Archivi categoria: gestione dei conflitti

FATE SILENZIO, NESSUNO DEVE SVEGLIARSI…

A chi abbandona un parente stretto, un familiare, un figlio, un genitore, un animale da compagnia, posso dire che ha tutta la mia condanna, ma ritengo che ciò non sia possibile senza la complicità di tutto il clan familiare. La famiglia agisce come la mafia, quando decide di alienare un componente, perché lo ritiene una “bocca in più da sfamare”, o una “seccatura”, o perché nelle famiglie ci sono figure dittatoriali, piccoli tiranni uomini e donne che decidono per tutti. Fate silenzio, nessuno deve sapere. Createvi gli alibi più assurdi per nascondervi dietro un dito. Ci sono un sacco di persone abbandonate per i motivi più disparati. Li si ritiene bocche in più da sfamare, seccature, anelli deboli della catena, inutili rottami che dopo essere stati usati per la produzione di figli o per essere coccolati come giocattoli non servono più. Arrivano a buttarli sulla strada pur di non farsene carico, dimenticando, che una persona anche debole, se sostenuta, aiutata a trovare un lavoro e curata può diventare un vero sostegno e un vero tesoro a sua volta per tutti gli altri. Le istituzioni non difendono le persone deboli, ma le infilano nella categoria dei bisognosi, al massimo le mandano dallo psichiatra a prendere dei farmaci per evitare che esprimano la loro rabbia, il loro dolore, e così facendo evitano di affrontare chi davvero ha dei problemi psichiatrici: quelli che li hanno ridotti così. Volete sapere a cosa servono le istituzioni in questi casi? a NIENTE. I latini dicevano vae victis e questa è la loro filosofia. Io invito le persone a parlare, a raccontare, a raccontarsi, a scrivere le proprie esperienze. Se c’è abbandono, c’è anche perdita di voce. Ti staccano la spina. Non vogliono che la verità venga fuori. Non esiste nemmeno una legge per tutelare questi casi, per quanto, la legge, per la sua stessa natura, non è quasi mai a favore dei deboli. Vi sembra possibile? Guardatevi intorno, guardate nelle vostre famiglie e nelle famiglie che conoscete, pensateci. Italiani brava gente che fa i regali per Natale, vi siete mai chiesti quanti fanno i regali di Natale per lavarsi la coscienza?

abbandono

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MINUETTO SULLA LINEA FAENTINA… UN POMERIGGIO DEL MESE DI AGOSTO NELL’IMMENSO MARE DEI DISAGI

Eh sì, diciamo la verità questi treni regionali nonostante qualche miglioria abbastanza significativa ma non ancora sufficiente, viaggiano spesso in ritardo, partono e arrivano da binari improbabili e lontani che per arrivarci devi percorrere centinaia di metri a passo di corsa, qualche volta se i convogli sono vecchi si fermano in mezzo alla campagna o in galleria, si guastano, sono sporchi e con disservizi vari, maleodoranti, caldi o freddi mai a posto con la temperatura, ovviamente nessuno ti da informazioni soprattutto nei momenti critici vedi questo articolo de “La Repubblica” di alcuni anni fa e anche se la situazione è un po’ migliorata, per varie cose è sempre quella perché il business grosso si fa solo con l’alta velocità: http://firenze.repubblica.it/cronaca/2011/06/06/news/treni_lumaca_ed_affollati_la_faentina_ancora_maglia_nera-17299602/ … nelle stazioni ci sono file lentissime alle biglietterie per mancanza di personale quando straripano di turisti di ogni parte del mondo, e se fai il biglietto dal tabaccaio con fascia chilometrica non è detto che vada bene, com’è successo a me sabato 31 agosto quando per un problema di fila alla biglietteria e trovandomi a viaggiare con la mia bassottona meticcia (Taiga) sceglievo proprio di fare il biglietto in un sali tabacchi alla Stazione di Santa Maria Novella che eroga biglietti di Trenitalia con formula “fascia chilometrica”… avrei dovuto scendere poco dopo Marradi, ho chiesto un biglietto per me e uno per Taiga, il ragazzo mi ha dato uno da 70 e uno da 30 km., perché secondo il suo ragionamento “a metà prezzo” e quindi idoneo per la mia cagnolina… appena seduta in treno la controllora, con fare severo e modi non propriamente garbati mi si parava improvvisamente davanti senza salutarmi e mi diceva in maniera sbrigativa “Ah, lei viaggia con il cane! allora vediamo se ha il titolo di viaggio a posto!” mostrando immediatamente una certa ostilità per la mia povera bestiolina così docile e simpatica tenuta saldamente al guinzaglio che non dava fastidio proprio a nessuno e una qualche diffidenza o prevenzione nei miei confronti forse a causa dei miei vestiti un po’ hippy e dello zaino, dei capelli spettinati, non so… il mio “titolo di viaggio” ovviamente non andava bene… ovviamente dato il tono iniziale… infatti la solerte e maleducatissima controllora si attaccava al fatto che secondo lei la fascia chilometrica per il cane era ridotta della metà, ridotta per forza dico io, se il cane paga la metà non può pagare un biglietto intero come me… mi guardava come se fossi imbecille, lei aveva ragione in quanto controllora e io torto in quanto passeggera, affermava che esiste un biglietto a fascia chilometrica “ridotto” ma che differenza fa dico io se ho pagato la stessa cifra per quello a metà percorrenza e in ogni caso perché queste cose le dice a me e non va a dirle a chi mi ha venduto il biglietto che io sono in buona fede perché non lo sapevo e non l’ho fatto apposta, no diceva lei perché deve saperlo già in partenza – i viaggiatori DEVONO essere già informati – che deve esigere un biglietto a fascia chilometrica intera ma ridotto del 50%… nel frattempo è salita una ragazza che si è seduta di fronte a me e che era allibita per la scena e che ha pure tentato di difendermi pacatamente e con belle argomentazioni ma con tono fermo e deciso (ma restando pure lei “macinata” dalla verve immarcescibile del personaggio che esibiva una sicumera fuori dal comune), e in ogni caso la controllora è tornata 4 volte per rompermi i coglioni e invece a altri viaggiatori presenti nello scompartimento non ha controllato il biglietto ma solo a me perché non facevo più parte della tappezzeria ma avevo osato contraddirla, evidentemente si preoccupava solo di riscuotere i soldi e non le interessava vedere il certificato dell’anagrafe canina e le sue vaccinazioni (che porto sempre con me in viaggio) per accertarsi che gli altri passeggeri e l’animale stesso viaggiassero in sicurezza, oltretutto la “signora” non teneva conto della mia buona fede anzi mi trattava da furbetta, alla fine le ho detto “io questo sovrapprezzo non lo pago, io faccio ricorso, i documenti glieli do ma lei mi dica come si chiama nome e cognome” per ogni evenienza ho chiesto il numero di telefono della mia gentilissima testimone, a questo punto la tipa è ritornata di nuovo tutta tronfia e soddisfatta per consegnarmi la multa da 44,27 euro e poi non contenta (dopo avermi fatto firmare la multa) mi ha intimato di scendere prima della mia stazione prescelta come meta “VEDIAMO!” le ho risposto… avevo le sberle che mi friggevano sul palmo delle mani e il cuore che mi batteva troppo veloce per la rabbia, mi sono dovuta trattenere perché se no arrivava la POLFER e temevo che poi mi separassero dalla mia bassotta per portarmi dentro per accertamenti (maledetti questi ricatti affettivi, a Taiga tengo come alla mia vita), però non è finita qui e la “signora” avrà una segnalazione da parte mia per iscritto e molto presto, e non solo… magari iniziamo a non abbassare più la testa sui diritti dei pendolari e di chi utilizza i treni a bassa velocità.

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il mio primo post di splinder

 

* che nostalgia, ecco i primi due post del mio blog di Splinder, piattaforma che per motivi diciamo speculativi dal 31 gennaio non sarà più raggiungibile, che gli importa della bellezza a chi è interessato al vaìno… avevo appena organizzato con le Vagine Volanti e il Gruppo d’Acquisto dei Gastroribelli il Vegetarian Kitchen Contest all’Asilo Occupato a Firenze località La Lastra, una serata che ancora se la ricordano, centocinquanta persone stipate in una sala e musica by Fiati Sprecati, diggie Freddie, Roberta WjMeatball e Mat Pogo per tutta la notte meglio di una droga di quelle buone, in palio tre “pacchi bomba calorici” biologici per le tre categorie vegetariano, dolce e vegan… un bel modo per salutare Splinder e per dire che la maggior parte della vita la viviamo immersi nell’umanità di carne, e in questo caso è proprio il caso di dirlo.

ululato da Pralina alle ore 01:42 domenica, 19 febbraio 2006

Così finalmente ho ceduto anch’io a questa mania ombelicale condivisa da milioni di persone, ovvero la moda autoreferenziale di farsi un BLOG pochi minuti a disposizione ogni giorno per unire il futile al disastroso… Beh, per ora non ho molto da aggiungere, “sto imparando a usare i comandi ma non mi ricordo come si usa quel tasto llà”, come disse Homer Simpson nella sua centralona nucleare… a domani o mai più!!!!

ululato da Pralina alle ore 10:16 domenica, 19 febbraio 2006

Buongiorno. Ho visto che ci sono un quintiglione e mezzo di BLOG in questo Splinder. E’ come fare la fila per il buffet. Venerdì 17 al Vegetarian Kitchen Contest era la stessa sensazione… un muro di gomma di gente festosa davanti al tavolo, ed io che “permesso…” ma non mi lasciavano passare. Appena infilata sotto le ascelle del primo malcapitato, stavo quasi per affezionarmi al suo odore, quando un’onda anomala di gomiti mi trascinava verso il fondo della sala. Non capisco perché ai buffet (a qualsiasi buffet) riesci a trovare sempre gente più nutrita e più forte di te in prima fila. Credo che sia una legge scientifica, ancora però non ho trovato nessun articolo nei giornali specializzati, sul tipo “Vernissage e aggressività umana latente”. Dovrebbero mettere i più alti e grossi in fondo, invece no, quelli sono tutti lì a fare muro di gomma. Anzi, gli spilungoni si danno appuntamento solo ai buffet, proprio per ostacolare le nanette. Insomma, per farla breve ce l’ho fatta ad arraffare un microassaggio con mille sensi di colpa nei confronti del diggiei che invece era rimasto senza, ma in quel momento ho avuto uno scrupolo e con un filo di voce (per la raucedine incalzante) ho azzardato a chiedere “perfavore, mi dai due porzioni?”. “NO” è stata secca la risposta della tipa che sicuramente mi avrebbe riconosciuta in qualunque altra occasione, ma che in tale guerra doveva rispettare gli ordini di trincea. “Ci sono altre portate, ripassa dopo!”. Bene, così impari a organizzare i Vegetarian Kitchen Contest e a non avere amici che contano. I tuoi di amici contano gli spiccioli e razzolano il fondo del lunario. Io però mi sono divertita come una matta! e anche gli altri! a proposito… DONNA NANA TUTTA TANA!

spezzare la catena

ululato da Pralina alle ore 08:40 martedì, 13 maggio 2008

Lo sapevi, peccare non significa fare il male:
non fare il bene, questo significa peccare.
Quanto bene tu potevi fare! E non l’ hai fatto:
non c’è stato un peccatore più grande di te.”  (Pier Paolo Pasolini)

Quante volte “avremmo potuto fare” e non abbiamo fatto, una foto, un sorriso, un gesto, una parola, un atteggiamento per cambiare il corso delle cose. Quante volte ci pentiamo di non avere fatto abbastanza, perché il tempo passa inesorabile e le cose si forgiano in un certo modo, senza avere la possibilità di riforgiarsi un’altra volta. Perché un bimbo, una bimba (come ognuno di noi) è un pezzo unico e irripetibile, perché non ci sarà un’altra possibilità di “rimediare”. Me lo chiedo spesso, pensando a mio figlio, a ciò che da madre sono riuscita a non dargli in passato. Penso che i genitori sono gli esseri più imperfetti di tutti, che hanno delle responsabilità immense ed eterne a fronte di scarsi mezzi e moltissimi limiti. Molti di noi si sono sposati ancora immaturi travolti dall’onda della passione amorosa, scoprono di essere incompatibili con il loro coniuge quando hanno già procreato, si trovano separati in giovane età, crescono i figli da soli e con un macigno enorme addosso, un grande dito puntato contro. Molti di noi scoprono che esiste una terapia familiare quand’è troppo tardi, quando le cose si sono già guastate, come successe per me e il mio ex marito. Penso che ognuno di noi genitore fa “scontare” le colpe dei nostri genitori pur inconsapevolmente. Non parlo di peccati gravi, non parlo di abusi o altro. Quelli sono gli orrori che molti di noi si portano dentro, e chi di noi ha avuto il coraggio, ha sicuramente spezzato la catena eterna che ci legava ai nostri padri padroni o addirittura carnefici. Parlo di vita quotidiana, di educazione, di piccole (grandi) mancanze che si sommano, di comportamenti deficitari o di errori nell’impostazione di una relazione. Non credo di avere fatto il “male” in assoluto, ma mi chiedo spesso se ho fatto sempre il bene di mio figlio, e devo essere sincera, non ne sono sempre sicura. Ma sia nel male che nel bene, sono ricambiata da lui con la stessa moneta.

a volte pensiamo male degli altri

ululato da Pralina alle ore 13:46 lunedì, 02 giugno 2008

Grazie Giorgio Gaber per avermi fornito l’ispirazione!

A volte pensiamo male degli altri perché non sono diversi come noi.

A volte pensiamo male degli altri perché ci sembrano più forti di noi.

A volte pensiamo male degli altri, perché non li conosciamo.

A volte pensiamo male degli altri, perché non vogliamo conoscere il loro lato buono.
 
A volte pensiamo male degli altri, perché il lato cattivo è più interessante.
 
A volte pensiamo male degli altri, per non sembrare noiosi durante le conversazioni.
 
A volte pensiamo male degli altri, perché? che cazzo vogliono ancora?
 
A volte  pensiamo male degli altri, così la prossima volta imparano a guardarci male quando noi ci sentiamo in colpa.

A volte pensiamo male degli altri, perché gli altri lo fanno sempre apposta.

A volte pensiamo male degli altri, perché hanno un colore diverso dal nostro, e non pensiamo che anche noi abbiamo un colore diverso dal loro.

A volte pensiamo male degli altri, perché hanno un dolore diverso dal nostro.
 
A volte pensiamo male degli altri, perché una volta venti anni fa è capitato che.
 
A volte pensiamo male degli altri, perché moriranno certamente, non possono ritenersi immortali.

A volte pensiamo male degli altri perché pensare bene è faticoso.

A volte pensiamo male degli altri perché pensare è faticoso.

A volte pensiamo male degli altri perché è faticoso, e quindi ci fa sentire vivi.
 
A volte pensiamo male degli altri, ma poi perdiamo il filo perché non sappiamo come proseguire.
 
A volte pensiamo male degli altri, ma poi dopo anni ci dimentichiamo il motivo, ma in ogni caso continuiamo a pensare male per tenere accesa la speranza di pensare sempre male. 

A volte pensiamo male degli altri, ma in maniera scientifica.

A volte pensiamo male degli altri perché se pensiamo male degli altri, in qualcosa ci azzecchiamo sempre e non avremo mai delusioni.
 
A volte pensiamo male degli altri, per dire ad altri ancora lo sapevo, te lo avevo detto.
 
A volte pensiamo male degli altri, perché la pancia ci dice che gli altri sono affamati e nella dispensa del pianeta non c’è cibo per tutti.
 
A volte pensiamo male degli altri, perché siamo convinti che gli altri pensino male di noi.
 
A volte siamo così convinti che gli altri pensino male di noi, che restiamo senza parole, e se qualcuno ci chiede gli hai risposto male, diciamo no, perché pensava troppo male di me ma la prossima volta gli spacco il culo.
 
A volte il male dagli altri lo ricaviamo da uno sguardo, e ce lo portiamo dentro come un bimbo da cullare.
 
A volte pensiamo male degli altri, ma perfortuna più velocemente di quanto loro abbiano pensato male di noi.
 
A volte pensiamo male degli altri, perché da bambini siamo stati feriti da altri come loro.

A volte pensiamo male degli altri per non pensare male di noi.

A volte non pensiamo niente degli altri, ma quel male ci viene troppo bene.

A volte pensiamo che gli altri siano il male.

A volte pensiamo che il male possa stare bene solo negli altri.

A volte pensiamo male degli altri perché non sappiamo cosa scrivere in un post.

A volte pensiamo male degli altri dopo aver letto il post di chi pensava male di noi.
 
A volte commentiamo che noi non potremmo pensare male di chi non conosciamo, ma poi pensiamo male lo stesso per solidarietà.
 
A volte pensiamo male degli altri perché qualcuno ce l’ha riferito e di quel qualcuno noi non potremmo mai pensare male.
 
A volte pensiamo male degli altri per fare felici altri che pensano male degli altri.
 
A volte gli altri sono così felici se pensiamo male di altri, che aumentiamo il male nel riferirlo ad altri ancora.
 
A volte a forza di aumentare il male nel di riferirlo di bocca in bocca, inventiamo qualche nuovo episodio di qualche fatto che gli altri di cui altri pensavano male non sapevano manco d’aver commesso.

A volte pensiamo male degli altri così per sport.

A volte pensiamo male degli altri perché la nostra religione ce lo impone.

A volte pensiamo male degli altri, perché la giornata è lunga e il lavoro è un po’ troppo monotono.
 
A volte pensiamo male degli altri, perché è finito il flacone degli antidepressivi e siamo troppo depressi per tornare dallo psichiatra.
 
A volte pensiamo male degli altri, perché il nostro cervello ormai ha preso quella forma lì, è come un campo di minigolf dove tutte le palline vanno a finire nelle buchette contrassegnate dalle bandierine.
 
A volte pensiamo male degli altri, perché abbiamo finito la pazienza.

A volte pensiamo male della nostra pazienza, perché non abbiamo mai finito gli altri.

A volte gli altri sono il nostro inferno, come diceva Sartre.

A volte pensiamo male degli altri, perché non siamo capaci di abbracciarli.

A volte pensiamo male degli altri, perché non siamo capaci di prenderli a calci in culo come meriterebbero.

A volte pensiamo male degli altri, perché non riusciamo a mettere una distanza ragionevole fra noi e loro.

A volte pensiamo male degli altri, perché riteniamo che gli altri siano sempre lì addosso a noi, anche quando si sono allontanati.

A volte pensiamo male degli altri, perché ci sentiamo abbandonati.

A volte pensiamo male degli altri, perché l’autista dell’autobus ha chiuso la portiera anzitempo non per distrazione ma per farci del male, se l’ha fatto è certamente uno stronzo la stanchezza non c’entra.

A volte pensiamo male degli altri, perché abbiamo notato che la loro ombra oscurava la nostra luce.

A volte pensiamo male degli altri, perché la loro luce alleggeriva la nostra ombra.

A volte pensiamo male degli altri per evitare che gli altri pensino male di noi.

A volte pensiamo male degli altri, perché gli altri siamo noi.
 
Pralina Tuttifrutti
 
 
 

per me un blog

ululato da Pralina alle ore 09:27 domenica, 16 dicembre 2007

Ieri sera la lunga chiacchierata in radio con Paolo (Blunightavenue) e le cose che mi dice sempre Ezio (hantrax) mi smuovono un sacco di cose rispetto al web e ai blog.
 
 
Ezio è fiducioso nei confronti dell’umanità, sembra un pulcino uscito da un uovo, io non lo sono per niente, nondimeno (che bella parola) accetto anzi cerco il confronto con gli altri, sempre. Anche quando non ci passo “bene” o non riesco a fare “bella figura”. Questo è stato il motivo che mi ha portato quasi due anni fa ad aprire un blog.
All’inizio ero un po’ come la Vispa Teresa, con l’entusiasmo rivolto a tutti, poi mi sono capitate talmente tante cose, per metà positive e l’altra metà negative, ma belle pesanti ve lo assicuro, che ho cominciato a rivedere il mio atteggiamento…
I meccanismi che ti portano a gestire un blog (che è una vetrina) sono principalmente autoreferenziali, come dice Paolo, quindi il blog viene tenuto per vanità personale, pura vanità, non solo sul piano fisico (con il blog è possibile mostrarsi, anzi, per meglio dire, mostrare solo la parte migliore di sé anche a costo di darci dentro con fotoritocchi digitali o altri trucchetti che noi donne conosciamo bene, o cercare una tesi per cui si venga accettati dagli altri) ma su quello della “presenza” nel mondo, questa presenza il cui contrario sembrerebbe lo “scomparire”, essere nulla, zero, che è la sensazione tipica in questa società di merda (scusate il termine) per cui se non hai una vetrina, un luogo dove esibirti, fare audience, non sei nessuno.
Eppure anche il blog è una realtà effimera, lo è per tantissimi ragioni, vuoi perché è legato ai tuoi stati d’animo, per cui può essere chiuso in pochi minuti così perché ti gira, vuoi perché segue le regole della “società dello spettacolo”: dipendere dal giudizio degli altri, dal consenso degli altri, dal loro affetto dichiarato, a volte nemmeno corrispondente, basta che venga dichiarato (le parole sono semplici da scrivere sulla tastiera, volano che è una bellezza). Quindi tutti gli effetti conseguenti: nei blog si farà come dalla Defilippi, piuttosto che nell’Isola dei Famosi, si piangerà come dalla Carrà, si racconterà la propria storia di miracolati per strappare una lacrima e un applauso, si risorgerà dopo tre giorni di morte del blog, si litigherà ma non troppo per non passare da antipatici, si eliminerà il concorrente scomodo, si mostrerà il labbro siliconato e la fetta di tetta come a Bisturi!, si farà l’opinionista senza conoscere l’itagliano, si riempirà di spam i blog degli altri perché la pubblicità è l’anima del commercio, si cercherà di accaparrarsi “amicizie” o di entrare nelle grazie di un concorso taroccato per avere molti commentatori.
Nei blog si farà salotto in diretta come da Costanzo, ricalcando ruoli e schemi televisivi… ci sarà il professorino sfigato con le donne ma tanto simpatico, il fenomeno da baraccone, la donna armageddon, la femme fatale. Basta che non si esca da quel ruolo per mostrarsi nella propria interezza, ma solo il ruolo che si è scelto di interpretare.
Ci saranno le matrone biondetinte come dalla Defilippi, vestite di nero e con tre doppimenti, pronte a urlarti (e pure a menarti, all’occorrenza) che sono “sincereeeee” e ti urlano quello che devi fare perché tu “bello mio cocco de mamma nun vali gnende”… ci saranno gli opinionisti semianalfabeti ma esperti di linguaggio tecno che scrivono le Grandi Verità, che poi non sono altro che un’accozzaglia di luoghi comuni (il bene e il male, le belle e i cessi, il bianco e il nero, di più non arrivano a concepire, sono proprio limitati, la loro visione è unicamente bidimensionale) luoghi comuni anzi comunissimi farciti da qualche spiritosaggine da ragazzotto di seconda media… e ci saranno invece persone vere di carne che possono spegnere il tasto del pc, per dedicarti una conversazione telefonica indimenticabile o un abbraccio alla stazione.
La mente umana ha delle potenzialità incredibili e una altrettanto incredibile capacità (capa/CITA) di ingannarsi, non sono le nostre progenitrici proprio delle scimmie… delle scimmie che si spidocchiano… che eleggono il vincitore… i macachi mostrano il culo rosso come segno di potere e noi facciamo dei template fighissimi. Sono i nostri culi rossi.
 
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Nel mio blog di Splinder è successo un po’ di tutto, sono stata definita nei modi più fantasiosi, hanno scritto che sono una che se la tira (una donna altera), un’altra persona mi ha detto che cerco di scimmiottare una mia amica blogger e che invece dovrei semplicemente “essere me stessa” (ma quando mai? ma ci avete le fette di prosciutto sugli occhi? ma non lo vedere che ho personalità da vendere?). Mi hanno linkata in tanti e prontamente slinkata dopo un piccolo chiarimento, un’inezia, hanno disertato il mio blog e (forse) invitato gli altri a fare altrettanto, perché sono regole ormai consolidate nei blog, sapeste quante volte mi hanno invitata a boicottare un blogger perché stava sul culo a un altro, quindi non mi meraviglia che l’abbiano fatto anche contro di me come credo che sia stato (se i rilevamenti dello shiny stat non raccontano balle)… mi hanno tante volte provocata in privato, qualcuno mi ha detto in sostanza “Se non ti mostri in chat con la webcam, è perché sei una cozza” (perché certi maschi le cose non le sanno proprio chiedere, devono provocare: un rifiuto li farebbe sentire troppo piccoli)… e poi invece, ho trovato dei veri amici, amiche, mi hanno telefonato in tanti, abbiamo parlato ed è stato, è sempre bellissimo ed emozionante sentirci al telefono, ho fatto delle cose con loro (anche l’amore, sì, è successo anche questo)… ho avuto delle delusioni, come tutti… ho intervistato molti blogger (o bloggers, come caspita si dice?), ecco che in questi giorni esce un Signor Libro realizzato con i contributi di 34 blogger, fra i quali ci sono anche io. E questo mi rende molto felice, perché il ricavato andrà interamente devoluto per un’ottima causa.

In due anni, prendendo solenni calci sui denti, ho imparato a fottermene di più dei giudizi degli altri, perché gli “altri” in generale non significano altro che una massa di babbuini infoiati e di bertucce con il marchese (così almeno li vedo io quando scrivono cose idiote), sono arrivata a un livello quasi buono. Ma posso ancora migliorare. Posso arrivare al punto di avere la forza di mandarvi tutti affanculo, ma di non farlo perché ritengo che ci sia ancora molto da capire e da salvare. Non perché mi importi del giudizio degli “altri”.

Mi interessa instaurare dei rapporti umani profondi con le persone seguendo criteri di “affinità”, qui ho conosciuto delle persone splendide, persone che con la loro profonda umanità e intelligenza, e con una generosità rara, straordinaria, perché del tutto spontanea, mi hanno dato moltissimo e soprattutto hanno ancora moltissimo da INSEGNARMI… il blog lo ritengo un mezzo, non un fine, molte volte cerco di staccarmene, di allontanarmi e di chiudere perché sento che mi causa DIPENDENZA.

Ancora due parole sull’affetto dichiarato… mi è capitato troppe volte di sentirmi dire “ti voglio bene” da gente alla quale di me in definitiva non gliene frega nulla, quindi preferisco andarci cauta… amare con il web è molto semplice, basta digitare TVB sulla tastiera… dimostarlo, viverlo, mantenerlo, è un’altra cosa. Per imparare a volere bene, ci vuole tempo, si procede per gradi, a volte sbagliando, bisogna imparare ad accettare l’altra persona coi suoi difetti, e questo se nei blog si mostra spesso soltanto la parte migliore di noi, la parte glitterata, spidocchiata, edulcorata, televisiva… è difficile da fare.
Perciò dico sempre “ti voglio bene” intendendo con ciò un inizio di bene, un affetto in nascere, che c’è potenzialmente, che si può sviluppare con il tempo, e che per quanto mi riguarda io sono disponibile a dare, con tutto il cuore e senza tirarmi indietro quando il gioco diventa duro. Il germe dell’amore per voi, c’è, lo sento, ed è tutto quello che mi sento di dirvi con assoluta sincerità.

lettera a un’asmatica simpatica

ululato da Pralina alle ore 18:13 lunedì, 18 febbraio 2008

<<Pralina cara, non sono d’accordo con te. Tu sei bella, d’accordo non sarai la più bella del mondo, ma sei gradevole e piacevole, sei una donna normale, un po’ nordica (tosta) e un po’ mediterranea (rotonda), ti prego non lasciarti condizionare dalle battute che ti fanno sempre sulla dieta, sono problemi di tante persone ma non tuoi.
Ti vedo per quella che sei e ti amo, sei buffa e in certi momenti, sei stupenda nelle tue espressioni, perché sembri una bambina.
In questo momento stai combattendo la tua battaglia per l’aria, e non per il cibo.
Mentre altri sono seduti a cena davanti a un piatto di lasagne o di nascosto in piedi la notte fonda davanti al frigo a spalmarsi di pane e nutella, mentre si tormentano di sensi di colpa per quello che hanno nello stomaco e mai in testa e promettono a tutto il mondo che da domani si metteranno a dieta, tu sei coi gomiti puntellati alla finestra per la tua asma cronica che cerchi un po’ di sollievo con l’ossigeno che riesci a “mangiare” e sai che anche questa sera, per riuscire a dormire, ti dovrai sparare in corpo una fiala di cortisone. E sai che per fare colazione domani, dovrai respirare a sufficenza, e che (prima) respirare e (poi) mangiare non sono due cose scontate.
Ti conosco da una vita e ti assicuro che non sei molto ingrassata da quando avevi 24 anni, anzi sei persino dimagrita da allora.
E quei 6 chili, solo 6 chili che hai preso durante la gravidanza, perché amavi più la vita che ti riempiva e che ti faceva ingrossare, e ad altro non pensavi… perché per te il cibo è gioia, amore, luce, vita, necessità, forza, energia, è la madre terra e il fuoco che ti riscalda, è il tramite che ti lega a un sorriso, il piacere di stare in compagnia, lo scambio di parole davanti a un piatto e ad un bicchiere, e altro non è. Non vivi per mangiare, vivi per respirare.
Manda a culo tutto, Pralina, soprattutto i sensi di colpa che non ti appartengono, quei chili in più che ti senti o che ti fanno sentire non ce li hai perché sei sfondata di lardo, ce li hai per la tua storia che è fatta anche di farmaci contro l’asma, e ce li hai anche perché sei una vera donna con le tue abbondanti forme generose, lascia che la parola dieta vaghi nella testa di chi non ha altro a cui pensare, e vola libera e leggera, non fuori da quella finestra come spesso pensi, ma dentro la vita.>>
 

 Il tuo specchio.