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il paradiso è adesso!

lunedì, 25 agosto 2008  

Il Paradiso è adesso! 

Il worshop tenutosi a Pesaro lo scorso weekend è stato molto faticoso, vuoi per il caldo umido, tipico delle città sull’Adriatico, vuoi per l’impegno fisico che effettivamente richiedeva. Dodici ore di lavoro in due giorni, all’interno del festival APNEA (il che è tutto dire), all’interno della Rocca di Pesaro, in contemporanea con la notte bianca e, dulcis in fundo, con la Festa Provinciale del PD, stroncherebbero anche un bue. Comunque abbiamo fatto anche questo piccolo passettino verso l’immortalità. Si lavorava per la messa in scena del fulcro centrale di PARADISE NOW!, mitico spettacolo messo in scena dal LIVING nel mitico anno 1968. Il Living era nato circa una quindicina d’anni prima a New York, fondato da Julian Beck e Judith Malina, la sua compagna. Fin dall’inizio e maggiormente negli anni 60 il loro teatro, tipicamente artaudiano nelle movenze, fu un teatro di denuncia sociale contro la guerra, il capitale e la religione organizzata, coerentemente ai loro ideali anarco-pacifisti. PARADISE NOW!, che veniva interpretato nella totale nudità degli attori (cosa che però noi non abbiamo fatto), era una pièce in cui il pubblico veniva coinvolto e diventava partecipe, specialmente quando ogni singolo attore si avvicinava ad uno del pubblico e gli urlava addosso: “IO NON SO COME FERMARE LE GUERRE!”. La pièce è in realtà un’insieme di domande, di scene collettive, una denuncia continua contro le angherìe e i soprusi a cui la società ci costringe nostro malgrado. Il tutto parte da uno schema che si gioca su sette rituali di consapevolezza e di evoluzione, che coinvolgono i chakra, ed evocano le Scritture Sacre di varie culture, da quelle ebraiche a quelle indù. Se il bambino nasce innocente, perchè col crescere diventa violento? Perchè la società lo è quando non se ne vede la necessità, dato che il pianeta può provvedere con larghezza per i bisogni di tutti? E quali sono i motivi di tante divisioni? Stati, lingue e religioni diverse, se tutti veniamo dalla stessa coppia? Domande destinate certamente a restare irrisolte, e che ancor più uno spettacolo teatrale non ha la pretesa di risolvere, ma intanto cominciare a porsele è un buon inizio.

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Nella foto a destra  potete vedere l’attore Gary Brackett, del Living, mentre nelle altre duefirenze 200, altrettanti momenti del laboratorio, tenutosi nel cortile di un’antico palazzo nobiliare in pieno centro. Avendo lasciato a casa la digitale, ho dovuto scattare le foto sullo schermo, scegliendo le immagini  dalle riprese con la telecamera. Per cui si vede il flash e si capisce che sono immagini televisive. Me ne iscuso con chi leggerà queste povere note. La grande fatica

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delle due giornate è stata in parte ripagata con la visione di uno dei più bei panorami d’Italia. Si prende la statale 16 verso Rimini e si devia a destra verso Casteldimezzo. Si arriva così a quota 220, in questo pittoresco paesino a picco sul mare, da cui si scende tranquillamente verso Gabicce Monte, avendo sempre alla destra il mare Adriatico con vari punti panoramici di tanto in tanto. Il colpo d’occhio è unico: a nord tutta la costa romagnola fino a Cesenatico, a sud la costa marchigiana fin dopo Pesaro. Se siete romantici questo è il vostro itinerario, e se non siete romantici è il vostro itinerario lo stesso. Bene, per oggi è tutto ma tenetevi forte perchè sta per arrivare un’intervista del nostro direttore Alcyde Brunazzi che è andato a Firenze alla phesta del Partito Democritico e ha messo sotto torchio un alto papavero del maggior partito d’opposizione, o presunta tale. Sto sbobinando il tutto e ne sentiremo davvero delle belle… mo sorbole!

living theatre

lunedì, 02 giugno 2008

LIVING THEATRE: la leggenda continua!

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Dopo alcuni anni di assenza, riecco il Living Theatre, un grande e gradito ritorno dopo il definitivo smantellamento della base in Europa che era situata a Rocchetta Ligure, in alta Val Borbera, provincia di Alessandria. Sono salito fino a Moncalieri, cittadina della cintura sud torinese, dove si esibivano presso le ex fonderie Limone, una vecchia struttura industriale recuperata magistralmente e adibita ora felicemente a luogo di cultura. Lo spettacolo proposto è un must del Living, “The Brig”, scritto da Kenneth Brown nel lontano 1964. Uno spettacolo che all’epoca fu censurato dalle autorities americane per lo “scandaloso” messaggio antimilitarista proposto (si era all’inizio della disgraziata avventura nel Vietnam), e che così lo rese, però, ancora più popolare fino a farne diventare un classico. La situazione si ispira alla poetica del “teatro della crudeltà” di Antonin Artaud. In pratica è la cronaca giornaliera di un gruppo di marines agli arresti per aver commesso infrazioni di vario tipo, vessati e oppressi dai loro colleghi, ora carcerieri, i quali provano un particolare piacere sadico nell’infliggere punizioni e umiliazioni di ogni genere ai loro commilitoni. Lo spettacolo è crudo: i pugni nello stomaco sono autentici, le scene di violenza sono ben realizzate in tutta la loro carica di odio verso colui che non è più visto come essere umano ma come nemico da umiliare e terrorizzare. Un testo, quindi, che ripropone come gli eserciti siano delle macchine generatrici di follìa allo stato puro, e come le guerre siano il naturale sbocco di tanta e tale perversione mentale. In scena c’è ormai la quarta generazione del Living: giovanotti di belle speranze, bianchi, neri e ispanici, coadiuvati dai sempreverdi Tom Walker e Gary Brackett, che li hanno selezionati dopo una lunga serie di provini presso il loro nuovo spazio in Clinton Street, a New York. Assente, dopo il recente lutto che ha sofferto, la cofondatrice del Living, Judith Malina, ora ottantenne. Ottima la scenografìa e perfetti i meccanismi sulla scena. Tanta perfezione tecnica, però, fa nascere qualche dubbio sulla reale convinzione degli interpreti sulla valenza concettuale ma sopratutto politica del testo a cui stanno lavorando. Il Living Theatre era una compagnìa di matrice pacifista e anarchica: si può dire lo stesso ancora oggi? O non rischia di diventare il feticcio di sè stesso, cosa peraltro successa a tante altre realtà? Comunque sia, bene che ancora oggi si riescano a vedere spettacoli di questo tipo. Purtroppo viviamo in un contesto storico in cui nazionalismo, razzismo e militarismo sono sempre più in auge, e non è un caso che io scriva questo post proprio oggi, 2 giugno, dopo ore di melassa patriottarda da quattro soldi vista in televisione. Concludo con un pensiero poetico dello scomparso Hanon Reznikov, dal titolo “Missione”. 

Per interrogarci

chi siamo gli uni per gli altri

nell’ambiente sociale del teatro

per sciogliere i nodi

che conducono alla miseria

per stenderci attraverso

il tavolo del pubblico

come portate ad un banchetto

per metterci in moto

come un vortice che trascina

in azione lo spettatore

per accendere i motori segreti del corpo

per attraversare il prisma

ed emergere come arcobaleno

per insistere che ciò che accade

nelle prigioni importa

per gridare “non in mio nome”!

nell’ora dell’esecuzione

per spostarsi dal teatro

alla strada e dalla strada al teatro

questo è cio che il Living fà oggi.

Ed è quello che ha sempre fatto.