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orti insorti

ululato da Pralina alle ore 15:38 giovedì, 26 agosto 2010

Si chiama Orti Insorti lo spettacolo di Elena Guerrini e il librino nella collana 1 euro della mitica casa editrice Stampalternativa, con prefazione di Libereso Guglielmi “il giardiniere di Calvino” e postfazione di Pia Pera.
Ieri sera, in treno, me lo sono letto in un soffio, talmente grande è la leggerezza e la soavità della scrittura condita da quello spirito umoristico, ironico e graffiante, tutto toscano, ma gli argomenti sono corposi e carnosi e più che mai attuali e importanti. Si narra, attraverso gustosi aneddoti, dell’abbandono della terra, del passaggio tra la società contadina a quella cittadina, e di qui una serie di riflessioni  dell’autrice tra il serio e il faceto, il divertito e il malinconico, che prendono corpo nei personaggi di nonno Pompilio e di nonna Gina. Ultimi baluardi in difesa della terra, qui vista al femminile, la “madre terra”, da tempi immemorabili dispensatrice di ricchezze e di bellezze che non conoscono diete ipocaloriche, “fighettismi” macrobiotici e finti bionaturopati dal portafoglio a fisarmonica, ma solo duro lavoro,  amore per la terra e profonda conoscenza dei suoi ritmi (la luna bona per seminare il basilico), riciclo delle risorse e degli alimenti (la Gina faceva il minestrone e lo faceva durare 10 giorni), anticonsumismo, umorismo, saggezza e trovate geniali.
Non si tratta di una semplice nostalgia, del bel tempo andato, no, c’è passione e attualità quando la Guerrini si scaglia contro gli alimenti OGM, le multinazionali come la Monsanto, la globalizzazione e gli sprechi ovunque delle risorse della terra, delle sue materie prime ma anche degli elaborati,  del consumismo folle e assurdo che ci ha ormai assuefatto (le cose durano da Natale a Santo Stefano dice l’autrice, e come darle torto), della fine di una società contadina conservatrice ma profondamente logica, dalla quale Pier Paolo Pasolini metteva in guardia insieme alla scomparsa delle api e degli altri insetti impollinatori… in fondo allo splendido librettino, una bellissima lettera di Pia Pera, che dice cose che io ho sempre sostenuto e mi sono ritrovata completamente dentro… “Poi mi è parso di capire: nel mondo perduto di nonno Pompilio, ti figuri un modo di vivere più libero per i corpi. Di uomini come di cose. Un mondo in cui si poteva passare da belli in tanti modi diversi. In cui alla donna e all’uomo non si imponeva di essere magri e sofisticati. Un mondo in cui il corpo godeva della libertà suprema: di allargarsi o restringersi a seconda dell’umore e dei casi. E sempre e comunque veniva accettato e amato, se accettata e amata era la persona…”
Poi mi sono trovata giù dal treno, mentre aspettavo il mio  compagno, a pensare che l’abbandono della terra ha prodotto una quantità infinita di aberrazioni,  dalla perdita di manualità (sapersi fare un vestito, un attrezzo, un paio di scarpe, ecc.) e conoscenza medica (le donne sapevano farsi tisane e decotti per curarsi ora delegano la loro salute al medico), alla perdita di punti saldi nella vita per chi vuole chiamarli valori o priorità… dall’alterazione dei ritmi sonno-veglia per la super disponibilità di luce elettrica e mille sollecitazioni alle quali sottoponiamo il nostro cervello 24 ore su 24, alla dipendenza assoluta dai supermercati per mangiare e per procurarsi qualsiasi cosa (nonno Pompilio diceva che è pazzesco dover pagare per pulirsi il culo, ma tant’è con la carta “genica” la merda va incartata in finissimi fogli sbiancati con il cloro), per non parlare di altre dipendenze, dalla televisione, da internet, dai video in generale, dalla “tecnologia” e dall’acqua imbottigliata anziché quella fresca di fonte o della “cannella”… a pensare che, davvero, anche la nostra percezione estetica è cambiata: finché l’umanità resta legata alla terra, il modello vincente è quello forte, la donna generosa e in carne, ma se abbandoniamo la terra, a vincere sarà quello funzionale alla produzione veloce, una donna magra e senza troppe “abbondanze” che riportano alla maternità, alla madre terra, alla natura generosa e gratuita. Il grande Bianciardi che amava le donne prosperose “contadine” e non le esangui cittadine, lo diceva nella sua Vita Agra, il passaggio tra queste due civiltà ha creato non pochi cambiamenti e stravolgimenti, e ora ci troviamo più che mai confusi, con una disponibilità esorbitante di cibo (e messaggi pubblicitari continui e pressanti a doverlo consumare) ma con la dittatura di modelli estetici magri.

una scena dello spettacolo di Elena Guerrinihttps://i0.wp.com/www.blumedia.info/immagini/825.jpg

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