ciccioni anche quando si è “obesiformi”, a 60 chili si può essere simili a ciccioni e sfottuti come ciccioni.

Perché il ciccione fa schifo, a prescindere, perché l’hanno stabilito dai tempi della scuola.

Perché le ciccione sono brutte, grasso è sininimo di brutto, e il contrario di grasso è bello non è magro.

Perché il ciccione, tutti i ciccioni sotto sotto vorrebbero fare una dieta e se non la fanno è perché non ci riescono, perché il ciccione non ha carattere, forza di volontà.

Perché il ciccione può essere amato solo da uno della sua categoria, oppure da una persona con perversioni sessuali “gli uomini che amano le grassone”, un po’ come le lesbiche e i froci, ma ancora peggio, perché il ciccione lo fa apposta.

Perché il ciccione si ammala e muore, molto di più, anche delle cose di cui s’ammalano e muoiono le persone magre.

Perché quando un ciccione si ammala, è solo perché è un ciccione, il magro invece… fatalità.

Perché il ciccione occupa troppo posto, invade il posto che dovrebbe essere riservato alle persone sane.

Ma soprattutto i ciccioni sono tutti uguali, come sono uguali, tutti uguali fra di loro nei loro insiemi tracciati dai normali, come sono tutti uguali i negri, le lesbiche, gli zingari, i cinesi, i froci e tutte le “minoranze” del pianeta.

Perché solo i normali possono permettersi il lusso d’essere diversi.

la gomma pane la mangio

Martedì 11 aprile – ore 17.30 per Fedeli alla Linea in Jazz Line Pralina intervista la sua anima gemella Alessandro Denci Niccolai, pittore illustratore romano

 
Chet Baker * quadro a olio di Alessandro “Hobbs” Denci Niccolai

Novaradio Firenze 101.5
tutte le info sullo streaming
http://www.novaradio.fol.it

Che dire, sono un illustratore, ed è la prima cosa che dico perchè il lavoro che faccio e cerco di fare ha molto a che vedere con quello che sono. vivo disegnando, qualunque cosa, in qualunque modo, perchè mi piace, perchè mi viene facile perchè per vivere devo usare la fantasia, che insieme allo humor sembra essere l’unica cosa in dotazione nel mio pacchetto… sono così, io, vivo ad orecchio…

dal blog Citarsi addosso

scrive Hobbs

La gomma pane la mangio, dato che non faccio mai bozzetti e disegno direttamente i definitivi. E poi, perché ho fame. Questo lo sanno in pochi, sono un illustratore discreto io, nel senso che parlo poco. I personaggi vengono a trovarmi di tanto in tanto, il mio preferito è un tizio a pastelli che si fa chiamare Mr. Crumb. Passa di notte, quando mi scivola la testa e le voci diventano metalliche. Si cala giù da una matita e mi sporca i fogli. Mi passa qualche idea buona e mi ricorda chi sono e cosa ci faccio a questo mondo. Mr. Crumb ha la voce di un parroco di Frosinone, ma lui non lo sa e forse, è meglio così. Ho cominciato a disegnare prestissimo, come se avessi fretta di dire qualcosa, sassi nella scarpa, immagini come rimproveri. Ho sempre amato le matite colorate, più dei pennarelli ma molto meno delle tette, quelle li, mi sono sempre sembrate la cosa più bella mai fatta e, a parte un cuore che feci una volta con una penna biro, credo che sia così. Le tempere sanno di terra invece, il colore si stende a fatica, come quei pensieri da lettino, quelli che per tirarli fuori devi pagare, non come l’olio, che è morbido come la lingua di Camilla e copre e ripassa e cambia davanti agli occhi come certe nuvole nei giorni soffiati. La china ha quell’odore di pesce che ti entra nel naso e punge, carta francese ovviamente è l’unica puttana del porto buona per il mare di segni che ho. I pastelli li mordo e li mangio, ci lascio i segni dei canini, così che si sappia che sono miei e che abbiano il mio odore, spesso la sera mi lasciano strisce blu sulla lingua e mezzelune sotto le unghie, li tengo appuntiti in modo che non mi si fraintenda, un idea è una idea a patto che la capiscano tutti. Poi, di solito, mi sveglio.

“La carta è aristocratica e troia. Deve opporre quel po di resistenza, come un corteggiamento, cedere alle lusinghe del talento e scordarsi il suo setaccio di buona famiglia. Non ho dote, ma posso farla felice. E poi, io l’amo. “


Pralina saids…

Io la gomma pane la arrotolo come un sigaro e mi ci picchietto i lati della bocca (la bocca ha i lati…buona questa)… coi pastelli ho un rapporto feticista, osservo la scatola di latta, sorrido, occhio porcino, la accarezzo con il palmo aperto e finisco per non aprirla ma se la apro e i Derwent o gli Staedler sono ancora lì, godo… i pastelli li appunto con punte a spillo come i tacchi a spillo… tengo i Giotto di riserva, sono cerosi, ma solidi e nostrani, e mi aiutano nelle campiture… i Giotto portano qualche piccolo morso… coi pennarelli mi sporco sempre, anche a distanza di qualche metro, non so mai come possa succedere ma succede… con l’olio ho un rapporto anale, mi trattengo, li tengo chiusi, ma quando vado non mi contengo e tracimo… conosco le gioie della tempera ma solo su muro, e l’acrilico per grandi quadri fatti qualche anno fa. Di tutti annuso il contenuto, e più che a colore vado a naso, e poi, quando sono asciutti, a tatto. Amo toccare i dipinti. Al Guggenheim suonò l’allarme (forse perché stavo pomiciando troppo vicina al quadro). Amo toccare i dipinti, più delle sculture, che mi intimidiscono. Amo le tette più di tutto. Dietro le quinte. Conosco le gioie delle tette e della pittura, delle mie e di quelle delle altre nelle mie fantasie, e dell’effetto delle mie sugli altri sul fatto pratico. Insomma, un tripudio di sensi primaverili.

dedicato a una ragazza anoressica

ululato da Pralina alle ore 14:23 mercoledì, 13 maggio 2009

Mi è capitato di leggere diversi “blog a dieta” e recentemente, anche quello di una ragazza anoressica. Io non vorrei dire nulla di particolare a questa ragazza,  perché conosco pochissimo questo problema; avrei solo voglia di abbracciarla, perché so quanto può fare l’amore per lenire le ferite della nostra anima.
Nemmeno io ho mai avuto un buon rapporto con il mio corpo, oggi continuo a non piacermi, da ragazzina mi vedevo orrenda, così scrivevo nei miei temi. Eppure oggi che ho 46 anni, quelle fragili foto un po’ segnate dal tempo, mi restituiscono un volto di una freschezza disarmante, un sorriso simpatico, dolce e biricchino, un corpicino ben proporzionato, due gambe bellissime. Che mi viene da dire “Peccato, peccato che non ci fosse un vero fotografo a riprendermi, uno di quelli armati di Pentax o di Olimpus ultimo modello con tanto di fotoritocco professionale da studio che renderebbero gnocca anche una ragazzina insignificante come una certa Noemi Letizia, peccato che noi eravamo una famiglia con tanti problemi economici, che un rullino di foto era un lusso e gli scatti venivano risparmiati e non c’era nemmeno il flash e così tutte le ombre si disegnavano sotto il naso e lo facevano diventare più a patata di quanto non fosse e i miei occhi sembravano più stretti di quanto non fossero per colpa della luce del sole diretta che mi feriva il viso”. Che tanta bellezza sbandierata sui giornali non è nemmeno vera al 100%, ci lavorano su e ci vanno di fotoritocco a manetta, ma poi impongono a noi donne “normali” questi modelli da seguire e dire che è solo una questione di soldi da investirci sopra. Chi è povera ha meno chances di sembrare bella, non ci piove. Ma non lo dice nessuno e lo capiscono in pochi.
Non so che cosa fosse alla base di questo mio odio verso me stessa, se qualche profonda delusione o trauma, sta di fatto che continuo ad associare il fatto estetico con quello affettivo, per me la parola “bella” significa accettata, accolta e amata.
Sorvolo su tutte le mie sofferenze passate.
Non so che cosa può spingere una ragazza a odiarsi fino al punto di distruggersi con il cibo, ognuna avrà una storia particolare e unica, ma tantissime donne hanno dei comuni denominatori; sicuramente il cibo viene visto come un nemico ed il corpo viene usato come capro espiatorio, e poi, noi abbiamo un’eredità cattolica integralista pesantissima, dove il corpo viene sempre visto come qualcosa di impuro e di peccaminoso. Una sorta di bidone dell’immondizia dove gettare tutto l’orrore del mondo, la paura della morte, quella della vita, la colpa di essere al mondo, la colpa di amare.
Ecco così istintivamente vorrei dire a questa ragazzina “Torna a mangiare, il cibo è buono e il tuo corpo è bello… è bello perché il corpo umano è bello, fattelo dire da una che ha studiato anatomia artistica, e non c’è nulla di sbagliato, nulla di peccaminoso o di sporco in un corpo”. Un grande abbraccio pieno di morbidezza!
 

movimento per la libertà dimensionale

ululato da Pralina alle ore 12:26 mercoledì, 18 maggio 2011

Il Movimento per la Libertà Dimensionale ha preso corpo in America, come movimento per difendere le persone fortemente obese dalle discriminazioni, ci sono stati persino picchetti, volantinaggi e “invasioni” nelle redazioni dei giornali, qui in Italia il problema dell’obesità fortunatamente non è così drammatico, non ai livelli texani; ma si assiste a una vera e propria campagna mediatica, pubblicitaria, di un’invadenza e di una violenza e spesso di una stupidità sconcertante, che va a colpire tutte le persone che superino la taglia 42 (ho detto 42 per esagerare).
Non solo, ma in rete ci sono migliaia di troll troppo frustrati dalla figura materna, pronti a offendere con epiteti come “grassona di merda”, qualsiasi donna abbia appena un po’ di carne in più, tant’è vero che persino la Monica Bellucci su youtube è stata definita “cicciona”.
Il problema dei disturbi alimentari e il problema di come veniamo nutriti dalla grande industria (informazioni bugiarde, cibo spazzatura e fast food), non sono problematiche personali, private, ma sociali e politiche che meriterebbero una risposta forte e una pressione dal basso, visto che noi siamo i consumatori e noi abbiamo il potere di boicottare ciò che ci danneggia o ci dileggia.

Proprio oggi c’è la notizia che Vogue pubblica le foto di una linea di costumi dalla 44 alla 54, quindi qualcosa si sta muovendo anche nella direzione opposta, mentre Max si spinge molto più in là, pubblicando le foto nuda di Beth Ditto, celebre rock star XXL (anche se fortemente photoshoppate, come sempre fanno, è in ogni caso un risultato nella saga dei manichini inespressivi che al solito propongono).

Sono anni ormai che le Brigate Grosse ovvero tramite questo mio blog, sollevo questi argomenti, e lo faccio, non solo per un mio “problema personale”, a stare al mondo con qualche chilotto in più (qualità sommamente gradita in ogni altro paese non troppo industrializzato, quindi in un buon 80% del pianeta) ma perché ritengo che la libertà di occupare lo spazio e il posto che si desidera, estendendo questo diritto a tutti i non omologati, standardizzati, ai “troppo alti”, “troppo magri”, “troppo bassi”, “troppo vecchi”, sia un diritto sacrosanto, e anche bello, perché espressione di differenze genetiche, culturali, etiche quindi estetiche, di provenienze diverse, così come avere la pelle d’ogni colore, appartenere a qualsiasi etnia, qualunque età della vita, avere e manifestare libertà di fede, idea politica, appartenere ad ogni tendenza sessuale, con esclusione ovviamente della violenza e della prevaricazione specialmente sui minori (la mia libertà finisce dove comincia la tua).

Qui metto il link di un artista che si è divertito a sconvolgere alcune opere classiche fra le quali la nota Gioconda, ma anche i quadri di Ingres, ecc. utilizzando i canoni industriali contemporanei che producono queste modelle. Ovvero taglia 38 – 40, fianchi assenti, culo piatto, seno rifatto, zigomi altissimi, labbra esagerate, viso da alieno.
Traete voi le conclusioni su cosa significa “essere belli e invitanti” oppure repellenti… (a me personalmente, le modelle in carne di Ingres, dimagrite a forza, fanno l’impressione di una bellissima e opulenta torta alla meringa, un tempo piena di guarnizioni, roselline e zuccherini invitanti, ridotta a una sola fettina risicata) guardate un po’… e poi ne parliamo…

Opere d’Arte riadattate al modello contemporaneo

non mi smagrite anche questa però…

comunicato chanel n° 5

LO STATO IMPERIALISTA CI COSTRINGE A QUESTA MAGRA ESISTENZA, IMPONENDOCI TRAMITE IL MEGAFONO MASSMEDIALE, LA STANDARDIZZAZIONE FORZATA DELLA NOSTRA FISICITA’. 

L’OMOLOGAZIONE DEI CORPI E LA NEGAZIONE DELLA BIODIVERSITA’ DELLE FORME FISICHE E’ IL CARDINE SUL QUALE RUOTA TUTTO L’IMMAGINARIO DOMINANTE (E L’IMMAGINARIO DOMINANTE LO CREANO I POTENTI).  

GROUCHO MARX PARLA DI CONTRADDIZIONI NEL SISTEMA CAPITALISTA, QUANDO LE STESSE MULTINAZIONALI CHE TI INGOZZANO DI CIBO A PAGAMENTO, TE LO FANNO POI CAGARE CARO CON I LASSATIVI DIETETICI.   

CON SEMPRE MENO SOLDI IN TASCA, PRECARI DISOCCUPATI E SOTTOCCUPATI SONO COSTRETTI A MANGIARE SCHIFEZZE TRANSGENICHE ACQUISTATE ALL’ HARD DISCOUNT, POVERE DI FIBRE E VITAMINE MA RICCHE DI GRASSI SATURI E IDROGENATI.
I RITMI LAVORATIVI IMPOSTI DAL CAPITALE IMPONGONO AL PROLETARIATO DI TRANGUGIARE CIBI DA FAST FOOD, SENTENDOSI SEMPRE PIU’ AVVILITI. UN TEMPO I POVERI ERANO MAGRI E CONDUCEVANO UNA MAGRA ESISTENZA, MENTRE I RICCHI ERANO GRASSI E OPULENTI. LO DICE L’ARTE DI UN TEMPO: LA MAGREZZA ERA UN FATTORE NEGATIVO E LA GRASSEZZA ERA UN VALORE POSITIVO. MA LA QUESTIONE SI E’ RIBALTATA. SOLO CHE, GUARDA CASO, I VALORI DOMINANTI HANNO SEGUITO SEMPRE I RICCHI E NON I POVERI.

OGGI DA UNA PARTE I POVERI, SEMPRE PIU’ CICCIONI, INFELICI PERCHE’ NON RIESCONO A IMITARE I RICCHI BIOSNOB E BIODINAMICI, SEMPRE PIU’ MAGRI.
OGNI RELIGIONE E’ NEMICA DELLA CARNE E VORREBBE PRIVARCI DELLA SESSUALITA’ CHE ABITA NELLA CICCIA. LE GIOVANI DONNE IN ESUBERO CORPOREO, OCCUPANDO LO SPAZIO VISIVO CON LE LORO FORME ESPLICITE, SONO CONSIDERATE UNA BOMBA SESSUALE VAGANTE, UN PERICOLO PER LA CASTITA’ DEI PRETI E PER IL TALAMO NUZIALE DI MASCHI CONIUGATI. 
 
LA CORPORAZIONE MEDICA BALANZONA LIPOSUCCHIONA (QUELLA DELLE SANGUISUGHE E DEI SALASSI) CHE DALLA CONTRORIFORMA SI RESE COMPLICE DELLA SANTA INQUISIZIONE, FAVORENDO IL ROGO DI MILIONI DI “STREGHE” ERBORISTE IN TUTTA EUROPA, DOPO AVER RIDOTTO LA MATERNITA’ DA UN FATTO NATURALE A UN FATTO PATOLOGICO, OGGI CON UNA MANO SUL BISTURI E UNA SUL PORTAFOGLIO, DISPENSA PATERNALI, ANFETAMINE E TRANQUILLANTI CHIMICI PER RIDURRE LA FAME NERVOSA DI CHI, GIUSTAMENTE, E’ NERVOSO, E INCAZZATO.
LA PREZZOLATA INDUSTRIA DELL’ABBIGLIAMENTO, GUIDATA DA BOSS ARMENI COME ROCCO MAROCCO, VOLTA GABBANA, SORELLE OFFENDI OFFENDI, UNITED COLOURS OF PENETTON, VA…LENTINO, ECC. HA DICHIARATO GUERRA AL POPOLO: LA TAGLIA XXL DIVENTERA’ PRESTO FUORILEGGE.
LE DONNE PROLETARIE SONO L’ANELLO DEBOLE DI QUESTA CATENA DI SFRUTTAMENTO E DI REPRESSIONE. DOVREBBERO ESSERE FELICI DELLE LORO TETTE, CHE SONO DISPENSE DI CIBO PER I FUTURI RIVOLUZIONARI, INVECE CERCANO DI ADEGUARLE PERCHE’ ASSOMIGLINO AGLI ELMETTI DEI SOLDATI. TETTE SEMPRE SULL’ATTENTI, MAI IN RIPOSO! 
IL SILICONE E’ STRUMENTO DI REPRESSIONE 
OGNI ANNO L’ANORESSIA E LA LIPOSUZIONE FANNO PIU’ MORTI DELLA MUCCA PAZZA
COMBATTERE L’INFELICITA’ NON SIGNIFICA ADEGUARCI AI MODELLI CONSUMISTICI MASSIFICANTI, MA SIGNIFICA RECUPERARE IL TEMPO DI NON FARE NIENTE CHE CI VIENE NEGATO  
PIU’ TEMPO PER TROMBARE, PIU’ TEMPO PER DORMIRE
FUORI TUTTI DALLE PALESTRE
BAKUNIN ERA SOVRAPPESO
E PERCIO’ PROSPERA NELLE NOSTRE LOTTE!


BRIGATE GROSSE

qui brigate grosse

ululato da Pralina alle ore 16:32 sabato, 24 ottobre 2009

Qui Brigate Grosse. Alcuni anni fa, dagli Stati Uniti venne diramata una circolare che interessava l’OMS e tutti i medici delle nazioni cosiddette “civilizzate”, riguardava il problema del sovrappeso e dell’obesità, che soprattutto negli Stati Uniti ha raggiunto percentuali spaventosamente alte. Le statistiche parlano. C’è anche da considerare che è il rovescio della medaglia, per tanta gente che si abbuffa, ci sono interi continenti che soffrono la fame. In effetti, oltre un certo peso i problemi di salute si aggravano e ne sorgono altri specifici. E’ indubbio che dimagrendo si sta meglio. Ma non tutti i problemi di salute sarebbero da attribuire al sovrappeso, se proprio vogliamo essere sinceri. Le statistiche non sono studi completi, e tante volte sono fuorvianti. Meglio sarebbe ascoltare ogni paziente, caso per caso, considerandolo una persona unica, così come fa la corrente unicista steineriana, mi rendo conto che sarebbe una perdita di tempo eccessiva per i ritmi di produzione imposti dal capitalismo (quanto era bello Charlot in Tempi Moderni) e quindi, si preferisce fare medicina in maniera grossolana, un tanto a chilo, e avanti un altro.
Bene, c’è chi questa circolare l’ha presa maledettamente sul serio, e c’è chi furbescamente cavalca l’onda per lucrarci sopra, come il “naturopata” nutrizionista che ricordo sotto, io ho raccolto alcune testimonianze in giro, di amiche e conoscenti, che si sono viste attribuire al sovrappeso (anche modesto) la causa di tutte le loro malattie. Addirittura i problemi ai piedi, calli e duroni, mi dicevano. Una mia amica 60enne che ha una ernia iatale enorme che le espande lo stomaco e una arteria renale deviata, e quindi ha una notevole ipertensione, e quindi ha le gambe un po’ gonfie (per la ritenzione di liquidi) si è sentita dire “io non la posso operare, così cicciona, bisogna che lei smetta di abbuffarsi”, non stanco di dire stronzate questo luminare le ha anche detto “lei deve prendere qualche psicofarmaco perché mi sembra agitata, guardi che occhi che ha”.
Quale che sia il nesso, tra le percentuali texane di sovrappeso (gente che arriva a pesare anche fino a 220 chili e oltre) e quelle nostre, alte, ma sempre più modeste, è presto detto… lo dico? sì, lo dico… mi tolgo questo sassolino… i medici hanno sempre meno voglia di ascoltare i loro pazienti, non esiste più il medico di campagna che ti conosceva fin da neonato e conosceva la tua famiglia con tutte le sue patologie ereditarie, l’anamnesi tanto cara ai medici greci non esiste quasi più, ormai siamo solo numeri statistiche e tabelle, la sanità italiana fa buchi da ogni parte, e quindi non sapendo che pesci prendere in tanti casi hanno trovato un escamotage fantastico: loro danno tutta la colpa al sovrappeso, così intanto si sono già belli che parati il culo.
Il rapporto con certi medici (non dico tutti, eh, intendiamoci, ci sono tanti medici fantastici che operano con assoluta sensibilità), con le donne è sempre stato disastroso, pazienti incinte che si sentono dare della troia in sala parto “prima hai goduto e adesso soffri” e cose del genere, non è mica leggenda, del resto il machismo nella classe medica è duro a morire, sono loro i responsabili insieme alla Chiesa Cattolica dei roghi delle streghe… la classe non è acqua…
Oggi mi voglio togliere una soddisfazione, anche se dal mio blog non ci passa più nessuno. Voglio sfanculare un tizio, una sottospecie di naturopata bello come un attore di Hollywood dopo essere stato investito da un tir e preso pure a cazzotti dal conducente. L’anno scorso andai da lui in un momento tremendo per me, mi trattò come già mi aveva trattato un altro medico, unendo i consigli da medico a battutacce da bar. Del tipo: “se lei è calata di alcuni chili,  mio dio, com’era PRIMA?” (strabuzzando gli occhi). Oppure “Non mi prenda il cortisone, che se no, non passa più dalla porta” (facendo il gesto della damigiana incinta).
In realtà l’ho già spedito a quel paese, ma un’altra occasione è sorta ghiotta per un motivo: uno stupido invio di spam (il suo). Insomma, l’idiota se l’è cercata, mi viene pure a fare spam con le catene di sant’antonio. Ecco la mia lettera, sotto. A volte non si manda a fare in culo abbastanza, perciò va ribadito se necessario, in fondo sfanculare uno stronzo è terapeuticoe credo che noi donne dovremmo farlo molto più spesso.
 Gentile “naturopata” xxx, speravo vivamente che Lei avesse cancellato il mio indirizzo, quindi sono veramente sorpresa e se me lo permette anche vagamente infastidita per questo invio alla mia casella di e.mail, ad ogni modo La prego di non mandarmi più SPAM, anzi, ne approfitto per dirLe alcune cose sulla sua professionalità…1) la “cura” contro l’asma che mi prescrisse lo scorso anno, ha funzionato come una pastiglia Valda per un talassemico

2) quando disse che non dovevo trovarmi un uomo che sarebbero stati altri guai, sbagliava… il mio nuovo compagno, romagnolo, è semplicemente fantastico e l’amore mi sta facendo un gran bene!

3) quando disse che l’asma è una malattia causata prevalentemente dal sovrappeso, sbagliava anche lì… (n.d.p. qui metto vari esempi di miei familiari ammalati di asma bronchiale e di altri disturbi e tutti magri, non riporto integralmente il testo sul blog per tutelare la privacy, ma di fatto nella mia famiglia a soffrire di asma sono soltanto  ed esclusivamente le persone magre)… non sarà che ci sia, putacaso, qualche componente EREDITARIA? no eh… troppo dura da capire… andiamo avanti…

4) durante la visita tutte le cose che mi ha detto erano fortemente sconfermanti, mi ha ripetuto almeno una ventina di volte che sono troppo grassa e che devo dimagrire, che il mio peso mi impedisce di muovermi agilmente, che non mi fa respirare bene e altre cose di questo tipo, poi si è contraddetto perché ha attribuito tutta la colpa al cortisone però mi ha chiesto di mettermi a dieta (quale dieta non è dato sapere, avrei dovuto cercarmela da me su un sito internet)… io sono stata magra e avevo l’asma, mi sono curata con l’omeopatia da un bravo medico che non ha toccato nemmeno l’alimentazione, quindi sono stata benissimo per 13 anni dopo questa cura, mi sono riammalata soltanto a causa di una inalazione di zolfo in polvere (un incidente), i test per le allergie confermano che soffro di allergie da acari domestici e da graminacee… che cazzo c’entra quella meravigliosa ciccetta in più (da vera femmina) che fa di me una donna molto amata dagli uomini e molto ammirata per la strada??? e adesso non le dirò nemmeno che sono dimagrita e che porto due taglie in meno, Le lascio volentieri l’immagine della BALENA che si è creato in testa… magari esaurisce il livore misogino

5) trovo che i 90 euri che mi ha chiesto a fine visita siano stati veramente eccessivi (e senza neppure una ricevuta fiscale), mi rammarico di non avere trovato la forza per abbandonare subito lo studio… mi rammarico di non avere trovato la forza di mandarla subito a quel paese… ma come sa, visto che è pure “psichiatra”, a volte le persone troppo sensibili soffrono di complesso d’inferiorità e non sono perfettamente coscienti delle loro qualità e della loro bellezza. In quel periodo ero talmente demoralizzata, talmente a pezzi, che avrei avuto bisogno soltanto di una parola di conforto e Lei c’è andato giù pesantissimo. Meno male che poi ho trovato in me la forza per rialzarmi e per dire quanto valgo.

Con una notevole dose d’incazzatura, ma anche di amore, allegria e tutto il resto… ma perfavore, basta con lo SPAM.

Grazie, cordiali saluti.

Lettera firmata da me, nome e cognome

*

il mondo di splinder

ululato da Pralina alle ore 15:49 venerdì, 16 novembre 2007

Avvertenze e modalità d’uso. Vi prego di prendere queste mie dissertazioni tra il serio e il faceto con la necessaria (auto)ironia.

Ormai si sa, che Splinder (per non parlare di altre piattaforme, forum e affini che sono decisamente peggio) è una gabbia di matti.
Depressi cronici e bipolari, aspiranti suicidi, aspiranti top-model a 40 anni suonati, anoressiche, bulimiche, iperfagiche, alcolisti, drogati… dipendenti da farmaci… malati della “sindrome di invisibilità” e tanto tanto altro.
 
L’esimia professoressa Pralina Tuttifruttenstein, Docente di Nulla Assoluto presso l’Università di MerdRa, vi illustrerà, bacchetta alla mano, quali sono le tipologie sociologiche e patologiche di blog e di commentatori-trici più comuni, sapendo che sicuramente ci cadrà in mezzo come tutti voi che mi leggete (sorry):
 
 
Premessa: in un anno e mezzo di permanenza su Splinder, ho notato che c’è una forte discriminante nell’essere donne. Mi spiego. Un uomo che apre un blog, qualsiasi cagata dica, avrà sempre dei commenti favorevoli, o quasi. Una donna invece dovrà conquistarseli mettendo in mostra tutte le sue doti, in ogni senso. E spesso non sarà ancora sufficente!
A noi donne non si perdona mai nulla, né da parte maschile né da parte femminile… insieme alle manifestazioni di compatimento nei momenti critici della vita, avremo sempre dei rimproveri, dei consigli, delle prediche, dei paternalismi/maternalismi, dei cazzi e mazzi e degli appunti per “migliorare”… non siamo maschi, e quindi siamo esseri imperfetti!
Dai, adesso ditemi che non è vero! E’ evidente che faccio una iperbole! Ma sfido chiunque a dimostrarmi che la tendenza non è questa!
 
Poi. Da tempo qualcuno più autorevole di me, parlò del DO UT DES dei commenti, cioè di quel meccanismo che fa si che più commenti altri blog, più vieni commentato. Soprattutto se nei commenti metti alcune parole chiave come “vengo solo da te”, “sono sinceramente colpito dal tuo post”, “sei una persona fantastica” per non parlare di “le cose che ho letto sono le più belle che abbia mai letto in vita mia” ecc. che non sembrino insomma il solito spam che fanno in molti e nemmeno, a pensarci bene, una solenne leccata di culo.

Altre considerazioni: cos’è che fa audience? E’ vero che tira di più un pelo di fica che un carro di buoi! Tette, cosce e culi fanno sicuramente alzare… tutto. Non importa se sono soltanto promesse che non si manterranno mai e se vengono “velate” e modificate da filtri fotografici e sapienti photoshop!
Non tira soltanto la fica… tirano anche la morte, la fine delle relazioni, le situazioni sfigate, i litigi in diretta, le problematiche e le situazioni “ballerine”, tutto lo schifo della vita, insomma… tira moltissimo il GOSSIP. Non è un caso che questo mio blog abbia avuto il suo momento di “picco massimo” coincidente con la fine della mia ultima storia d’amore!
Se state sempre bene, vedrete la colonnina delle visite calare, è garantito. Ci sono blog bellissimi, che non vengono visitati solo perché non fanno GOSSIP.
 
I BLOG
 
Erotici… erotismo è una parola largamente usata… ma cos’è l’erotismo? E’ una tendenza a prudersi guardando dal buco della serratura, oppure è un aspetto più ampio della nostra vita? Le donne che sono esposte su molti blog non sono donne, sono tranci di donne. Manca la parte più importante: manca la parola.
 
 
 

Dieta… i blog a dieta come idea sarebbero (metto il condizionale perché non li condivido) sacrosanti, ma c’è una cosa che non torna… nella maggior parte dei casi sono diete fai-da-te, dopo poco s’interrompono perché non si riesce più a calare e… il blog scompare! 

Madonna (addolorata, sexy, ecc.)… il blog può sostituirsi egregiamente all’altarino da strada, quello che si incontra ad ogni angolo che si rispetti. La Madonna è colei (e colui) che non mostra mai la sua immagine per intero (per vanità o perché ha dei difetti come tutti i mortali), ma si ammanta d’un velo, dispensa lacrime, petali di sangue e stille di cielo, per ricevere un’adorazione dei fedeli che rasenta la venerazione maniacale… essi si prostrano al cospetto della Madonna venti volte al giorno, lasciandole un fiore, dicendole (dicendogli) quanto è bella, buona e cara anche quando posta delle emerite cagate, e quanto vorrebbero che lei (lui) intercedesse per la loro salvezza eterna dall’invisibilità che regna fuori dai blog. Basta una sola parola della Madonna dei Blog che la visibilità nostra sarà salvata!
 
 
Predicatori… sono dispensatori(trici) di ogni saggezza che esiste sulla faccia della terra, dopo il loro sermone quotidiano si apriranno numerosi commenti di applausi, poi, il giorno dopo, l’oblio. Su internet si dimentica tutto molto presto.
 
Sangue & Merda… vampire, crocerossine, artisti transilvani, sangue e merda, vomito, cacca, pipì e pupù… se non possiamo esistere in questo spazio virtuale asettico, annulliamoci perdio! anzi, massacriamoci! tagliamoci con le lamette e poi caghiamoci addosso! è una tendenza che per molti blog è consolidata, la cacca tira… se no come si spiegano tutti i voti che danno agli uomini politici?
 
 
Spiritosoni (surreali, fantozziani, cinici, ermetici, ecc.)… dicono che la comicità non sia altro che l’ultima risorsa dell’essere umano con la coscienza della sua mortalità… gli spiritosoni aprono il blog ridendo e scherzando, dicono di prendere la vita come viene, i loro post sono permeati talvolta dalla genialità tipica dei disperati e fanno ridere, raramente piangere. In realtà poi si scopre che sono fragili, ipersensibili, ipocondriaci, che hanno sofferto molto per amore, che hanno grossi problemi in famiglia, che si sentono non di rado esclusi, ma questo soltanto dopo averli contattati e guardati negli occhi.
Lo Spiritosone surreale è l’esatto contrario del Madonno piangente, non versa lacrime, le tiene tutte dentro. E soffre in silenzio!
 
Splinder parallelo… esiste un mondo di blog paralleli, inventati di sana pianta, un unico gestore si crea decine e decine di nick diversi. Lo fa all’unico scopo di non scomparire. Più blog si crea, più possibilità ha per essere ricordato. Come in un romanzo di fantascienza (o seguendo le ultime tendenze scientifiche) egli crede all’esistenza di mondi paralleli, alla simultaneità degli eventi e sa come intervenire sullo spazio-tempo. A volte anche Chiesa del Mondo Splinder Parallelo, un unico guru, pochissimi seguaci e moltissimi molestati.
 

Suicidio del blog… non allarmatevi, per la maggior parte dei casi, quando un blog chiude, nonostante la lettera di addio, si tratta di tentato suicidio. 

I COMMENTI 

Amici… ahuahua! nei blog ci chiamiamo tutti amici e amiche, però bisogna vedere se ciò corrisponde… un guaio di internet è che stravolgendo la percezione dei rapporti umani, ci fa sentire la “fratellanza universale” persino quando, dal vivo, si evitano gli sguardi. L’amicizia tanto sbandierata, spesso non esiste. Cioè, mi spiego meglio. Non è che non esista, anzi, spesso proprio grazie ai blog si formano amicizie valide sotto ogni punto di vista, ma non è così facile da conquistarsi.
L’affetto in internet, sovente, è una forma di empatia superficiale che rischia di svanire in una bolla di sapone appena compaiono le prime difficoltà relazionali! Eppure nei commenti spesso si dice “ti voglio bene” oppure “ti voglio tanto tanto bene”… è una vera forma di affetto… o una proiezione del proprio bisogno d’affetto? Meditate gente…
 
 
Arguti dissertori… questi sono la categoria forse migliore fra i commentatori, perché cascano a fagiuolo quando ci sono discussioni serie in atto e sono al solito molto forbiti e interessanti. Non è una patologia, ma una tipologia. Unico difetto: la discontinuità di frequentazione.
 
Buttafuori… in ogni blog che si rispetti, accanto alla figura della blogstar, c’è sempre quella del buttafuori. Non interviene che di rado, e lo fa quando la figura della blogstar ha delle difficoltà. Ritiene che estranei malintenzionati possano “sporcare il blog” del suo idolo, e, non avendo una particolare attitudine letteraria, ma muscoli grossi e una voce mascolina, si sente in diritto di intervenire, spesso o quasi sempre non interpellando nemmeno la blogstar interessata. Che diamine, il buttafuori ha un suo carisma, e soffre molto perché non è mai riconosciuto come dovrebbe!
 
Cuggini di Splinderlist… in Italia, chi non è cuggino di nessuno non va da nessuna parte, lo dimostrano i vari AWARD e schifezze similari, al quale regolarmente abboccano tanti blog, e che altro non sono che indagini di marketing trasformate am/abilmente.
I cuggini si sostengono e si aiutano, si autovotano, si autosegnalano e si autoproclamano vincitori. Dove non può il talento letterario e dove l’atto poetico è scarso, possa invece l’insiemistica! L’insieme fa la forza e sostituisce il talento.
In Italia, dove non esiste la mafia… esiste la paramafia, cioè quel sistema di raccomandazioni che per noi potenti splinderiani si traduce ad esempio in “Ti faccio entrare io in questo giro, dove conoscerai il bel mondo dei bloggers” oppure il giravoce con messaggi privati “Ti invito caldamente a non frequentare più il blog di Pinco, perché Caio ha detto a Pippo che Pinco ha fatto una cosa poco chiara”.
 
Fila di sbavatori professionisti… sono coloro che appena vedono il segnale luminoso di “nuovo post” della loro (delle loro) amata bene, corrono a farle la corte tramite commenti. Come fanno la corte gli uomini tramite i commenti? Mostrandosi simpatici, intelligenti, arguti, sensibili, comprensivi, dal cuore tenero (tutte cose che si guardano bene dal dimostrare nella vita reale) ma anche con rimproveri bonari e piccoli rompimenti di coglioni… in un caso come il mio, non sapendo a che tipologia di donna appartengo, arrivano anche a offendere (e vengono bloccati).
 
Fila di sbavatrici professioniste… più numerose e decisamente più accanite degli uomini, vanno a riverire il loro blogger maschio-pavone, lasciando scie smelense di profumi, cuori, rose, farfalle, gif glitterate, frasi ad effetto possibilmente sibilline e incomprensibili… si sa, la seduzione è fatta di mistero e l’uomo spesso non capisce di suo, figuriamoci in questi casi.
 
Salutatori professionisti… sono coloro che passano, muniti di sola tastiera, di semplici smiles o di gif glitterate, per darti il buongiorno, il buonpomeriggio, la buonasera, la buonanotte e il buon fine settimana. Anche la buonadomenica e il buon inizio settimana. Peccato che poi, per i restanti giorni, si dimentichino del tuo blog!
 
Segaioli… c’è poco da dire… hhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh… spesso non lasciano neanche un commento. Raramente qualche messaggio privato, ma a volte nemmeno quelli. Se ne vergognano.
 

 Sherlock Holmes… sanno già tutto di chi scrive il blog prima ancora d’esservi entrati, loro non guardano il blog nel suo complesso, si soffermano su un INDIZIO, una FRASE, e da quella deducono le cose più disparate, anche se sono discordanti dal resto del discorso generale. Anzi, è dal PARTICOLARE che ricostruiscono il tutto. Loro sono dei geni del crimine!
 
Spiritosoni disperati… fanno battute a tono col post o in controtendenza per distinguersi da tutti gli altri commentatori, postano gif divertenti e demenziali, la loro patologia è quella di non essere mai cresciuti (cresciute) veramente, Peter Pan o Campanellina, soffrono molto del loro approccio con la vita reale che è sempre più deludente e non vorrebbero più tornarvi, salvo che per comprare il nuovo cartone animato di Asterix.
 
*Ho esagerato! Può darsi… giudicate voi!
 
E adesso scappo prima di prenderle!
 
sotto, un’opera del maestro Freddie Villarosa “Radio Glob”
 

più rubensiano di rubens

ululato da Pralina alle ore 13:13 mercoledì, 05 settembre 2007

Ho ricevuto questo pvt, dolcissimo, a proposito del fatto che ho quasi smesso di mangiare, beh mi ha fatto commuovere… è come una carezza per me.

<< ciao pral, grazie per la coccola, ma vuoi farmi morire di crepacuore? bada che, per quel che mi riguarda, sono più rubensiano di rubens! anzi, dovrei considerarmi senz’altro adipofilo, se il termine non fosse un po’ equivoco: io non apprezzo l’adipe in sé, ma apprezzo le forme femminili che l’adipe contribuisce in gran parte a modellare.
sì, ok, mi rendo conto che parlare di forma all’uomo-massa (il nome la dice lunga) è come parlare di architettura romanica in un covo di ultrà poco prima del derby, ma insomma… mica se ne può fare a meno. il corpo umano possiede una forma. la carne (questa sconosciuta) esprime una sua essenza lirica. e il grasso in particolare ha modi assai ingegnosi di distribuirsi e di articolarsi. a volte addirittura sublimi. naturalmente molti non lo capiscono, ma è normale: molti non capiscono neppure leopardi. l’importante è che non vada anche tu a ingrossare le fila degli spaventapasseri denutriti, secondo i precetti dell’anestetica contemporanea. non farmi questo! 🙂 un bacione
f. >>

sotto: Venere e Adone, di Rubens

Image:Peter Paul Rubens 116.jpg

per la libertà dimensionale

ululato da Pralina alle ore 16:37 sabato, 27 marzo 2010 
 
Libertà dimensionale, è la libertà di tuttiquando ho fondato le “Brigate Grosse” pensavo che si trattasse di una boutade, simpatica e anche utile, ma nulla di più che una sorta di goliardata o sfogo personale. Invece si sta assistendo a un’inversione di marcia, da molte parti si levano i primi scudi contro la discriminazione, un gruppo di obesi americani ha occupato il “New York Times” per chiedere che venisse pubblicato un articolo sulla loro condizione. E’ la prima volta che succede, che si parli di libertà di forme e non solo di colore della pelle.
C’è forse una sorta di pudore e di vergogna persino, a dichiarare che non si è “conformi” con il peso ufficiale imposto dalle tabelle. Essere “negri” non è una colpa (con buona pace del KKK  e di tutti quelli che ancora continuano ad alimentare il razzismo, Lega Nord in testa) ma essere grassi, sì. Negli Stati Uniti l’obesità riguarda le grandissime forme, ma qui in Italia basta meno, basta pesare 75 chili, ma anche molto meno. Io non sono obesa come da immagine stereotipata, sono sovrappeso, ma la sostanza non cambia e l’obesità è come la Stella di David, nei lager ci finiva pure chi era ebreo a metà. Fra l’altro i nazisti erano fissati con il salutismo e con la forma fisica, tranne quando si trattava di quei porci dei loro capi che si strafogavano di carne di maiale e birra.  Si è anoressici da una parte oppure obesi da quell’altra, “vie di mezzo” non sono contemplate nel parlare comune, nei dibattiti televisivi, nei condizionamenti infine, pesantissimi, dei mass media, dei medici.  E ancor più imbarazzante, essere rimbalzati continuamente nelle definizioni obesi, sovrappeso, cicciottelli, morbide, burrose, formose, ciccione, grassoni, che per i giornalisti sono esattamente la stessa cosa (basti vedere come ci definiscono, un aggettivo vale l’altro e sono fra di loro intercambiabili) non definiscono nulla in realtà (ogni essere vivente è unico e irripetibile, e quindi indescrivibile) ma tradiscono soltanto la benevolenza o meno di chi le pronuncia. Ormai non si contano più i commenti offensivi su Yahoo o Youtube, dove persino la Bellucci è stata definita paradossalmente… cicciona (e non stupisca più di tanto). Anche su Splinder c’è un tizio che afferma che le donne grasse sono malate, hanno disfunzioni ormonali e che gli uomini fanno l’amore con le donne sovrappeso perché “basta che respirino”, e nessuno tranne FlavioRoma gli ha dato una risposta contraddittoria.
Recentemente e del tutto casualmente mi è capitato di vedere un disgustoso talk show dove una soubrette magrissima, tiratissima, truccatissima, con un vistoso porro sopra la palpebra nascosto sotto un chilo di fondotinta e con la classica faccia a culo rivendicava il diritto di farsi le iniezioni di botulino (a 35 anni) e aggrediva una bella signora sovrappeso dalla bella pelle e al naturale, solo perché questa aveva avuto il coraggio di dire in pubblico “io sono felice di come sono”. E così alla fine, si finisce per aggravare ancor di più il problema, perché discriminati e infelici gli esseri umani, non possono progredire, cambiare stile di vita, mettersi a dieta se lo vogliono ma lo faranno solo per accontentare il marito, la suocera, le colleghe di lavoro o il medico, con il risultato che le cose non cambieranno mai e torneranno al loro peso di partenza.
L’obeso non ha bisogno di appuntarsi la Stella di David, il marchio infamante del grasso ce l’ha puntato addosso. Sarà anche perché, l’obesità oggi riguarda molto di più le persone povere e gli “strati” bassi, indifesi, della nostra società.
Paolo, il giornalista di cicciones.blogspot.com, ha scritto un bellissimo articolo che riporto qui, e che condivido al 100%. Viva le Brigate Grosse, evviva la libertà d’essere esattamente ciò che si è.
 

L’obeso pesa il doppio e vale metà 


“Sì, ma non si corre il rischio di dire che l’obesità è un bene, che dimagrire non è necessario? Di disincentivare chi deve dimagrire?”
Perdonatemi un piccolo sfogo, ho appena terminato di discutere vivacemente sull’argomento. La mia tesi, quella che mi ha spinto a dar vita a C.C.D., è che degli aspetti clinici dell’obesità possa occuparsene esclusivamente l’interessato: se adulto e frequentatore del proprio medico di famiglia, mi aspetto che un obeso possa avere coltezza dell’informazione medica corrente che concerne la propria condizione. In ogni caso, anche dando un occhio a quanto è disponibile in Internet, tutto mi sembra meno che ci sia poca informazione, io lo chiamerei anzi spesso terrorismo psicologico, attorno all’obesità. Grazie alle campagne non sempre controverse di associazioni di settore, iniziative locali, diffusione di informative di varia natura e grazie alla rete dell’assistenza medica mi sembra che un accesso generico ad informazioni, pur spesso datate o non sempre corrette, sia più o meno garantito. Si può sempre far di più ma, insomma, non mi lamenterei troppo.
Soprattutto, però, credo che cosa farne della propria obesità sia questione che riguardi esclusivamente l’obeso. Non sia cioè un fatto diverso da un altro qualsivoglia fatto privato. Trasformare una condizione privata, come la forma del corpo, in una questione pubblica, addirittura tirando dentro le spese sanitarie dello Stato, non è soltanto una violazione dell’integrità identitaria della persona, è anche una drammatica forzatura della realtà.
La verità è che non ci sono ricette omnicomprensive. I motivi per cui ciascuno di noi ha la forma che ha – alta, bassa, grassa, magra e via dicendo – sono i più vari e nel caso dell’obesità ogni giorno se ne scopre una nuova. Sperare di poter ridurre tutto ad uno slogan, o di poter dimenticare con un invito a dimagrire la soppressione sistematica dei diritti individuali di persone che non rientrano nella maggioranza dimensionale è francamente incivile. Per quanto riguarda l’incentivo a dimagrire, espressione entrata persino nel dibattito parlamentare, trovo offensivo che chiunque si senta in diritto di spingere chi non è normoforma a cambiare, eccezion fatta per parenti stretti e amici del cuore. Non solo: se proprio vogliamo parlare di “incentivazioni sociali” al dimagrimento, è ben ovvio che in una società paritaria ed inclusiva, incapace di sottrarre vitalità all’individuo a causa della propria forma, chi vorrà potrà più facilmente attivarsi per modificare la propria condizione, anziché affrontare come spesso accade agli obesi quel circolo vizioso di depressione che spinge a tuffarsi nel cibo, nemico e amico, unico salvagente emotivo di una società escludente. L’individuo sceglie quando è libero, quando è sereno, non quando è messo all’angolo e costretto ad agire di reazione e sopravvivenza.
C’è un però. In Italia si è iniziato solo adesso a ragionare sui diritti della persona comprensivi dei diritti dell’obeso. E’ un processo in divenire che deve fare i conti con convinzioni radicate e con una cultura di emarginazione e disprezzo che non colonizza soltanto i normodimensionati ma anche spesso e volentieri proprio gli obesi. Per quanto possa sembrare paradossale, sono spesso proprio i ciccioni e le ciccione a identificarsi con gli stereotipi che vengono loro appiccicati addosso da questa melassa grossolana e superficiale che infetta la socialità: moda, bellezza, salute e sesso. Io mi posso lamentare delle discussioni che sono costretto a fare per sostenere l’ovvietà dei pari diritti ma so che siamo soltanto all’inizio. La buona notizia è che in altri paesi dove dell’argomento si parla già da tempo la libertà dimensionale inizia a far breccia nell’immaginario e nella cultura. Occorre insistere e, sì, investire un po’ del proprio tempo anche nel discutere.
Vabbé, scusate lo sfogo, da domani si torna all’informazione :p
dal blog cicciones.blogspot.com