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AL C.P.A. FIRENZE SUD IL 30 GENNAIO LA SFILATA DI BASSA MODA

Lunedì 30 gennaio presso il CPA Firenze sud nella sala cinema “E.Signori” gremita e festante si è tenuta la terza attesissima sfilata di bassa moda E’ DI RIGORE L’ABITO DA PERA E BOICOTTA OMSA organizzata dal Partito Groucho-Marxista d’Italia e Officine Cinematografiche. Presentavano l’evento Pralina Tuttifrutti e Mario Cavallero con la valletta Urzula, insonorizzava l’ambient Freddie Villarosa protagonista anche di un’azione Novaradio Free. Meravigliosa la passerella finale con mascherata di Renzi in varie versioni. A seguire proiezione del film “Una notte a Casablanca” coi fratelli Marx a cura delle Officine Cinematografiche. All’entrata del cinema nel corridoio antistante, esposizione mercatino delle autoproduzioni a cura delle stiliste Enza maglieria e Yaya borse, gradita presenza di Vittoria bigiotteria con le pentole di alluminio riciclate. 

Qui sotto alcuni momenti della serata, la cena sociale…

Il backstage, ovvero cosa avveniva dietro le quinte. La presentatrice con uno dei modelli della sfilata, Modello Giuditta.

Il top dell’ambiente della moda, cocktails a cura di Brucaliffo Sara.

A questa sfilata non poteva mancare un tocco di classe, ecco a voi siniore i Cristiani di I.O.R. un po’ diavolo un po’ acquasanta (bestemmione in diretta) un applauso a un vero momento di pret a porter…

Break molto sobrio con la valletta Urzula.

Rocco D’Abbiocco, si indossa una sola volta e non si cambia mai.

Modello Dolce & Bottana… quest’anno la donna va di moda ironicamente sottomessa, con gioiosi ritorni al focolare, mentre la crisi incalza l’uomo le chiede di restare a casa, la uccide se necessario… una creazione fashion Dolce & Bottana e Oliviero Tarzanelli.

Modello Omsa Rapina, perché quando non sarà più possibile lavorare in Italia, saremo costretti a rapinare le banche, ecco un nuovo modo di indossare le calze, ammirate l’eleganza di questa modella meravigliosa… nella versione anche Golden Lady di Piombo e Si Si i gambaletti con il doppiofondo per il taccheggio facile.

 

da Fi-Renzi a Sbirul-Renzi con incredibile inserto Maya-Renzi, i nostri fantastici amici sfilano in passerella ballando e inneggiando al nostro beneamato leader maximo

il mio primo post di splinder

 

* che nostalgia, ecco i primi due post del mio blog di Splinder, piattaforma che per motivi diciamo speculativi dal 31 gennaio non sarà più raggiungibile, che gli importa della bellezza a chi è interessato al vaìno… avevo appena organizzato con le Vagine Volanti e il Gruppo d’Acquisto dei Gastroribelli il Vegetarian Kitchen Contest all’Asilo Occupato a Firenze località La Lastra, una serata che ancora se la ricordano, centocinquanta persone stipate in una sala e musica by Fiati Sprecati, diggie Freddie, Roberta WjMeatball e Mat Pogo per tutta la notte meglio di una droga di quelle buone, in palio tre “pacchi bomba calorici” biologici per le tre categorie vegetariano, dolce e vegan… un bel modo per salutare Splinder e per dire che la maggior parte della vita la viviamo immersi nell’umanità di carne, e in questo caso è proprio il caso di dirlo.

ululato da Pralina alle ore 01:42 domenica, 19 febbraio 2006

Così finalmente ho ceduto anch’io a questa mania ombelicale condivisa da milioni di persone, ovvero la moda autoreferenziale di farsi un BLOG pochi minuti a disposizione ogni giorno per unire il futile al disastroso… Beh, per ora non ho molto da aggiungere, “sto imparando a usare i comandi ma non mi ricordo come si usa quel tasto llà”, come disse Homer Simpson nella sua centralona nucleare… a domani o mai più!!!!

ululato da Pralina alle ore 10:16 domenica, 19 febbraio 2006

Buongiorno. Ho visto che ci sono un quintiglione e mezzo di BLOG in questo Splinder. E’ come fare la fila per il buffet. Venerdì 17 al Vegetarian Kitchen Contest era la stessa sensazione… un muro di gomma di gente festosa davanti al tavolo, ed io che “permesso…” ma non mi lasciavano passare. Appena infilata sotto le ascelle del primo malcapitato, stavo quasi per affezionarmi al suo odore, quando un’onda anomala di gomiti mi trascinava verso il fondo della sala. Non capisco perché ai buffet (a qualsiasi buffet) riesci a trovare sempre gente più nutrita e più forte di te in prima fila. Credo che sia una legge scientifica, ancora però non ho trovato nessun articolo nei giornali specializzati, sul tipo “Vernissage e aggressività umana latente”. Dovrebbero mettere i più alti e grossi in fondo, invece no, quelli sono tutti lì a fare muro di gomma. Anzi, gli spilungoni si danno appuntamento solo ai buffet, proprio per ostacolare le nanette. Insomma, per farla breve ce l’ho fatta ad arraffare un microassaggio con mille sensi di colpa nei confronti del diggiei che invece era rimasto senza, ma in quel momento ho avuto uno scrupolo e con un filo di voce (per la raucedine incalzante) ho azzardato a chiedere “perfavore, mi dai due porzioni?”. “NO” è stata secca la risposta della tipa che sicuramente mi avrebbe riconosciuta in qualunque altra occasione, ma che in tale guerra doveva rispettare gli ordini di trincea. “Ci sono altre portate, ripassa dopo!”. Bene, così impari a organizzare i Vegetarian Kitchen Contest e a non avere amici che contano. I tuoi di amici contano gli spiccioli e razzolano il fondo del lunario. Io però mi sono divertita come una matta! e anche gli altri! a proposito… DONNA NANA TUTTA TANA!

il secondo defilé di bassa moda (gennaio 2007)

* se della prima sfilata di bassa moda (Emerson la prima occupazione) organizzata dalle Officine Cinematografiche e Partito Groucho Marxista d’Italia – portavo una tuba nera di seta, parrucca giallo canarino, trench giallo con cinquanta spillette, gonna nera a pois bianchi e pinne da sub – esistono solo poche foto in bianco e nero su carta e qualche testo dattiloscritto era il 1991 [modello sado-naso, Rocco Marocco, Armadi, Va…lentino, ecc.], del secondo esiste una documentazione migliore, ma sono stati momenti fantastici… in attesa del terzo evento il 30 gennaio 2011

ululato da Pralina alle ore 03:53 martedì, 23 gennaio 2007 

Io non so che si può scrivere alle 4 e mezzo del mattino, ubriaca persa come sono tornata a casa, ubriaca no, diciamo come sono ora, che non essendo abituata a bere (non più) ed essendomi ci vi si mi si, scolata vino e cocktails in una quantità superiore al dovuto… e la colpa è anche di sifossifoco con il quale ho avuto un incontro molto bello nel cesso (adesso detta così può far galoppare le fantasie di quelli che in rete ci vanno per fare una certa pratica autoconsolatoria) del Centro Popolare Autogestito mentre mi aggiustavo il rimmel e che per prima cosa mi ha detto “Ma guarda che bella fica” una roba fiorentina che significa più o meno tutto e nulla ma che può fare anche piacere specialmente a una certa età, e che anche lui mi ha offerto da bere…

beh, non è stato un riconforto morale sentire gli uccellini tornando a casa con Giò, l’aria è troppo mite per gennaio e io sono preoccupata per l’effetto serra: temo che saremo costretti a mangiare fragole e asparagi tutto l’anno. Scusate, ora magari dal mio aspetto non sembra, ma devo ancora smaltire i postumi, e allora faccio un post… tanto sono sicura che mi volete bene lo stesso e che non mi sgriderete per questo. Posso fare un rutto? Il defilé di bassa moda è andato così bene che non avrei mai cruto (termine nuovo di pacca, melangiato col fransé). Cosa dire della sfilata? E’ andata veramente bene, c’era tanta gente nella sala del cinema, tanta che forse non c’è nemmeno alle presentazioni di un grande scrittore che forse si fa vestire da Rocco D’Abbiocco, da Tony Merdace non so. Anche per merito di Freddie Villarosa e Roberta WJMeatball. Ma soprattutto ci siamo divertiti. E questa è l’unica cosa che conta. Appena posso metto le foto e i testi. Buona alba a tutt*!

Due bei resoconti della soirée sui blogghi di sifossifoco e Tirabaralla.

ululato da Pralina alle ore 19:45 mercoledì, 24 gennaio 2007

Foto della sfilata di bassa moda testi e presentazione di Pralina Tuttifrutti * 22 gennaio CPA Firenze sud

(post in allestimento… nella foto sotto, Brugola Rossa e il suo cappello magico di Brandamaglia)

 
Rocco D’Abbiocco… Lo stilista scopre la persona che dorme, questa metafora della Bella addormentata di città, sempre alle prese con il tempo che manca, ma come si fa (come sifossifoco nella foto con una nostra amica) a essere sempre a posto quando si fa colazione coi biscotti transgenici del Mulino Bianco,  quando ci sono i bambini da portare all’asilo, c’è la droga da spacciare ai giardinetti adiacenti, la nonna da rinchiudere, il lavoro in ufficio, la cena passata nel traffico cittadino, il dopocena col gruppo d’acquisto, la notte trascorsa davanti a Sky a farsi le seghe… allora lo stilista che è il più furbo di tutti inventa un nuovo modo per conciliare questi diversi momenti et voila Rocco D’Abbiocco, si indossa una volta sola e non si cambia mai. Rocco D’Abbiocco è un elegante mix di eleganza e perversione, le righe snèllono (snelliscono non mi piace), quindi si può portare anche la taglia 46 a patto che si faccia outing sui blog e si confessi di essere dei ciccioni. Rocco D’Abbiocco è un nuovo modo per sentirsi bene col proprio corpo senza andare in palestra, per sentirsi bene coi propri panni e farsi sentire agli altri, senza quegli inutili e costosi deodoranti, che rovinano la fragranza degli slip portati due mesi, Rocco D’Abbiocco è una vera rivoluzione per chi ama stare comodo senza rinunciare al disgusto di sé stesso e degli altri. 

Enrico Co-Co-Co… Lo stilista scopre che esiste il precariato e si diverte a giocarci sopra, facendosi beffe dei co-co-co,  che verranno gettati via dopo il termine del contratto… quale modo più gioioso per rappresentare il lavoratore odierno, sempre alle prese con uno stipendio da fame, con questa moderna schiavitù che è il lavoro contemporaneo… interanale non so… comunque… quale modo più gioioso per simboleggiare lo stato d’animo dei lavoratori dei call-center o di tutte quelle altre gioiose galere nelle quali i lavoratori per un pezzo di pane secco sono costretti a remare anche in quei giorni… lavoratori, gioiosi buffoni, io me ne infischio di voi, dice lo stilista, io abito a Beverly Hills  e mi pulisco il culo nella carta igienica di seta… lavoratori = schiavi, ecco il concetto; e la rappresentazione della precarietà, di questo sentirsi spazzatura, sta in questi splendidi modelli di una semplicità disarmante, notare il taglio genuino e la mancanza di maniche, un colpo di genio dello stilista per ribadire l’impotenza degli schiavi… signori, Enrico Co-co-co! un modello che da solo copre lo stipendio di un precario!

…à suivre!

ululato da Pralina alle ore 19:48 venerdì, 26 gennaio 2007

(2 – continua Foto della sfilata di bassa moda testi e presentazione di Pralina Tuttifrutti * 22 gennaio CPA Firenze sud)

Modello Autunno-Autunno… by Tirabaralla… Signori, un modello che non può mancare nella nostra collezione da ottobre in poi, ammirate questa magnifica gonna fatta di vellutino in croste, un tripudio di colori che non se ne vedono nemmeno nel New England, un tipo di topa fantastica che prende spunto dalla volontà del nostro stilista di erigere un monumento vivente alle 4 stagioni… signori, lo stilista quest’anno la vuole così… tenera, vellutata, cremosa, con pezzi di foglie e frutta intera dentro, non trattata con anticristogamici, completamente priva di additivi, di nitriti… una donna tutta nature… colori di autunno, anche nella versione autunno caldo (con l’accendino).

Ragazza Tam-Pon… Lo stilista oggi dice che vanno di moda le mestruazioni, questo ciclo archetipo femminile di 28 giorni come febbraio il carnevale, una gioiosa cascata di assorbenti per signora, retti da uno zampillo di skotch… ecco il colpo di genio dello stilista, che un bel giorno si alza dal letto con l’idea che si è fatto della donna, una donna mestruata 365 giorni l’anno, sempre alle prese con tutto ciò che riguarda l’ufficio e la droga da spacciare ai giardinetti e tutto quello che sappiamo, ma consapevole della sua piccola fontana di sangue, della sua cascatella di globuli, della sua perdita di sali minerali… una donna che quest’anno sarà sempre mestruata, così dice lo stilista e noi ci crediamo… perché io, dice lo stilista, non sono feconda a nessuno!… un applauso, signori, per la ragazza tam-pon.

…a suivre!…

 ululato da Pralina alle ore 09:22 martedì, 30 gennaio 2007

In attesa di postare altre foto della sfilata di bassa moda, vorrei fare alcune considerazioni sulla bassa moda e su quanto sia importante sostenerla.

Alla maggior parte dei lettori di questo blog magari della bassa moda non gliene frega nulla, preferiscono quando si parla di pippe (ne riparleremo, abbiate pazienza), comunemente si pensa che gli stilisti non abbiano alcuna influenza sul nostro abbigliamento, soltanto perché non indossiamo capi firmati tipo Yves-Sad Laurent e il suo modello Sado Naso, Aspra e Lontana eccetera eccetera.
Invece no, quei capi indossati dalle stampellone ce li ripropongono, in versione povera. Un anno andranno di moda i pantaloni a sbuffo o a pinocchietto anziché a zampa di elefante, quell’altro andranno di moda gli strass e le paillettes sulle mutande. Nulla di male in questo, si sa che lo stilista è capriccioso e lunatico, ma anche privo di idee perché no, magari è stato in vacanza a Napoli e ha visto una tipa bellissima in un centro sociale con i calzettoni enormi portati dentro gli zoccoli ortopedici e ce li ripropone come roba sua (esempio tratto dal saggio Détourna a Surriento di Guy Debord), tanto ormai lo sappiamo che gli stilisti e il mondo della moda saccheggiano a piene mani l’immaginario alternativo giovanile… il problema è il riadattamento sui nostri corpi e sulle nostre misure.

Insomma, non esiste una moda che non significhi omologazione dei corpi e delle misure.
La classica donna “burrosa” come me con una quinta di tette verrà guardata parecchio dagli uomini, osannata sui blog ma penalizzata al mercato, oltreché umiliata continuamente (vabbè umiliata è un termine grosso, diciamo ridicolizzata che forse rende l’idea) quando va a comperare un semplice paio di jeans, perché va di moda la vita bassa. La vita bassa… e se io ce l’ho alta la vita? Così sarò costretta a comprare un paio di pantaloni con due gambe lunghissime, perché corrispondono alla mia misura, ma sarò anche costretta ad accorciargli le gambe, perché io ce le ho molto armoniose e diritte ma non ce le ho così lunghe, sono una vikinga bonsai.
Una volta, negli anni 80, insieme agli abiti senza scollatura perché allo stilista la donna piaceva macha e manager, andavano di moda quelle maglie oscene con le spalline rinforzate, per fare le spalle larghissime, che andavano abbinate en pendant con quei fantastici orecchini di plastica triangolari a motivi geometrici e con superbe pettinature alla Star Trek… io siccome le spalle ce le ho già larghe di mio, per non passare per una giocatrice di rugby in acido lisergico, dovevo togliere le spalline per farne dei puntaspilli per il cucito.
Io mi sono sempre rifiutata di passare per una “signora taglie forti” perché questa definizione mi fa cagare e poi il mio carattere si rifiuta di indossare tende a fiori o nere o marron tristesse per nascondere le mie forme, io le forme ce le ho, sono belle (anche le calze a righe orizzontali, me le posso permettere, TIE’) e non vedo perché dovrei nasconderle o camuffarle con il tendame da circo o con una parure da vedova nera. Ma anche perché non trovo giusto che la “taglia forte” costi più di una taglia, come definirla a questo punto, debole.
Insomma con la moda non ci si può permettere di andare oltre una 44, di essere troppo alti o troppo robusti, o troppo bassi, o di non avere le tette, perché non c’è un cazzo di abiti fatti con un minimo di garbo, un po’ sfasati per slanciare un pochettino, e con appena qualche centimetro in più, non dico trenta, basterebbe soltanto dieci, o quindici, spesso, per entrarci benissimo.
Invece no, le gonne sono orrende, un vestitino semplice a tinta unita senza la scritta “Las Vegas” non si trova, le maniche te le fanno a sbuffo, tronche, con il finale a sorpresa (tipo confezione natalizia) o con dei nastri che per lavare i piatti ti devi togliere tutto il vestito. Si capisce di qui tutta la misoginia dello stilista.
A parte la stronzata di mettere paillettes dappertutto, e va bene, uno dice, va di moda la moda zingara, ma perchè io mi devo escoriare la pelle tutte le volte che indosso una di queste maglie? non sarebbe meglio che la moda zingara me la faccio da me quando vado a pescare nei sacchi della Caritas? e le piume come si lavano? e le rosellone si devono togliere per non farle sfiorire in lavatrice? e la scritta “Happy California” sul culo, può rinforzare l’autostima di una ragazza? e i pantaloni strappati, scoloriti, sgualciti e rovinati, perché costano più cari? e nelle punte delle scarpe a punta, come si fa a farci entrare un bel paio di calzettoni di lana?
E per fare tutti quei deliziosi inserti di pelliccetta che danno un tocco trendy a colli e maniche, ma anche a scarpe e stivaletti che poi ci rivendono come “wild cat” e selvaggeria varia non bene identificata, hanno sterminato brutalmente migliaia di cani e gatti randagi, lo sapevate?
E poi, diciamolo, da quando non esistono le mezze stagioni, anche per merito dei cinesi padroni del tessile che sono piccoli e stretti, le misure si sono abbassate. La 48 una volta era una 48, adesso è quasi una 44.
Insomma, se c’è qualcuno del mondo della moda che legge questo blog, io vi fanculizzo a dovere, e poi se ancora non siete contenti di essere mandati a fanculo, vi ci mando ancora, perché di già la gente ha poco gusto in genere, voi contribuite ad esasperare lo scempio, e in più, impedite a persone normali e con un minimo di gusto, come me, come tantissime donne normali, a vestirsi decentemente senza dover andare per forza in sartoria o tentare la fortuna in qualche mercatino dell’usato tedesco. Dove stranamente (malgrado che in Italia ci si reputi il paese del buongusto mentre si disprezzano i cugini d’oltralpe per il loro vestire) si trovano ancora delle cose normali (per normali intendo non falsamente trasgressive).
 
ululato da Pralina alle ore 11:50 mercoledì, 07 febbraio 2007
 
Sotto, ancora una fantastica creazione di bassa moda… lo Stilista scopre le donne ma colorate, fasciate di protagonismo, essenziali nei loro discorsi… donne che vivono in città ma che non rinunciano a rivelarsi e, bah… signori, è un gran privilegio e non capita tutti i giorni… donne con le gonadi… quest’anno signori le donne vanno così, vanno come gli pare, a spaccare le vetrine di MacDonald’s anziché quelle di Prada, perché signori oggi la donna bada alle cose essenziali, non è più attaccata come un geco al capo firmato ma bada ai soldi che le mancano alla terza settimana del mese… notate la bellezza degli accessori, con questi accessori non si può più fingere l’organza… un applauso alle Sorelle Offendi Offendi che hanno scippato queste borse in mattinata… grazie Sorelle Offendi Offendi per averci fatto sognare!
 

 

mercoledì, 24 gennaio 2007 

Defilè 

Resoconti della sfilata al CPA qui e qui.

Il mio ricordo è: tanto casino, gente che va-gente che viene, i miei amici che mi dicono che ho tantissima fantasia e che a loro certe cose nemmeno verrebbero in mente (sieeee), imbarazzo, gente che mi chiama “la stilista”, l’emozione di vedere persone diverse da me con addosso le cazzate che ho fatto io (la cosa più bella), la Prali che dice “questo l’ha fatto Tirabaralla” (ormai sono tutt’uno col mio nick…ahah), la mia mamma e la mia sorellina al cena al CPA, tutti gli amici che sono venuti a dare un’occhiata per supportarmi, il signore della BrandaMaglia che mi ha insegnato la tecnica di base mentre nel cinema scorreva il film, la Prali briaha che non è + abituata a bere e rideva a crepapelle e io non sapevo come saremmo andate avanti (Prali, t’ammazzo!  ), le due Rite che sono state stra-carine e stra gentili e mi sono divertita un sacco con loro (smacksmack!!!), la Vale che è rimasta fino all’ultimo con me e mi sono seduta accanto a lei sprofondando nella poltroncina mentre i ragazzi sfilavano (graziegrazie!), il ragazzo troppo tenero che aveva paura di strapparmi la maglietta “Acida” perchè gli andava piccola…
Una riflessione a freddo, invece, è che…incredibile! Pur parlando di vestiti e cappelli e orpelli…non si guardava alla “ficaggine” e “fichettaggine” della gente, ognuno era ganzo a modo suo o spiacevole-piacevole per i suoi modi: questa è fantascienza in una serata mondanissima del mondo “normale” (figurarsi nel mondo della moda), dove devi essere figo (con la “g”, alla milanèse”), bello (di che bellezza stiamo parlando? quanta plastica hai dentro? quante lampade cancerogene ti sei fatto nell’ultimo mese?) e tirartela sempre e comunque (che vomito).
Grazie Prali per aver organizzato sta cosa, e per averla portata comunque in fondo con un successone; per me che sono timidissima è stato un evento stare un po’ “nel centro del ciclone”… ora mi devo riposare dai contatti umani per una settimana! ahah

 * sotto, la presentatrice in carne e oss… in carne

la gomma pane la mangio

Martedì 11 aprile – ore 17.30 per Fedeli alla Linea in Jazz Line Pralina intervista la sua anima gemella Alessandro Denci Niccolai, pittore illustratore romano

 
Chet Baker * quadro a olio di Alessandro “Hobbs” Denci Niccolai

Novaradio Firenze 101.5
tutte le info sullo streaming
http://www.novaradio.fol.it

Che dire, sono un illustratore, ed è la prima cosa che dico perchè il lavoro che faccio e cerco di fare ha molto a che vedere con quello che sono. vivo disegnando, qualunque cosa, in qualunque modo, perchè mi piace, perchè mi viene facile perchè per vivere devo usare la fantasia, che insieme allo humor sembra essere l’unica cosa in dotazione nel mio pacchetto… sono così, io, vivo ad orecchio…

dal blog Citarsi addosso

scrive Hobbs

La gomma pane la mangio, dato che non faccio mai bozzetti e disegno direttamente i definitivi. E poi, perché ho fame. Questo lo sanno in pochi, sono un illustratore discreto io, nel senso che parlo poco. I personaggi vengono a trovarmi di tanto in tanto, il mio preferito è un tizio a pastelli che si fa chiamare Mr. Crumb. Passa di notte, quando mi scivola la testa e le voci diventano metalliche. Si cala giù da una matita e mi sporca i fogli. Mi passa qualche idea buona e mi ricorda chi sono e cosa ci faccio a questo mondo. Mr. Crumb ha la voce di un parroco di Frosinone, ma lui non lo sa e forse, è meglio così. Ho cominciato a disegnare prestissimo, come se avessi fretta di dire qualcosa, sassi nella scarpa, immagini come rimproveri. Ho sempre amato le matite colorate, più dei pennarelli ma molto meno delle tette, quelle li, mi sono sempre sembrate la cosa più bella mai fatta e, a parte un cuore che feci una volta con una penna biro, credo che sia così. Le tempere sanno di terra invece, il colore si stende a fatica, come quei pensieri da lettino, quelli che per tirarli fuori devi pagare, non come l’olio, che è morbido come la lingua di Camilla e copre e ripassa e cambia davanti agli occhi come certe nuvole nei giorni soffiati. La china ha quell’odore di pesce che ti entra nel naso e punge, carta francese ovviamente è l’unica puttana del porto buona per il mare di segni che ho. I pastelli li mordo e li mangio, ci lascio i segni dei canini, così che si sappia che sono miei e che abbiano il mio odore, spesso la sera mi lasciano strisce blu sulla lingua e mezzelune sotto le unghie, li tengo appuntiti in modo che non mi si fraintenda, un idea è una idea a patto che la capiscano tutti. Poi, di solito, mi sveglio.

“La carta è aristocratica e troia. Deve opporre quel po di resistenza, come un corteggiamento, cedere alle lusinghe del talento e scordarsi il suo setaccio di buona famiglia. Non ho dote, ma posso farla felice. E poi, io l’amo. “


Pralina saids…

Io la gomma pane la arrotolo come un sigaro e mi ci picchietto i lati della bocca (la bocca ha i lati…buona questa)… coi pastelli ho un rapporto feticista, osservo la scatola di latta, sorrido, occhio porcino, la accarezzo con il palmo aperto e finisco per non aprirla ma se la apro e i Derwent o gli Staedler sono ancora lì, godo… i pastelli li appunto con punte a spillo come i tacchi a spillo… tengo i Giotto di riserva, sono cerosi, ma solidi e nostrani, e mi aiutano nelle campiture… i Giotto portano qualche piccolo morso… coi pennarelli mi sporco sempre, anche a distanza di qualche metro, non so mai come possa succedere ma succede… con l’olio ho un rapporto anale, mi trattengo, li tengo chiusi, ma quando vado non mi contengo e tracimo… conosco le gioie della tempera ma solo su muro, e l’acrilico per grandi quadri fatti qualche anno fa. Di tutti annuso il contenuto, e più che a colore vado a naso, e poi, quando sono asciutti, a tatto. Amo toccare i dipinti. Al Guggenheim suonò l’allarme (forse perché stavo pomiciando troppo vicina al quadro). Amo toccare i dipinti, più delle sculture, che mi intimidiscono. Amo le tette più di tutto. Dietro le quinte. Conosco le gioie delle tette e della pittura, delle mie e di quelle delle altre nelle mie fantasie, e dell’effetto delle mie sugli altri sul fatto pratico. Insomma, un tripudio di sensi primaverili.

mariopesceafore

* ripropongo questo articolo del 2006 (seguito da lunga intervista radiofonica) perché ritengo che sia più che mai attuale, molto azzeccata l’equazione gallerie = galere per ciò che concerne la reale libertà dell’artista di creare e proporsi e anche vendere, la sua reale autonomia. Una formula molto semplice: riprendiamoci gli spazi anche le abitazioni private e facciamoci “artisti per casa”.

ululato da Pralina alle ore 23:31 domenica, 19 marzo 2006  

Navigando, ho avvistato sulla mia rotta artistica mariopesceafore… che cos’è? mi sono chiesta, un tentativo di sfondare il muro di gomma mass-mediologico, un percorso innovativo  provocatorio in un contesto (arte) nel quale la parola “provocazione” ha perso progressivamente forza e significato quanto ha acquistato in valore monetario, una desacralizzazione del tempio che sancisce tout court la Verità dell’Arte (la galleria), la morte dell’individualismo egoistico dell’artista e quindi un ritorno all’arte collettiva… o cos’altro? e cosa propone? e si può uscire dalle gallerie galere senza diventare anarco liberisti? dopo avere letto che una delle sue attività è quella di fare mostre gratuite a domicilio, non ho più avuto dubbi… ho telefonato al vulcanico Mimmo Di Caterino e abbiamo fissato un’intervista martedì 21 marzo, durante la doppia trasmissione Jazz Line*Fedeli alla Linea (17.15 – 19) sulle frequenze fiorentine di Novaradio 101.5 – per chi non abita a Firenze tutte le info sullo streaming http://www.novaradio.fol.it 

Non esiste artista che non abbia assegnato degli obiettivi al suo fare artistico, o meglio, non esisteva, dato che ultimamente la gran parte degli artisti cerca il proprio obiettivo delegando curatori, critici o galleristi nell’indicarglielo, questo è però un fenomeno di costume recente, legato alla scarsa autonomia dell’arte contemporanea sistemica.

L’arte e l’artista dovrebbero educare lo spettatore alla visione, l’arte dovrebbe guidare lo spettatore verso uno scopo.
L’arte muove al vero, al bello ed al bene, non importa se questo avviene in maniera idealista o relativista, importante è preservare l’intenzione dell’artista senza la quale l’arte scompare.
Deplorevole che un numero non trascurabile di artisti di superficie sistemica oggi faccia arte senza preoccuparsi minimamente dei fini perseguiti, che non siano quelli del mercato omologante e totalitario anarco liberista.
Il regime sistemico dell’arte imperiale privatizzata serve gli interessi esclusivi di una minoranza, minoranza sistemica condotta da funzionari specialisti incaricati unicamente di definire strategie transnazionali di marketing artistico, di imporle e di farle rispettare.
Bisogna riesaminare criticamente il rapporto tra arte e società e lavorare per fare riacquistare all’arte delle finalità chiare.
Quanti artisti oggi sono in grado di definire gli obiettivi della propria ricerca artistica?
Non è irragionevole pensare che un artista scartato di produzione, consapevole di cosa stia facendo con la propria arte, abbia maggiore probabilità di raggiungerei propri obiettivi artistici, piuttosto che un artista di superficie iper protetto inconsapevole di cosa faccia.
L’artista in autonomia deve costruire la propria attività secondo obiettivi definiti, poi deve anche portare a conoscenza della propria ricerca il proprio pubblico, senza ambiguità o mistero.
Esporre per esporre in un tour di gallerie galere private transnazionali potrebbe essere una attività senza scopo alcuno, che non sia quello di creare una bolla speculativa attorno ad un artista.
(Mimmo Di Caterino) 

Mario Pesce a Fore è una posse d’artisti nata nel 1997 a Napoli tra l’Accademia di Belle Arti di Napoli, Officina 99 ed il Laboratorio Okkupato S.k.a. ora è un nodo di comunicazione transnazionale per gli artisti locali esclusi dal nuovo ordine globale dell’arte dell’Impero Transnazionale.
 

 

l’aria è della poesia, la poesia è dell’aria

Credo fermamente che le poesie vadano lette. La poesia tocca il suo senso più alto quando è declamata, urlata, sussurrata, raccontata, portata in giro, nelle strade, sugli autobus, nelle metropolitane, in radio. Lasciata libera nell’aria. Perché la poesia è voce, è musica, è swing, è senso del ritmo. Perché la poesia non è fatta di carta, ma di aria. Perché la poesia non ha zavorre, non ha prezzo, non può essere tenuta su un foglio, legata alla logica, al logos, ma si diffonde per vibrazioni libere. Questo è ciò che penso, ma non solo io. Lo pensava anche Salvatore Salemi, grande estimatore di Charlie Parker, Salvatore che della poesia aveva fatto la sua casa in mezzo alla gente, che la poesia è un dono per l’umanità, va scritta e poi letta, e poi… può anche disperdersi… ma ciò che importa è che arrivi all’orecchio, che il nervo acustico la porti, per gioco di assonanze e rottura di preconcetti, con la corsia preferenziale, in fondo al cuore. 
 

si prepara un nuovo defilé di bassa moda

* Si prepara un nuovo defilé di bassa moda, il terzo, a fine gennaio 2012 al CPA … un po’ come questo, ma molto peggio 😀

ululato da Pralina alle ore 15:20 mercoledì, 17 gennaio 2007

22 gennaio sera CPA Firenze sud
 
E’ di rigore l’abito da pera… ovvero Pitti ‘na crozza
 
defilé di bassa moda
organizzata dalle Officine Cinematografiche
& dal Partito Groucho Marxista d’Italia
(con la voce dell’Ispettore Clouseau) presanta
Pralinetuttifruttì
al termine del film Love Happy di David Miller (1949) coi fratelli Marx 
si defilano Tirabaralla, Brugola Rossa, Corazzata Potiemkin, Burpenterprise, Vagine Volanti, Fiati Sprecati, i Calvi Klein, Freddie Canapa & WJMeatball di Novaradio e tonti altri (per dare la vostra adesione, lasciatemi un commento o un pvt) grazie Lavorini e Visscontessa per avermi linkata tutta!

 

Cara Presidente del Partito Groucho Marxista d’Italia,
non so di preciso che cosa combina la Ciclofficina
(inserita motu proprio da zio Jo) ma giovedì domani, sapremo che combina.
Eddy Marx, nostro grande timoniere è un biscugino dei F.lli Marx

Perciò volendo, puoi segnare e segnalare l’adesione del PCI (Partito Ciclista Italiano) alla serata grouchomarxista.

Come partito, faremmmo il nostro classico banchino da partitino e raccoglieremmo adesioni distribuendo adesivi.

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dal MANIFESTO DEL PARTITO CICLISTA di Eddy Marx

Uno spettro si aggira per l’Europa: pedala spedito e se la gode una cifra.
Mentre i politici stanno a spacciare stupefacenti ricette scadute, c’è uno strano movimento di bici che occupa ciclicamente sempre più città del globo.
Non è centralizzato né motorizzato: è una rivoluzione a pedali.
Masse critiche e ciclofficine stanno imponendo una scelta epocale tra BICI O BARBARIE.
Ogni singolo essere urbano è chiamato a decidere. Si può anche sorridere, anzi, si deve. Ma senza biciclette, chi fermerà gli eserciti?

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LODE DEL CICLISMO di Bartal Brecht

E’ ragionevole, chiunque lo capisce:
E’ facile.
Va bene per te, informatene.
Gli idioti lo chiamano idiota
e, gli arroganti, arrogante.
ma e contro l’arroganza
e contro l’idiozia.
Non è follia ma invece
fine della follia.
Non è il caos ma
l’ordine, invece.
E’ la semplicità
che è difficile a farsi.

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vedi oltre su: http://www.hypertextile.net/pci



a qualcuno piaceva fred

ululato da Pralina alle ore 21:37 mercoledì, 18 marzo 2009

Questo è un topomontaggio di Freddie il mio collega di radio… ormai mi ha sputtanata ovunque! ehehe!

A qualcuno piace Fred versione piccola

Novaradio A qualcuno piace Fred

io amo firenze

ululato da Pralina alle ore 10:01 sabato, 04 novembre 2006

 

Firenze non ti ho mai dedicato un post, allora ciucciati questo.
 
Firenze sei la Città della Cultura dove non trovi una dico una mostra decente, sei carissima, sporca e incasinata, venduta ai giapponesi e agli americani, svenduta a un manipolo di speculatori edilizi che fanno degli edifici orrendi, bella in centro e brutta in periferia (dormitorio, ghetto, morta) con tutti quei cantieri aperti e quelle deviazioni di percorso eterne che se prendi un mezzo non sai mai quando potrai arrivare tanto tutte le strade sono chiuse (ma nessuno ti informa prima) dovrai per forza cambiare percorso almeno una volta nella giornata… senza percorsi ciclabili, che se vai in bicicletta rischi la vita come minimo ti arrotano… senza panchine in centro ma con un assessore pronto a multare chi si siede sui gradini di una chiesa e non sta al bar a consumare… con le strade sempre piene di buche che se vai in autobus ti sembra di stare sopra un martello pneumatico non parliamo di motorini dove sobbalzi come una pallina da flipper per ore, con il traffico che ad ogni ora è sempre in ora di punta, con le poche e scarse segnaletiche (sbagliate) che sono fatte per deviare i percorsi dei poveri forestieri, e del resto città di antiche fazioni avversarie di risse e di congiure, dove se passeggiavi in centro finivi per essere accoltellato (e oggi borseggiato, ma dai bottegai) dove volevano arrostire persino lo stesso Dante, cosa si può aspettare, di sicuro non di trovare qualche ristorante aperto la domenica (fosse mai! chissenefrega!), perché i fiorentini non sanno aspettare nemmeno gli ospiti tanto sanno che gli ospiti ci saranno sempre senza fare troppa fatica… i fiorentini sono quelli che quando attendi alla cassa che la commessa ti dia il resto, si sono già fatti avanti per chiedere d’essere serviti e se non stai attento nelle file ti passano sempre davanti al posto tuo, come se tu non esistessi proprio… sono quelli che salutano per opscionàlle se gli va bene, se gli va bene ti guardano in faccia quando ti rispondono, e ancora quelli che dicono di parlare l’italiano perfetto ma poi parlano un idioma strano fatto di parole risucchiate con il Folletto, in realtà gli è tutta pigrizia, perché al fiorentino non va bene di pronunciare per intero tutta la parola: gli è troppo fati-oso. Allora i suoni li fa appoggiare e poi rimbalzare, le frasi le catapulta fuori dalla bocca. E le fiorentine (non nel senso di bistecche) sono ancora peggio dei fiorentini, non possono sporcarsi a darti troppa confidenza proprio no. Ti guarderanno sempre un po’ di sbieco, dall’alto in basso.E adesso, prima di trovare qualche commentatore che come per la festa di Halloween mi dirà che sono partigiana e a senso unico perché siccome sto con un Gallo allora mi piacciono solo i pollai, o come per l’Ikea che se la critico un po’ per celiare, è perché non so montare i mobili. Perché non capite quanto amore e quanta ironia metto nei miei post.

Allora dirò anche questo. Io amo Firenze. Amo i tetti rossi di cotto di Firenze, che mi hanno ispirata quando ho studiato all’Accademia, e quelle finestre dalle persiane socchiuse che dopo anni di mancanza di verniciatura hanno un colore indefinibile ma che fanno tanto romanzi di Vasco Pratolini… amo i cieli di Firenze, o quel poco che si vede da un condominio casermone o da un giardino pubblico a pagamento (qui solo potevano inaugurarli i giardini pubblici a pagamento con la scusa che quei pochi sono storici), amo quella luce particolare, dorata e azzurra, che è solo di Firenze e quando è tempo sereno ti mozza il fiato.
Amo i centri sociali e le occupazioni, i posti liberati dove tantissimi transitano, dove è ancora possibile vedersi un film introvabile con due euro, amo il Circolo Anarchico di via de’ Conciatori, i posti così, dove ci si può ritrovare la sera davanti a una stufa a mangiare le caldarroste, senza dover per forza uscire col portafoglio imbottito di carte di credito.
Amo il cibo della Toscana, i mangiarini che sono i più sani d’Italia, l’olio fantastico, il pane senza sale, il vino denso e corposo dall’aroma di violetta, la schiacciata con l’uva, la bella usanza di cucinare tanta verdura (per ogni carne ci vogliono sette verdure di contorno), e le tutte le cosine buone che hanno solo qui.
Amo la gente di Firenze, gli uomini e le donne, quelli veri, che non ti guardano troppo dall’alto in basso ma che ti accolgono, dopo una battuta al vetriolo, con il dono dell’amicizia autentica la più profonda, perché il fiorentino non ha mezze misure: ama oppure odia, può essere veramente sgarbato o gentilissimo, e dopo averti fatto sudare sette camicie per farti accettare (non nel senso di accetta) sa essere amico, amico vero, fedele per tutta la vita.
Amo lo spirito dei fiorentini e delle fiorentine anche, la loro sagacia, la loro capacità di capire al volo le situazioni e di non farne mai tesoro per cambiare, la loro ironia fulminante, la loro insofferenza per l’autorità prostituita, il loro anticlericalismo di fondo e il loro rispetto per le differenze altrui aldilà dell’insofferenza di facciata (come diceva mio suocero “A due dita dal culo mio, mi sta bene tutto!”)… ho imparato un sacco di cose stando qui, più che in vent’anni di università, e non mi importa una sega se ho preso tanti calci sui denti. In fondo m’è servito a crescere.
Firenze mi piange il cuore per l’alluvione di 40 anni fa, ma in fondo te la sei un po’ cercata e non dirmi di no, lo vedi in che troiaio ti trovi ancora oggi, che hai imparato da allora? soltanto una decina d’anni fa debordò non l’Arno ma un torrentello insignificante e la colpa è solo dell’incuria e della gente che utilizza i letti dei fiumi come discariche. Ma come si fa a buttare le lavatrici nel letto dei fiumi.

Firenze sudiciona, ti amo tanto lo stesso.

per me un blog

ululato da Pralina alle ore 09:27 domenica, 16 dicembre 2007

Ieri sera la lunga chiacchierata in radio con Paolo (Blunightavenue) e le cose che mi dice sempre Ezio (hantrax) mi smuovono un sacco di cose rispetto al web e ai blog.
 
 
Ezio è fiducioso nei confronti dell’umanità, sembra un pulcino uscito da un uovo, io non lo sono per niente, nondimeno (che bella parola) accetto anzi cerco il confronto con gli altri, sempre. Anche quando non ci passo “bene” o non riesco a fare “bella figura”. Questo è stato il motivo che mi ha portato quasi due anni fa ad aprire un blog.
All’inizio ero un po’ come la Vispa Teresa, con l’entusiasmo rivolto a tutti, poi mi sono capitate talmente tante cose, per metà positive e l’altra metà negative, ma belle pesanti ve lo assicuro, che ho cominciato a rivedere il mio atteggiamento…
I meccanismi che ti portano a gestire un blog (che è una vetrina) sono principalmente autoreferenziali, come dice Paolo, quindi il blog viene tenuto per vanità personale, pura vanità, non solo sul piano fisico (con il blog è possibile mostrarsi, anzi, per meglio dire, mostrare solo la parte migliore di sé anche a costo di darci dentro con fotoritocchi digitali o altri trucchetti che noi donne conosciamo bene, o cercare una tesi per cui si venga accettati dagli altri) ma su quello della “presenza” nel mondo, questa presenza il cui contrario sembrerebbe lo “scomparire”, essere nulla, zero, che è la sensazione tipica in questa società di merda (scusate il termine) per cui se non hai una vetrina, un luogo dove esibirti, fare audience, non sei nessuno.
Eppure anche il blog è una realtà effimera, lo è per tantissimi ragioni, vuoi perché è legato ai tuoi stati d’animo, per cui può essere chiuso in pochi minuti così perché ti gira, vuoi perché segue le regole della “società dello spettacolo”: dipendere dal giudizio degli altri, dal consenso degli altri, dal loro affetto dichiarato, a volte nemmeno corrispondente, basta che venga dichiarato (le parole sono semplici da scrivere sulla tastiera, volano che è una bellezza). Quindi tutti gli effetti conseguenti: nei blog si farà come dalla Defilippi, piuttosto che nell’Isola dei Famosi, si piangerà come dalla Carrà, si racconterà la propria storia di miracolati per strappare una lacrima e un applauso, si risorgerà dopo tre giorni di morte del blog, si litigherà ma non troppo per non passare da antipatici, si eliminerà il concorrente scomodo, si mostrerà il labbro siliconato e la fetta di tetta come a Bisturi!, si farà l’opinionista senza conoscere l’itagliano, si riempirà di spam i blog degli altri perché la pubblicità è l’anima del commercio, si cercherà di accaparrarsi “amicizie” o di entrare nelle grazie di un concorso taroccato per avere molti commentatori.
Nei blog si farà salotto in diretta come da Costanzo, ricalcando ruoli e schemi televisivi… ci sarà il professorino sfigato con le donne ma tanto simpatico, il fenomeno da baraccone, la donna armageddon, la femme fatale. Basta che non si esca da quel ruolo per mostrarsi nella propria interezza, ma solo il ruolo che si è scelto di interpretare.
Ci saranno le matrone biondetinte come dalla Defilippi, vestite di nero e con tre doppimenti, pronte a urlarti (e pure a menarti, all’occorrenza) che sono “sincereeeee” e ti urlano quello che devi fare perché tu “bello mio cocco de mamma nun vali gnende”… ci saranno gli opinionisti semianalfabeti ma esperti di linguaggio tecno che scrivono le Grandi Verità, che poi non sono altro che un’accozzaglia di luoghi comuni (il bene e il male, le belle e i cessi, il bianco e il nero, di più non arrivano a concepire, sono proprio limitati, la loro visione è unicamente bidimensionale) luoghi comuni anzi comunissimi farciti da qualche spiritosaggine da ragazzotto di seconda media… e ci saranno invece persone vere di carne che possono spegnere il tasto del pc, per dedicarti una conversazione telefonica indimenticabile o un abbraccio alla stazione.
La mente umana ha delle potenzialità incredibili e una altrettanto incredibile capacità (capa/CITA) di ingannarsi, non sono le nostre progenitrici proprio delle scimmie… delle scimmie che si spidocchiano… che eleggono il vincitore… i macachi mostrano il culo rosso come segno di potere e noi facciamo dei template fighissimi. Sono i nostri culi rossi.
 
https://i1.wp.com/www.capnwacky.com/monkeytype/Monkey_animated.gif


Nel mio blog di Splinder è successo un po’ di tutto, sono stata definita nei modi più fantasiosi, hanno scritto che sono una che se la tira (una donna altera), un’altra persona mi ha detto che cerco di scimmiottare una mia amica blogger e che invece dovrei semplicemente “essere me stessa” (ma quando mai? ma ci avete le fette di prosciutto sugli occhi? ma non lo vedere che ho personalità da vendere?). Mi hanno linkata in tanti e prontamente slinkata dopo un piccolo chiarimento, un’inezia, hanno disertato il mio blog e (forse) invitato gli altri a fare altrettanto, perché sono regole ormai consolidate nei blog, sapeste quante volte mi hanno invitata a boicottare un blogger perché stava sul culo a un altro, quindi non mi meraviglia che l’abbiano fatto anche contro di me come credo che sia stato (se i rilevamenti dello shiny stat non raccontano balle)… mi hanno tante volte provocata in privato, qualcuno mi ha detto in sostanza “Se non ti mostri in chat con la webcam, è perché sei una cozza” (perché certi maschi le cose non le sanno proprio chiedere, devono provocare: un rifiuto li farebbe sentire troppo piccoli)… e poi invece, ho trovato dei veri amici, amiche, mi hanno telefonato in tanti, abbiamo parlato ed è stato, è sempre bellissimo ed emozionante sentirci al telefono, ho fatto delle cose con loro (anche l’amore, sì, è successo anche questo)… ho avuto delle delusioni, come tutti… ho intervistato molti blogger (o bloggers, come caspita si dice?), ecco che in questi giorni esce un Signor Libro realizzato con i contributi di 34 blogger, fra i quali ci sono anche io. E questo mi rende molto felice, perché il ricavato andrà interamente devoluto per un’ottima causa.

In due anni, prendendo solenni calci sui denti, ho imparato a fottermene di più dei giudizi degli altri, perché gli “altri” in generale non significano altro che una massa di babbuini infoiati e di bertucce con il marchese (così almeno li vedo io quando scrivono cose idiote), sono arrivata a un livello quasi buono. Ma posso ancora migliorare. Posso arrivare al punto di avere la forza di mandarvi tutti affanculo, ma di non farlo perché ritengo che ci sia ancora molto da capire e da salvare. Non perché mi importi del giudizio degli “altri”.

Mi interessa instaurare dei rapporti umani profondi con le persone seguendo criteri di “affinità”, qui ho conosciuto delle persone splendide, persone che con la loro profonda umanità e intelligenza, e con una generosità rara, straordinaria, perché del tutto spontanea, mi hanno dato moltissimo e soprattutto hanno ancora moltissimo da INSEGNARMI… il blog lo ritengo un mezzo, non un fine, molte volte cerco di staccarmene, di allontanarmi e di chiudere perché sento che mi causa DIPENDENZA.

Ancora due parole sull’affetto dichiarato… mi è capitato troppe volte di sentirmi dire “ti voglio bene” da gente alla quale di me in definitiva non gliene frega nulla, quindi preferisco andarci cauta… amare con il web è molto semplice, basta digitare TVB sulla tastiera… dimostarlo, viverlo, mantenerlo, è un’altra cosa. Per imparare a volere bene, ci vuole tempo, si procede per gradi, a volte sbagliando, bisogna imparare ad accettare l’altra persona coi suoi difetti, e questo se nei blog si mostra spesso soltanto la parte migliore di noi, la parte glitterata, spidocchiata, edulcorata, televisiva… è difficile da fare.
Perciò dico sempre “ti voglio bene” intendendo con ciò un inizio di bene, un affetto in nascere, che c’è potenzialmente, che si può sviluppare con il tempo, e che per quanto mi riguarda io sono disponibile a dare, con tutto il cuore e senza tirarmi indietro quando il gioco diventa duro. Il germe dell’amore per voi, c’è, lo sento, ed è tutto quello che mi sento di dirvi con assoluta sincerità.