Archivi categoria: enrico anteo

INTERVISTA di ELLE GALLERIA, PREGANZIOL TREVISO a PATRIZIA DIAMANTE

Cos’è l’arte per lei ?

L’arte non è solo creatività emotiva immediata, ma è quel processo ragionato che porta a realizzare un oggetto o un progetto che è un racconto dell’artista. Seneca diceva che non c’è nulla di casuale nell’arte. Condivido questo pensiero. Anche se a molti può sembrare strano perché vedono l’artista come una persona dominata dalle emozioni selvagge, c’è anche la matematica nell’arte, c’è studio, sacrificio, dedizione.

Quale funzionalità ha l’arte per lei ?
Non è funzionale, è proprio questo il bello dell’arte. Che non serve a niente. Può emozionare, stimolare, lasciare indifferenti, provocare, far discutere, aggregare, disgregare, entrare nell’immaginario collettivo, stupire, lasciare indifferenti, venire ricordata, dimenticata, abbandonata, studiata, riconosciuta, ritrovata. Tutto ciò riguarda solo gli esseri umani, le loro emozioni e la loro ragione. Non è merce nell’immediato, non crea bisogno allo stomaco come il pane, non ha una precisa collocazione nel mercato (quella che ha è fasulla). L’unica funzione dell’arte è umana, è utile allo spirito, e non riguarda il presente ma il futuro.

Quali sono i soggetti ricorrenti e qual è il suo soggetto ideale che persegue?
Sono diplomata in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze, faccio arte figurativa, in particolare sono ritrattista, paesaggista e pittrice di nature morte, anche se in qualche momento ho transitato nell’arte astratta e anche informale, e non solo. Video, fumetto, arte povera. In questo momento ho iniziato un nuovo filone che riguarda il rugby. E’ un mio omaggio a mio figlio che è pilone di rugby e un omaggio anche al Rinascimento, a Michelangelo, alle grandi forme, ai cavalieri, alle battaglie di altri tempi. Vedo nel rugby uno sport pulito, genuino, epico, persino aggraziato nonostante le apparenze. Guardando le foto di alcune partite ho pensato ma guarda che meraviglia, c’è tutto ciò che può amare un artista, ci sono le forme innanzi tutto che si esprimono al massimo della tensione, ci sono i colori delle squadre, c’è il movimento, c’è lo scontro e incontro dei corpi. E’ un filone che voglio continuare e seguire sempre… mi candido a essere artista ufficiale del rugby!

Quali tecniche, strumenti e supporti usa?
Olio su tela, prevalentemente. Ma ho fatto anche murales e tante altre cose.

Qual è il suo percorso artistico?
Sono diplomata all’Accademia di Belle Arti di Firenze, avendo studiato alla scuola di Goffredo Trovarelli e di Silvio Loffredo. Ho un diploma di grafica pubblicitaria, ho esperienza anche nel campo della decorazione ceramica e vetrinista. Attualmente insegno disegno e pittura privatamente.

Quali mezzi espressivi usa?
La pittura-pittura, quella fatta con l’olio su tele di cotone.

Quali sono i suoi progetti futuri?
Come ho detto, dopo avere dipinto tanti soggetti singoli, mi intriga il discorso sul rugby, nella “battaglia” di corpi ed emozioni, la complessità delle pose che riescono a creare è infinita.

Elle Galleria, Patrizia Diamante

Parteciperò alla collettiva “Ambienti” presso Elle Galleria, Preganziol di Treviso, dall’11 dicembre al 6 gennaio.

profilo-prali

Annunci

intervista di monì a pralina

era il 2006 (la data non c’è) 01:30monicamarghettiamiche, edicola, il giornalino settimanale 

Terza uscita del giornalino “Ditelo a me”

Questa settimana parla/scrive Pralina: http://superpralinix.splinder.com 

1 Signora Pralina, che cosa è per lei l’amicizia?
E’ tutto.
 
2 Dopo una storia d’amore finita cosa secondo lei bisogna fare ?
Bisogna avere la forza di imparare dai propri sbagli. Ad esempio, nel caso di un certo mio ex, considerata la sua stronzaggine, mi sono accorta di non avergli messo abbastanza corna.
 
3 La sua vita possiamo definirla quasi spericolata?
Nel senso cha anche se non faccio niente, mi metto sempre nei guai, esatto! Credo di essere l’unica donna al mondo, che se c’è una macchia di sugo nel giro di un chilometro, se la prende lei sul vestito, io non so come possa succedere, ma succede e va contro le leggi della fisica. Si entra nei fenomeni paranormali.
 
4 Come si veste per andare a letto (sola) e come in compagnia di un uomo?
Da sola, maglietta e pantaloni da tuta come se andassi a fare jogging… in compagnia di un uomo, come se fossi andata a fare jogging e stessi entrando nella doccia.
 
5 si descriva in 7 parole
Soda e caustica, quindi Soda Caustica, sarebbero già sufficienti.
Per aggiungerne altre 5, un ossimoro: Fragile e Forte. E un trio: Libertè, Feminitè, Creativitè.
 
6 Meglio un uovo oggi…oppure mi dica lei cosa le piace da pazzi mangiare
Farei prima a dire cosa non mi piace mangiare, comunque impazzisco per il salmone affumicato, per i ribes rossi e per il frullato di latte e banana. Il mio sapore preferito in assoluto è quello piccante, e la mia libidine è la roba cremosa ma non troppo dolce. Uno scoop forse irrilevante per i lettori del tuo blog: non mi piace per niente la nutella.
 
7 Pralina mamma ecco mi racconti di Enrico
Enrico in poche parole: è la cosa più bella che ho fatto, e l’unica che mi ha dato forza nei momenti di crisi. E’ un ragazzo bellissimo, molto intelligente, riflessivo, raffinato e possiede un raro senso dello humor. Non so come possa essere accaduto, mia mamma dice che assomiglia tantissimo a suo padre.
 
8 Le chiedo di dirmi con tutta onestà come le è sembrata questa mini intervista.
Ti voglio molto bene, Monica, tesoro, ricordatelo sempre. Sei una forza della natura. Forse il prossimo uragano in America lo battezzeranno “Monica”. Ma sarà un uragano a fin di bene: spazzerà via il risentimento e porterà soltanto amore nei cuori delle persone.
 

Grazie Pralina di aver partecipato

 

In Redazione:

Marghetti giornalista da strapazzo 

Brigant fotoreporter d’assalto  

Settimanale  gratuito“Ditelo a me” 

Capitale sociale,interamente versato in contanti (in pizzeria )5 euro

le persone normali

ululato da Pralina alle ore 00:27 mercoledì, 26 dicembre 2007  

Spesso mi capita di parlare con mio figlio, che è un ragazzo molto sveglio e perspicace, di fatti che capitano e che vengono riportati dai mass media… recentemente abbiamo parlato dell’insistenza dei mass media a definire certi assassini persone normali.
 
Il ragioniere irreprensibile che taglia gli zii e li butta nella scarpata, la bella faccia pulita di quel ragazzo che solo saltuariamente aveva il vizietto di andare sui siti pedofili, il laureando fuori corso che abita coi genitori ottantenni, il fidanzato che si nasconde dietro al papà, quello che “tutto casa e famiglia” ma poi si scopre che ha una collezione di armi in garage (ma era tutto in regola), l’ingegnere che mette l’esplosivo negli ovini kinder, la mammina che ama i suoi figli e quasi quasi si fa mettere di nuovo incinta dopo averne ammazzato uno a padellate in testa.
 
Ma irreprensibile perché, mi domando! Ma i criteri di “irreprensibilità” da chi e da cosa sono stabiliti? Dal colore della pelle e dei capelli? Dal numero di volte che una persona si lava? Dal modello della macchina? Dal conto in banca? Dal fatto che frequenta una parrocchia, che va a messa la domenica? Dal fatto che non parla con nessuno?
Cioè, secondo voi, una persona che non parla con nessuno, che si veste in un modo anonimo, che ha una vita affettiva sterile e che conduce una “vita riservata” (una non-vita, una morte vivente) o che addirittura ha dato segni di squilibrio mentale in passato, è una persona irreprensibile?
 
L’altra sera mi capita di sentire con rabbia e con sgomento la notizia di quella povera figliola uccisa e tagliata a pezzi. Lo speaker dice “era un uomo normale…” tranne che per alcuni piccoli particolari insignificanti, teneva la casa in un ordine maniacale e aveva partecipato a un sequestro a scopo sessuale.
 
Aveva partecipato a un sequestro a scopo sessuale… normalissimo direi no?

Mio figlio ha detto “Eeeeeeeh, come no! Certo, un fiore di normalità”.
“Ma che cosa significa essere una persona normale secondo te?”
“Mamma, tu ad esempio NON sei una persona normale”
“Vorresti dire che non potrei mai fare schifezze del genere?”
“Esattamente, lo escludo nel modo più assoluto”.

 

la dittatura del natale

ululato da Pralina alle ore 17:12 sabato, 27 dicembre 2008 
 
 
il Natale è una cagata pazzesca!
 
https://i2.wp.com/www.claudiocolombo.net/FotoDVD/ilsecondotragicofant3.jpg 

<<Sono passata da queste parti e trovo un post di rabbia contro il Natale, fai bene ad esserlo, ma dimmi cosa centra la festività con la morte della persona speciale che ti stava accanto? Dio che si è fatto uomo per noi, non ha voluto toglierti il compagno giusto il giorno della rievocazione della sua nascita. Pensaci, il mondo ha due entità una malvagia ed una buona, questo lo sai , lo sanno anche le pietre, quindi è con il male che te la devi prendere: Lui ha raggiunto lo scopo farti odiare il bene (Dio). Ciò che accade nel mondo di sbagliato è sempre opera del male, lo stesso “male” che mandò in croce Gesù, il Bambinello poi divenuto uomo. Il tuo compagno ora è felice in quel mondo dove non c’è il male e lui(il tuo caro amore) soffre sapendo che coltivi l’odio. Quando te ne sarai liberata, troverai la pace.
Un caro abbraccio, Annamaria.>>
 
Sì, ma la rabbia è solo tua, cara Annamaria. Io non sono animata dall’odio e non ho deciso di fare una crociata contro il Natale, perché per me il Natale non esiste (per i motivi che spiego sotto e che forse non hai letto bene o non hai capito perché eri troppo impegnata a emettere il tuo giudizio finale) anche se  (attenzione!) io rispetto completamente chi lo festeggia e non lo contesto, anzi, lo agevolo.
Invece esiste, quella sì che esiste, la DITTATURA del Natale, come dice un mio amico, la dittatura natalizia è ancora più invadente se possibile di quelle militari.
Se dissenti da una dittatura militare, possono ucciderti, metterti in prigione, spedirti in esilio, perseguitarti in mille modi, ma se dissenti dal Natale non ti perseguitano, semplicemente perché non è contemplato che tu dissenta, tu non puoi dissentire, perché tu devi festeggiare il Natale.
Questa è la grande differenza: io tollero il Natale degli altri, gli altri non capiscono perché io non lo voglia festeggiare. E’ un po’ come la storia della chat. Io amo fare il blog ma non mi piace la chat. Non più. Una volta uno mi disse brutalmente: se non vuoi chattare, è perché sei racchia. E’ come lo spam, che ti arriva giornalmente sulla tua email. Quello per allargare il pene, quello per fare amicizia con un nuovo utente. E’ come la password, come il codice fiscale, che se non ce le hai o non te ne ricordi, ti fanno crepare in mezzo alla strada.
Mi arrivano valanghe di sms, da gente che sa perfettamente cosa mi è successo sotto Natale, ma che continua a mandarmeli per convenzione, mi sento una merda ma non riesco a rispondere.
Una mia amica mi chiama “Ho due pacchettini da darti”, vado da lei, per non offenderla, ci vado a mani vuote, ma con il cuore. Io mi scuso, perché sono a mani vuote, lei no, perché facendomi il regalo è automaticamente dalla parte della ragione. I due pacchettini sono due regali riciclati. Una teiera pacchiana dentro una scatola, visibilmente “datata”, e una scatola di cioccolatini con il ripieno di liquore, che detesto. Sospiro. Userò la teiera per piantarci dentro le mie piantine grasse e i cioccolatini… boh. Non ha importanza, anche se onestamente, a una che fatica ad arrivare alla fine del mese, girerebbero anche un pochino le ovaie.
Mio figlio è in crisi perché suo padre lo stressa con i regali. Ma lui non sa che fare, è frastornato. E poi non sa perché dovrebbe spendere tutta la sua misera paghetta di lavoratore part-time (sottopagato), in regali. Alla fine, per non farlo sfigurare e per togliergli questo piccolo dispiacere come si toglie un dente, glieli compro io gli ultimi due della serie. Naturalmente io non voglio nulla e non voglio figurare, io, come dice qualcuno che non ricordo: “Mi sono seduta dalla parte del torto, perché tutti gli altri posti erano occupati” (è vero, l’ha detto Bertold Brecht, eh eh eh!).
Mio figlio andrà dalle nonne. Torno a casa, decisa a passarli da sola questi due giorni, spengo il cellulare, accendo la tivù e “a reti unificate” ci sono programmi di Natale, jingles di Natale, vestiti di Natale, pubblicità di Natale, mediasciòpping di Natale, telefonìa di Natale, cartoni animati e film di Natale, anche questi riciclati. La radio, uguale. E tutti riscoprono i valori della solidarietà, si parla di canili, di anziani, di senzatetto (siamo specialisti a cambiare le parole, tempo fa erano solo barboni, ora senzatetto o invisibili, fra poco diventeranno diversamente inquilini). E la tivù gronda di buonismo obbligatorio, occhi di cagnetti abbandonati, manine piccole che stringono le grandi, dimenticando per un attimo quanti cani si regalano per Natale e vengono abbandonati a Ferragosto, e quanti pedofili merdosi ci sono in giro per il mondo, spesso coperti da strutture politiche, militari e clericali.
Un attimo. Io non odio il Natale. Anzi, resto in rispettoso silenzio e doverosa osservazione verso chi (degli adulti) riesce a festeggiarlo. Solo che mi pare, che chi riesce a festeggiarlo, rispetto alla marea di persone sbuffanti e frustrate (e infelici) in coda alla cassa del supermercato, alla massa di gente che si riversa in strada e che spende mediamente 45 minuti alla volta per parcheggiare senza un’idea di cosa “deve” regalare (perché manco ti hanno mai ascoltato una sola volta), e a chi invece vorrebbe davvero festeggiarlo ma per gravi problemi economici non può o forse chi trova il Natale anche un pochino offensivo perché costretto in ospedale a fare la chemio mentre tutti si abboffano pensando (dopo) di mettersi a dieta… siano decisamente pochi.
E’ festa sì? Ci sarebbe da chiedere: allora quante facce serene e sorridenti vedete per strada? Natale dovrebbe essere la festa dei bambini e sono gli adulti a gestirlo, e nel modo peggiore.
E poi trovo commenti come quello sopra nel mio blog. Ma io, a differenza di tanti, non ho deciso d’essere buona un giorno soltanto. Solo che la mia bontà fa rima con giustizia sociale, è questa la differenza.
 
 

spezzare la catena

ululato da Pralina alle ore 08:40 martedì, 13 maggio 2008

Lo sapevi, peccare non significa fare il male:
non fare il bene, questo significa peccare.
Quanto bene tu potevi fare! E non l’ hai fatto:
non c’è stato un peccatore più grande di te.”  (Pier Paolo Pasolini)

Quante volte “avremmo potuto fare” e non abbiamo fatto, una foto, un sorriso, un gesto, una parola, un atteggiamento per cambiare il corso delle cose. Quante volte ci pentiamo di non avere fatto abbastanza, perché il tempo passa inesorabile e le cose si forgiano in un certo modo, senza avere la possibilità di riforgiarsi un’altra volta. Perché un bimbo, una bimba (come ognuno di noi) è un pezzo unico e irripetibile, perché non ci sarà un’altra possibilità di “rimediare”. Me lo chiedo spesso, pensando a mio figlio, a ciò che da madre sono riuscita a non dargli in passato. Penso che i genitori sono gli esseri più imperfetti di tutti, che hanno delle responsabilità immense ed eterne a fronte di scarsi mezzi e moltissimi limiti. Molti di noi si sono sposati ancora immaturi travolti dall’onda della passione amorosa, scoprono di essere incompatibili con il loro coniuge quando hanno già procreato, si trovano separati in giovane età, crescono i figli da soli e con un macigno enorme addosso, un grande dito puntato contro. Molti di noi scoprono che esiste una terapia familiare quand’è troppo tardi, quando le cose si sono già guastate, come successe per me e il mio ex marito. Penso che ognuno di noi genitore fa “scontare” le colpe dei nostri genitori pur inconsapevolmente. Non parlo di peccati gravi, non parlo di abusi o altro. Quelli sono gli orrori che molti di noi si portano dentro, e chi di noi ha avuto il coraggio, ha sicuramente spezzato la catena eterna che ci legava ai nostri padri padroni o addirittura carnefici. Parlo di vita quotidiana, di educazione, di piccole (grandi) mancanze che si sommano, di comportamenti deficitari o di errori nell’impostazione di una relazione. Non credo di avere fatto il “male” in assoluto, ma mi chiedo spesso se ho fatto sempre il bene di mio figlio, e devo essere sincera, non ne sono sempre sicura. Ma sia nel male che nel bene, sono ricambiata da lui con la stessa moneta.

innamorata, eh…

ululato da Pralina alle ore 21:06 domenica, 25 gennaio 2009  

In questi giorni sono veramente distratta. Stasera mio figlio mi ha chiesto il dolce, ed io gli ho messo in tavola la scatola dello zucchero (con grande divertimento di mio figlio, che ha pensato ad uno scherzo). Sto ancora ridendo!
 
https://i0.wp.com/parisparfait.typepad.com/paris_parfait/images/2008/01/18/coeur_de_voh_new_caledonia_5.jpg 

SI CHIAMA EPICANTO

ululato da Pralina alle ore 01:30 venerdì, 31 agosto 2007

Questo cuore che batte come un tamburo, è attaccato alla Vita.
La notte passerà come una belva.
Sogno i cani che nuotano nel grande lago verdeceleste dei miei occhi, la mia anima si contorce come un panno strizzato, mi giro nel letto e mi aggrappo al cuscino.

Non so chiedere.
Non so chiedere e questa è la mia maledizione.
Avrei voluto fermare il pennello di mio padre e chiedere: “Perché mi hai dipinto con gli occhi a mandorla? Chi sono io?”
Epicanto si chiama.
Mio padre non c’entrava nulla, c’entrava mia madre e i suoi mitocondri sciamani.
Sognai d’essere incinta di un maschietto, un mese prima di concepirlo.
Ricordo che mio figlio nacque con gli occhi a mandorla, sembrava un Inuit. Ero fiera di lui. Sì, ero fiera di questo piccolo coi capelli prima rossi, poi biondi, poi castani. Mio figlio mi succhiava il mento al posto del ciuccio.

 Chicco a una settimana - ottobre 1989

Una deriva di un mare di fuoco. Mi ricordo che in sogno tenevo un teschio tra le mani, e mi ricordo del sapore del cervello in sogno… eravamo cannibali?
Forse la terra, la sabbia, l’erba, le croste delle mie ferite, tutte cose che mangiavo da bambina.

  Danza della pioggia a Vaglia
Ricordo il mio primo mazzolino di mimose, per l’otto marzo. Me lo portò un ragazzo, ero veramente commossa e iniziai a staccare le palline coi denti, finché non le inghiottii tutte.
La natura mi ha sempre emozionato.
Fare l’amore, ballare, osservare le nuvole, correre in mezzo a un mare d’erba alta, attizzare il fuoco, andare a cavallo, tirare con l’arco, dormire in tenda, fare il bagno nella vasca con i miei uomini e con le mie piccole anatre, svegliarmi bimba di nove mesi in una cesta in mezzo alla neve, sono stati i momenti più belli della mia vita.
Vorrei morire fra le tue braccia, quando mi dici: “Piccola pazza, mia piccola selvaggia, i tuoi antenati erano Goti incrociati con gli Unni, o Russi, che scopavano con gli abitanti del Circolo Polare Artico”.
Questa mia poesia di grande tenerezza.

Sì, vorrei morire d’Amore, oppure farti morire con un palo conficcato nel buco del culo.