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MINUETTO SULLA LINEA FAENTINA… UN POMERIGGIO DEL MESE DI AGOSTO NELL’IMMENSO MARE DEI DISAGI

Eh sì, diciamo la verità questi treni regionali nonostante qualche miglioria abbastanza significativa ma non ancora sufficiente, viaggiano spesso in ritardo, partono e arrivano da binari improbabili e lontani che per arrivarci devi percorrere centinaia di metri a passo di corsa, qualche volta se i convogli sono vecchi si fermano in mezzo alla campagna o in galleria, si guastano, sono sporchi e con disservizi vari, maleodoranti, caldi o freddi mai a posto con la temperatura, ovviamente nessuno ti da informazioni soprattutto nei momenti critici vedi questo articolo de “La Repubblica” di alcuni anni fa e anche se la situazione è un po’ migliorata, per varie cose è sempre quella perché il business grosso si fa solo con l’alta velocità: http://firenze.repubblica.it/cronaca/2011/06/06/news/treni_lumaca_ed_affollati_la_faentina_ancora_maglia_nera-17299602/ … nelle stazioni ci sono file lentissime alle biglietterie per mancanza di personale quando straripano di turisti di ogni parte del mondo, e se fai il biglietto dal tabaccaio con fascia chilometrica non è detto che vada bene, com’è successo a me sabato 31 agosto quando per un problema di fila alla biglietteria e trovandomi a viaggiare con la mia bassottona meticcia (Taiga) sceglievo proprio di fare il biglietto in un sali tabacchi alla Stazione di Santa Maria Novella che eroga biglietti di Trenitalia con formula “fascia chilometrica”… avrei dovuto scendere poco dopo Marradi, ho chiesto un biglietto per me e uno per Taiga, il ragazzo mi ha dato uno da 70 e uno da 30 km., perché secondo il suo ragionamento “a metà prezzo” e quindi idoneo per la mia cagnolina… appena seduta in treno la controllora, con fare severo e modi non propriamente garbati mi si parava improvvisamente davanti senza salutarmi e mi diceva in maniera sbrigativa “Ah, lei viaggia con il cane! allora vediamo se ha il titolo di viaggio a posto!” mostrando immediatamente una certa ostilità per la mia povera bestiolina così docile e simpatica tenuta saldamente al guinzaglio che non dava fastidio proprio a nessuno e una qualche diffidenza o prevenzione nei miei confronti forse a causa dei miei vestiti un po’ hippy e dello zaino, dei capelli spettinati, non so… il mio “titolo di viaggio” ovviamente non andava bene… ovviamente dato il tono iniziale… infatti la solerte e maleducatissima controllora si attaccava al fatto che secondo lei la fascia chilometrica per il cane era ridotta della metà, ridotta per forza dico io, se il cane paga la metà non può pagare un biglietto intero come me… mi guardava come se fossi imbecille, lei aveva ragione in quanto controllora e io torto in quanto passeggera, affermava che esiste un biglietto a fascia chilometrica “ridotto” ma che differenza fa dico io se ho pagato la stessa cifra per quello a metà percorrenza e in ogni caso perché queste cose le dice a me e non va a dirle a chi mi ha venduto il biglietto che io sono in buona fede perché non lo sapevo e non l’ho fatto apposta, no diceva lei perché deve saperlo già in partenza – i viaggiatori DEVONO essere già informati – che deve esigere un biglietto a fascia chilometrica intera ma ridotto del 50%… nel frattempo è salita una ragazza che si è seduta di fronte a me e che era allibita per la scena e che ha pure tentato di difendermi pacatamente e con belle argomentazioni ma con tono fermo e deciso (ma restando pure lei “macinata” dalla verve immarcescibile del personaggio che esibiva una sicumera fuori dal comune), e in ogni caso la controllora è tornata 4 volte per rompermi i coglioni e invece a altri viaggiatori presenti nello scompartimento non ha controllato il biglietto ma solo a me perché non facevo più parte della tappezzeria ma avevo osato contraddirla, evidentemente si preoccupava solo di riscuotere i soldi e non le interessava vedere il certificato dell’anagrafe canina e le sue vaccinazioni (che porto sempre con me in viaggio) per accertarsi che gli altri passeggeri e l’animale stesso viaggiassero in sicurezza, oltretutto la “signora” non teneva conto della mia buona fede anzi mi trattava da furbetta, alla fine le ho detto “io questo sovrapprezzo non lo pago, io faccio ricorso, i documenti glieli do ma lei mi dica come si chiama nome e cognome” per ogni evenienza ho chiesto il numero di telefono della mia gentilissima testimone, a questo punto la tipa è ritornata di nuovo tutta tronfia e soddisfatta per consegnarmi la multa da 44,27 euro e poi non contenta (dopo avermi fatto firmare la multa) mi ha intimato di scendere prima della mia stazione prescelta come meta “VEDIAMO!” le ho risposto… avevo le sberle che mi friggevano sul palmo delle mani e il cuore che mi batteva troppo veloce per la rabbia, mi sono dovuta trattenere perché se no arrivava la POLFER e temevo che poi mi separassero dalla mia bassotta per portarmi dentro per accertamenti (maledetti questi ricatti affettivi, a Taiga tengo come alla mia vita), però non è finita qui e la “signora” avrà una segnalazione da parte mia per iscritto e molto presto, e non solo… magari iniziamo a non abbassare più la testa sui diritti dei pendolari e di chi utilizza i treni a bassa velocità.

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perché di notte russo

ululato da Pralina alle ore 18:15 lunedì, 01 ottobre 2007

Nella foto sotto: mentre ballo in un prato e spicco un salto di un metro, estate 1992 (per la cronaca: mi scurivo i capelli con l’hennè) il ballo stava andando avanti da un’ora con questi balzi a canguro, capriole sulla testa, passo marziale e corse attorno al perimetro del parco per un chilometro… la fotografa era esausta


Prali salto 1 metro
 
Torniamo serie… così… mentre mi chiedo perché mi hanno messo questo fazzoletto, e sempre sto ca22o di fazzoletto anche alle scuole medie che i ragazzi mi prendevano in giro e dicevano “guarda la ritardata mentale col fazzoletto” va beh, però la foto è molto dolce e molto carina
 
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Non prendo funghi allucinogeni perché non ne ho bisogno. Una notte, molti anni fa, sognai che ero alla ricerca del mio naso. Sempre il solito Gogol’ che mi ispira eccetera eccetera.

Arrivai a Mosca in aereo, da Mosca salii su un pullman scassatissimo per percorrere ancora molti chilometri verso sud-est. Il viaggio fu lungo e stancante, ma la gente che viaggiava con me era allegra e piena di vita.
Era come prendere la macchina del tempo. Scesi dopo molte ore, mi trovai in un posto che non aveva nulla di “visto” né su qualche atlante, né in qualche libro.
La strada asfaltata non c’era più, ma soltanto un sentiero di terra battuta.
Era primavera inoltrata. Il villaggio di case di legno, molto ordinato, era costruito su un’altura sopra un fiume. Il fiume non si vedeva, si sentiva il frusciare dell’acqua.
La vegetazione era rigogliosa e intorno volavano tantissime farfalle. C’erano alberi maestosi e distanziati fra di loro, che non avevano un aspetto conosciuto in Italia. Avevano una forma quadrata.
C’era un mercato ortofrutticolo… le donne avevano portato i loro tavoli da casa dove avevano sistemato ceste e fazzoletti con sopra mele, cavoli, cipolle, poca altra verdura (ma non c’erano né pomodori né patate). C’erano anche pollame, oche e anatre, e manufatti artigianali. C’erano grandi cataste di legna tagliata ammucchiata e pronta all’uso.
Avevano tutte la testa coperta da un grande fazzoletto a fiori, la gente era scalza, ma il prato era soffice e verdissimo e non era difficile adattarsi a camminare così. E tutti avevano un naso come il mio. Ero talmente a mio agio, che mi tolsi scarpe e borsa, le buttai in un angolo come farei a casa.

C’era una venditrice di frittelle di mele che mi rivolse la parola nella sua lingua e mi diede una frittella. Era buonissima, l’aveva preparata col miele. Continuò a fare le sue frittelle e a sventolare sul fuoco con un ventaglio fatto con le penne di una gallina.
I bimbi (quanti bimbi c’erano!) giocavano a rincorrersi, non avevano altri giochi, sembravano molto allegri, notai che erano pallidi, biondissimi di tipo slavo oppure scuri di carnagione e con gli occhi a mandorla.
Durante il sogno mi toccavo le guance, mi toccavo il naso, mi stropicciavo gli occhi, perché ciò avveniva anche dentro il sogno quindi è probabile che fosse così.

Di sogni ne ho fatti milioni, spesso sogno di viaggi, di voli, di feste, di paesi che non conosco, di luoghi immaginari, di persone sconosciute, dei miei nonni morti e dei miei amori passati, ma nessuno con tutti questi particolari così precisi e così indelebili.
Potrei continuare per un giorno a descrivervi i particolari di questo sogno, ma ovviamente non posso per non annoiarvi.

Non riuscivo a capire in che secolo mi trovassi, ma poteva essere molto prima del 1800… forse prima del 1700… un periodo di tempo non precisabile, perché nelle zone agricole tutto è rimasto immutato per molti secoli.

 

A un certo punto arrivò un carro trainato da un cavallo rosso da tiro, un cavallo molto grosso, con la criniera bionda… anche il guidatore era un omone, di più di due metri, con due spalle larghe come un armadio e un torace grande come il tronco di un albero, coi capelli lisci, biondo platino, la barba biondorossa, gli occhi verdi e la pelle un po’ rossa. Era vestito con una casacca grigia e aveva un paio di stivali. Portava un cappello nero in testa.
Aveva il carro pieno di tappeti del K. che aveva preso a pochi chilometri di lì, al confine con il K.

L’uomo era serissimo, ma ad un tratto quando scese dal carro, si mise a ridere così forte che la sua voce rieccheggiò con una potenza incredibile. Urlò qualcosa come “Sono tornato!”
Le donne si affollarono intorno a lui e (si chiamava Ivan) lui cominciò a srotolare i tappeti, che aveva ottenuto portando in là della legna.
Mi misi davanti a lui e cominciai a sbracciarmi, gridando con gioia: “Sono la nipote dei tuoi nipoti dei tuoi nipoti, sono io… ma come non mi riconosci?” ma non arrivavo nemmeno alla sua cintura e lui continuava a parlare in russo, senza degnarmi di uno sguardo.
La donne in un attimo erano tutte davanti a me, con le loro ceste, che cercavano di proporgli uno scambio.

Non poteva riconoscermi, perché non ero ancora nata.

E tutte le volte che ci penso, mi vengono i brividi.

 

La mattina dopo al risveglio prima delle mie occupazioni solite, andai immediatamente sull’atlante a controllare: tutti questi particolari mi portarono con sicurezza a individuare una regione di un affluente del(la) Volga.
Non può essere solo fantasia, non può. Forse quella notte la mia anima si è staccata dal corpo e ha fatto un viaggio astrale.
Ci ho ripensato quell’estate (in quei mesi facevo la badante in una casa di riposo… ahahahahahahahahaha!!!).

Ne ho parlato nel corso del tempo coi miei uomini, tutti e tre mi promisero che mi avrebbero portato a… oggi si chiama di nuovo Samara, un tempo con l’URRS era Kuibyshev, si trova su un affluente del fiume Volga. E’ a due passi dal Kazakhstan ed è un crocevia tra le etnie bianche e quelle mongoliche. Un tempo era un grande mercato agricolo, oggi un grande centro industriale.

A chi mi ci porterà in visita, domani, io donerò il mio cuore e le mie braccia… e anche il mio naso… e non lo lascerò mai.


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DONNA NANA, TUTTA TANA!

ululato da Pralina alle ore 15:57 lunedì, 27 dicembre 2010

Dieci motivi tra il serio e il faceto per cui la donna bassa è meglio (per rispondere a chi mi dice che dare della “bassa” a una donna è una battuta di spirito)… e non si offendano le donne alte, perché hanno già mezza bellezza dalla loro parte, ma l’altra mezza ce la prendiamo noi!

1) è l’altezza classica, quella della Venere di Milo e di tutte le modelle dell’antichità e dell’era moderna

2) per fare cinema, teatro e televisione, non importa essere alti, ma caratteristici e fotogenici. Qualche esempio di “basse”? Marylin Monroe non arrivava a 1.70, Mae West, Wanda Osiris, Giulietta Masina non erano propriamente delle stangone, ma l’elenco è lunghissimo, si fa prima a dichiarare quante (poche) stangone hanno lavorato come attrici prima degli anni 80… fino a Raffaella Carrà, Sandra Mondaini e la Clerici (vabbè quest’ultima mettiamocela per spirito di solidarietà, vah), che pur non essendo altissime, hanno resistito in tv più delle giraffone. Per non parlare della simpatia delle donne piccole, da Tina Pica a Rita Pavone, una come Syusy Blady è travolgente, e ha inventato il neologismo “tap model”.

3) a esser basse è meglio: quando devi comprare un paio di scarpe veramente fighe, trovi sempre qualcosa della tua misura, perché il piede non supera il numero 40 e indossando un paio di scarpe coi tacchi, non fa l’effetto di “travestito” mentre per noi piccoline fa l’effetto di Betty Boop!

4) devo dirla tutta? argomento “schiena”… no, non la dico per non ferire chi sta curvo, le persone basse quasi mai, anzi spesso stanno diritte e impettite

5) io ho una bassotta e mi ci trovo benissimo! 

6) gli uomini alti sovente (anche se non sempre) preferiscono le donne nane come me, perché s’illudono di poterle dominare o perché ispirano sentimenti di protezione, si sa, Minnie (Topolina) ha avuto più successo di Clarabella, mentre quelli bassi vengono spesso intimiditi dalle stangone… e poi, dice il proverbio, donna nana, tutta tana!

7) le donne basse possono avere più fascino perché fin da piccole (cioè, fin da subito) devono esercitarlo con tutta la loro forza, quelle alte sono già arrivate al capolinea, sono già belle perché così è già stabilito (ma da chi?)

8] le donne gnome, come me, con una quasi sesta di reggiseno, fanno un certo effetto, una donna alta con una sesta è già nella sua norma (anche se a dirla tutta, quelle spilungone magre amate dagli stilisti, hanno al massimo una seconda)

9) quando ti metti per l’orizzontale, sinceramente, che senso ha avere 20 centimetri in più che non siano di organo genitale?

10) in effetti le misure sono relative: ai medici (o anche falsi medici) che mi dicono che dovrei perdere almeno 20 chili, io dico sempre che sono diversamente alta e che sono una falsa grassa, così anche se non ci credono, mi sono presa il tempo per uscire dallo studio, in un nanosecondo, e senza pagargli la porcella.

raccontino erotico

ululato da Pralina alle ore 23:31 lunedì, 28 maggio 2007

Una mattina mi stavo risvegliando.

La stanza era ancora avvolta dalla penombra.

Mi sono trovata un corpo caldo e giovane accanto, sotto le coperte, con la testa lievemente posata sul mio stesso cuscino.

Sospirava con delicatezza.

Era dolcissimo, e meravigliosamente a suo agio.

Ho avvolto il suo torace possente tra le braccia e usando tutto il palmo e le dita delle mie mani ho carezzato a lungo la sua pelle, liscia di velluto, morbida, negra.

Ho annusato il suo odore.

Ho percepito il battito del suo cuore sotto la pelle, il guizzo dei suoi nervi; l’agilità delle sue ossa e cartilagini; il tepore rassicurante, familiare, delle sue carni.

Era un sogno di morbidezza e di dolcezza, quella sensazione fantastica che mi trasmetteva, e com’era erotico, pulsante, fantastico.
Un odore, il suo, un po’ troppo, come dire, agreste… ma gradevole.

Mi ha leccato i polsi. La sua lingua era ruvida e bollente.
Mi ha fatto sussultare!

Ho accarezzato il suo corpo, l’ho sentito fremere, l’ho stretto ancora contro di me, contro il mio… mi ha starnutito in faccia… dio com’era liscio, e incredibilmente carezzevole.
L’ho sentito “mio” e mi sono sentita così… selvaggia.

 

Era la mia cagna.

 

iiiiiiiiiiiaaaaaaaaaaaoooooo

ululato da Pralina alle ore 14:45 giovedì, 17 gennaio 2008

Ieri la mia cagna che è una fantastica meticcia, una bassotta con qualche antenato labrador nero… ha guardato il papà di mio figlio dal basso in alto, scodinzolando, e ha articolato “…’iiiiiiiaaaaaaaaooooo!”.
Lui era un po’ imbarazzato, gli ho detto “E’ un CIAO, sa dire CIAO”.
“Ma no, non è vero” mi ha risposto con il suo solito scetticismo.
Però, prima che potessi controbattere, la cagna ha ripetuto di nuovo con la stessa inflessione “…’iiiiiiiaaaaaaaaooooo!”.

Non l’aveva ancora fatto con lui, con me lo fa spesso, quando torno a casa. E’ un anno che ha imparato a dirlo, all’inizio muoveva solo le fauci, come se parlasse in playback, ora lo articola bene. Naturalmente ho “perso” un po’ di tempo ad addestrarla, con “brava bravissima!” e tante coccole di gioia quando lo fa.

Dice anche “Fufff” che sta per “uffa” tutte le volte che c’è un contrattempo e la faccio aspettare, oppure quando sente puzzo di una pentola lasciata troppo sul fuoco. E’ veramente una meraviglia! 

Taiga