Archivi categoria: pittura

HERE&NOW * COLLETTIVA D’ARTE al MUSEORFEO BOLOGNA 27 – 28 gennaio

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CURATRICE: Ottavia Villani

Patrizia Diamante

Still life: natura mai morta, anzi, ancora vivente. 2016

100X80 cm, pittura ad olio su tela e faesite

Nel 1986 all’Accademia iniziai questo dipinto a olio, che per varie ragioni finì abbandonato in un garage. Ripreso nel 2016, ho giocato su formale e informale: un fondale grigio diventa una dedica al Maestro Jackson Pollock, da cui la deriva “anarchica informale”. I bozzetti che abbracciano il quadro in una cornice libera sono stati preparati in seguito, perché il dipinto è un’opera ancora in corso, e così ogni correzione, aggiunta, cambiamento di rotta, divertissement, nota, citazione, e persino la cornice diventa parte integrante, cambiando l’oggetto in progetto”. Queste sono le parole dell’artista in merito a quest’opera, nata appositamente per la mostra HERE&NOW. Partendo da una natura morta semplice, Patrizia Diamante ha voluto seguire la scia dei movimenti artistici più contemporanei, uscendo dai limiti della tela per sperimentare nuovi spazi e accedere così all’arte del “qui e oggi”. Nei quadretti che circondano l’opera possiamo ritrovare il segno di Pollock, Rotella, Mondrian, ma anche importanti forme d’arte di questo ultimo secolo, come l’uso della fotografia e il gioco. In uno spazio mai chiuso, mai finito, mai “incorniciato”, ha saputo dare vita più che mai a una natura morta, che appunto, morta non lo è più.

BIOGRAFIA

Patrizia Diamante è nata a Faenza nel 1963. Ha cominciato a dipingere a 14 anni da autodidatta. Dopo un lungo tirocinio come decoratrice di ceramica e un diploma in grafica pubblicitaria per la Regione Toscana, nel 1986 si è diplomata in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze con il Maestro Silvio Loffredo, che fu già allievo di Oskar Kokoshka. Innamorata dell’arte classica, ma fortemente suggestionata dalla pittura moderna e contemporanea con ampi margini di sperimentazione, specializzata nel ritratto dal vivo o da fotografie con varie tecniche, ha allestito molte collettive e personali di pittura e partecipato a esposizioni d’arte internazionali. Ha prodotto anche disegni per tatuaggi, vignette e loghi per giornali, vetrine decorate, arte postale, copertine di libri e oggettistica d’arte. Oggi le sue opere si trovano in numerose collezioni pubbliche in Italia e all’estero, mentre lei vive nella piccola città natale di Silvestro Lega, Modigliana e si occupa di insegnare disegno e pittura.

Contatti: www.diamantestudio.jimdo.com; Patrizia Diamante (nella foto di Luca Donati, con il direttore Eugenio Santoro)

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CHI E’ DENTRO E’ DENTRO, CHI E’ FUORI E’ FUORI.

Recentemente mi è capitato di partecipare a una kermesse di paese, una collettiva d’arte dalla quale avrebbe dovuto uscire una rosa di candidati per un’altra kermesse di paese, in un’altra nazione. Era molto tempo che non partecipavo a collettive, ma mi è parso di capire che il livello di competitività si sia pericolosamente alzato, se persino a una piccola collettiva di provincia senza una grandissima importanza, ci siano stati comportamenti assolutamente poco chiari da parte di organizzatori e artisti. E qui chiedere chiarezza è troppa roba, viviamo nel caos dei segni. Ciascuno ama il proprio piccolo palcoscenico e sgomita per arrivare alla “notorietà”, anche a discapito del pensiero critico e indipendente. Non sono critica d’arte, sono “solo” una modesta pittrice ai margini di questo mercato che pare prediligere non le vacche migliori, ma quelle più raccomandate o “ricche” mandate. Ho partecipato con le mie opere a moltissime collettive e personali in ogni luogo ormai, in magazzini del sale, fortezze militari, scuole, case del popolo, caffè, pub, ex chiese, ex fabbriche, ex camere da letto, fondazioni di lusso, gallerie cittadine, giardini pubblici, manifestazioni pubbliche e selezioni internazionali. Mie opere si trovano in collezioni pubbliche e private in Italia, Francia, Germania, Serbia, Algeria. Ho condotto un programma radiofonico sull’arte per quattro anni, ho intervistato molti artisti, ne ho letto le storie, ho cercato di capire che caspita fosse la chiave per il “successo”. Ebbene qualche idea me la sono fatta. Nulla a che spartire con la critica dotta del tale o talaltro personaggio, io lo ripeto sono una modesta pittrice, modesta per le mie possibilità, non per il mio talento, ho combattuto sul campo, mi sono fatta le ossa così, più spesso me le hanno spezzate. Ebbene l’idea principale che mi sono fatta, è che la chiave del successo anche per noi artisti sia nello sborsare copioso denaro agli addetti del settore, che sono i critici, i galleristi, i mercanti d’arte, i collezionisti che fanno tendenza, fino alla cima di questa piramide che è il giochino costituito da pochi miliardari. Non parlo del piccolo collezionista, motivato dal cuore, capace comunque di grandi slanci anche economici perché cosciente della necessità dell’arte, parlo proprio dello squalo di prim’ordine che fa speculazioni (la finanza insegna) e crea bolle attorno ad artisti di grande effetto visivo e soprattutto di grande impatto mediatico. Incredibile, direte, eppure in ogni occasione l’esborso di danaro è l’unico modo per andare oltre la semplice vetrina, per avere maggiore visibilità. Anche sul web le cose funzionano così, hai un buon sito e sei iscritto ai social network ma non decolleranno mai senza un buon budget, ti tengono apposta sul profilo basso quando capiscono che vorresti decollare. Ne consegue che l’artista non può vivere essenzialmente del suo lavoro, se non ha una ricca famiglia alle spalle, un lavoro ben avviato, una buona pensione, e ne consegue che probabilmente ha più chances un pensionato ricco che lo fa per hobby, di un giovane bravissimo che vorrebbe viverci… ma non è questo il succo del mio discorso. Le cose più o meno sono andate sempre così, all’estero come in Italia, l’arte si muove sempre coi soldi, oggi però la situazione diventa drammatica anche perché la quantità di opere rispetto alla reale possibilità di utilizzo è diventata esorbitante (io dico sempre che le nostre case dopo la guerra sono diventate, nei decenni, troppo piene di oggetti); ciascuno si sente artista arrivato anche senza lavorare molto, basta che le sue opere si “aggancino” a qualche corrente nota, di tendenza. E così il furbo può avere più possibilità di diventare famoso, di quello che ha sudato sette camicie. Allora tutto è inutile? non proprio, magari noi artisti stessi dovremmo trovare la forza per allearci e collaborare o creare nuove occasioni per lavorare, ma come dicevano i romani “dividi e impera” a tutto beneficio degli imperatori delle bolle speculative (banche, finanza, petrolio) di chi viene acquistato per miliardi di euro. Ritorno alla frase che mi disse una brava cuoca con molto senso pratico, quando le chiedevo “come fare per entrare nelle situazioni”. Appoggiò le mani al tavolo, e mi disse ridendo: “Come, non sai come funzionano le cose? Chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori!”.

Patrizia Diamante

1 STUZZICADENTI X JARRY A BARCELONA.

Congreso Patafísico “Lacan Can Cabinet” (Barcelona) | Barcelona, Spain

13576760_1324754550872272_2162792106961135304_oSociedad Excéntrica presenta:

LACAN CAN CABINET o las palabras anteriores al comienzo
I Congreso Patafísico de Barcelona16, 17, 18 Tatane 143 E.P. – Barcelona
(29, 30 y 31 de julio de 2016 vulg.)Sociedad Excéntrica de Barcelona
El Otro Ilustre Colegio Oficial de ‘Pataphysica de Valencia
COLLAGIUM PATAPHYSICUM ITALICUM
DECOLLAGIUM PATAPHYSICUM FREIBURGENSELa Createca (c/ Comte Borrell, 122)

EXPOSICIÓN 1STUZZICADENTIXJARRY
Con obras de Afro Somenzari, Alain De Clerck, Alessio Balduzzi, Alphonse Ferrara, Andrea Alberti, André Stas, Bruno Bontempo, Capitaine Lonchamps, Carlo Battisti, Cecilia Guastaroba, Chiara Fabbri Colabich, Claudio Cominelli, Daniel Madrid, Emily Joe, Ezia Mitolo, Fabienne Guerens, Gerardo Di Fiore, Georgina Soler, Gigi Conti, Giuseppe Schifani, Gretel Fehr, Guillaume Po, Gyury Macsai, I Santini Del Prete, Jacques Lizène, Luc Fierens, Malek Pansera, Marc Decimo, Marilù Cattaneo, Marco Baj, Marco Maiocchi, Mario de Carolis, Mario Persico, Massimo Pisani, Michel Fourquet, Muriel Zanardi, Max-o-matic, Paolo Albani, Patrizia Diamante, Pino Guzzonato, Pol Pierart, Riewert Ehrich, Ruggero Maggi, Tania Lorandi, The Big Bosse de Nage, Thieri Foulc, Toni Navarro.

ECCO I TRAMAZZOTTOLI, I CIOTTOLI DEL FIUME TRAMAZZO DIPINTI CON COLORI ACRILICI – modello testuggine, formati mignon e medio… :)

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UNO SGUARDO UMANO

Tu lo sai bene: non ti riesce qualcosa, sei stanco e non ce la fai più. E d’un tratto incontri nella folla lo sguardo di qualcuno – uno sguardo umano – ed è come se ti fossi accostato a un divino nascosto. E tutto diventa improvvisamente più semplice.

Andrej Tarkovskij

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ci vuole tempo per la guarigione

ululato da Pralina alle ore 10:22 lunedì, 31 marzo 2008

 
Ci sono due categorie di persone che non riesco a sopportare. Gli invidiosi (una terza categoria, fuori concorso) mi fanno pena ma li ritengo pericolosi per la mia vita, perciò cerco di evitarli come la peste… ma i furbi e i presuntuosi, due categorie ampiamente rappresentate in ogni dove, specialmente nel nostro paese dove fare i “furbi” è la qualità migliore e la presunzione è l’unico modo di risolvere i problemi… ecco, i furbi e i presuntuosi mi fanno veramente incazzare. Ci sono persone che si credono Gesù Cristo e si ritengono capaci di passeggiare sulle acque!  
 
 

Persone dotate di raggi X, di poteri di guarigione, addirittura di resurrezione… terapeuti dell’anima che operano cambiamenti miracolosi in una settimana, come quelle pancere che ti fanno perdere 20 chili senza fatica… gente che appena ti vede ha già capito tutto di te, mentre tu sei lì che ancora cerchi, loro hanno già TROVATO!

Ebbene, venghino, siorre e siorri, la panacea per tutti i mali esiste, ma non è nelle vostre mani!

Io, che ho centinaia di difetti, non ho mai pensato di poter “guarire” una psiche sofferente ad esempio, mi limito ad ascoltare la gente quando vengono a confidarsi da me, faccio loro i tarocchi, mi immedesimo nei loro problemi e dopo avere ascoltato tanto, ispirata dalle immagini archetipe (meditazione junghiana) suggerisco alcune soluzioni positive. Specificando che i tarocchi non sono LA risposta (non sono nemmeno un metodo scientifico) e che sarà la persona stessa a trovare, se vuole, la sua via migliore per stare bene.
Perché sono convinta che la “soluzione positiva” ci sia nella maggior parte dei casi, ma sta nella persona trovare la risposta dentro di sé, e non affidarsi a dei ciarlatani, guru o santoni. La maggior parte delle volte, abbiamo soltanto bisogno di essere ascoltati. L’atto dell’ascolto significa accoglienza e amore. Significa svuotarsi di sé, e ciò non è per niente facile in una società competitiva ed egocentrica come la nostra. Si preferisce partire subito con un giudizio o una imposizione, che ovviamente non è che un muro! Ci vuole tempo per la guarigione, un termine di misura che ormai con la connessione super veloce abbiamo perso. Quanto tempo? E’ soggettivo, a volte le cose si risolvono in fretta, a volte no… ma di sicuro nessun* può stabilire i tempi degli altri. Ci vuole molta umiltà per aiutare una psiche sofferente o malata, tanta ne deve avere il medico e il chirurgo che opera su un corpo, ma se persino un medico e un chirurgo possono sbagliare (e sono passibili di ripercussioni giudiziarie), non vedo perché chiunque possa fare diagnosi a casaccio addirittura on line sulla psiche umana, che fra l’altro è assai più complessa e imprevedibile del corpo fisico.

Ecco, ora non ho tempo per trattenermi oltre al computer, ho già rubato troppo tempo alla mia pittura che merita molto di più di un post, ma è solo per mettere giù un paio di riflessioni che di fronte a tanta sapienza sbandierata. Perché onestamente di tanta saccenza ostentata, di tanti “apprendisti stregoni” che parlano per frasi fatte e ragionano per stereotipi ne ho le palle piene, e come diceva mio nonno, preferisco mettermi da parte davanti alla supponenza di chi crede di sapere tutto.

la gomma pane la mangio

Martedì 11 aprile – ore 17.30 per Fedeli alla Linea in Jazz Line Pralina intervista la sua anima gemella Alessandro Denci Niccolai, pittore illustratore romano

 
Chet Baker * quadro a olio di Alessandro “Hobbs” Denci Niccolai

Novaradio Firenze 101.5
tutte le info sullo streaming
http://www.novaradio.fol.it

Che dire, sono un illustratore, ed è la prima cosa che dico perchè il lavoro che faccio e cerco di fare ha molto a che vedere con quello che sono. vivo disegnando, qualunque cosa, in qualunque modo, perchè mi piace, perchè mi viene facile perchè per vivere devo usare la fantasia, che insieme allo humor sembra essere l’unica cosa in dotazione nel mio pacchetto… sono così, io, vivo ad orecchio…

dal blog Citarsi addosso

scrive Hobbs

La gomma pane la mangio, dato che non faccio mai bozzetti e disegno direttamente i definitivi. E poi, perché ho fame. Questo lo sanno in pochi, sono un illustratore discreto io, nel senso che parlo poco. I personaggi vengono a trovarmi di tanto in tanto, il mio preferito è un tizio a pastelli che si fa chiamare Mr. Crumb. Passa di notte, quando mi scivola la testa e le voci diventano metalliche. Si cala giù da una matita e mi sporca i fogli. Mi passa qualche idea buona e mi ricorda chi sono e cosa ci faccio a questo mondo. Mr. Crumb ha la voce di un parroco di Frosinone, ma lui non lo sa e forse, è meglio così. Ho cominciato a disegnare prestissimo, come se avessi fretta di dire qualcosa, sassi nella scarpa, immagini come rimproveri. Ho sempre amato le matite colorate, più dei pennarelli ma molto meno delle tette, quelle li, mi sono sempre sembrate la cosa più bella mai fatta e, a parte un cuore che feci una volta con una penna biro, credo che sia così. Le tempere sanno di terra invece, il colore si stende a fatica, come quei pensieri da lettino, quelli che per tirarli fuori devi pagare, non come l’olio, che è morbido come la lingua di Camilla e copre e ripassa e cambia davanti agli occhi come certe nuvole nei giorni soffiati. La china ha quell’odore di pesce che ti entra nel naso e punge, carta francese ovviamente è l’unica puttana del porto buona per il mare di segni che ho. I pastelli li mordo e li mangio, ci lascio i segni dei canini, così che si sappia che sono miei e che abbiano il mio odore, spesso la sera mi lasciano strisce blu sulla lingua e mezzelune sotto le unghie, li tengo appuntiti in modo che non mi si fraintenda, un idea è una idea a patto che la capiscano tutti. Poi, di solito, mi sveglio.

“La carta è aristocratica e troia. Deve opporre quel po di resistenza, come un corteggiamento, cedere alle lusinghe del talento e scordarsi il suo setaccio di buona famiglia. Non ho dote, ma posso farla felice. E poi, io l’amo. “


Pralina saids…

Io la gomma pane la arrotolo come un sigaro e mi ci picchietto i lati della bocca (la bocca ha i lati…buona questa)… coi pastelli ho un rapporto feticista, osservo la scatola di latta, sorrido, occhio porcino, la accarezzo con il palmo aperto e finisco per non aprirla ma se la apro e i Derwent o gli Staedler sono ancora lì, godo… i pastelli li appunto con punte a spillo come i tacchi a spillo… tengo i Giotto di riserva, sono cerosi, ma solidi e nostrani, e mi aiutano nelle campiture… i Giotto portano qualche piccolo morso… coi pennarelli mi sporco sempre, anche a distanza di qualche metro, non so mai come possa succedere ma succede… con l’olio ho un rapporto anale, mi trattengo, li tengo chiusi, ma quando vado non mi contengo e tracimo… conosco le gioie della tempera ma solo su muro, e l’acrilico per grandi quadri fatti qualche anno fa. Di tutti annuso il contenuto, e più che a colore vado a naso, e poi, quando sono asciutti, a tatto. Amo toccare i dipinti. Al Guggenheim suonò l’allarme (forse perché stavo pomiciando troppo vicina al quadro). Amo toccare i dipinti, più delle sculture, che mi intimidiscono. Amo le tette più di tutto. Dietro le quinte. Conosco le gioie delle tette e della pittura, delle mie e di quelle delle altre nelle mie fantasie, e dell’effetto delle mie sugli altri sul fatto pratico. Insomma, un tripudio di sensi primaverili.