Archivi categoria: phederpher

la terra degli uomini rossi

02 settembre 2008  

La Terra Degli Uomini Rossi 

Dite quello che volete ma io alla fine ho pianto. Sarà retorica, sarà tenerezza di cuore o quant’altro che vi pare, ma io ho pianto. Perchè questo film che ho visto in prima mondiale “Birdwatchers – La Terra Degli Uomini Rossi”, può

 manifesto

e deve prima commuovervi e poi farvi incazzare di brutto. Ancor prima della proiezione si era pianto in conferenza stampa, dove una giovane protagonista del film, Eliane Juca Da Silva, 19 anni, ha parlato delle condizioni di vita del suo gruppo etnico, gli indios Guaranì-Kaiowa, protagonisti del film, e da cui proviene il nostro amico LALUS, che ha curato il casting della pellicola: “La mia presenza qui è una grande speranza. Non voglio giudicarvi, ma noi non abbiamo più foresta e abbiamo bisogno di cacciare e pescare, e non ci sono nemmeno più fiumi. I nostri giovani non hanno più speranza. Siamo esseri umani COME VOI, utilizziamo i vostri stessi vestiti… ma i fazenderos ci accusano di essere invasori, mentre noi vogliamo solo la nostra terra“. Il film è ambientato nel Mato Grosso e narra il confronto/scontro tra fazenderos, che possiedono lussuose ville e coltivazioni transgeniche e gli indios, poverissimi e scacciati dalle loro legittime terre. La vicenda narra di un gruppo di turisti venuti a guardare gli uccelli in una di queste ville, la cui moglie del proprietario è una rediviva e bravissima CHIARA CASELLI. Ad un certo punto un gruppo di indios guidati da Nadio (Ambrosio Vilhalva) e da uno sciamano, si accampa ai confini della proprietà per rivendicare, prima timidamente e poi con forza, la propria terra. In realtà è Vilhalva stesso l’ispiratore vero del film, in quanto la vicenda narra la vera storia di una di queste lotte portata avanti proprio da lui. In conferenza stampa ha detto: “L’opinione pubblica in Brasile sa della nostra esistenza solo attraverso le notizie dei suicidi dei nostri giovani (poche settimane fa difatti è toccato ad un giovane attore del film, aveva solo 17 anni), perchè chi non ha prospettive può solo fare questo. E questo dimostra che non c’è giustizia, ma solo indifferenza“.

Il regista Marco Bechis (a destra), 2278138469-venezia-lacrime-degli-indios-commuovono-lidoha rincarato la dose, dicendo: “Non ho avuto bisogno di inventare granchè, mi è bastato incontrare Ambrosio e narrare la sua storia. Purtroppo sono molto scettico che qualcosa possa cambiare in meglio. Gli interessi a che gli indios spariscano per sempre, sono molto potenti. E pensare che a loro basterebbe riavere indietro anche soltanto il 20 per cento della loro terra“.

Il Film esce oggi nelle sale e parte degli incassi andrà all’organizzazione SURVIVAL, che dal 1969 cerca di fare qualcosa per i gruppi indigeni del mondo, sempre più emarginati e sterminati. La distribuzione è curata da RAICinema. Io spero che questo film vinca tutto il possibile e l’immaginabile e che tanta gente lo vada a vedere e s’incazzi come è successo a me. Questo modello di sviluppo sta portando all’autodistruzione del Pianeta, mentre i politici, con il loro codazzo di idioti a pagamento, ci rovesciano quotidianamente dai mass media la loro immondizia morale e culturale. E’ ora di svegliarsi prima che sia troppo tardi,   ammesso che non siamo già oltre il punto di non ritorno.

250 anagrammi di silvio berlusconi

sabato, 12 novembre 2011 

Conferenza-spettacolo di Franco Costantini, ritenuto il più grande anagrammista italiano, con oltre 250 anagrammi su Silvio Berlusconi, e su molti altri personaggi noti. Grande attore, grande poeta, finissimo dicitore, e considerato, last but not least, uno dei più grandi conoscitori italiani di Dante Alighieri e della classicità greca e romana. Brillante conferenziere. Una chicca per pochi, purtroppo.

phederpher

unire l’ente futile all’ente dilettevole

ululato da phederpher alle ore 13:08 sabato, 31 ottobre 2009

Indovina indovinello, cosa presiede il Prof. Zoppello? Forse manco suo cugino sa che il suddetto è il Presidente dell’Ente Nazionale Sementi Eletti (ENSE), come si apprende da un comunicato del Consiglio dei Ministri. L’Ente ha anche il suo bel sito, tutto verde, la sua ottima sede in quel di Milano, funzionari, portieri e addetti alle pulizie, e il suo giusto peso nei finanziamenti pubblici. Sì, ma di che si occupano? Certificano i prodotti sementieri (anche gli OGM?), controllano le piantine di ortaggi e brevettano le “novità” vegetali, spedendo probabilmente le royalties al Vaticancro, dato che dicono di essere i rappresentanti dell’Altissimo. Con un facile giro sul sito par di capire che se uno si alza la mattina e trova una patata mega nell’orto, la può portare all’ENSE dove loro ci appigliano un timbro sulla buccia, legalizzando così l’esistenza del tubero clandestino. Oltre all’ENSE abbiamo poi una pletora di Enti, tutti molto meritori come l’ACI (del quale sono stato socio per due decenni almeno), ai quali il Governo ha imposto una “ristrutturazione” per un loro miglior funzionamento. Insomma, fra un pò conteremo i morti anche in questo campo. Fra i confermatissimi, però, già troviamo una serie di nomi e sigle illustri e degnissime. L’Istituto Agronomo per l’Oltremare ad esempio. Che fanno costoro? Intanto il sito è in inglese, ma pare si occupi di ricerche agricole nei Tropici, ottimi luoghi, sembra, per fare “ricerche”. Sopravvive l’Istituto Postelegrafonico: alzi la mano chi di voi ha mandato un cablo via telegrafo negli ultimi ventidue anni. E come rinunciare alla Scuola Archeologica Italiana in Atene, dove gli aspiranti reperitori di vasi micenei si rivolgono notoriamente a frotte? Scuola antica, peraltro, visto che esiste da oltre un secolo. E per i giovani molestati a scuola c’è qualcosa? Ma certo che sì, qui abbiamo nientepopodimenocchè l’Agenzia Nazionale Per I Giovani, il cui onorevole scopo è lo sviluppo della solidarietà e della tolleranza al fine di rafforzare le “coesione sociale”. A scuola vi minacciano con un temperino? La vostra fidanzatina viene stuprata, filmata e resa celebre su Yutubb? Niente paura, si chiama l’ANPIG, che celeri celeri arrivano, montano un bel gazebo, raccolgono firme e vi regalano quattro santini di Don Bosco e cinque di San Ciccillo. Potrei continuar per ore, ma il tempo, tiran, mi manca. Un dubbio, pria del desinar, feroce, m’assal: non è che il Prof. Zoppello è dentro ai Consigli d’Amministrazione e/o Collegi Sindacali di alcune di queste indispensabili realtà? Forse, ahimè, non lo sapremo mai.
 
phederpher
 

il paradiso è adesso!

lunedì, 25 agosto 2008  

Il Paradiso è adesso! 

Il worshop tenutosi a Pesaro lo scorso weekend è stato molto faticoso, vuoi per il caldo umido, tipico delle città sull’Adriatico, vuoi per l’impegno fisico che effettivamente richiedeva. Dodici ore di lavoro in due giorni, all’interno del festival APNEA (il che è tutto dire), all’interno della Rocca di Pesaro, in contemporanea con la notte bianca e, dulcis in fundo, con la Festa Provinciale del PD, stroncherebbero anche un bue. Comunque abbiamo fatto anche questo piccolo passettino verso l’immortalità. Si lavorava per la messa in scena del fulcro centrale di PARADISE NOW!, mitico spettacolo messo in scena dal LIVING nel mitico anno 1968. Il Living era nato circa una quindicina d’anni prima a New York, fondato da Julian Beck e Judith Malina, la sua compagna. Fin dall’inizio e maggiormente negli anni 60 il loro teatro, tipicamente artaudiano nelle movenze, fu un teatro di denuncia sociale contro la guerra, il capitale e la religione organizzata, coerentemente ai loro ideali anarco-pacifisti. PARADISE NOW!, che veniva interpretato nella totale nudità degli attori (cosa che però noi non abbiamo fatto), era una pièce in cui il pubblico veniva coinvolto e diventava partecipe, specialmente quando ogni singolo attore si avvicinava ad uno del pubblico e gli urlava addosso: “IO NON SO COME FERMARE LE GUERRE!”. La pièce è in realtà un’insieme di domande, di scene collettive, una denuncia continua contro le angherìe e i soprusi a cui la società ci costringe nostro malgrado. Il tutto parte da uno schema che si gioca su sette rituali di consapevolezza e di evoluzione, che coinvolgono i chakra, ed evocano le Scritture Sacre di varie culture, da quelle ebraiche a quelle indù. Se il bambino nasce innocente, perchè col crescere diventa violento? Perchè la società lo è quando non se ne vede la necessità, dato che il pianeta può provvedere con larghezza per i bisogni di tutti? E quali sono i motivi di tante divisioni? Stati, lingue e religioni diverse, se tutti veniamo dalla stessa coppia? Domande destinate certamente a restare irrisolte, e che ancor più uno spettacolo teatrale non ha la pretesa di risolvere, ma intanto cominciare a porsele è un buon inizio.

 firenze 198

Nella foto a destra  potete vedere l’attore Gary Brackett, del Living, mentre nelle altre duefirenze 200, altrettanti momenti del laboratorio, tenutosi nel cortile di un’antico palazzo nobiliare in pieno centro. Avendo lasciato a casa la digitale, ho dovuto scattare le foto sullo schermo, scegliendo le immagini  dalle riprese con la telecamera. Per cui si vede il flash e si capisce che sono immagini televisive. Me ne iscuso con chi leggerà queste povere note. La grande fatica

 firenze 202

delle due giornate è stata in parte ripagata con la visione di uno dei più bei panorami d’Italia. Si prende la statale 16 verso Rimini e si devia a destra verso Casteldimezzo. Si arriva così a quota 220, in questo pittoresco paesino a picco sul mare, da cui si scende tranquillamente verso Gabicce Monte, avendo sempre alla destra il mare Adriatico con vari punti panoramici di tanto in tanto. Il colpo d’occhio è unico: a nord tutta la costa romagnola fino a Cesenatico, a sud la costa marchigiana fin dopo Pesaro. Se siete romantici questo è il vostro itinerario, e se non siete romantici è il vostro itinerario lo stesso. Bene, per oggi è tutto ma tenetevi forte perchè sta per arrivare un’intervista del nostro direttore Alcyde Brunazzi che è andato a Firenze alla phesta del Partito Democritico e ha messo sotto torchio un alto papavero del maggior partito d’opposizione, o presunta tale. Sto sbobinando il tutto e ne sentiremo davvero delle belle… mo sorbole!

living theatre

lunedì, 02 giugno 2008

LIVING THEATRE: la leggenda continua!

brig-brad

brig22

firenze 109

Dopo alcuni anni di assenza, riecco il Living Theatre, un grande e gradito ritorno dopo il definitivo smantellamento della base in Europa che era situata a Rocchetta Ligure, in alta Val Borbera, provincia di Alessandria. Sono salito fino a Moncalieri, cittadina della cintura sud torinese, dove si esibivano presso le ex fonderie Limone, una vecchia struttura industriale recuperata magistralmente e adibita ora felicemente a luogo di cultura. Lo spettacolo proposto è un must del Living, “The Brig”, scritto da Kenneth Brown nel lontano 1964. Uno spettacolo che all’epoca fu censurato dalle autorities americane per lo “scandaloso” messaggio antimilitarista proposto (si era all’inizio della disgraziata avventura nel Vietnam), e che così lo rese, però, ancora più popolare fino a farne diventare un classico. La situazione si ispira alla poetica del “teatro della crudeltà” di Antonin Artaud. In pratica è la cronaca giornaliera di un gruppo di marines agli arresti per aver commesso infrazioni di vario tipo, vessati e oppressi dai loro colleghi, ora carcerieri, i quali provano un particolare piacere sadico nell’infliggere punizioni e umiliazioni di ogni genere ai loro commilitoni. Lo spettacolo è crudo: i pugni nello stomaco sono autentici, le scene di violenza sono ben realizzate in tutta la loro carica di odio verso colui che non è più visto come essere umano ma come nemico da umiliare e terrorizzare. Un testo, quindi, che ripropone come gli eserciti siano delle macchine generatrici di follìa allo stato puro, e come le guerre siano il naturale sbocco di tanta e tale perversione mentale. In scena c’è ormai la quarta generazione del Living: giovanotti di belle speranze, bianchi, neri e ispanici, coadiuvati dai sempreverdi Tom Walker e Gary Brackett, che li hanno selezionati dopo una lunga serie di provini presso il loro nuovo spazio in Clinton Street, a New York. Assente, dopo il recente lutto che ha sofferto, la cofondatrice del Living, Judith Malina, ora ottantenne. Ottima la scenografìa e perfetti i meccanismi sulla scena. Tanta perfezione tecnica, però, fa nascere qualche dubbio sulla reale convinzione degli interpreti sulla valenza concettuale ma sopratutto politica del testo a cui stanno lavorando. Il Living Theatre era una compagnìa di matrice pacifista e anarchica: si può dire lo stesso ancora oggi? O non rischia di diventare il feticcio di sè stesso, cosa peraltro successa a tante altre realtà? Comunque sia, bene che ancora oggi si riescano a vedere spettacoli di questo tipo. Purtroppo viviamo in un contesto storico in cui nazionalismo, razzismo e militarismo sono sempre più in auge, e non è un caso che io scriva questo post proprio oggi, 2 giugno, dopo ore di melassa patriottarda da quattro soldi vista in televisione. Concludo con un pensiero poetico dello scomparso Hanon Reznikov, dal titolo “Missione”. 

Per interrogarci

chi siamo gli uni per gli altri

nell’ambiente sociale del teatro

per sciogliere i nodi

che conducono alla miseria

per stenderci attraverso

il tavolo del pubblico

come portate ad un banchetto

per metterci in moto

come un vortice che trascina

in azione lo spettatore

per accendere i motori segreti del corpo

per attraversare il prisma

ed emergere come arcobaleno

per insistere che ciò che accade

nelle prigioni importa

per gridare “non in mio nome”!

nell’ora dell’esecuzione

per spostarsi dal teatro

alla strada e dalla strada al teatro

questo è cio che il Living fà oggi.

Ed è quello che ha sempre fatto.

innamorata, eh…

ululato da Pralina alle ore 21:06 domenica, 25 gennaio 2009  

In questi giorni sono veramente distratta. Stasera mio figlio mi ha chiesto il dolce, ed io gli ho messo in tavola la scatola dello zucchero (con grande divertimento di mio figlio, che ha pensato ad uno scherzo). Sto ancora ridendo!
 
https://i0.wp.com/parisparfait.typepad.com/paris_parfait/images/2008/01/18/coeur_de_voh_new_caledonia_5.jpg 

l’uomo che verrà

ululato da phederpher alle ore 17:12 sabato, 20 febbraio 2010 

 
Lasciamo il campo ad una cosa seria e incredibilmente bella. CLAUDIO CASADIO, mio coetaneo e concittadino, da oltre venticinque anni attore diplomato al DAMS di Bologna e cofondatore assieme a RUGGERO SINTONI del gruppo ACCADEMIA PERDUTA, che gestisce la programmazione di buona parte dei teatri romagnoli, ha esordito nel cinema dopo oltre vent’anni di spettacoli per ragazzi. L’occasione è il bellissimo film del regista Giorgio Diritti “L’Uomo Che Verrà”, che ha già vinto tre prestigiosi premi al Festival del Cinema di Roma nell’ottobre scorso. Trama del film: “Inverno 1943. Martina ha otto anni e vive alle pendici di Monte Sole, a sud di Bologna, ed è l’unica figlia di una famiglia di contadini che fatica a sopravvivere. Anni prima ha perso un fratellino di pochi giorni e da allora ha smesso di parlare. Nel dicembre la madre rimane di nuovo incinta. I mesi passano e la guerra (siamo vicini alla famosa Linea Gotica, di cui parlerò presto) si avvicina. E la vita si fa ancora più dura. Nella notte fra il 28 e il 29 settembre 1944 il piccolo finalmente viene alla luce. In quei giorni, però, le SS scatenano nella zona un rastrellamento senza precedenti, che porterà alla tristemente famosa strage di Marzabotto”. Questo film, insomma, racconta la guerra vista dal basso, da parte di chi suo malgrado ne viene coinvolto. Diamo spazio ora alle parole di Claudio, una bellissima faccia cinematografica chissà perché arrivata al cinema solo a 52 anni.
 
images

 
“La tremarella all’inizio era tanta. Al primo giorni di riprese mi ripetevo: “Ma chi me l’ha fatto fare?”. La mia unica esperienza risaliva al 1978 come comparsa nella fiction IL PASSATOR CORTESE (la madre del bandito era interpretata da una grande attrice di teatro dialettale, LUISA FIORENTINI; con cui ho lavorato due anni, ndr). Questo film era la mia prima vera esperienza su un set. Il regista (Giorgio Diritti, ndr) aveva pensato a me dopo avermi visto in uno spettacolo per ragazzi, ed era rimasto molto colpito dal modo in cui raccontavo le favole, e quindi mi propose la parte del ruolo maschile principale. Bè, mi piacque molto, in quanto vengo da una famiglia molto provata dalla guerra e ho conosciuto di persona molti partigiani. Nel personaggio ho inserito un pò tutte le storie sentite e vissute”. 
 
Oltre a Claudio nel film ci sono due volti noti femminili, MAYA SANSA e ALBA ROHRWACHER, più uno stuolo di attori locali e comparse che recitano in dialetto bolognese della collina, tanto che alla prima del film a Bologna, presso il Cinema Lumière, molti bolognesi non sempre riuscivano ad afferrare il significato delle battute. Il film, comunque, ha fatto registrare il tutto esaurito per tutte le giornate in cui era stato programmato. 
 
“Giorgio Diritti è un regista molto bravo. Ha raccontato la strage di Marzabotto con grande onestà intellettuale e con grande amore. Non ha fatto un film patetico. Nel montaggio ha tolto scene troppo “strappalacrime”. Quando abbiamo girato le scene dell’eccidio, c’era silenzio e la consapevolezza di fare qualcosa di molto importante. Abbiamo girato per quasi due mesi, in novembre e dicembre, ed è stato molto faticoso. Faceva freddo, pioveva, poi è anche nevicato. E’ stata una prova fisicamente durussima. Per caricarmi facevo finta che il mio solito pubblico teatrale fosse la troupe che mi stava davanti” 
 
Abbiamo citato il suo collega attore e socio RUGGERO SINTONI. In effetti è merito suo se Claudio ha avuto questa occasione, in quanto ha fatto in modo che Diritti venisse a vedere un suo spettacolo, POLLICINO, che poi ha convinto il regista in modo definitivo. Ora il film è nelle sale, distribuito da MIKADO, e sta sbarcando anche in Francia. Ma Claudio non si è montato la testa e continua a fare teatro per ragazzi (da qualche anno fà tournèe un pò in tutta Europa), considerando questa esperienza come una piacevole e stimolante parentesi. Che dire di più? Appena lo vedete dalla vostre parti, correte al cinema!