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Acquistiamo arte! Pagamenti subito!

Questa notte ho sognato un traghettatore vestito di paillettes che si presentava sotto i riflettori.
– Avanti sulla zattera dell’arte c’è posto per tutti. Pittori insieme a fotografi, digital art con scultori e artigiani. Astratto, informale, figurativo. Chi sa fare e chi no. Chi lo fa da 30 anni e chi da 3 giorni, e vi assicuriamo che così mescolati e senza un percorso critico sarete tutti allo stesso livello. Perché la realtà è che tanto non vi compra più nessuno. Oggi siete voi a comprare. Comprate la vostra partecipazione, così potrete dire “io c’ero”. Io sono stato un protagonista dell’arte.
Gli ho detto. – E se uno volesse lavorarci con l’arte?
Mi ha risposto. – Bisogna essere concreti. L’arte è morta e non interessa più al pubblico, ma gli artisti sono ancora vivi, sono tanti e scalpitano per emergere. I mediocri più dei professionisti. In provincia molto di più che in città. Sono diventati loro il mercato, si acquistano da soli.
Gli ho detto. – Ma è assurdo.
Mi ha risposto. – Se uno vuole stare nella sua utopia, è libero di farlo. Noi lo consideriamo un fallito. Oggi l’arte è una vetrina per ego creativi, tu hai un ego creativo?
Gli ho detto. – Ma certo che sì! Ma non è questo il problema. Parliamone.
Mi ha risposto. – Tempo scaduto. Venghino Siorri e Siorre! – e con un magnifico sorriso ha continuato a traghettare artisti.
Mi sono svegliata tutta dolorante ma consapevole di essere in un periodo storico così bello per la cultura. Dico con ironia.

Patrizia “Pralina” Diamante

 

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SORGENTE NATURA… UNA PIACEVOLE SCOPERTA!

Acquista Online su SorgenteNatura.it
Casualmente, navigando in rete, ho scoperto “Sorgente Natura” che opera a Bellaria e che distribuisce i suoi fantastici prodotti, ho effettuato una prima richiesta, sono rimasta così soddisfatta che ne sto facendo altre. Abitando in un piccolo paese delle colline romagnole, ricevere pacchi a casa (sopra i 39 euro le spedizioni sono gratuite in tutta Italia) è davvero comodo. Tornerò a scrivere di “Sorgente Natura” in questo blog, suggerendo ricette di cucina romagnola (anche la pasta fatta in casa) in un piacevole mix di prodotti trovati al mercato locale dei contadini con i prodotti biologici. Stay tuned!

CONSAPEVOLEZZA

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<<Una percentuale considerevole della gente che incontriamo per via è vuota dentro, cioè, in realtà, è già morta. E’ una fortuna per noi che non lo vediamo e non lo sappiamo. Se sapessimo quante di queste persone sono in realtà morte e quante di queste persone morte governano la nostra vita, impazziremmo dall’orrore >> [Georges Ivanovitch Gurdijeff]

TESTIMONIANZE DI FIGLI CHE SONO STATI CONDIZIONATI A RIFIUTARE I LORO GENITORI

Testimonianze di figli che sono stati condizionati a rifiutare i loro genitori. PAS è l’acronimo di Parental Alienation Syndrome. – grazie all’associazione FLAge liberi dall’alienazione genitoriale:

<<Le vittime della PAS scrivono ai genitori che hanno perso
Per anni ho detto ai miei amici che mia madre era morta, e invece era viva. Plagiato da quello che mio padre e la sua nuova moglie dicevano di lei sono stato alienato: “la malattia di tua madre la rende pazza, se non stai attento diventerai come lei”. Avevo 11 anni.
Mia madre non si è mai arresa e per anni ha mandato lettere, cartoline, e regali. Quando il controllo di mio padre è diminuito, ho scoperto che mia madre mi mancava, la ho chiamata, e mi è sembrato che il tempo non fosse passato.
Quella breve telefonata fu la prima di una lunga serie. Quando mia madre morì, la sua ultima parola fu “ti voglio bene”.

Da 16 anni sopravvivo alla PAS. Mia madre sarebbe felice di leggere questo messaggio dopo 11 anni di silenzio da parte mia, perché non ha mai smesso di sperare, cercarci e mandarci piccoli ricordi del suo amore.
La sua devozione per noi figli non aveva limiti e così pure non li ha la mia gratitudine per lei, ed il dolore perché mia sorella minore la ha rifiutata fino alla morte di nostra madre.
Mamma ti voglio bene.

Ho 26 anni, ed ho appena scoperto questo sito ieri sera, sono ancora sveglia ed il sole sta già sorgendo. Non avevo mai capito quale tremendo abuso ho subito da piccola.
Ho capito che mia madre ha fatto tutto quello che poteva per farmi odiare il mio papà, che mi amava tantissimo. Sono cresciuta credendo che mio padre non mi volesse bene, la mia infanzia è stata difficile, confusa, solitaria. Quando avevo 13 anni, ero così avvelenata contro di lui che non sapeva più come parlarmi. Recentemente mio padre mi ha detto che mia madre aveva ordinato alla scuola di impedirgli di farmi avere regali, o di fargli sapere come andavo.>>

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CHI E’ DENTRO E’ DENTRO, CHI E’ FUORI E’ FUORI.

Recentemente mi è capitato di partecipare a una kermesse di paese, una collettiva d’arte dalla quale avrebbe dovuto uscire una rosa di candidati per un’altra kermesse di paese, in un’altra nazione. Era molto tempo che non partecipavo a collettive, ma mi è parso di capire che il livello di competitività si sia pericolosamente alzato, se persino a una piccola collettiva di provincia senza una grandissima importanza, ci siano stati comportamenti assolutamente poco chiari da parte di organizzatori e artisti. E qui chiedere chiarezza è troppa roba, viviamo nel caos dei segni. Ciascuno ama il proprio piccolo palcoscenico e sgomita per arrivare alla “notorietà”, anche a discapito del pensiero critico e indipendente. Non sono critica d’arte, sono “solo” una modesta pittrice ai margini di questo mercato che pare prediligere non le vacche migliori, ma quelle più raccomandate o “ricche” mandate. Ho partecipato con le mie opere a moltissime collettive e personali in ogni luogo ormai, in magazzini del sale, fortezze militari, scuole, case del popolo, caffè, pub, ex chiese, ex fabbriche, ex camere da letto, fondazioni di lusso, gallerie cittadine, giardini pubblici, manifestazioni pubbliche e selezioni internazionali. Mie opere si trovano in collezioni pubbliche e private in Italia, Francia, Germania, Serbia, Algeria. Ho condotto un programma radiofonico sull’arte per quattro anni, ho intervistato molti artisti, ne ho letto le storie, ho cercato di capire che caspita fosse la chiave per il “successo”. Ebbene qualche idea me la sono fatta. Nulla a che spartire con la critica dotta del tale o talaltro personaggio, io lo ripeto sono una modesta pittrice, modesta per le mie possibilità, non per il mio talento, ho combattuto sul campo, mi sono fatta le ossa così, più spesso me le hanno spezzate. Ebbene l’idea principale che mi sono fatta, è che la chiave del successo anche per noi artisti sia nello sborsare copioso denaro agli addetti del settore, che sono i critici, i galleristi, i mercanti d’arte, i collezionisti che fanno tendenza, fino alla cima di questa piramide che è il giochino costituito da pochi miliardari. Non parlo del piccolo collezionista, motivato dal cuore, capace comunque di grandi slanci anche economici perché cosciente della necessità dell’arte, parlo proprio dello squalo di prim’ordine che fa speculazioni (la finanza insegna) e crea bolle attorno ad artisti di grande effetto visivo e soprattutto di grande impatto mediatico. Incredibile, direte, eppure in ogni occasione l’esborso di danaro è l’unico modo per andare oltre la semplice vetrina, per avere maggiore visibilità. Anche sul web le cose funzionano così, hai un buon sito e sei iscritto ai social network ma non decolleranno mai senza un buon budget, ti tengono apposta sul profilo basso quando capiscono che vorresti decollare. Ne consegue che l’artista non può vivere essenzialmente del suo lavoro, se non ha una ricca famiglia alle spalle, un lavoro ben avviato, una buona pensione, e ne consegue che probabilmente ha più chances un pensionato ricco che lo fa per hobby, di un giovane bravissimo che vorrebbe viverci… ma non è questo il succo del mio discorso. Le cose più o meno sono andate sempre così, all’estero come in Italia, l’arte si muove sempre coi soldi, oggi però la situazione diventa drammatica anche perché la quantità di opere rispetto alla reale possibilità di utilizzo è diventata esorbitante (io dico sempre che le nostre case dopo la guerra sono diventate, nei decenni, troppo piene di oggetti); ciascuno si sente artista arrivato anche senza lavorare molto, basta che le sue opere si “aggancino” a qualche corrente nota, di tendenza. E così il furbo può avere più possibilità di diventare famoso, di quello che ha sudato sette camicie. Allora tutto è inutile? non proprio, magari noi artisti stessi dovremmo trovare la forza per allearci e collaborare o creare nuove occasioni per lavorare, ma come dicevano i romani “dividi e impera” a tutto beneficio degli imperatori delle bolle speculative (banche, finanza, petrolio) di chi viene acquistato per miliardi di euro. Ritorno alla frase che mi disse una brava cuoca con molto senso pratico, quando le chiedevo “come fare per entrare nelle situazioni”. Appoggiò le mani al tavolo, e mi disse ridendo: “Come, non sai come funzionano le cose? Chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori!”.

Patrizia Diamante

FERROVIE ITALIANE… DEBOLI COI FORTI, FORTI COI DEBOLI

So che a chi di “dovere” non fregherà una beneamata cippa se scrivo un post sul mio blog. A nessuno frega niente di niente. L’Italia è un paese di scrittori, e aggiungo anche, di scrittori rosiconi e frustrati, ma siccome è anche un paese di mancati lettori, le due cose insieme hanno un loro infinito perché. Ieri il postino mi ha inseguita per consegnarmi una raccomandata di tale sig. Gianluca Scarpellini della “Direzione Passeggeri Regionale Toscana” strana tutta questa ampollosità nel titolo quando sappiamo che a loro dei passeggeri proprio non importa nulla, stando così le cose con questi treni sovente sporchi, polverosi, con toilette rotte o mal funzionanti, perennemente in ritardo, non di rado soppressi, spostati… rotti. Ma questo è davvero nulla in confronto agli scempi complessivi, alle tangenti che si intascano, ai buchi di bilancio che fanno (il caso Moretti ma non solo). La raccomandata, in risposta alla lettera dell’Avvocato dell’Associazione Consumatori, mi arriva dopo 7 mesi che i lor signori hanno “preso in esame” il caso da me descritto (vedi link qui sotto) e ritengono però che tutti gli elementi siano contro di me, quindi mi “ordinano” e mi “ingiungono” di pagare entro 30 giorni, non solo l’importo della multa, ma anche le tasse e le spese amministrative. Insomma, quale morale ricavare da tutto ciò? che se fossi stata nel torto, ovvero che se avessi viaggiato sprovvista di titolo di viaggio per me e per il cane, mi avrebbero fatto solo una piccola sanzione pecuniaria, ma siccome potrei avere ragione, almeno nel rivendicare un trattamento migliore da parte della capotreno che è stata veramente sgarbata e mi ha aggredita con pregiudizio, allora con me si deve applicare il massimo della severità. Infatti la capotreno mi ha multato solo perché ho “osato” raccontare la mia versione, insomma le mie gentili rimostranze le ha prese come uno sgarro personale e mi ha risposto con un dispetto pesante. Questo è un paese per gente che vuole comandare o essere comandata, oppure di furbi e furbetti di ogni risma che – perdonate il francesismo – lo buttano in culo al prossimo, scegliete voi quale strategia adottare. Ma ricordate: in Italia non c’è posto per le persone oneste, di quell’onestà che è cara anche ai delinquenti delle classi sociali povere. Qui la parola onesta non è presa nemmeno in considerazione, a loro non balza nemmeno nell’anticamera del cervello che una persona che si dà pena prima per rifiutare e poi per contestare una multa rischiando di tasca propria, possa avere vagamente ragione; la risposta di Trenitalia parla chiaro: se quel giorno fossi salita senza biglietti per me e per il cane, adesso non mi troverei con 88 euro di multa  (ex 44 poi 50 + tasse e le spese amministrative), perché essendo dalla parte del torto me ne sarei stata zitta senza protestare. Insomma, in un certo senso e implicitamente è un invito all’evasione totale.

PER CAPIRE DI COSA STO PARLANDO CLICCA QUI https://superpralinix.wordpress.com/2013/09/02/sulla-linea-faentina/

ALLE DONNE CHE SONO SEMPRE UN SEGNO MENO

Dedicato alle donne che sono sempre un segno meno, in ogni cosa che fanno, svalutate, sempre, e perciò ancora più tenaci e forti, e perciò ancora più svalutate.

Alle amiche e sorelle di ogni parte del pianeta che lottano ogni giorno per mettere un sorriso nelle bocche malate, storte, sdentate, e lo fanno con eroismo autentico, soltanto per mandare lo stipendio ai figli, sequestrate in case in paesi lontani dove l’unica via di fuga è un contratto di telefonia per chiamare i familiari.

Alle tante che accompagnano i bambini a scuola per poi scappare a fare un lavoro retribuito con il segno meno.

Alle tantissime che fanno lavori di cura, indispensabili più di un banchiere, più di un finanziere e di un politico, ma pagate con cifre ridicole o non pagate affatto.

Alle donne disoccupate, o inoccupate, parola per dire che non cercano più lavoro, la crisi le ha mandate per prime a casa, nessuno riconosce il lavoro domestico, ma neanche quella parte in ombra di donne con qualità autentiche che vorrebbe fare e che trova solo porte chiuse.

Alle professioniste che non solo non hanno un lavoro, ma non hanno nemmeno il nome di quel lavoro coniugato al femminile.

Alle donne fragili a cui viene tolto un figlio dal tribunale dei minori, a quelle che per problemi economici e familiari si rivolgono al centro di aiuto per le donne per sentirsi dire “ha mai preso psicofarmaci?”.

Donne che hanno automobili meno belle e meno nuove, lavori meno pagati, ma in fondo ci siamo abituate.

Pretendiamo pochissimo, e poi tanto, tantissimo, quando si tratta di essere riconosciute sul piano affettivo, e allora vai di rossetto e di mascara, di tinte per i capelli, di tubini attillati e tacco dodici. E se ciò non bastasse c’è sempre il photoshop e comunque sotto le nostre foto manca sempre un commento che ci farebbe felici.

Un uomo non ha bisogno di truccarsi per essere amato così com’è, un uomo è sempre un segno più, e anche se sfigato, con la pancia prominente e poco attrente, avrà sempre una mamma, una sorella amorevole, una moglie che lo sostiene, lo capisce, lo incoraggia.

E guai a strillare, guai a piangere, guai a mostrarsi isteriche, quelle donnette che lo fanno vengono messe con il segno meno meno.

Alle stronze, che esercitano un potere, nelle istituzioni o in famiglia, e che lo fanno peggio degli uomini, con maggiore severità e ottusità bastarda, e fanno tutto ciò per non essere un segno meno; a quelle auguro di morire, perché la sorellanza non è una questione di genere sessuale ma anche di classe sociale e soprattutto di affinità personale.