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AL TEATROFFICINA REFUGIO DI LIVORNO UNA RASSEGNA CHE ENTRA NEL MONDO DEGLI OSPEDALI PSICHIATRICI GIUDIZIARI, DEL CARCERE E DELLA DISCRIMINAZIONE

Il Cattivo Festival racconta le “prigioni”. Al TeatrOfficina Refugio una rassegna che entra nel mondo degli ospedali psichiatrici, del carcere e della discriminazione.

“Il Tirreno” 20 marzo 2013

A LIVORNO Cattivo non è il contrario di buono. Cattivo è “prigioniero”. Il TeatrOfficina Refugio dedica quattro giorni agli stati di prigionia e alle possibili “liberazioni” ospitando sugli scali veneziani autori, attivisti, teatranti e musicisti che metteranno in scena “Cattivo Festival”, la nuova rassegna del mese di marzo che parte oggi per chiudersi sabato 23 (sempre dalle 18 all’una). In esposizione permanente – come comunicano gli organizzatori – le testimonianze fotografiche del progetto teatrale ‘Muri”, realizzato all’interno dell’ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino. A conclusione di ogni serata “suoni ribelli”, un’ora di beat italiano selezionato da dj Crunch e dj Clau, visioni a cura del collettivo del teatro. Il significato etimologico della parola cattivo risale al latino, captivus, ossia prigioniero, catturato in guerra e ridotto in schiavitù. «Le forme della cattività – scrivono dallo spazio sugli Scali del Refugio – investono il quotidiano. Non solo esistono forme di prigionia in carceri vecchi e nuovi (dagli ospedali psichiatrici ai centri di detenzione per i migranti), ma ma sono da considerarsi, situazioni di prigionia tutti i contesti legati alle condizioni delle donne, del lavoro, dell’educazione». Il Cattivo festival si apre oggi con due proiezioni, alle 21.30 e alle ore 22.30, presentando “White bear”: secondo episodio della seconda stagione della serie televisiva Britannica firmata da Charlie Brooker “Black Mirror” e “Hunger”. Hunger, film del 2008 premiato a Cannes, ricostruisce il trattamento riservato ai prigionieri politici nel carcere di Long Kesh, nell’Irlanda del Nord. Protagonista Bobby Sands, che per ottenere il ricoscimento di prigionieri politici per i membri dell’Ira organizza uno sciopero della fame in cui perderà la vita. Domani, invece, il teatro ospita in compagnia di Pardo Fornaciari, “Pralina” Diamante, curatrice dell’opera “Lo statuto dei gabbiani”: da “Ormai è fatta!” alle poesie, la vita e le opere del bandito gentile Horst Fantazzini L’opera raccoglie in forma integrale saggi, lettere, poesie e racconti della “primula rossa”, rapinatore in bicicletta, militante anarchico, che non ha mai smesso di lottare per l’uguaglianza sociale. La sera andrà in scena “Io non sono lei”, performance teatrale di e con Francesca Sarte-anesi della compagnia “Gli Omini”: una donna e il suo doppio tra cure e gabbie far-macologiche. Dramma di solitudine e incomprensione ispirato a una storia vera, nato dall’incontro reale dell’attrice con una donna settantenne, una figura silenziosa dall’esistenza intricata che viene indagata da un occhio scrupoloso negli attimi della sua esperienza con la psichiatria. In collaborazione con il collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud di Pisa e la cooperativa “Sensibili alle foglie”, sarà presentata venerdì alle 18 la proposta “Liberi dall’ergastolo”, un progetto per costruire gli strumenti per liberare la parola di chi è recluso, nato da un viaggio verso il cimitero degli ergastolani dell’isola di Santo Stefano, nel quadro dell’iniziativa “Porta un fiore per l’abolizione dell’ergastolo”. Il pomeriggio prosegue con “Le ali dipinte”, un libro di Simona Musolino, pubblicato dalla libreria di “Sensibili alle foglie”: una testimonianza di marginalità al femminile. La sera ancora una performance teatrale: il palco ospita la compagnia Gogmagog, gruppo di ricerca e sperimentazione nato nel 1998, residente al Teatro Studio di Scandicci. In occasione del “Cattivo Festival” presenta “Follia morale”, spettacolo ispirato al libro “Corrispondenza negata”, epistolario dalla nave dei folli che raccoglie un centinaio di lettere scritte dagli internati al manicomio di Volterra tra il 1889 e 1970. Lettere che, insieme ad altre centinaia, non sono mai uscite dagli archivi del manicomio. Lo spettacolo è scritto e interpretato da Emiliano Terreni, Tommaso Taddei e Carlo Salvador. Infine sabato alle 19 sarà l’occasione per incontrare gli autori del progetto teatrale “Muri”, nato nel 2011 con l’intento di sviluppare la teatralità umana in un’istituzione come l’ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino.

Saranno presentate le opere fotografiche, in esposizione permanente, e i video del laboratorio teatrale e dello spettacolo organizzato all’interno dell’istituto lo scorso 20 giugno, con la collaborazione del cantautore Bobo Rondelli. Il Festival si chiude con il concerto acustico di Alessandro Danelli e Nicola Toscano, voce e chitarra degli Les Anarchistes, progetto musicale attivo dal 2001, intrapreso da Nicola Toscano e Max Guerriero insieme ad alcuni musicisti e cantanti provenienti dal nord della Toscana a dal sud della Liguria, in particolare da Carrara. Definiti “intellettuali che attingono dalla strada”, rielaborano canti popolari della tradizione anarchica locale e nazionale, per offrire, scrivono gli organizzatori, «un’ulteriore presa di coscienza delle oppressioni di cui si nutre la società, riflettendo sui luoghi di reclusione come metafora della società moderna». Il concerto sarà aperto alle 22 dalla band folk – blues labronica degli “Stato Brado”, che ad aprile presenteranno il loro primo disco.

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21 MARZO HORST FANTAZZINI AL CATTIVO FESTIVAL, TEATROFFICINA REFUGIO LIVORNO

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La vita avventurosa di Horst Fantazzini sembra scritta per diventare leggenda. Nato in Germania nel 1939, ha fatto la sua prima rapina appena diciottenne nei dintorni di Bologna, armato di una pistola giocattolo. Un gesto che gli è valso presto l’etichetta di “bandito gentile” che, insieme ai soprannomi “primula rossa” e “rapinatore in bicicletta”, accompagneranno una vita in cui Horst ha svaligiato le banche di mezza Europa senza mai smettere, in qualità di militante anarchico, di lottare per la giustizia e l’uguaglianza sociale. Protagonista nel 1973 di un clamoroso tentativo di evasione dal carcere di Fossano, ha dedicato a quell’esperienza un famoso testo letterario, Ormai è fatta! (diventato un film con Stefano Accorsi), che testimonia anche della grande forza narrativa trasfusa da Fantazzini nei suoi scritti, raccolti per la prima volta in forma integrale in questo volume: saggi, lettere, poesie e racconti. Un omaggio a Horst Fantazzini a più di dieci anni della sua morte, avvenuta a Bologna nel Natale del 2001, a pochi giorni dall’arresto dopo un’ultima tentata rapina in bicicletta. Presenterà il libro “Pralina” Diamante, curatrice del volume, animatrice del comitato per la semilibertà di Horst Fantazzini, curatrice dell’archivio digitale delle sue opere (www.horstfantazzini.net) e sua compagna di vita. Pittrice e scrittrice, tra le sue opere il romanzo “L’ultimo colpo di Horst Fantazzini” (Stampa Alternativa 2003)

PRESENTAZIONE 21 MARZO ore 19 CATTIVO FESTIVAL TEATROFFICINA REFUGIO Scali del Refugio 8 LIVORNO – LO STATUTO DEI GABBIANI ed. Milieu – presenterà il libro ‘Pralina’ Diamante.

le dimensioni non contano

* prima che Splinder chiuda definitivamente, voglio riproporre ancora qualche vecchio post dal mio vecchio blog… vecchio… non esageriamo… avvertenze e modalità d’uso, gli argomenti da me descritti sono riservati a un pubblico adulto ma con tanta voglia di tornare bambino

ululato da Pralina alle ore 23:53 lunedì, 10 settembre 2007

Vi0la ha fatto un gradevole e interessante post sull’arte della seduzione. Io, eccitata dal suo suggerimento, vorrei farlo sul “Quanto è importante la dimensione dell’organo maschile nell’atto sessuale”.
Naturalmente tutto ciò che scrivo è frutto di farneticazioni e delirii, quindi vi prego di darci un’importanza relativa. Si accettano anzi sono graditi i vostri illustri pareri in materia. 
 
Sotto, la mitica Mae West.
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Lezione di sesso della prof. Pralinatuttifruttenstein (ihihihihihihihihihihihihihihihi!!!)

Noi donne, si sa, siamo bastarde per natura, con il nostro uomo facciamo le romantiche svenevoli e gli facciamo notare quanto ci avrebbe fatto piacere ricevere delle rose rosse in regalo per il complemese della nostra relazione e quanto siamo tristi e adirate per non averle ricevute… e poi con le amiche parliamo come delle camioniste al bar dell’autogrill.
L’amica, quando esci con un uomo, non ti chiederà mai “Vi siete divertiti? E’ un tipo piacevole? Di cosa avete parlato? Era buona la cena? Siete stati bene? Ti sembra che la sua compagnia sia adeguata per te? Si comporta da signore?”

Nossignore.

L’amica vi chiederà, blocknotes e metro da sarta alla mano, le misure del suo pene. E se funziona bene.

Ora, care amiche, sfatiamo il mito che “Noooooooooooooo… a me non interessano le misure, basta che respiri” perché non è vero.
 
Ci sono però delle regole che dobbiamo imparare a rispettare, altrimenti ci trasformeremo in campioni di Wrestling perdendo tutto il nostro fascino e la nostra dolcezza.
L’uomo va incoraggiato SEMPRE e va tirato su. Va tirato su in ogni modo. Una volta in giro per i blog ho letto di una donna che ha riso davanti al pene del suo uomo. Non si ride mai, mai! nemmeno se vi apparisse una biscia verde fluorescente con un naso da clown. Il pene va incoraggiato in caso di momentanea ritirata e portato in processione in caso di trionfo.
Perbacco, ma immaginate voi care signore, cosa significa stare con una salsiccia così lì, quali responsabilità comporta… certo è facile parlare per noi, che allarghiamo le gambe e facciamo un po’ di spinte in su e in giù come fare aerobica o come al corso preparto.
Immaginate quanto impegno ci si deve mettere per irrorare di sangue un affare, soprattutto se è molto grosso e certamente più grande dell’area del cervello maschile preposta al linguaggio. Loro non possono fingere l’eccitazione e, spesso, in quel momento non riescono neanche a parlare, tranne forse un paio di frasi stereotipate che vertono sulla nostra presunta innata capacità di prostituirci (il grugnito è in quel momento, credetemi, la loro unica forma complessa di comunicazione). Se addestrati, riescono a urlare Ti amo perché non ha più di cinque lettere in tutto. Come ne ha solo cinque la parola troia. Quindi non pretendete conferenze stampa, e diffidate degli uomini che a letto, sul pezzo, parlano come un operatore di un call-center.

Non date per scontato che basti cucinare le vongole dell’hard discount e presentarvi con un completino di pizzo nero per ottenere risultati sorprendenti. Usare un profumo troppo intenso può coprire i cosiddetti feromoni. E un rossetto rosso fuoco può allontanare un bacio anziché invogliarlo. Alla fine, agli uomini del completino sexy con le guepiere gliene frega il giusto (la maggior parte degli uomini ritiene che le guepiere siano un attrezzo agricolo valbrembano). Spesso ve lo strapperanno semplicemente di dosso senza sapere che roba è, a meno che non capitiate con un mercante di abbigliamento con tendenze omosessuali latenti com’è successo a me. Essere gradevoli, pulite, curate, toniche, lisce, e mediamente arrapanti è già sufficente per fare scattare il desiderio in un uomo, la biancheria sexy ed altri artifici femminili servono a NOI come deterrente contro la depressione e per darci maggiore sicurezza (che è la fonte della seduzione). Cosa si può pretendere da un genere che non distingue il nero dal blu, il rosso dal rosa. Gli uomini sono quasi tutti daltonici quando si tratta dei vestiti delle loro signore. E che importanza ha. Infatti è a noi che frega della biancheria intima sexy, delle calze giuste, dei colori abbinati en pendant, delle scarpe coi tacchi, ci fanno sentire più femminili e ci aiutano a migliorare il nostro atteggiamento e quindi anche il nostro aspetto.
Allenate i muscoli del pavimento pelvico e preparateli tutti i giorni. Per “fare ginnastica” è sufficente rilassare e comprimere i muscoletti intorno alla vagina in movimenti alternati, come si fa per trattenere molto forte la pipì. Fatelo per qualche minuto tutti i giorni; potete farlo anche sull’autobus o in metropolitana, tanto chi se ne accorge. Il piacere sarà più forte se non offrite un buco inerte, ma una cava delle meraviglie e una caverna di Ali Babà.

Regola numero uno. Il tempo. La prima volta, le prime volte che si fa l’amore, non sono sempre le migliori, toglietevi dalla testa le immagini dell’uomo supervirile che sbatte per ore la figona di turno e insieme urlano come Tarzan che abbia Cita attaccata ai coglioni.
Ci vuole molto tempo per l’amore, bisogna conoscersi, ampliare la conoscenza reciproca. Bisogna frequentarsi parecchio fuori dal letto, sintonizzarsi sui gusti e sulle sensibilità comuni, capire cosa ci da piacere e cosa no, provare, testare tutto. Non importa cosa direte alle amiche, importa che stiate bene. Uno dei killer dell’amore anzitempo è proprio la mancanza di tempo.
Per questo sono scettica e restia agli incontri da una botta e via, allora tanto vale andare in palestra e farsi un’ora di ginnastica.
Regola numero due. Tenete alla larga per un po’ le amiche, perché noi donne quando sentiamo odore di salsiccia sulla graticola diventiamo troppo curiose e iniziamo a dispensare ogni genere di consiglio (come quelli che vi sto dando ora e anche peggio).
Regola numero tre. Non esiste una “normalità” in amore, ogni cosa è lecita quando non danneggia creature piccole e fragili come i bambini e gli adolescenti, quindi spazio alla fantasia che è l’unico afrodisiaco veramente potente. Tranne il sado-maso, vabbè le unghiette piantate sulla schiena e le sculacciate non sono proprio sado-maso dai, ho provato molte cose gradevoli: fare l’amore nella vasca da bagno, nella doccia, sulla tavola semiapparecchiata, su una poltrona, su un treno, su un tetto, e questo per ricollegarmi al posto più strano dove ho fatto l’amore… sì, un tetto, nel centro della città… sconsiglio vivamente l’automobile, specialmente se non ha i freni funzionanti… sconsiglio pure lo stereo con il punk rock a tutto volume per un amante della musica classica… io e il mio amore tedesco giocavamo tantissimo… naturalmente lotta coi cuscini prima di andare a letto… insomma, usate la fantasia e tornate bambini. Tornare bambini, rimbambirsi letteralmente, è la più grande garanzia di divertimento. Prendetevi cura di voi, come se non foste autosufficenti. Lavarsi insieme, per ore, farsi reciprocamente lo shampoo, imboccarsi col cibo, sono pratiche molto liberatorie. Possono dare al sesso una grande marcia in più ed aiutarvi a liberarvi dai tabù.
Regola numero quattro. Non usate il Viagra che è una porcheria infame. Non bevete troppo, perché l’alcool vi darà subito una sensazione di poter spaccare il mondo ma poi crollate al primo round. La marijuana può allentare le inibizioni ma sicuramente passerete la notte, tutta la notte a ridere provandovi bizzarri occhiali da sole vintage davanti allo specchio oppure a cercare di convincere il vostro partner che non avete peli, ma spine di cactus, e poi sarete presi dalla fame verso le 5 del mattino, e un desiderio così intenso di mangiare non sempre si concilia con il sesso, anche se si può integrare alle effusioni amorose. Lasciate perdere la cocaina e altre porcherie.
Regola numero cinque. Parlate. Dite tutto quello che vi passa per la testa. Raccontategli le vostre fantasie ma anche le vostre difficoltà. Accarezzatevi. Se c’è un blocco, cercate di parlarne, parlatene fintanto che non sentite allentare la tensione. Non ridete delle sue paure e dimostrate con lui la stessa pazienza che dimostra con voi. Ascoltatelo.
Avete paura della trasmissione di qualche malattia? Ditelo chiaramente, anzi, imponetegli l’uso del profilattico. Gli uomini a letto sono carini con noi, e sono più comprensivi di quanto non si possa immaginare. Chiaramente se non sono comprensivi, bye bye e arrivederci…
Regola numero sei. Il cosiddetto punto G sta nel cervello. Non ripassate l’alfabeto nella vana speranza di trovarlo. L’orgasmo non è un obbligo né per l’uomo né per la donna, abbandonate le ansie da prestazione, a letto non si recita, si vive. Non ci sono bambolotti di pelouche da vincere come al tiro a segno del luna-park. Meglio passare la notte nudi e abbracciati e viversela con tutti i sensi all’erta, che passare da un soggetto all’altro con amplessi record, eventi spettacolo di cui potersi vantare.
Il “nulla” non esiste. Se non c’è penetrazione, non è “nulla”, è un rapporto tra un uomo e una donna o tra due esseri umani che ci ha fatte felici. Dormire insieme non è “nulla”.

Regola numero sette. L’Amore.

In tutto questo direte… allora, che importanza ha la dimensione dell’organo sessuale maschile in un rapporto intimo? Non so, io volevo parlarne, certo che la sua importanza ce l’ha, ma poi mi sono venute in mente tutte queste considerazioni che mi sembrano ancora più importanti.
Però… 25 centimetri… ahahahahahahahahahahahahahahahahaha!!!!!
 
 

la gomma pane la mangio

Martedì 11 aprile – ore 17.30 per Fedeli alla Linea in Jazz Line Pralina intervista la sua anima gemella Alessandro Denci Niccolai, pittore illustratore romano

 
Chet Baker * quadro a olio di Alessandro “Hobbs” Denci Niccolai

Novaradio Firenze 101.5
tutte le info sullo streaming
http://www.novaradio.fol.it

Che dire, sono un illustratore, ed è la prima cosa che dico perchè il lavoro che faccio e cerco di fare ha molto a che vedere con quello che sono. vivo disegnando, qualunque cosa, in qualunque modo, perchè mi piace, perchè mi viene facile perchè per vivere devo usare la fantasia, che insieme allo humor sembra essere l’unica cosa in dotazione nel mio pacchetto… sono così, io, vivo ad orecchio…

dal blog Citarsi addosso

scrive Hobbs

La gomma pane la mangio, dato che non faccio mai bozzetti e disegno direttamente i definitivi. E poi, perché ho fame. Questo lo sanno in pochi, sono un illustratore discreto io, nel senso che parlo poco. I personaggi vengono a trovarmi di tanto in tanto, il mio preferito è un tizio a pastelli che si fa chiamare Mr. Crumb. Passa di notte, quando mi scivola la testa e le voci diventano metalliche. Si cala giù da una matita e mi sporca i fogli. Mi passa qualche idea buona e mi ricorda chi sono e cosa ci faccio a questo mondo. Mr. Crumb ha la voce di un parroco di Frosinone, ma lui non lo sa e forse, è meglio così. Ho cominciato a disegnare prestissimo, come se avessi fretta di dire qualcosa, sassi nella scarpa, immagini come rimproveri. Ho sempre amato le matite colorate, più dei pennarelli ma molto meno delle tette, quelle li, mi sono sempre sembrate la cosa più bella mai fatta e, a parte un cuore che feci una volta con una penna biro, credo che sia così. Le tempere sanno di terra invece, il colore si stende a fatica, come quei pensieri da lettino, quelli che per tirarli fuori devi pagare, non come l’olio, che è morbido come la lingua di Camilla e copre e ripassa e cambia davanti agli occhi come certe nuvole nei giorni soffiati. La china ha quell’odore di pesce che ti entra nel naso e punge, carta francese ovviamente è l’unica puttana del porto buona per il mare di segni che ho. I pastelli li mordo e li mangio, ci lascio i segni dei canini, così che si sappia che sono miei e che abbiano il mio odore, spesso la sera mi lasciano strisce blu sulla lingua e mezzelune sotto le unghie, li tengo appuntiti in modo che non mi si fraintenda, un idea è una idea a patto che la capiscano tutti. Poi, di solito, mi sveglio.

“La carta è aristocratica e troia. Deve opporre quel po di resistenza, come un corteggiamento, cedere alle lusinghe del talento e scordarsi il suo setaccio di buona famiglia. Non ho dote, ma posso farla felice. E poi, io l’amo. “


Pralina saids…

Io la gomma pane la arrotolo come un sigaro e mi ci picchietto i lati della bocca (la bocca ha i lati…buona questa)… coi pastelli ho un rapporto feticista, osservo la scatola di latta, sorrido, occhio porcino, la accarezzo con il palmo aperto e finisco per non aprirla ma se la apro e i Derwent o gli Staedler sono ancora lì, godo… i pastelli li appunto con punte a spillo come i tacchi a spillo… tengo i Giotto di riserva, sono cerosi, ma solidi e nostrani, e mi aiutano nelle campiture… i Giotto portano qualche piccolo morso… coi pennarelli mi sporco sempre, anche a distanza di qualche metro, non so mai come possa succedere ma succede… con l’olio ho un rapporto anale, mi trattengo, li tengo chiusi, ma quando vado non mi contengo e tracimo… conosco le gioie della tempera ma solo su muro, e l’acrilico per grandi quadri fatti qualche anno fa. Di tutti annuso il contenuto, e più che a colore vado a naso, e poi, quando sono asciutti, a tatto. Amo toccare i dipinti. Al Guggenheim suonò l’allarme (forse perché stavo pomiciando troppo vicina al quadro). Amo toccare i dipinti, più delle sculture, che mi intimidiscono. Amo le tette più di tutto. Dietro le quinte. Conosco le gioie delle tette e della pittura, delle mie e di quelle delle altre nelle mie fantasie, e dell’effetto delle mie sugli altri sul fatto pratico. Insomma, un tripudio di sensi primaverili.

sex and the cita

* da sola o in coppia? questo è il dilemma… sono passati anni ho incontrato di nuovo l’amore ma ancora, a volte, me lo chiedo…
 
 
ululato da Pralina alle ore 23:57 domenica, 28 ottobre 2007 
Da molto tempo ormai, dormo abbracciata al cuscino e penso che sia bene così.
 
Non vorrei mai sommare i problemi di un altro ai miei (o viceversa), sono convinta che l’amore non serva affatto a riempire i vuoti esistenziali e a non sentire la solitudine. Quante volte, anche recentemente, ho conosciuto o reincontrato coppie insoddisfatte, mal assortite, annoiate, con certi sguardi spenti e malinconici, con dei rimpianti grandi.
Coppie che non sopravvivono al primo grosso litigio o che vanno avanti senza entusiasmo negli anni. Non li invidio! E quei pochi che invece stanno bene in amore, non li invidio lo stesso, perché so quanti compromessi a volte si fanno per continuare a stare assieme dopo i primi fuochi. 
Semplicemente penso che non sia arrivato il mio momento, o forse non arriverà mai più.
 
 
Tuttavia, essendo un essere vivente (animale), di genere femminile… sento di avere degli istinti, sento di desiderare un uomo. Bene, bando ai preamboli, questo è ciò che sento quando desidero un uomo. Perché non sono ancora morta!
 
A volte sento un bisogno irrefrenabile di carezzare e baciare il corpo di un uomo.
Le mie mani non hanno dimenticato niente, delle sensazioni provate in passato… Mi piace tantissimo carezzare, dolcemente, lievemente. Le carezze, e l’abbraccio, sono tutt’uno col mio modo di sentire, primitivo, istintivo, dolce, passionale. Le cose che amo di più quando ho la fortuna d’avere un amore, un compagno, sono di guardarlo negli occhi e di carezzare il suo viso e le sue labbra. Con teneri sorrisi e piccoli morsi.
Mi piace essere presa fra le braccia, lo scrivo anche se mi fa un po’ (o tanto) male ricordarlo, perché fa ancora parte di me.
Ricordo d’essere stata tanto felice quando dormivo con il mio amore o con uno dei tanti che ha attraversato la mia vita senza preoccuparsi di proseguire con me il cammino.
Ricordo che al risveglio avevo tutti i capelli arruffati e la pelle liscia e certi occhietti splendenti come attraversati da centinaia di stelle, che non importava nemmeno che mi truccassi perché risaltassero così tanto. Avevo un visetto buffo e liscio come quello di una bimba e le labbra dischiuse in un sorriso dolcissimo.

Ricordo che andavo a fare la pipì e la facevo davanti a lui e sorridevo timida e felice, vergognandomi un po’ della mia animalità.
Ricordo le colazioni e i pranzi e le cene insieme all’amato, un tripudio di sensi, e non soltanto il gusto. Ricordo che mi riusciva tutto benissimo come se il mestolo fosse una bacchetta magica, che sembravo una cuoca sopraffina, ricordo del cibo imboccato reciprocamente, dei brindisi col vino rosso, degli sguardi saettanti da un paio di occhi all’altro. Ricordo che un amante paragonò i miei denti a una collana di piccole perle.
Ricordo le lacrime reciproche, le parole, i silenzi per cercare di ascoltarci, e il suono delle risate che a volte continuava a rimbalzare sulle pareti per una notte intera.


E poi i baci… quelli, sono meravigliosi… un arcobaleno di baci che copre tutto il suo corpo, ed il mio.
Lo so… parlare dell’amore senza l’amato è come parlare di acqua nel deserto, ma a volte qualcosa si risveglia, non si può sempre insabbiare tutto.
Allora i baci… mi piace darli e riceverli… e la mia lingua è deliziosa ovunque. Si insinua, osa, senza reticenze.
Adoro essere presa fra le braccia e tenuta così, mi piace dormire abbracciata a un uomo e voltargli la schiena, per sentire il contatto della mia parte posteriore con quella sua anteriore, la pienezza della mia schiena e le rotondità sode del mio culo contro un ventre maschile che si sveglia anche nel cuore della notte.
Adoro il tocco leggero o insistente delle sue dita che cercano il mio seno e non faticano a trovarlo, coi capezzoli protesi sporgenti e duri come sassi pronti per essere succhiati o risucchiati nel gorgo della sua bocca… mi sento morire quando le sue labbra si posano sul mio collo, quando mi succhiano la nuca dopo averla denudata dal mare di capelli. Dio potrei fare qualunque cosa per un uomo che mi sussurra nell’orecchio parole d’amore e che mi bacia il collo.
Mi bacia il collo ed io non riesco più a pensare, vado in corto circuito… balbetto… mi cadono gli oggetti dalle mani… mi sento indifesa… mi sento così femmina!

 
 
Mi sento femmina al 100%, anche quando faccio la clown in radio, la giornalista, la scrittrice, la pittrice… anche quando ho delle responsabilità di mamma così forti che conciliare la passione per un uomo con la vita familiare non è facile… anche quando sono in crisi con me stessa e divento un po’ (o forse tanto) orsa… quando non so dire cosa provo e non so fare la “carina” con gli uomini solo perché sono tanto timida e non conosco le tecniche e le tattiche e non so fare nient’altro che cercare di assecondare i miei desideri in un modo semplice e genuino… mi sento femmina anche quando non “sembra” che sotto a questo guscio c’è… una creatura con così tanta voglia di amare, di un amore vero, grandissimo, passionale, dolce, pulito, e senza difese.
 
Ho voglia di abbandonarmi senza riserve fra le braccia di chi.
 

 

 

cosa desiderano le signore?

* Era l’inizio del 2007 quando ispirata da alcuni articoli molto interessanti scrissi questo post sul desiderio femminile, ma l’argomento non si è esaurito e voglio riproporlo qui non solo come archivio ma anche per l’interesse suscitato, allora questo mio post ebbe 154 commenti di risposta, numerosi messaggi privati e 4 post di risposta in altrettanti blog insomma il dibattito interessava eccome… 🙂

ululato da Pralina alle ore 19:16 domenica, 14 gennaio 2007

Navigando per i blog volente o nolente spesso mi imbatto in culi, mezzi culi, avatar di tette o culi rigorosamente femminili (peraltro belli, non c’è che dire) e mi chiedo se la stessa cosa la facessero i blogger uomini (che invece mostrano pochissimo dei loro corpi, spesso soltanto un occhio come se ci dovessero spiare o ancor peggio giudicare dal buco della serratura). Insomma è evidente che la donna è guardata e l’uomo è colui che guarda, nulla di nuovo sotto il sole. La domanda sorge spontanea… si tratta di vera liberazione?
 
L’argomento è molto difficile e complesso, non volevo scrivere un trattato (che parola untuosa e presuntuosa). Nemmeno fare la morale, perché anche a me piace mostrarmi e “piacere” (l’ipocrisia non è il mio forte).
Prendo a pretesto due post interessanti, anche se di segno opposto, usciti di recente: uno sul blog di ma55, che indica questo bell’articolo di Veronic Algeri, l’altro sul blog di Grazia scritto dal pornoscettico sifossifoco, per chiedervi cosa ne pensate… l’immaginario erotico (erotismo e pornografia, sempre ammesso che esista una pornografia al femminile, anche questa è una bella discussione!) espresso dalle donne contiene i tratti della sottomissione delle donne, cioé riproduce tout court i desideri maschili e quindi in qualche modo ci rende sottomesse, dipendenti soltanto al piacere di essere guardate, o può esprimere anche qualcosa di autonomo, di liberato, di peculiare nostro come un “giardino secreto” che esiste ma che fatica a venire comunicato all’esterno…
Non pretendo che raccontiate le vostre fantasie erotiche, la masturbazione femminile è argomento tabù a quanto pare, e del resto generalmente si parla di seghe e mai di ditalini (nei filmini, la masturbazione femminile viene mostrata solo per eccitare lo sguardo maschile, per mettere meglio in mostra il corpo della femmina, mai pensata altrimenti come atto di autonomia o per accrescere il piacere della donna), mi piacerebbe sapere soprattutto dalle ragazze di passaggio per il mio blog (ma anche dai ragazzuoli) cosa ne pensate a proposito.
 
 
 
 

vogliono arrivare subito al sodo

ululato da Pralina alle ore 13:55 domenica, 04 novembre 2007

https://i2.wp.com/www.chris-schuster.com/pics/insects/beetles/lady_bug/medium_coccinella_septempunctata_mating_1.jpg 

 
Mia madre mi ha detto una cosa interessante e secondo me giusta: oggi non esiste più il corteggiamento, uomini e donne vogliono arrivare subito al sodo.
 
Una volta, negli anni 50-60 quando una bella donna usciva di casa, aveva uno stuolo di uomini che la guardavano (e lei lo sa bene), adesso gli approcci sono molto più veloci e privi di quella sospensione (mistero) di sguardi, mezze frasi, gesti galanti, che precedeva l’atto vero e proprio.
Quando aspettavi l’innamorato ti batteva forte il cuore perché non davi per scontato che sarebbe arrivato all’appuntamento, c’erano tanti impedimenti con le famiglie che si opponevano ai fidanzamenti e tante regole da rispettare.
Ricevere una cartolina con un pudico “cari saluti” era già una festa. Per non parlare delle lettere d’amore, quelle di carta scritte con la penna, profumate di buono, con ciocche di capelli e fiori pressati dentro, che spesso si nascondevano alla vista dei genitori e che oggi non si scrivono più.
Forse una volta, ha continuato, c’era molta repressione, la gente si sposava perché era l’unico modo per consumare… ma c’era anche più fantasia.
 
Ho aggiunto io… quando esci con un uomo, le amiche ti chiedono subito se ci sei andata a letto, e se ciò non è avvenuto, insinuano maliziose che lui “non funzioni” oppure sia dell’altra sponda (*nota bene: non c’è da parte mia alcun pregiudizio contro gli omosessuali, sono commenti grossolani che vengono riportati come si ascoltano).

Oggi ci si lascia con un sms.

Perché tutta questa fretta nei rapporti? E’ consumismo? E’ vera liberazione? E’ vero che l’instabilità sociale (precariato nel lavoro, ecc.) si paga anche con la precarietà nei rapporti? Insomma, voglio dire, non avendo la possibilità di fare il nido (di avere una casa e un lavoro stabile) le cose sono cambiate anche per le “coppie”?
Oppure la trasformazione avviene per la crisi dei ruoli tradizionali maschile/femminile?

Secondo voi esiste ancora il corteggiamento? e in che termini?