Archivi categoria: maria strofa

le mogli dei grandi scrittori

sabato, 30 dicembre 2006
 

erostratos 5

Che storia hanno le mogli dei grandi scrittori? Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna? E dietro una grande donna c’è sempre un grande uomo? (non nel senso di quando lo fa alla pecorina, s’intende…)
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Si vorrebbe dare inizio con questo post di erostratos alla rubrica Mogli dei grandi scrittori o anche Mariti delle grandi scrittrici (o fidanzati o morosi – la parola compagno mi fa venire l’orticaria): anime morte alla gloria ma resuscitate nei limb(r)i delle biografie: larve ipostatiche che assurgono allo status di farfalle virtuali soltanto se accompagnano, obtortobbediènti, il volo di Madame Butterfly (Madame Butterfly c’est moi! dice lo scrittore)…
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Anime che si sono sacrificate, che hanno oppresso la loro metà con l’ab-negazione, con il ricatto psicologico di un’esistenza vissuta all’ombra del Grande: ricatto sottaciuto o urlato ma sempre ricatto. No, non è facile essere l’altra metà del cielo di un genio. Terribili possono essere le conseguenze…
 
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La moglie di Tolstòj
         di erostratos
Sof
  
Tutte le mogli felici si assomigliano fra loro, ogni moglie infelice finisce per assomigliare al marito.
 
Per alcuni anni ancora, dopo la sua morte, i bifolchi di Jàsnaja Poljana videro il conte Lev Nikolàevič Tolstòj, il grande scrittore – sguardo vacuo e una soffice matassina di capelli posata in cima al cranio –, attraversare il cortile trottando nella guazza con le sottane tirate.
 
Non era lui.
 
Quella sinistra palingenesi rispondeva sibbene al nome di Sof’ja Andrèevna Tolstàja, nata Bers, secondogenita del medico di corte Bers: sua moglieSof 
Lui la conobbe che era un bijou.                                                                                    
Leggiadra.
Venusta.
Che figa!, si disse il conte (se lo disse in russo, con un’unica emissione di suono, una specie di muggito alcolico che s’impastava nel finale). Me la sposo! (altro muggito)
 
La piccola aveva tuttavia, come si suol dire, un temperamento tragico.
Col tempo peggiorò. Isterica, lagnosa (oh, quanto!) non che incline al battibecco, affetta da una gelosia tenace e disperante, grufolava fra le carte del marito, lo guatava nel sonno, lo concupiva.
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Giunse financo a sospettare che pendesse dall’altra parte, e che, ogni qual volta il di lui discepolo Čertkòv passava a trovarlo a Jàsnaja Poljana, i due si appartassero per ingropparsi. Avrebbe voluto possederlo solo lei, interamente e senza remissione, tutto per sé, sgnapparselo tutto, scofanarselo dalla testa ai piedi, ciucciargli l’anima insieme con l’uccello. Talora vagheggiava di accopparlo per poi rifarlo esattamente uguale(parole sue).
 
Gli scodellò tredici marmocchi.
 
Lo interiorizzò morbosamente.
 
Poi, non paga, cominciò pure a esteriorizzarloSof
 
Il volto le si rincagnò tutto. Mise fuori una lana intricata, fioccosa, e un nappone con cui si avanzava sopra la spalla del marito intento alla scrittura e ne annusava ingordamente i pensieri.
 
Lui – e si capisce – prese a fuggirla. Ricusò perfino di dormire con lei nello stesso letto.
Solo a toccarla, gli pareva di indulgere a una sorta di onanismo indecoroso e puerile.
Che cazzo, sua moglie era un marito! E poi quel cipiglio, quella barbaccia da pope, quelle fattezze senza grazia… Sì, insomma… gli ripugnavano (non osava approfondire).
 
Per un attimo, colto dalla disperazione, fu addirittura tentato di venirle incontro: di effeminarsi lui. Ma come? Poteva mica fiondarsi a Casablanca… I serpenti! Sì, sì, i serpenti, come coso, lì… l’indovino. Ma che mese era? Quando cazzo si accoppiano i serpenti?? Ma porc… Serate innumere a lessarsi le ciuffole con Hegel, invece di studiare zoologia!   
 
Ma poi no, non avrebbe funzionato comunque: di sicuro l’avrebbe tradita.
Cornificata.
Senza scampo.
Ma certo! Già si vedeva darla a qualche musicista, di quelli con le mani diafane, sottili… Mica ‘sti badili terrosi da mugìco. Quel Taneev, per esempio. O a un ufficiale… Un elegantone coi bottoni dorati e la passamaneria. Sì, meglio un ufficiale.
 
Oppure, più correttamente, si sarebbe gettato sotto un treno.
 
No: era la fine. La diuturna, l’estenuante, la mortificante intimità con se stesso che sua moglie gli infliggeva lo persuase che non si sopportava. La vena gli si inaridì. Tutti quei libri, quel fottio di personaggi sollevati come un muro fra sé e la propria faccia… Tutto inutile.
 
Non fa meraviglia che, la notte del 28 ottobre 1910, il conte Tolstòj uscisse definitivamente di cotenna e, braghe alla mano, si slanciasse in un galoppo belluino lungo le campagne, e poi in carrozza, su! più su! per le nevose salpingi della Santa Madre Russia fino all’ultima stazione di Astàpovo – il suo utero atro -, dove tirò le cuoia (sì, fu un finale circolare).
 
L’infelice Sof’ja Andrèevna sopravvisse al marito ancora nove anni.
Quando morì, era tutta la buonanima.
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Sof
 
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Questo post è gemellato con letturalenta Luca Tassinari, qui, (trafiletto a destra).
 
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in effetti, Sof’ja Bers fu la vera ispiratrice dell’Anna Karenina, controverso personaggio cui l’Autore assegnerà, tra perle e trine, il marchio del “diverso” e che ebbe poi ad ispirargli la celeberrima frase, dedicata alla consorte: “anna karenina c’est moi et, tout fois, toi aussi!”
(qui, una rivelatoria ma ormai introvabile rappresentazione di Anna mentre, davanti allo specchio, s’immerge nel duplice transfert Sof’ja/Lev)
 
[SENZAQUALITA ]
 
 

oblomov e maria strofa

ululato da Pralina alle ore 10:25 mercoledì, 11 giugno 2008

Circa 10 giorni fa andai a cercare dei libri per l’esame di mio figlio, in una libreria presi il romanzo Oblomov di Ivan Aleksandrovic Goncarov fra le mani, lo sfogliai velocemente ma con grande curiosità, volevo acquistarlo ma avevo i soldi contati in tasca, sentii una voce dentro il mio cuore che mi diceva “Devi assolutamente leggerlo, Pralina, è il tuo stile, è un romanzo giusto per te”.
Lo posai titubante nello scaffale, e la voce continuò “Davvero sai, ti faresti delle risate, è ironico, intendiamoci, sottilmente ironico, un capolavoro”. Forse avrei dovuto rubarlo, ma dico così per scherzo la pigrizia mi bloccò.

Oggi dopo avere appreso la notizia della scomparsa da questa dimensione del nostro polemico, sanguigno, umorale, schietto, permaloso, corrosivo, sarcastico, chirurgico, tagliente, spietato (ma tenerissimo), coltissimo, geniale, fantastico e fantasmagorico Carlo Berselli alias Maria Strofa, sono assolutamente sicura che la voce nel mio cuore fosse proprio la sua.
Sono molto triste, no anzi, sono davvero affranta, ma sono certa che ha lasciato un tesoro al mondo. Quel libro dovrò proprio leggerlo, lui me l’ha chiesto!
  

Maria Strofa
 
 


gif di Oyrad e di L0stangel

il mitico cineblog

mercoledì, 27 dicembre 2006
 
il racconto del riconto di Ridley Scott

L

L’astronave Nostromo sbarca su un pianeta da cui proviene uno strano SOS…

In una stanza ce una strana macchina incubatrice

Sul pianeta c’è una strana macchina incubatrice. Improvvisamente la macchina si apre e esce il primo alieno.Dalla macchina incubatrice salta fuori il primo alieno

Ma-non-far-ridere,-non-spav

Ma non farci ridere, ciccio… non spaventi nessuno tu!ho-idea-che-gli-alieni-non-

Temo però che i prossimi alieni non saranno tutti come quel puffo, dice Ripley. Ecco… la macchina si sta aprendo ancora. Ne esce un altro…In una stanza ce una strana macchina incubatrice

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LL’orrore e il panico si diffondono a bordo! ho-idea-che-gli-alieni-non-

Credo che non sia finita…

In una stanza ce una strana macchina incubatrice

guzzanti

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Si salvi chi può… In una stanza ce una strana macchina incubatrice

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L

Mai visto un orrore simile… Eccone altri due, tutti insieme…

In una stanza ce una strana macchina incubatrice

Elio vitoGardini

L

C’è Vito sul pianeta… Non sopravviveremo a questo orrore…

ho-idea-che-gli-alieni-non-

Non è ancora finita, dice Ripley, manca la madre di tutti gli alieni!

In una stanza ce una strana macchina incubatrice

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L

Togliamoci la vita, tutto questo è insopportabile…ho-idea-che-gli-alieni-non-

Devo sconfiggere questi alieni, dice Ripley (rimasta sola accanto all’ultimo uomo che si sta facendo harakiri per la disperazione), ma come?…

mi-cambio-e-vado-a-votare..

Mi cambio e vado a votare sul pianeta Elezioni.

L

ripley-dorme

Ripley dorme sonni tranquilli. Ha votato: ha sconfitto gli alieni.

IT-ALIEN (gli alieni d’Italia)

NEI MIGLIORI CINEBLOG!

[La possibilità di fare questo il gioco di parole italieni mi è venuta leggendo il divertente blog di pralinatuttifrutti]

P.S. (scendere per cortesia con lo scroll)

berlusconi-bandana-713865

Riconteggiamo i voti anche nello spazio interstellare!

[Fine ?…]

dimenticasti questo (il nome? maddai..è 3Monty Python)

trem

[gabryella – Senzaqualita]

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[ventodipolente]

postato da: StrofaMaria alle ore 21:15
categorie: dialoghi platonici
 

maria strofa e la poeta

ululato da Pralina alle ore 02:52 venerdì, 18 febbraio 2011

dal blog di Maria Strofa 
(era) martedì, 06 febbraio 2007

eutanasia di una poesia

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La poetessa Edgarda Solforani Pignattelli aveva appena terminato di scrivere la nuova poesia Luna in due quando salvò il documento; poi, dopo un po’, lo riaprì per leggere di nuovo… e la poesia non c’era più. Word si inceppava spesso: Edgarda pensò di non essere riuscita a salvarla.
 
Una lacrima scese sulla gota sinistra della poetessa Edgarda Solforani Pignattelli: aveva lavorato due giorni per dare forma alla nuova poesia con cui avrebbe partecipato al concorso Premio internazionale di poesia Stazione ferroviaria di Tricase.
 
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[FINE DELLA PRIMA PARTE]

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[SECONDA PARTE]
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Due giorni dopo, il poeta d’avanguardia Antonio Malacò aprì un documento nuovo di Word per trascrivere la nuova poesia Avanguardia 69
 
 
ma invece di trovare una pagina bianca trovò scritto quanto segue:
 
 
 
S.O.S.
 
“La prego mi aiuti! Mi chiamo Luna in due; sono una poesia nata da poco e ho schifo di me stessa. Sono fuggita da chi mi ha messa al mondo saltando in groppa a un bug di Word. Non voglio che mi veda e che mi legga nessuno, tranne lei, ovviamente, a cui mi rivolgo per chiedere aiuto.
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Non intendo rischiare di vincere il Premio internazionale Stazione Ferroviaria di Tricase per essere premiata dal capostazione mentre il controllore mette una corona d’alloro plastificata sulla testa della mia creatrice.
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Né voglio finire il giorno dopo sul blog Fuffina Fuffosa Micina Pelosa Splinder Com.
Mi tolga la luna, per favore, e me la sostituisca con un pianeta qualsiasi. Va bene anche Plutone ora che non è più considerato un pianeta.
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Mi dica se io posso reggere il confronto con Canto notturno di un pastore errante per l’Asia di Leopardi. Questa luna nelle poesie, comunque, ha rotto gli zebedei! Tra l’altro, dacché ci sono andati gli yankee, a me la luna fa cagare un sacco.
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Sono venuta da lei per avere aiuto. Mi faccia un lifting o sarò costretta a togliermi la vita. “
 
“Io non tratto generi come il suo; su di lei non oso nemmeno mettere le mani. Di lifting, perciò, non se ne parla” dichiarò il poeta d’avanguardia.
 
“E allora io mi suicido” minacciò la poesia.
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“Glielo impedirò salvando il file prima di spegnere il computer. Sono contrario al suicidio” replicò il poeta d’avanguardia.
”In tal caso io dirò a tutti che mi ha scritto lei!” minacciò la poesia.
 
“Ah no: si suicidi pure!” disse terrorizzato il poeta d’avanguardia “Sono a favore del suicidio suo… e se devo rischiare di passare per il suo autore sono a favore anche del suicidio mio!”
 
La poesia tentò di fare un cappio con la l e la o, ma le leggi della creazione le impedivano di morire. Soltanto un altro creatore poteva disporre della sua vita.
 
“Non riesco a impiccarmi. Mi aiuti lei a morire, per favore. Io ora mi leggo, così dalla noia mi addormento: quando sarò caduta nel sonno, cancelli subito la luna, mi disarticoli la sintassi, mi elimini gli articoli, mi amputi i verbi e stacchi definitivamente la spina della mia semantica. Se vuole… lasci di me soltanto la parola ceneri… in ricordo della mia breve e infelice esistenza.”
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pipopipo21
 
le rose che mi ha regalato maria strofa