Archivi categoria: modigliana

Qualche riflessione sulla furia clericale contro alcune giovani donne.

Non sarà facile ricominciare, per delle giovani donne, dopo un’esperienza così deludente e lacerante: dopo che il mondo dei grandi (cioè di coloro che si appellano alla speranza e alla carità) ha chiaramente dimostrato che non esiste né speranza né carità, che hanno dichiarato, coi gesti e con le parole, che è la sopraffazione la cifra vitale tramite la quale si relazionano. Che dire? Tutto e nulla. A cosa servirebbe? A tutto e a nulla. Dipende dai punti di vista. Da coloro, che massacrati dalle convenzioni, dal timor reverenziale, dal senso di colpa, e dalla paura del futuro, che fanno di tutto per trascinare nel loro mondo, insoddisfatto e invidioso (mal comune mezzo gaudio) l’esistenza delle persone che, con la fantasia (vero dono di salvezza) gli ricordano ogni giorno la loro miseria, e da coloro che rivendicano un’esistenza fatta di ricerca, d’avventura, e quindi di scoperta e di liberazione, che li porti alla vita serena, di comunione con il mondo che ci circonda, perché questo è il senso della vita delle persone di buona volontà. Allora, non sta forse in tutto ciò il dualismo bene-male, bianco-nero, nord-sud? E’ connaturato al genere umano, innato, nulla di acquisito. Dobbiamo accettarlo come dato di fatto, amara constatazione e consapevolezza che deve dispiacerci ma non stupirci; cadere dall’una o dall’altra parte è questione ambientale, contestuale, educativa, dove un ruolo letale lo gioca l’esempio. I demoni che hanno puntato il dito sulla ragazze durante il “processo farsa”, con l’intenzione di polverizzarle (dal momento che non possono, come vorrebbero, brutalmente arderle in piazza), sono il risultato di un’esistenza sbagliata (che brutti esempi hanno avuto, che orribile educazione, poverini!) ma strumentale all’arroganza di coloro che fanno della sopraffazione modalità di governo e anche di sublimazione della propria sessualità repressa (altra forma di controllo). Persone che sono state private della bellezza, e dell’intima esperienza con essa, quale altro esempio possono portare se non quello devastante della loro alienazione e imporla come unica strategia d’esistenza. Qui vive il diavolo con facce e abiti dalle infinite sfumature, il diavolo che ama il pressapochismo, il vago, l’indeterminato e l’inspiegabile. Continuiamo a dare il nostro esempio di vita, senza imporlo ma proporlo, sereno perché sincero. E’ l’unica soluzione che mi nasce spontanea e avverto come unica, salvifica e urgente perché Satana, viste le innumerevoli prove che abbiamo, è ormai cosa certa. Del Dio ignavo, impotente e indifferente, c’è solo rimasto il dubbio certo: quel triste residuo divino che si manifesta nei quotidiani tribunali della santa inquisizione moderna.

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LE VEGLIE DELLA ROCCACCIA al Teatro dei Sozofili. Impressioni “a caldo” dopo lo spettacolo.

Ieri sera LE VEGLIE DELLA ROCCACCIA #roccaccia al Teatro dei Sozofili a #modigliana #forlì #romagna è andato benissimo. Una nuova formula, a metà strada fra la tradizione romagnola e non solo (le veglie contadine) e il talk show televisivo, con una scenografia povera ma dignitosissima: due poltroncine inglesi acquistate in un mercatino e portate da Londra in Italia, una narrazione fresca, spontanea ma preparata con la massima cura e rispetto, una regia fantastica di un intellettuale onesto, partigiano, visionario, coraggioso, come Antonio Spino, hanno permesso di svelare una parte della ricchezza infinita che offre il nostro territorio e la nostra comunità fino a #faenza #europa #america #giappone, offrendo agli spettatori la vera storia locale, quella di persone modeste ma eccezionali, raccontata dagli stessi protagonisti e i testimoni che hanno vissuto esperienze uniche. E’ stata una serata semplicemente favolosa, piena di immagini proiettate sul palco, slide di opere d’arte, filmati, brani musicali, sorprese. Mi dispiace non avere delle foto perché mi ha impegnato anima e corpo, sul palco, e non c’è stato il tempo materiale per realizzare un po’ di documentazione fotografica. Ma, è pure vero che… impossibile descrivere una serata così con delle foto, in attesa di fare altre serate così con altri protagonisti della scena locale, piena di gratitudine per tutti coloro che hanno reso possibile tutto questo, i tecnici del suono e delle luci, e le associazioni che hanno appoggiato l’evento, Teatro dei Sozofili #sozofili in testa, grazie anche a chi è venuto a vederci e a chi oggi commentava in maniera entusiasta al mercato… 😍😘

[nella foto, una delle pochissime che sono riuscita a fare, durante le prove di uno dei quattro interventi]

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MODIGLIANA. 4 maggio. Le Veglie della Roccaccia al Teatro dei Sozofili.

Locandina Veglie - per invii

Dopo il primo spettacolo “Dì la tua” ovvero il Trebbo poetico della valle del Tramazzo, il regista Antonio Spino inaugura il tema della memoria sul palco del Teatro dei Sozofili. Lo fa intervistando quattro protagonisti della scena locale, con racconti, brevi filmati, aneddoti e fotografie d’epoca. Il barista esperto di motociclismo, il pioniere del pronto soccorso, il musicista per karma, la figlia d’arte che diventa artista per destino naturale e ribellione culturale, saranno i primi attori di questo progetto, nella prima tappa emozionante, coinvolgente, di un lungo percorso collettivo che si snoda attraverso sentieri talvolta inconsueti, ma comunitari e quindi immediatamente riconoscibili.

La serata avrà luogo al Teatro dei Sozofili (Piazzale Enrico Berlinguer 23 Modigliana). Venerdì 4 maggio 2018. Ore 21. Entrata a “offerta libera”.

Potrebbe interessarti: http://www.forlitoday.it/eventi/le-veglie-della-roccaccia-al-teatro-dei-sozofili-antonio-spino-5187510.html

HERE&NOW * COLLETTIVA D’ARTE al MUSEORFEO BOLOGNA 27 – 28 gennaio

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CURATRICE: Ottavia Villani

Patrizia Diamante

Still life: natura mai morta, anzi, ancora vivente. 2016

100X80 cm, pittura ad olio su tela e faesite

Nel 1986 all’Accademia iniziai questo dipinto a olio, che per varie ragioni finì abbandonato in un garage. Ripreso nel 2016, ho giocato su formale e informale: un fondale grigio diventa una dedica al Maestro Jackson Pollock, da cui la deriva “anarchica informale”. I bozzetti che abbracciano il quadro in una cornice libera sono stati preparati in seguito, perché il dipinto è un’opera ancora in corso, e così ogni correzione, aggiunta, cambiamento di rotta, divertissement, nota, citazione, e persino la cornice diventa parte integrante, cambiando l’oggetto in progetto”. Queste sono le parole dell’artista in merito a quest’opera, nata appositamente per la mostra HERE&NOW. Partendo da una natura morta semplice, Patrizia Diamante ha voluto seguire la scia dei movimenti artistici più contemporanei, uscendo dai limiti della tela per sperimentare nuovi spazi e accedere così all’arte del “qui e oggi”. Nei quadretti che circondano l’opera possiamo ritrovare il segno di Pollock, Rotella, Mondrian, ma anche importanti forme d’arte di questo ultimo secolo, come l’uso della fotografia e il gioco. In uno spazio mai chiuso, mai finito, mai “incorniciato”, ha saputo dare vita più che mai a una natura morta, che appunto, morta non lo è più.

BIOGRAFIA

Patrizia Diamante è nata a Faenza nel 1963. Ha cominciato a dipingere a 14 anni da autodidatta. Dopo un lungo tirocinio come decoratrice di ceramica e un diploma in grafica pubblicitaria per la Regione Toscana, nel 1986 si è diplomata in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze con il Maestro Silvio Loffredo, che fu già allievo di Oskar Kokoshka. Innamorata dell’arte classica, ma fortemente suggestionata dalla pittura moderna e contemporanea con ampi margini di sperimentazione, specializzata nel ritratto dal vivo o da fotografie con varie tecniche, ha allestito molte collettive e personali di pittura e partecipato a esposizioni d’arte internazionali. Ha prodotto anche disegni per tatuaggi, vignette e loghi per giornali, vetrine decorate, arte postale, copertine di libri e oggettistica d’arte. Oggi le sue opere si trovano in numerose collezioni pubbliche in Italia e all’estero, mentre lei vive nella piccola città natale di Silvestro Lega, Modigliana e si occupa di insegnare disegno e pittura.

Contatti: www.diamantestudio.jimdo.com; Patrizia Diamante (nella foto di Luca Donati, con il direttore Eugenio Santoro)

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INTERVISTA di ELLE GALLERIA, PREGANZIOL TREVISO a PATRIZIA DIAMANTE

Cos’è l’arte per lei ?

L’arte non è solo creatività emotiva immediata, ma è quel processo ragionato che porta a realizzare un oggetto o un progetto che è un racconto dell’artista. Seneca diceva che non c’è nulla di casuale nell’arte. Condivido questo pensiero. Anche se a molti può sembrare strano perché vedono l’artista come una persona dominata dalle emozioni selvagge, c’è anche la matematica nell’arte, c’è studio, sacrificio, dedizione.

Quale funzionalità ha l’arte per lei ?
Non è funzionale, è proprio questo il bello dell’arte. Che non serve a niente. Può emozionare, stimolare, lasciare indifferenti, provocare, far discutere, aggregare, disgregare, entrare nell’immaginario collettivo, stupire, lasciare indifferenti, venire ricordata, dimenticata, abbandonata, studiata, riconosciuta, ritrovata. Tutto ciò riguarda solo gli esseri umani, le loro emozioni e la loro ragione. Non è merce nell’immediato, non crea bisogno allo stomaco come il pane, non ha una precisa collocazione nel mercato (quella che ha è fasulla). L’unica funzione dell’arte è umana, è utile allo spirito, e non riguarda il presente ma il futuro.

Quali sono i soggetti ricorrenti e qual è il suo soggetto ideale che persegue?
Sono diplomata in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze, faccio arte figurativa, in particolare sono ritrattista, paesaggista e pittrice di nature morte, anche se in qualche momento ho transitato nell’arte astratta e anche informale, e non solo. Video, fumetto, arte povera. In questo momento ho iniziato un nuovo filone che riguarda il rugby. E’ un mio omaggio a mio figlio che è pilone di rugby e un omaggio anche al Rinascimento, a Michelangelo, alle grandi forme, ai cavalieri, alle battaglie di altri tempi. Vedo nel rugby uno sport pulito, genuino, epico, persino aggraziato nonostante le apparenze. Guardando le foto di alcune partite ho pensato ma guarda che meraviglia, c’è tutto ciò che può amare un artista, ci sono le forme innanzi tutto che si esprimono al massimo della tensione, ci sono i colori delle squadre, c’è il movimento, c’è lo scontro e incontro dei corpi. E’ un filone che voglio continuare e seguire sempre… mi candido a essere artista ufficiale del rugby!

Quali tecniche, strumenti e supporti usa?
Olio su tela, prevalentemente. Ma ho fatto anche murales e tante altre cose.

Qual è il suo percorso artistico?
Sono diplomata all’Accademia di Belle Arti di Firenze, avendo studiato alla scuola di Goffredo Trovarelli e di Silvio Loffredo. Ho un diploma di grafica pubblicitaria, ho esperienza anche nel campo della decorazione ceramica e vetrinista. Attualmente insegno disegno e pittura privatamente.

Quali mezzi espressivi usa?
La pittura-pittura, quella fatta con l’olio su tele di cotone.

Quali sono i suoi progetti futuri?
Come ho detto, dopo avere dipinto tanti soggetti singoli, mi intriga il discorso sul rugby, nella “battaglia” di corpi ed emozioni, la complessità delle pose che riescono a creare è infinita.

Elle Galleria, Patrizia Diamante

Parteciperò alla collettiva “Ambienti” presso Elle Galleria, Preganziol di Treviso, dall’11 dicembre al 6 gennaio.

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ECCO I TRAMAZZOTTOLI, I CIOTTOLI DEL FIUME TRAMAZZO DIPINTI CON COLORI ACRILICI – modello testuggine, formati mignon e medio… :)

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