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massimo consoli & la divine

ululato da Pralina alle ore 23:13 sabato, 08 dicembre 2007

Per ricordare Massimo Consoli, uno dei padri fondatori del movimento gay italiano, recentemente scomparso… ecco una sua lettera indirizzata a me, nel 1993… stavo allestendo una mostra fotografica e rassegna cinema sulla Divine.
La ripropongo sul mio blog, per ricordare Consoli e perché è una bella testimonianza sull’attore Divine.
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<<Essere considerata un sex symbol ha i suoi vantaggi. All’aereoporto, ad esempio, quando mi aprono le valigie, io gli sbatto davanti questo paio di tette, e puoi star sicuro che non controllano più niente. Se solo lo volessi, potrei persino fare il contrabbando di eroina!>>
 
Chi parlava di se stessa, era la più famosa attrice del cinema underground americano, la Divine, morta nel marzo del 1988 in una stanza d’albergo di Los Angeles, soffocata nel sonno.
Era l’unica bomba erotica emersa negli anni ’80 anche se, quando si pensa ad un simbolo del sesso, si è più portati a immaginare Marylin Monroe o Jane Mansfield, piuttosto che un eccentrico travestito da 150 kili!
Perché all’anagrafe, in effetti, la Divine risultava di sesso maschile, ed era registrata col nome di Harris Glenn Milstead, nato a Baltimore, il 19 ottobre 1946.

Eppure, le madri di famiglia non sospettavano di certo quando, fiduciose, compravano ai loro bambini il libro pieno delle sue immagini da ritagliare ed incollare, che questa donna prosperosa, formosa ed eccessiva in tutti i sensi era, in realtà, un uomo timido, introverso e un po’… pelato.

sotto: il regista John Waters
 
 

La sua carriera ebbe inizio con il film di John Waters Pink Flamingos (“Fenicotteri rosa”) nel 1972, che venne proiettato per la prima volta a New York, a mezzanotte, presso il cinema Elgin e come riempitivo dopo un film ben più importante, quel era “El Topo” di Jodorowsky.
In breve, il film divenne oggetto di quello straordinario fenomeno culturale tipicamente newyorkese che è il cinema underground notturno, e per otto anni di seguito è stato proiettato negli stessi teatri di Los Angeles e New York, tant’è che oggi, in America, quasi tutti sanno chi era la Divine, ma pochi aficionados sanno perfino che esiste Jodorowsky …
Ma che cosa aveva la Divine di così attraente? Perché piaceva tanto?
La sua specialità erano le donne perverse, eccentriche e spietate, oppure madri di famiglia di una banalità sconcertante, in ogni caso tutte di una volgarità eccezionale, scurrili, dal trucco pesante ed il seno esagerato. In “Pink Flamingos”, alla fine del film, si mangiava anche un po’ di cacchina del suo cane (e la mangiava sul serio!), come fece Mario Mieli, a Roma, nella sede dell’Ompo’s, nell’ormai lontano 1978.
Su Polyester, il primo film in ODORAMA, lei è una povera disgraziata maltrattata da un marito scorreggione (e per gustarsi meglio il film bisogna sollevare l’adesivo che copre una chiazza numerata dov’è conservata la puzza corrispondente… per questo si chiamava “odorama”!). Amiche invidiose le mandano pizze andate a male con aglio e cipolla, e sullo schermo appare il numero dell’adesivo da togliere e graffiare per poter sniffare l’atroce “profumo”. Il figlio, per metà punk e per l’altra metà maniaco sessuale, è il famoso violentatore di piedi femminili: si apposta di fronte ai supermercati e, preso da un incontenibile raptus, “zac!”, calpesca con una scarpa chiodata i piedi delle sventurate vittime. La figlia, da parte sua, è ninfomane tossicodipendente ma verrà redenta da un commando di monache guerrigliere. La madre è una ladrona immatricolata che le sfila i soldi dal borsellino e che, alla fin fine, fuggirà in Florida col marito della figlia! E durante tutto il film, la Divine sbatte le sue indescrivibili tette a destra e a manca, piangendo, lamentandosi, passando da un gabinetto a una sala da letto a una camera da pranzo… è, insomma, una donna normale che vive la normalità della propria vita, fatta di tradimenti coniugali, liti in famiglia, dispetti idioti, problemi etilici e complicazioni filiali.

https://i2.wp.com/www.nrc.nl/W2/Lab/Dwarsverbanden/Waters/Polyester.jpg 

Nonostante queste sue vergognose e oltraggiose interpretazioni femminili, queste sue parti “svaccate” e piene di organi genitali esibiti un po’ dappertutto, uno si accorge che in questi film il sesso è del tutto assente. Al contrario, si è travolti dallo schifo, ma è uno schifo bonaccione, goliardico, casalingo, che piace ed è impossibile rifiutare.
Prima di morire stava interpretando un ruolo maschile (finalmente!): il personaggio del detective nel film “Out of the dark” e mi sono ricordato di quanta amarezza, a New York, presso la Libreria Dalton (era il 17 maggio 1983) mentre mi dedicava tre copie del suo libro “THE SIMPLY DIVINE CUT – tto…
OUT DOLL BOOK” (“una per te, una per il tuo archivio, una per il tuo maschio preferito, honey!”) mi confidò, abbassando il tono della voce per non farsi sentire dagli altri invitati: “Tutti dicono che io sono un attore travestito, addirittura mi chiamano il travestito di 150 kili! Ma io sono un entertainer, un ATTORE, punto e basta, senza aggettivi! Spread the word… dillo in giro!”.

L’ho detto, sweety, l’ho detto!

MASSIMO CONSOLI (Roma, 18 luglio 1993)