Archivi categoria: monica marghetti

UN ABBRACCIO A TUTTE LE PERSONE CHE MI SEGUONO

Non preoccupatevi, non ho intenzione di chiudere il blog che comunque registra una media di 40 – 60 lettori al giorno, ho solo voglia di abbracciarvi fisicamente – almeno quelli che vengono qui senza essere mossi da motori di ricerca di mercato – e in particolare le mie amiche ex blogger di Splinder. Da quando Splinder è stata venduta e quindi distrutta, in migliaia di ex utenti ci siamo dispersi in altri blog, ma la presenza dei visi, dei corpi, degli sguardi, dei profumi e delle voci è sempre molto forte, con alcuni blogger sono nate amicizie molto vere. Insomma per me il blog non era e non è mai stato una vetrina e basta, ma un momento di contatto, l’ho sempre detto e torno a dirlo, che non avevo bisogno dello share per convincermi di essere brava e che per me gli avatar non erano una collezione di figurine, per me la gioia comunque di essere raggiunta da una sola persona autentica mi ha sempre soddisfatta su tutti i fronti. Se ho cercato di salvare con certosino e spesso difficile copia-incolla parecchi dei vecchi post di Splinder, ne ho messi qui e poi sul mio Archivio blog Superpralinix (ancora in costruzione) è stato per non interrompere il filo umano che si era creato, e anche perché i contenuti che mettevo on line erano e sono tuttora così interessanti, che meritavano di essere salvati dalla distruzione. Tantopiù che la distruzione è stata causata da una cialtronesca esigenza di mercato fra l’altro non comunicata in tempi opportuni, una svendita di un immenso patrimonio umano e culturale (la ex piattaforma splinderiana) alla quale era giusto opporre una testimonianza.

Io sto bene e sto lavorando attorno a un progetto che spero di realizzare al meglio, si tratta di un ritratto per una selezione internazionale, per me molto importante. Aldilà del risultato, sono nuove energie che si mettono in movimento.

Un grande abbraccio in particolare alle mie due Monì e a tutte le persone che mi seguono da amiche e conoscenti, oppure che capitano qui per pura curiosità.

orsarossa-scrittrice

POESIA PER MONICA

E’ sera sopra Santa Maria Novella.

E le sagome degli uccellini tempestano il cielo

come teatro delle ombre cinese.

Si posano a migliaia sulle cime dei pini alla stazione.

Le cime dei pini, i branchiplasti, respirano appena,

ondeggiano pesanti,

sono le ali e i corpicini di migliaia di uccellini

a restituire il brio delle fronde.

E’ sera e il movimento degli uccellini

mi racconta della vita che si sfalda pian piano.

Sono i corpicini vibranti e tiepidi che danno il senso

di quel movimento dei rami su in alto.

I nostri corpi sono quei rami che perdono le pigne

hanno lunghi aghi conficcati nelle braccia esili,

e gli uccellini raccontano di vite spettinate,

lunghe file a raccontarsi alla ASL, battibecchi,

sono le speranze di una vita normale anche col male,

parlano di bellezze che non sfioriscono mai.

Quelle ali, sfrontate e tiepide,

quel movimento rapido di animaletti celesti,

sostituiscono la pesantezza dei rami che perdono le pigne,

che hanno lunghi aghi conficcati nelle braccia esili,

e ridendo ridanno un senso alla vita che si sfilaccia.

Non muore mai questa bellezza, né viene offesa,

non è rafferma o congelata ma si muove e brulica

dentro un disegno di vitalità improvvise.

Può esaurirsi il segno, non il gesto e il movimento

in questo cielo quasi stellato,

nella danza teatrale di migliaia di uccellini

che prendono posto nelle periferie del cosmo.

Patrizia “Pralina” Diamante

 

splinder è stato anche questo

* Splinder chiuderà i battenti il 31 gennaio 2011 seppellendo tutto ciò che abbiamo scritto, così vogliono le leggi di mercato alle quali nulla importa della presenza di esseri umani… questa è una dedica speciale che faccio agli ex splinderiani, comunque siano andate le cose e quasiasi strada abbiamo preso, fare blog per qualche anno ha significato anche incontrarsi in carne e ossa… la maggior parte sono stati incontri sfuggenti, altre volte hanno lasciato un segno più profondo, raramente è nata un’amicizia, ancora meno un amore. Però il senso della “comunità virtuale” era anche questo, si usciva spesso dai commenti per incontrarsi dal vivo, ricordo telefonate fiume e tanto altro, è stata per me una sperimentazione magnifica, anche se difficile e incomprensibile alle volte. Anche i dissapori erano reali, così come i regali e gli auguri di compleanno. Se incollo qui i vecchi post è perché voglio che non vadano distrutti e che miei amici, amiche di Splinder possano ancora leggerli tramite un motore di ricerca.

ululato da Pralina alle ore 01:28 lunedì, 24 settembre 2007

22 settembre. Roma, raduno dei Fuori di Testa.

 

Ore 11.55 il mio Neurostar arriva in perfetto orario alla stazione Termini, è sempre un’emozione arrivare a Roma, città che mi evoca un sacco di cose… saccheggi, rapine e devastazioni per la maggior parte. Ma anche incendi, violenze di vario tipo.
Quindi cerco di mantenere una calma apparente, e di entrare in questa città con tutto il rispetto che si deve a una città ormai soggiogata ai Barbari, e governata da un Goto dal pallore mortuario con due vistosi pestoni sotto gli occhi vestito e calzato d’oro e di bianco.

I miei due airbag naturali messi in risalto da un reggiseno atomico e da una camicetta stretta in vita e allargata sui fianchi, e i polpacciotti rotondi lasciati scoperti da una gonna scampanata che arriva appena sopra il ginocchio, non lasciano indifferente un ferroviere, che mi fa “Slurp!”.
Sì, mi sento donna dalla testa ai piedi. Cammino con passo morbido e felpato, ma spedita come una missiva elvetica, con lo zaino sulle spalle.

In testa al binario ad attendermi ci sono Monì, la Patty Divina e Antonio, il professore guardiano di mucche. Siccome sono ancora lontana da loro perché la mia carrozza è l’ultima in fondo, Monì mi chiede al cellulare di alzare la mano per riconoscermi. La alzo, e lei comincia a sbracciarsi.
Finalmente li vedo. Finalmente li posso abbracciare, stringere, annusare e vedere… finalmente gli occhi diversi verde-marrone di Monì, queste gemme rare incastonate su una testa deliziosa, questo microcosmo di donna, questa forza grandissima, questa cascata di lacrime e di risate, questo cranio pieno di idee e di capelli castani lunghissimi, mi abbraccia ma con una delicatezza inaudita. Le sue mani fragili mi toccano appena. Sento che ha paura di rompermi. Sento che è preoccupata per la sua immagine, ancora. Ed io lo sono per la mia. Vorrei ricambiare il suo “Come mi trovi?” in modo sincero ed essere creduta da lei. Vorrei risponderle con la stessa domanda, ma poi ci vorrebbe un semaforo o un diritto di precedenza. Sento che non so come gestire tutte queste emozioni che mi stanno arrivando in un modo così violento, e come descrivere adeguatamente a Monì di nuovo cosa intendo per bellezza (già detto nel mio post, ma forse non mi crede) e che mi trovo bene e che sono felice di essere arrivata. Ma che ho anche timore di loro. E che so che loro mi piaceranno tantissimo, mentre io non so quale effetto farò.
Abbraccio Antonio e lo trovo morbido, dolce ed erotico. Così come trovo morbida e dolce la Patty, che è rotondina e solare come me, che ha dei tratti nordici e due occhi bellissimi verdeazzurro, ma parla in romanesco. Antonio ha gli occhi celesti en pendant con le righe della sua camicia, ha i baffi e due paia di occhiali. Mi stringe con energia, vorrei perdermi nel suo abbraccio ma mi ritraggo come una lumachina.
Monì che mi vuole bene, mi fa un sacco di complimenti, mi dice che sto benissimo coi capelli accorciati, che dimostro ancora meno anni. E che sono dimagrita (che è vero). A me mancano un po’ le mie extencions e i miei capelli attorcigliati e aggrovigliati intorno, continuo a toccarmi i capelli biondi come l’oro e sorprendentemente lisci senza capire come e chi possa avermeli districati così bene.
Vorrei parlare, ma non mi escono le parole di bocca. Sono tante le parole, come i capelli, aggrovigliate con i pensieri e annodate con le emozioni, che non so quale delle tremila far passare per prima. Se dare la precedenza all’educazione, o all’ironia, o alla irrazionalità o al savoir faire. E se nel frattempo le mie sinapsi rallentano un po’ il ritmo oppure si sono decise di andare a tremila coi battiti cardiaci.
Antonio mi dice la stessa cosa che mi dicono tutti gli uomini al primo incontro: “Sei timida, eh?” in realtà mi sono bloccata per non lasciarmi travolgere dall’energia sessuale. Avrei infilato la lingua in bocca a tutti (specie ad Antonio) e mi sono dovuta contenere. Un involucro algido e altero, per un contenuto di fuoco e di magma incandescente.

Ricordi Pralina quando accendevi il fuoco sul pavimento, nel centro della stanza? Ballavi la danza del ventre, quel pomeriggio, e i grani d’incenso incandescenti spaccarono il portacenere di vetro. Ecco tu sei così, dirompente e fragile nello stesso tempo.

Mi sono sentita pericolosa, ho cercato di mettere a posto tutti questi strati di me che erano sconvolti da una scossa tellurica molto forte, mentre prendevamo il caffè al bar della stazione la mia mente e il mio cuore, tutto di me, doveva gestire le emozioni. E così, mentre dentro percepivo TUTTO, mentre sentivo con la testa il cuore i sensi le viscere gli altri, i loro discorsi, la loro energia, la loro bellezza, la loro complessità, le loro fragilità, i loro punti di forza e di fuga, le infinite sfumature della loro presenza… fuori davo l’idea, do sempre questa idea, di una che se la tira e che forse rimane un po’ freddina e indifferente.
E’ sempre così, in ogni occasione. Ma dentro ho l’oceano sconfinato, i vulcani sottomarini, l’incontro della lava con la spuma del mare. Solo i miei  occhi celesti, con il loro scintillio selvaggio, tradiscono un’emotività fuori misura.

E Monì, e Patty, e Antonio. Dio quanto li amo.

A un certo punto Antonio dice che non ha trovato un posto per dormire in albergo perché è un periodo di grandissima affluenza di turisti, così lui e Patty fanno qualche battuta scherzando sulla possibilità che lui dorma con me e Monì.
Senza dire nulla, lancio un’occhiata a Monì… una di quelle occhiate di sbieco con gli occhi a fessura, da unna assassina… e lei che mi conosce come una sorella, mi dice “No! No, Pralina, no! Ho fatto separare i letti e basta, dormiamo io e te, dormiamooo capitooo… e basta!” “Maaa…!” “E’ così, e basta!”

Andiamo a cercare gli altri, la metropolitana di Roma ci porta all’EUR, Abreast ha dato delle indicazioni per arrivare al posto -o forse per boicottare il raduno- e ci fidiamo sbaliandooo, noto che Monì nonostante la salopette è sexy lo stesso (difficile essere sexy con una salopette) glielo dico e lei raggiunge un orgasmo, la metropolitana ci strapazza un po’ ma tanto sono abituata a farmi sbattere, alla buon’ora ai giardinetti incontriamo il grande capo Viviana, con la sua tribù di Carlo albatros900, Paolo Okkirossi, Mario wilcoyote, Massimo Abreast con la sua compagna e la nostra amata squaw Roberta Dama del Solefinalmente arriviamo al ristorante ma prima Antonio compra le rose per tutte le donne, dal solito pakistano delle rose.
Mentre tutte le siniore abbandonano le rose sui sedili delle macchine, porto la mia rosa al ristorante ed esigo una bottiglia vuota dove metterla. La rosa è siniora.

Sono seduta davanti all’imponente Connor e di fianco a Monica che Connor Vincenzo punta come un cane da tartufo, lui è un cannolo gigante ripieno di crema, ha una bella figura e un bel viso rotondo e noto che anche lui ha degli occhi molto belli, scuri, con delle lunghe ciglia, labbra tumide e carnose, e un’aria sfavata della serie “E’ inutile che me la tiro, tanto non piaccio e anche se mi dici di sì nun te credo“.
Mario Archimede Pitagorico (il genio della compagnia, e pure carino) è quietamente seduto a capotavola che controlla la situazione con i suoi occhiali radar.
Il cameriere porta qualcosa che sembrano dei fagioli e mi spiegano che sono gnocchi alla romana. Il menù è semplice come il posto, cerco di convincere Connor a farsi fotografare con due fette di salame sugli occhi, ma non ne vuole sapere “Perché unge”.
Mentre Monì ha già dedicato il suo libro a tutti compreso al cameriere, si è messa il cappello di paglia cubano con il quale compare sull’avatar, ha detto trecento volte che non vuole apparire in foto sul blog, ha raccontato cose, ne ha ascoltate altre, ha voluto bene a tutti, si è alzata e seduta seduta e alzata, io sono rimasta lì ferma a fare le mie foto estemporanee, senza preavviso, senza che nessuno se ne accorgesse, e sono venute delle foto splendide (pagare prego, per averle).
La Viviana vivivì nenenè sorride beata, è lei la fattrice e la nutrice di tutto il raduno, è lei, sprezzante del pericolo, nel pieno possesso delle sue facoltà mentali, col suo baldo profilo, guidatrice impavida e velocie (detto con voce da speaker dell’Istituto Luce) la nostra manager, la nostra guida spirituale, il nostro guru girasole de Siena impiantata a Roma. Ha una bella figura la vivivì nenenè, bella e alta ma non filiforme anzi piena e tamugna con il volto largo rotondo e spiritoso, il naso all’insù e gli occhi scuri vivaci… vorrei dirle che le voglio bene, alla Vivivì, ma non so da quale porta entrare nella sua vita e lei non mi guarda quasi mai tranne quando le chiedo di che segno è, e mi risponde decisa “Sono cuspide! Il resto non me lo chiedere non me ne intendo”.
Con Roby Dama del Sole e Patty difendiamo la categoria maggiorate, potremmo prendere a sberle con le tette un intero reggimento di guardoni. Di Roberta napoletana vestita di nero, sorridente e malinconica, dolcissima, esuberante, risaltano gli occhi verdi e pieni di tenerezza. Ha sempre la sua macchina foto spaziale… a dire il vero in tanti hanno le macchine foto, ma ci promettiamo per rispetto di tutti, dato che non tutti sono d’accordo con la pubblicazione della loro immagine, di non metterle sui blog.
Usciamo dal ristorante nemmeno ubriachi, ma euforici e pieni di sorrisi e così rilassati che sembriamo sotto l’effetto di un sedativo, soltanto io sono schizzata e giro per il parcheggio con la rosa fra i denti, ci facciamo una foto di gruppo (pagare, per vederla) con la t-shirt del raduno.

(1-continua… me la tiro… me la tiro… me la tiroooooooo)

ululato da Pralina alle ore 23:55 lunedì, 24 settembre 2007

Seconda parte (la prima è sotto, nel post precedente)
 
Raduno dei blogger Fuori di Testa – Roma 22 settembre

Dopo il nostro pranzo al ristorante, visto che abbiamo deciso per la Bellavita a oltranza, e il tempo è mitigato da un venticello gradevolissimo, ci stendiamo anzi ci stravacchiamo sul prato.
La dolce Monì che è davvero un angelo in terra o forse non è molto normale, si premura di procurare asciugamani e coperte, per la compagnia che già era rassegnata all’uso delle copertine dei sedili di automobili non bene precisate, e altro materiale da campo nomadi.

Io e Antonio guardianodimucc posiamo coi nostri corpi avvinghiati per i mesi di gennaio e febbraio del nostro calendario immaginario, il mese di marzo eccetera… verrà più avanti…
Arriva un bel signore alto e asciutto, Monì mi dice che è Filemazio e mi fa un piacere immenso, anche perché ho sempre apprezzato la sincerità dei suoi commenti. Chissà perché me lo aspettavo col turbante, invece arriva vestito normale, vabbè… potenza dell’avatar!
Mario wilcoyote tira fuori la chitarra e da Archimede Pitagorico si trasforma in Eric Clapton di Voghera… cantiamo la canzone dell’amicizia di Dario Baldan Bembo, ormai il nostro coro è il più richiesto su Splinder: è gradevole come la manutenzione della piattaforma.

Verso sera arrivano due top model che sono Lilith979 e la sua amica Laura, e se io e Antonio potevamo ambire al calendario di qualche rivista scientifica per la sessualità della terza età, queste due superfighe stratosferiche si prendono la copertina di Vague, infatti prendiamo le copertine e ci alziamo perché è l’ora di cenare.
Vi assicuro che passare tra il pranzo e la cena, senza fare un cazzo, è una goduria infinita. Detto questo.

Andiamo alle macchine e arriviamo alla Piramide. Là incontriamo Nabla e Margherita carini come sempre, e l’ormai celebre struzzo nero Giorgio, che mi aspettavo vestito casual invece viene vestito tutto fighetto e rasato e col pizzetto e meno male senza il boa di suo fratello.

Arriviamo in pizzeria, con pezzi persi e pezzi aggiunti… mi cambio d’abito nella toilette degli uomini (giuro che non l’ho fatto apposta) ed esco, scambiata dai camerieri per un transessuale ucraino, con il mio vestito da sera nero anni 50 con un fantastico decolleté, elegantissimo, molto femminile, cucito dalla zia di Stefania Sandrelli… la pizza si fa aspettare troppo, nel frattempo Carlo albatros900 ingravida con il suo sguardo azzurro-celestino le ragazze e Giorgio non stacca gli occhi dalla scollatura di Roberta Dama del Sole che ha proprio davanti, Monì firma autografi, qualcuno si alza altri tentano il suicidio ingoiando un pacchetto di sigarette fuori dal locale, ma poi qualcuno ci spiega che la nostra pizza non solo è fatta con ingredienti genuini, ma che questi ingredienti devono ancora essere raccolti dal campo. La mia ha persino due capelli neri, ciò mi riempie di orgoglio perché la rende speciale e unica nel suo genere.
Comunque è veramente buona, almeno quello. Ci mancherebbe.
La serata volge al termine e ognuno pensa al ritorno, quelli che di noi hanno più anni, pensano a quant’erano belle le gite scolastiche, a quanto era bello fregare la penna al professore, svuotarla e poi farci la cerbottana con le palline di carta, anche a me prende un attimo di malinconia, colpa di Giorgio che non mi ha cagata nemmeno di striscio (poi un giorno capirò perché, magari è vero che agli uomini faccio paura, o forse in quella toilette dove mi sono cambiata mi sono dimenticata di farmi la barba) ma in realtà colpa del fatto che la giornata a livello emozionale è stata veramente troppo forte e troppo intensa e troppo tutto.

Antonio mi parla del logo della Nike. Ha un treno per Caserta, dove passerà la notte alla stazione in mezzo ai borboni, pardon ai barboni. Arriva il marito di Patty a riprendersi il suo prezioso gioiello ed esprime la teoria che le donne formose sono più desiderabili.
Dopo tutte queste sviolinate, è ormai chiaro che non si tromba, e che l’unica mia consolazione per le ore seguenti, sarà quella di russare come una sega a motore nell’orecchio di Monì in un albergo di periferia.

Viviana ci accompagna in macchina, l’occhietto nero (era verde, ma si trasforma) le brilla di eccitazione sadica appena accende il motore, le brilla il canino, i capelli biondo sale e pepe (meshati) si drizzano come aculei in testa, si trasforma in una pericolosa amazzone… per strada è pieno di pizzardoni, incontriamo una processione religiosa in pia e devota e composta fila, e lei, da donna che non perde tempo in inutili chiacchiere, si accosta cercando di convincerli in due sole parole a cambiare idea… mentre discutiamo di storia romana e di catacombe, facciamo la via Appia con lo stomaco nei condotti nasali e gli occhi aggrappati al tettuccio per via delle buche prese a randello.
Io e Monì arriviamo all’albergo a Ciampino, una rapida doccia e poi a letto, due minuti per prepararci e molte ore spese a chiacchierare, sapete come sono le donne, e l’ultimo pensiero del giorno è per Vivivì nenenè.
Che la mattina dopo è puntualmente lì, stella, a portarci alla stazione Termini. Monì mi assicura che non ho russato, allora le spiego che è perché ho tenuto il dito in bocca.
Prendiamo il treno con il poliedrico Mario, che si dimostra un ottimo ascoltatore, buono, paziente, saggio, studioso, simpatico e assolutamente ignaro della cattiveria delle donne (Mario, lo so che sono bastarda, ma ti lascio il mio numero di conto corrente postale oppure rivelo quello che so… e che ti potrebbe rovinare l’immagine… molto grave per un prof di matematica… attenzione).

Epilogo. Sono così immensamente felice di avere trascorso questa giornata con voi, di avervi conosciuti, di esservi stata vicino, di avere respirato il profumo dei vostri capelli, le vostre idee, le vostre sensibilità, la vostra simpatia, di avere assorbito il vostro calore, e di tanto altro.


Vi voglio bene… davvero un casino di bene!
 

COSA SIGNIFICA SOGNARE UNA LAMPADINA?

ululato da Pralina alle ore 10:53 mercoledì, 03 gennaio 2007

Oggi lo spunto me lo offre involontariamente qualcuno (forse Marzullo in persona) che ha digitato questa frase “cosa significa sognare che si regala una lampadina” ed ha trovato il mio blog. cosa significa sognare che si regala una lampadina
* significa che abbiamo la capacità di regalare i nostri sogni agli altri per continuare a sognare, perché facciamo parte di un sogno collettivo, un immenso reve che dalla notte dei tempi fino alla fine del mondo non si esaurirà mai.
* significa che la nostra energia, il nostro amore, la nostra luce si possono trasmettere con l’atto del dono.
* significa che anche il blog è un dono.
* significa che a volte criticare duramente qualcuno o persino mandarlo affanculo può essere un gesto d’amore, se lo aiutiamo a rendersi conto, ad avere l’illuminazione che sta sbagliando (così come fanno gli altri con noi).
* significa che non dovremmo essere stupidamente, ottusamente egoisti per continuare a vivere al buio e far vivere al buio gli altri.
* significa che siamo innamorati di un elettricista (ma in tal caso è meglio farsi regalare un vibratore, lui saprà giocarci meglio di altri).
* significa che la bolletta dell’enel è in scadenza.
* significa che i concetti e le immagini che abbiamo ricevuto gratuitamente, senza copyright, sono un bene collettivo la cui circolazione libera ci arricchirà profondamente: solo lo scambio non mercantile fra le persone e la contaminazione di culture diverse può accendere la luce della Cultura.

dai, continuate voi…

“Regalare una lampadina significa che si è un po’ tirchi: gli si poteva regalare anche tutto il lampadario. 
E aggiungo, tirchi al quadrato, visto che invece di regalare almeno la lampadina, invece del lampadario completo, lo si sogna e basta.” (Maria Strofa)

“Ooooooooooooooooooh… sciabadaduuuuuuuu… ehi! ma checaaaasu… be-be oh didò oh didò! ma porcadiqueeeeeee… tumiregàunalampaduuuuuuu… ehimachemenefàsmuà… mavaaaaavaaaaavaaaaaavaaaaa…” (La Linea di Cavandoli)

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“Io avevo digitato proposte indecenti e scherzetti telefonici alla zia nuda per trovare il tuo blog” (spero che mi riconoscerai anche se mi camuffo da Mister Bean)

“significa darti qualcosa da pensare….non faresti altro che chiederti,,,”che cazzo avra’ voluto dire con una lampadina..???” (india03)

“sognare che si regala una lampadina… bella immagine. mi viene in mente regalare un’idea, regalare creatività come quella che aveva in testa archimede pitagorico di paperino quando ne inventava una…” (hidra)

“se regalata ad una amico antipatico significa:ti auguro di perdere tutti i capelli all’istante.. ad una bella donna significa:sei la luce che illumina il mio cammino..se a una ragazza con cui vorresti fare l’amore significa:mi piacerebbe farlo 220volt..se a un poliziotto significa:che le sue indagini brancolano nel buio..uèèè pralina va che io vado avanti nè…eh eh eh” (giannierre)

“eheheheheh io quoto il commento di Gianni!
Comunque a me ne hanno regalate una serie a basso consumo cosa vorrà dire???”  (monicamarghetti)

“che coincidenza…ho scritto pochi giorni fa anche io un post su una lampadina… il significato era un po’ diverso, però se vuoi puoi darci un occhiata…..si intitola L’AMORE E’ UNA LAMPADINA…(più chiaro di così… :-P)” (nate)

“Secondo me il tipo ha semplicemente abusato di ddroghe leggere…la peperonata ad esempio…” (freeriding)

“mah, la lampadina è un apostrofo acceso tra le parole buio pesto” (Decablog)

“che hai mangiato la peperonata la sera prima?” (Lavorini)

“Significa che vorrei che tu me la mettessi lì… e anche là… lo sai che le lampadine mi eccitano moltissimo… sono stanca dei soliti sedani, carote, zucchine, topinambur infilati in ogni dove… la prossima volta tesoro, lampadina!”

l’esorciccia

ululato da Pralina alle ore 14:26 lunedì, 24 aprile 2006

  

    
* nelle fotine, Pralinda Blair prima dopo e durante 

Scena realmente accaduta. Personaggi ed inter-preti: PraLilith Tuttifrutti nel ruolo di Lilith la porcona violentatrice di maschi della Mesopotamia, Donca del blog Cardinal Ruini, Infy del blog Infelicemente obesa, Monica nel ruolo di sensitiva, e un certo diavoletto non meglio qualificatosi. 

PraLilith mentre fluttua sopra il letto, con le palle degli occhi bianche: “Che cazzo vuoi, prete falangista della Spagna del ’36? viva Durruti viva l’Anarchia a morte i franchisti e il clero borghese di merdaaaaa! io amo Federica Montseny! Fottiti, crostaceooo” rivolta a Donca
Infy dalla sponda del letto: “Tranquilla Pra-lilith, ti ho portato un amico. Non può farti del male”
PraLilith con la voce del diavoletto: “Calmati, calmati, ti do ragione basta che la finiamo con questa storia, diglielo, sono una donna e ragiono un giorno sì e un giorno no” (poi con voce di Paolo Poli) “Hai capito… sono una danna, tutta uterosa e contorta, odorosa nelle pudenda, la fichetta sciacquetta pare un bocciol di rosa, ma senza cervello la premestruata che ne saaa”
 
Donca: “Qui urge un esorcismo… figliuola, in nomine Patri… et Filii… et Spiritus Sanctus”
PraLilith con la voce di Frank Sinatra: “Naaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa-aaaaaaaaaaaaaaaaaah!”
PraLilith con la voce del diavoletto: “Hai sbagliato accordo, ora te lo faccio sentire io lo strumento di Paganini”
PraLilith con la voce di un violino: “Zanzara zanzara zanzara zanzara zanzara zanzaaaa” e al termine del zanzà, si rompe una corda vocale e sputa bile verde sulla faccia di Donca
Infy a bassa voce: “Glielo avevo detto Sua Eminenza, che non era un soggetto facile, qui nella cartella clinica c’è scritto soggetto bipolare, passa dalla depressione all’euforia. Poveretta, ha subito gravi lutti e un mobbing in ambienti politici, è per questo che parla così. Tranquillanti? abbiamo provato a darglieli, ma l’hanno resa ancora più nervosa”
PraLilith con la voce del diavoletto: “Diglielo che sei un soggetto instabile, così se ne vanno via senza aiutarti… ehehehe” e poi, supplichevole “Mica mi vorrete lapidare… vero Reverendissimo? tessorro… io sono brava, io piango, vede piango qui” (si alza la camicia da notte, i suoi capezzoli grondano di lacrime)
Donca: “Figliuola, ego te benedico in nomine Deo onnipotente…”
PraLilith con voce stranamente del Puffo inventore: “Il tuo Deo sai che fine fa… fa la fine del deodorante, che èèè peggio”
poi, con voce di Bertinotti: “Questa volta, sono andata in culo agli astensionisti, ho votato Rifondazione Comunista, per appoggiare la candidatura di Vladimir Luxuria”
Infy: “Qui urgono rinforzi, telefono a superMoni” “Pronto… ascolta Moni, la situazione è peggiore di quanto immaginassi… ora Prali cammina sul soffitto con le pinne da sub e si dondola attraverso  il lampadario cantando la Messa in Requiem di Mozart con accento bergamasco… ah, non so… non so… da tre ore… sì… e ha fatto anche la pipì ma la pipì è salita verso il cielo… Donca le sta guardando sotto la camicia da notte, no, le mutandine non ce le ha… e dalla fessura le esce lava incandescente… ascolta, quando puoi arrivare? io devo preparare la cena”
Dopo cinque minuti arriva superMoni dalla finestra a bordo del Folletto aspirapolvere: “Ma oddio, Prali, ma cosa c’è? Te l’avevo detto di non mangiare pesante la sera!!!”
PraLilith con la voce del diavoletto canta a squarciagola: “Che cooooosa c’è, che mi sono liberatooooo di teeee, c’è che ora il mondo mi appartiene se solo ti sovviene che non ti leggerò mai piùùùùù… ehehehehe”
Donca alzando al cielo il crocifisso: “Riproviamo. In nomine Patri…”
PraLilith con voce sua, improvvisamente con due grosse trecce bionde, cantando jodel mentre le tette le passano da una quinta a una… ottava (notare il gioco di parole sulla musica): “NooAooAooAooA… Patrizia nooAooAooA…”
Ecccccpppppppputtttt!!!!!! sputazzo gigante di catarro verde, ma già più chiaro.
Donca “et Filii…”
PraLilith fa un giro con la scopa infilata in culo urlando: “Sono una donna, e sono una pazza, non tentarmi, perché sono pazzaaa”
Donca: “et Spiritus Sanctus…”
PraLilith con un urlo disumano, che Tarzan sembra una bambinetta in confronto, cade sfinita sul letto. Un boato tremendo.

PraLilith si lamenta con la voce di Romano Prodi: “E’ stata una lotta tremendaaa, la lotta tra il bene e il male, ma alla fine il bene ha trionfato di un soffiooo, ce l’abbiamo faaatta, non si sa cooome e peeerché ma… abiamo vintooo e questa è la cosa più importante è una cosa belissima…”

I vicini di casa bussano al muro urlando “Allora? Baaasta, un se ne pole più di codesta manfrina!!!”.  Si rompono i vetri della finestra, si spegne la luce.

Donca dopo aver detto con un filo di voce “I love you!” cade per terra, stramazzato al suolo. Ma si salverà. Infy e Moni si abbracciano piangendo. PraLilith a gambe divaricate, sporca di muco e di sangue, di nuovo con la sua bellissima voce radiofonica, chiede se era maschio o femmina.
Fine ultimo atto.
 

lo strano caso degli avatar sequestrati

ululato da Pralina alle ore 18:05 venerdì, 05 gennaio 2007

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Che fine hanno fatto gli avatar che Splinder ha sequestrato? e perché Splinder quando è in manutenzione, ci sequestra gli avatar? ne ha bisogno? è vero che esiste un racket di avatar? è vero che la mafia per ogni avatar lasciata al suo posto, taglia un orecchio ai redattori di Splinder? oppure, come ipotizza qualcuno, verrà fatto un album delle figurine degli avatar (come quelli mitici Panini) per incrementare le entrate di Splinder? e allora, è fantascienza ipotizzare mercatini dei doppioni delle avatar di Splinder… tipo “io ho tre monicamarghetti, sto cercando un patrizio_clown” “posso offrirti un rarissimo Fendin, è come un Gronchi rosa”. Ciò potrebbe spiegare anche se non giustificare, la ragione della sparizione degli avatar.

Il seguito qui sul blog della Sesta Sorella Marx. Particolari scabrosi  anche qui >  didolasplendida

grazie Maria Strofa per questi bellissimi avatar che ho preso in prestito dal tuo armadio… è di Decablog la locandina su idea di Pralina Tuttifrutti

Rassegna Tampax

pagherò qualsiasi cifra…

RIVOGLIO IL MIO AVATAR!!

Pianto di dolore della bloggheressa hidra-marina morganmarina occhialuta

paura di volare

ululato da Pralina alle ore 15:07 domenica, 22 aprile 2007

Parliamo della paura di volare. Io sono una di quelle persone che ce l’hanno. Il mio ultimo viaggio in aereo, per tornare dall’Andalucia qualche anno fa, fu vissuto da me con particolare panico. Dopo ho sempre preso il treno anche per viaggi molto lunghi.
Con mia sorella mi ero sistemata in quella specie di aereo (della compagnia VIVA!) facendomi largo a gomitate, la mia sorellina era felicissima di avere un posto accanto al finestrino per guardare le nuvole e per scattare qualche foto, io già pregavo con il rosario in mano. Pregavo, chi. Boh. Nel Paradiso non c’è nessuna prenotazione a mio nome.
Le hostess erano degli energumeni che se mi arrivavano una sberla, mi facevano stare buona e zitta per ore, ma questo non mi ha tranquillizzata per niente.
Ho cercato immediatamente di distogliere la mente dall’idea dell’aereo. Mi sono ripassata mentalmente i bei posti visti, Siviglia, Toledo… Malaga a due passi dall’Africa coi suoi viali dalle palme slanciate, le edicole di fiori, la gente aperta e cordiale… la splendida Alhambra di Granada!
Il paese elettivo di Orson Welles ed Ernest Heminguay, Ronda! deliziosa
.
Ho parlato a mia sorella dei culi dei ballerini di Flamenco.
Ho cercato di dormicchiare, come si fa sul treno.
 

Mi sono risvegliata quando l’hostess senza particolare garbo mi ha offerto il vassoio, che ho recepito immediatamente come l’ultimo pasto del condannato.
Mi sono detta che i film sulle catastrofi degli aerei (come quello che avevano passato in tivù proprio a una settimana dalla mia partenza) sono delle enormi cazzate hollywoodiane.
Poi ho cercato di convincermi che un aereo in fondo è solo una corriera senza ruote, e che l’aria non è che corrisponde a “niente” o a vuoto totale, poiché l’aria è piena come un cuscino e l’aereo vi scivola sopra, adattandosi dolcemente alle sue “curve”. Nonostante le mie considerazioni di tipo pratico e quasi scientifico, panico totale.
Sapete, negli aerei c’è sempre chi fa lo spiritoso e parla di disgrazie, per cui siamo capitate accanto ai soliti che dicevano “Eh, speriamo bene”. Che secondo me sono pagati da qualche compagnia concorrente.
Sfiga ha voluto che in prossimità delle Alpi fossimo entrati in una perturbazione abbastanza fastidiosa, per cui l’aereo ha davvero cominciato a vibrare come le natiche di quei ballerini di Flamenco visti a Siviglia, che già s’invocava la Madonna della Macarena, e per ultimo ha dovuto ritentare l’atterraggio perché il primo non è riuscito bene. A quel punto ero ridotta veramente male.

Ma a dire la verità, a me quello che crea il panico non è tanto e non è solo la paura di morire. Morire è una cosa che può succedere ovunque, quindi è inutile buttarla sugli aerei, tantopiù che le statistiche parlano chiaro, si muore molto di più in motorino, in moto e in macchina.
Quello che crea il panico è l’idea di restare su, in quell’abitacolo, in balia delle decisioni altrui, senza poter più uscire, senza avere il controllo di tofe sta antante. Claustrofobia da viaggio?
Insomma, non mi fido. Ho paura. E della nave, ancora peggio.
Lo so, è una cosa assurda. Chiaramente assurda.
Però parlando con gli altri, mi sono accorta che è una paura condivisa da moltissime persone. Qualcuno mi ha detto che prima di prendere l’aereo si “anestetizza” con sonniferi per dormire tutto il viaggio.
Vorrei sapere da voi, raccontatemi le vostre esperienze, come siete riusciti a vincere questa paura, se ci sono che so, dei fiori di Bach apposta, se si può fare qualcosa senza prendere porcherie di psicofarmaci (che non ho mai preso).
Perché io in aereo un giorno ci voglio tornare, per andare in Svezia, in Islanda e nelle altre mie zone erogene.

 
 
Dedicato a Monì, che mi ha dato involontariamente l’idea per questo post.

Un bacio a tutt*.