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una poesia dedicata a pavese

25 novembre 2008 

Centenario di Cesare Pavese

E’ un anno di grandi ricorrenze, questo. In campo letterario è il centenario della nascita di due grandi poeti, Cesare Pavese e Leonardo Sinisgalli. Cesare Pavese nacque il 9 settembre 1908 a Santo Stefano Belbo, nelle Langhe, da una famiglia agiata. La sua condizione sofferente iniziò dopo soli tre anni, quando perse il padre per un tumore, e in seguito due fratelli. La madre fu costretta così a vendere le proprietà di famiglia e ad andare a vivere vicino a Torino in una casa più modesta, con Cesare e la sorella Maria. Studiò a Torino e si laureò con una tesi sul grande poeta americano Walt Whitman. Prima di essere conosciuto come scrittore e poeta,
 
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dovette compiere una lunga gavetta come insegnante nella provincia “granda” (Cuneo), e poi come traduttore dall’inglese, in cui ebbe il privilegio di tradurre e far conoscere al pubblico italiano autori del calibro di Steinbeck e DosPassos. Fu legato fin dai tempi del liceo da una salda amicizia con DAVIDE LAJOLO (1913-1984), nato a poca distanza da Santo Stefano e futura gloria della letteratura piemontese e in seguito uomo politico nelle file del Partito Socialista. Pavese ebbe una vita amorosa sfortunata, innamorandosi quattro volte senza mai riuscire ad arrivare all’agognata condizione di uomo sposato e di padre. Una delle sue fiamme fu una giovanissima Fernanda Pivano, che visse poi molti anni in America e tradusse la famosa raccolta di poesie “Antologia di Spoon River”, di Edgard Lee Masters, da cui De Andrè ricavò un suo famoso album nel 1971 in cui si trova una lunga intervista della Pivano. Nella foto in alto a sinistra una mia foto dell’agosto scorso in cui potete vedere la vecchia casa di Pavese, oggi restaurata e adibita a Museo.
 
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In quest’altra a destra il centro storico di Santo Stefano Belbo, circondato dalle immancabili colline langarole coltivate a viti. Pavese visse infelicemente la sua vita tentando varie volte il suicidio e purtroppo riuscendoci  il 26 agosto del 1950 in una stanza dell’Albergo Roma, nel centro di Torino. In quella stanza venne poi ritrovata una cartellina rossa con dentro dieci poesie, otto in italiano e due in inglese. Erano dedicate alla sua ultima fiamma, Costance Dowling, un’attrice inglese di secondo piano. Verranno pubblicate l’anno dopo dall’editore Einaudi, quello per cui avevo lavorato tutta la vita. Nel 1981 Einaudi le ripubblica, insieme alla sua più famosa che genera il titolo del libretto: “Verrà la morte ed avrà i tuoi occhi”. Una delle poesie più belle del nostro secolo. Uno dei suoi versi più conosciuti è “Il vizio assurdo“. Davide Lajolo ne farà il titolo di una bella biografia dedicata all’amico scomparso, e che diverrà poi una fortunata partitura prima teatrale e poi televisiva, consacrando presso il grande pubblico un grande attore, Luigi Vannucchi. Purtroppo il “vizio assurdo” pervase anche nella realtà il povero Vannucchi, che finì suicida nel 1978 sparandosi proprio come Pavese. “Scenderemo nel gorgo, muti”, l’ultimo verso della citata poesia, suona come sinistro e ineluttabile epitaffio sulla inevitabile conclusione dell’avventura umana di ciascuno di noi su questa Terra.
 
*
 

17 agosto 2008  

Una poesia ispirata dalle colline care a Cesare Pavese
 
 
Stupiscimi, o meraviglia che volteggi
sulle valli con volute di fumo lente,

stupisci questo cuore infranto
col tuo silenzio di raso bianco,
intessuto di chiaro argento…

eterna la tua legge in codici
di accesa nuvola, prima che
la pioggia lavi ogni traccia
del nostro delirante vivere,

madre dai piedi scalzi, o madre
che ti affacci, o madre che tutti
ci richiami alle terrestri coltri
che per il lieve sonno ci prepari,

stupiscimi ancora, prima che la
notte appaia, prima che la stella
esploda, prima che il mio cuore
s’acquieti dagli effimeri miei canti,

o madre, madre dalle grandi mani,
che amore concedi e che amore non
richiedi, stupiscimi con il fiorire degli
oceani e delle sue latranti acque,

con il caldo delle nevi che se ne
vanno verso l’accogliente suolo,
con i sorrisi delle nuvole che
incendiano l’arcobaleno-clown,

Stupiscici, o meraviglia che
dal sonno costruisci l’aurora,

che dalla tenebra infrangi
morte, e te ne vieni cantando
a noi la vita nuova…

 
phederpher
 
 
 

slide ottobre 2009

le sorprese del discount

ululato da Pralina alle ore 17:29 mercoledì, 16 gennaio 2008

Ho rubato una poesia da un altro blog, che si chiama Trentanni di poesie seriocomiche. La poesia stata scritta da andrea3r , adesso la recito fa così…

Le sorprese del discount

Raccogliendo le provviste

col carrello avanti a me,

un bel dì -faceva caldo-

trovai Dio dentro al discount…!

Tra le scatole di zuppa

ed i pesci infarinati

in sacchetti surgelati…!

Trovai Dio plastificato

con lo sguardo rassegnato

d’un signore ormai andato,

d’una donna un pò malata,

d’un ragazzo assatanato,

d’una nurse inamidata.

Quale prendo? Quello grande

o quello piccolo e simpatico?

C’è la scatola economica,

quella con l’offerta a premi

(con tre scatole e un fustello

oltre a Dio dànno l’agnello

tutto lindo e pure bello).

Così presi con gran cura

una scatola “BUONDIO”,

e alla cassa del mercato

la portai con l’insalata,

la portai con le patate,

tutto insieme nel carrello.

“Sette coche, quattro acque,

tre barilla, cinque latte ed un

Buondio di marca Altissimo…”

Ma la macchina-cassiera

bloccò il tasto musicale:

“Non c’è il prezzo sul suo Dio,

le è caduto il cartellino…”

l’etichetta più non c’era…

la prezzistica mancava!

“Non lo posso far passare

lo riponga, prenda altro…”

A quel punto, affaticato

da quel Dio plastificato

che ha perduto il cartellino

che non sa più quanto costa,

ho posato il sacchettino

tutto ben confezionato,

bello, ricco e colorato…

chissà poi chi se l’è preso…

io e alcide

ululato da Pralina alle ore 09:04 martedì, 10 marzo 2009

il mio oblò gemello, è uno dei migliori della Splinderlist e per me dovrebbe vincere un premio in denaro altroché avards e nominesciens… un premio in denaro! http://versieversacci.splinder.com/


Cara mamma, non preoccuparti per me se a volte non riesco a prendere la linea, sì è vero sono partita da casa tua che sembravo il Gobbo di Notre Dame, ma avevo il sacco a pelo dietro la schiena, te non devi preoccuparti quello è un poncho islandese era bianco di puro telaio fatto di lana… non ricordo la parola… vergine? che strano termine, obsoleto, mah… le cose vanno benissimo, questo come gli altri fine settimana è stato caratterizzato da un’attività ludica molto importante. Alcide Brunazzi detto “Sorbole” mi ha offerto una cena al microbiotico (microbiotico per le porzioni),  mi aveva promesso di portarmi al Grand Hotel di Rimini, poi si è optato per il Centro Anziani che fa varie attività ma che non contemplava ancora (non ancora) le nostre. Diciamo che si è trattato di una “okkupazione” in piena regola ma durata una notte, c’era anche la lavagna coi gessetti così abbiamo segnato i punti, la mattina dopo che era l’otto matto, eravamo tranquillissimi e con due faccine insonni da paura, a spararci un cappuccino e due croissant allo zabajone a testa in un bar nell’hinterland lì vicino.
Domenica pomeriggio dopo vari impegni di tipo ricreativo (si unisce il futile al dilettevole) eravamo tra Bagnacavallo e Faenza su un prato a casaccio a rotolarci sull’erba dalle risate, perché abbiamo buttato giù un testo veramente esilarante che porteremo al prossimo Festival della Canzone di lingua Italiana.

 

Alcide e Pralina, come Albano e Romina, la nuova coppia che spakkerà alla grande. Non preoccuparti mamma, io come sai, come hai sempre saputo, sono adultera e maggiorente, non farei mai cose che potrebbero, non le farei mai. Sono abbastanza responsabile di me. Non preoccuparti, il test di gravidanza ORMAI!, se proprio proprio non arrivassi più alla fine del mese potrei pensare alla menopausa, o alla Laura Pausini, forse uno shock profilattico, al limite ripeto i testimonials per le allergie, mi hanno detto che sono allergica agli hackers di gatto, quelli dei panini, e le gramigne, i funghi del bagno no e nemmeno i licheni, ma ci sono dei momenti che la cosa si fa più dura, sì, però meno male che mi porto sempre l’ombrello dietro. Ormai non piango più per amore, ma piango per le gramigne.

i dirigibily di pioNbo

ululato da Pralina alle ore 15:15 domenica, 30 gennaio 2011

Il mistero dei versetti satanici nelle canzoni di Roberto Piantala e i suoi mitici Dirigibily di PioNbo.

di Pralina Tuttifrutti e Phederpher (Rehpredehp) 

Era il lontano 1978 e Roberto Piantala, allora studente ripetente all’Istituto Confessionale Nautico di Cesenatico, mise insieme una rock band con Gimmi Pagina, Geremia Becchi e Giovanni Buono.

I quattro, a dispetto del prete proprietario del locale, si trovavano nella sua cantina di Forlimpopoli, per provare i loro pezzi, ma erano talmente ignoranti che non riuscivano veramente ad accordarsi fra di loro, ad ogni buon conto erano molto amati dalle ragazze, anche se l’alito di fogna di Geremia Becchi non lasciava scampo.

Roberta Piantala era allora un fetido capellone, detto “la fonte del pus”. Si narra che si cambiasse le mutande soltanto per rimetterle all’arrovescio; in quanto a Giovanni era veramente un poco di Buono (mi scuso per il gioco di parole, veramente infimo). Pare che riuscisse a suonare soltanto dopo essersi scolato due litri di sangiovese di quello fatto con le bustine (fornito dalla Cantina Sociale Zanzi di Faenza).

Narra sempre la leggenda, che Gimmi Pagina fosse in realtà completamente sordo per un cotton fioc infilato nell’orecchio e mai più ritrovato, e quindi incapace di accordare la chitarra, ma nel gran bordello generale, con Buono alla grancassa e Becchi ai campanacci, era praticamente impossibile accorgersene.

Non si sa come, i quattro riuscirono a farsi fare un contratto dalla Casa Discografica “Il dioscoride di Piazza Saffi” di Forlì, dove incisero “Un disco nel culo” che fu la loro prima prova verso il grande pubblico. Da allora, furono contesi da tutti, tranne che dalla Circonferenza dei Vescovi Romagnoli per i quali il rock era un “fenomeno satanico” e in particolare quello dei “Dirigibily di pioNbo”, in quanto pare che vi fossero delle correlazioni tra il pizzetto di Becchi e quello di Belzebù. In seguito vi fu la storia di una strana “stella a cinque punte” che in realtà era un volantino delle Brigate Rozze che i nostri non avevano neanche letto, e quindi siccome messa all’arrovescio, fu facilmente scambiata per un simbolo satanico. Infatti, ne parlò anche il giornalino parrocchiale “La crosta di Cristo” della Parrocchia di San Crispino, affermando che “esiste un profondo turbamento, nel sentire questo tipo di musica, per noi che eravamo assuefatti all’Orchestra Ruspa di Massalombarda”. Nonostante ciò, furono chiamati a suonare alla Festa della Birra di Cotignola, alla Convention delle Sessatrici di Castelbolognese, e infine alla Sagra del Cinghiale tartufato di Zattaglia.

Dopo questi importanti appuntamenti, che li consacrarono al grande pubblico della bassa romagnola, furono chiamati anche a Frogstock, il più grande raduno hippy e metallaro di Riolo Terme, e fu a quel punto che Roberto Piantala, capì l’enorme potenziale della sua band. Infatti, sul palco di Riolo, messo in risalto il suo bel fisico con una mise di simil-pelle nera, una giacchetta aperta sull’ampio petto villoso, e una parrucca viola da metallaro, esordì grattandosi il pacco e gridando come un ossesso “Muovete quel culoooooooooooooo, stronziiiiiiiiiiiiiiiiii!!!!!!!” e in quel momento diventò per tutti il Re del Rock e del Galateo. Le donne svenivano ai suoi piedi, specialmente quando si toglieva le scarpe, e ogni sera occupavano un albergo diverso. Si narra per esempio, che a Zadina avevano prenotato ben tre piani della Pensione “Stella Maris” con le loro ragazze, due baldraccone di terz’ordine pagate con gli spiccioli rubati da un cassettino delle elemosine, e per tre giorni e tre notti fecero una grande festa, interrotta solo per qualche tenera telefonata alla mamma.

Racconta Gimmi Pagina che scrivevano le loro canzoni buttando lì delle parole a caso ritagliate da “Famiglia Crostiana”, e questa sarebbe stata la ricetta del loro grande successo e anche della loro “maledizione”! Pare che veramente, se lette all’arrovescio, tutte quelle boiate dicessero cose quasi intelligenti.

La band si sciolse alla fine degli anni ’80 per esaurimento della vena creatin…pardon, artistica. Ormai avevano venduto 467 copie dei loro dischi, quasi tutte curiosamente a Boncellino, e si ritenevano quindi soddisfatti.

Ora, però, i fab four della Bassa Romagna sono uomini maturi e in carriera. Pagina fa il correttore di bozze al “Resto del Cretino”, Piantala ha un vivajo di ranuncoli a Valverde di Cesenatico, Becchi ha una catena di macellerie equine e Buono dirige un’agenzia di gorilla che proteggono alcuni dei più bei nomi della politica internazionale.  

chi era anullo servo

ululato da Pralina alle ore 21:00 lunedì, 25 gennaio 2010  
 
Storie delle storie degli anarchici – Chi era Anullo Servo?
 
Anullo Servo nacque a Casalborsetti il 25 dicembre 1896, quindicesimo figlio di Evarista Branchiplasti e Atutto, fieramente analfabeta, fu inutilmente avviato al lavoro come garzone di fornaio, spalatore di rena, spazzacamino, aiutante di Babbo Natale, operaio tessile, allevatore di bachi da seta, guardiano di porci, puntaspilli in una grande sartoria, finché un bel giorno all’età di 21 anni mentre stava bevendo il suo quarto di litro rancido in una bettola malfamata, avvenne il suo incontro con Walter Montanari, socialista libertario di Granarolo iscritto alla S.U.D.I.C.I.O.N.I. (Sudata Unione Dopolavoristi Italiani, Cambiatevi Indumenti O Non Indossateli troppo) lo convinse a fare un attentato all’allora Ministro dell’Interno nonchè delle Pari Opportunità Personali Egemonio Naromi, personaggio odiatissimo e temutissimo dalla plebaglia indemoniata e dai rejetti che affollavano i maleodoranti vicoli in cerca di un godimento fugace. Anullo Servo perì miseramente, se non erro il 26 aprile 1917,  durante la Parata degli Orfanelli di Guerra, con una rudimentale e ridicola bomba in mano, ma a quanto pare efficace contro sé stesso, prima ancora d’averla lanciata contro la carrozza di Egemonio Naromi.
Riuscì appena a dire “Viva la monarchia!” perché non gli era ben chiaro che tra monarchia e anarchia c’è una differenza abissale. Dopo questo tentennamento d’attentato, furono perquisite tutte le sedi degli anarchici e dei socialisti nonché i centri d’igiene mentale, e vennero promulgate le famose Leggi Speciali a difesa del Ricco Sfondato. Questo figlio del popolo, questa anima semplice, resterà nei nostri cuori come fulgido esempio dell’inutilità di questa nostra istessa esistenza.

Vedi sotto la testa in marmo sereno di Anullo Servo, scolpita dalla mai troppo compianta ninfomane Tristana Bigodini. A immemore memoria, noi ti memiamo e ti memeremo sempre.