Archivi categoria: un sogno da mora

stanotte ho sognato

Ho sognato che mi trovavo in Brasile con il mio compagno, stavamo camminando lungo una costa in mezzo alla foresta, a un certo punto aldilà degli alberi l’ombra si diradava e davanti a noi si parava un panorama da mozzare il fiato. La luce era quella del tardo pomeriggio, vicini al tramonto. C’era un promontorio sul mare, pieno di laghetti verde smeraldo, turchesi, dove galleggiavano petali di oleandri e di rose, e tutto era un’armonia di questi toni verdi smeraldini e turchesi che baciavano il mare, maestoso, sontuoso e spumeggiante. Dissi angosciata “Non ho la macchina fotografica con me, l’ho lasciata in albergo” e il mio amore rispose facendo le spallucce “Non importa, la prenderai un’altra volta” e passò oltre, continuando a camminare davanti a me, ma ero terribilmente dispiaciuta.

La vita è cogliere la bellezza alle volte senza avere mai la possibilità di fermarla.

Marina tropicale, dipinto di Patrizia Diamante

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appassionato di montagna

ululato da Pralina alle ore 21:46 giovedì, 27 luglio 2006

Vabbè… vado a prendere dal freezer della mia raccolta di racconti “Un sogno da mora” (mai pubblicata) questo gustoso ricordo del mio ex marito che ha fatto sbellicare pure lui… andiamo in montagna, vah! 

L’uomo che sposai a 18 anni era, diciamo, un poco (ma solo un pochino) appassionato di montagna.
La mia vita è stata sommersa da valanghe di materiale cartaceo su vita, morti e miracoli della montagna… riviste montanare e giornali d’alta quota, bollettini dal nome minaccioso “Rompistinchi”, che facevano del male solo a vederli… diapositive e video di pareti rocciose… magliette ed altri gadgets con le stelle alpine… zaini sudaticci e scarponi chiodati numero 46 sparsi per tutta casa.
L’unico uomo capace di farmi lo sgambetto a distanza!
Andavo in bagno e c’erano le sue tute, le sue lampadine a pila, sì perché faceva anche speleo, ed io me ne restavo sulla tazza del cesso con il suo casco arancione in mano a pensare il da farsi per arginare la sua passione incontenibile; c’erano i suoi cerotti anticalli e antivescica; e queste riviste patinate, tutte uguali, sul mobiletto.
Una volta ero così furiosa che gli strappai una pagina, poi pentita del gesto volevo riattaccargliela, ma le riviste erano tutte uguali! Oh, non ci fu verso di ritrovarla.
C’è un dato scientifico che ho imparato a mie spese in quegli anni: le riviste patinate sono fredde al tatto.
Andavo a letto e sotto il cuscino c’erano regolarmente due Informatrekking, tiravo su le coperte e cadevano tre Alp e due inserti sulla vita amorosa degli stambecchi, mentre un album sulle Apuane si chiudeva sui miei piedi con effetto “lapide di marmo di Carrara”. Improvvisamente si suicidava (con imprecazioni bilingui) anche la biografia completa di Messner che era rimasta aggrappata all’angolo inferiore del letto.
Una sera scivolando al buio sotto le coperte, per poco non feci un urlo: c’era una cosa fredda sotto le cosce… era un libro di fotografie di baldi scalatori e di prodi ciclisti.
“Quell’Himalaya di tu’ maaa!”, ma lui ridacchiava sotto i baffi incrostati di ghiaccio e mi diceva “Hai ragione tesoro!”. “Seee… il tesoro della Sierra Nevada!”
Quel fetente del nostro postino, che era appassionato anche lui di montagna, consegnava la corrispondenza prima a lui, poi dopo un’ora ripassava e mi diceva “Dimenticavo… c’era anche una cartolina per te, forse è stata mandata dal mare, ma non ricordo dove l’ho messa, scusa”.
Ma poi, oltre le escursioni e compagnia bella, proiezioni degli audiovisivi sugli Sherpa tibetani incluse (purtroppo mi addormentavo sempre al quarto caricatore di diapo), cercava di coinvolgermi negli allenamenti per lo sci di fondo con annessi e sconnessi, nel senso che dovevo guardarlo slittare in estate su quello che chiamavo “uno zerbino di qualche kilometro” e poi aggiungevo “che gusto ci trovi, è come pulirsi i piedi su uno zerbino moltiplicato duecentomila”.
Pazientemente, che per me significa occhietti lividi, un filo di bava verde all’angolo della bocca e orecchie fumanti, lo osservavo nei suoi preparativi: sciolina, pulizia degli scarponi, prova della piccozza (un due tre)… poi finalmente la gara in Svizzera “Tesoro, ti annoierai da sola per tre giorni'” “Ma proprio per niente, tu portami la cioccolata o sono cazzi amari”
Ricordo i risvegli all’alba della domenica con gran rumore di corde e di ferramenta (moschettoni, gavette, ecc.) e i suoi baci del “buongiorno”, coi baffi che mi si infilavano su per il naso.
“Ciao amore, forse ci vediamo questa sera, forse te lo dico per battuta ma anche per prepararti all’evento… se finisco in un crepaccio tu sai già tutto il sentiero, te l’ho segnato sopra un foglio che ho messo sulla tovaglia, non ti resta che chiamare il Soccorso Alpino“. Vedendomi in stato catatonico mi ripeteva “Chiamerai il Soccorso Alpino vero?” ed io “Forse!”.
Non riuscivo più a prender sonno.
Mi faceva sempre questi discorsi. Quella cima di sua madre mi telefonava il pomeriggio verso le cinque, al solito dopo aver finito tre ceri e una scatola di tavor, per dirmi di stare tranquilla.
Io preferisco il mare, soprattutto se implica la massima attività di starsene spaparanzata all’ombra. Anche al mare riusciva ad attirare l’attenzione su di noi, quando s’arrivava in spiaggia e aveva addosso la maglietta del Gruppo Trekking con la stella alpina disegnata sopra, e si metteva a consultare la mappa dei Monti Sibillini o a leggere “Alpinismo estremo” sotto l’ombrellone.
“Ti prego, ci stanno guardando” “E che faccio di male?” “Che ne diresti se venissi alle vostre riunioni di sbevazzoni con le pinne da sub?”
Ho provato alcune volte a seguirlo, con enorme fatica. L’unico monte che ho amato e che amo, è il monte di cazzate.
Ricordo il sentiero fino alla vetta del Falterona, con un’ape che mi ronzava intorno perché attirata dal profumo di violetta indiana di cui avevo abusato. L’ape fece talmente tanti giri intorno alla mia testa, che mi disegnò una bellissima aureola gialla e nera.
Mi fermavo ogni cinque minuti, poi sono anche asmatica cronica, pigra tossica, e ho i cosiddetti “piedi dolci”, insomma una vera palla, ma lui imperterrito mi spinse fino alla vetta. Così come per la Pietra di Bismantova e altri bellissimi e impervi luoghi. Che cosa non si fa per amore.
“Non sai come sono contento di averti qui con me” mi diceva, dopo il mio quarto rosario di bestemmie. “Ma non c’è nemmeno una discesina in questo cazzo di posto?” “Ah ah! come mi fai ridere tu!” “Grrrrr…”.
La montagna è stata per anni il mio vero incubo (sto scherzando, dai) oltretutto quando gli chiedevo una fotografia, mi faceva mettere in posa e poi, escludendo la mia figura, la scattava al paesaggio.
Alle vette, naturalmente.
 
(*nella foto sotto, i miei monti preferiti… i Monty Python)


era il nostro primo anniversario

ululato da Pralina alle ore 16:04 lunedì, 01 febbraio 2010

Il 24 gennaio è stato il nostro primo anniversario, io e (quello stupi…furbo, bravo, intelligente di) Alcide Brunazzi detto Sorbole detto phederpher stiamo insieme da un anno. Avrei voluto scrivere molte cose, su questo nostro primo anno insieme, ma per non cadere nel melenso, o nel grottesco, o nell’annuncio a pagamento, prendendo come spunto una banale lettera pubblicata in un noto settimanale, preferisco dedicargli il seguente post…Punto a capo. Svolgimento.
 
Lettera autentica (vera, l’ho copiata così com’è) pubblicata in un noto settimanale, firmata da Alina
 
Sono approdata a un secondo matrimonio con un uomo che ha tante qualità: intelligente, ironico, fedele, tollerante, per nulla esigente nella vita di tutti i giorni. Il punto è proprio questo: è troppo poco esigente. E’ un professionista molto capace, ma privo di ambizioni; non fuma, non beve alcolici, non beve caffè; mangia poche e semplici cose, non acquista nulla se ciò che possiede non è caduto a pezzi; non adopera il cellulare; non ama i viaggi e detesta la campagna. Gli è venuto in uggia il mare (che fastidio tutta quella gente!); si annoia con il teatro di qualità e trova idiota il teatro leggero. Solo a una cosa mio marito tiene: che io sia snella, carina, elegante e ammirata. E così aggiungiamo frustrazione e frustrazione. L’unico interesse è qualche saggio che legge con scadenze bibliche, qualche film rigorosamente scelto da lui, e il sesso (intenso e di qualità). Se consideriamo che ho raggiunto l’età della menopausa, e che tale argomento non è più in cima ai miei pensieri, capisce bene che la mia vita non è che trabocchi di felicità. Perché allora sto con lui? Perché nonostante tutto gli voglio bene!, e mi piace quel nostro discutere accanitamente di cinema come di filosofia, dei rapporti coi nostri amici, di politica, persino, accapigliandoci per le posizioni diverse, ma nella piena consapevolezza che ci tiene testa è un interlocutore che stimiamo e a cui si può dire tutto, certi di essere compresi. Le scrivo per porle una domanda: quest’uomo con cui vivo, che nulla posside, nulla acquista, nulla desidera (fatta eccezione se potesse, qualche incontro di sesso sfrenato), è forse “l’uomo perfetto”, modello ideale ipotizzato dagli ideologi no-global, dai sociologi, dagli opinionisti radical-chic e io non sono ancora riuscita ad apprezzarne interamente il valore? Io coltivo ancora tanti sogni: uno fra questi è che il mio uomo, così aperto, così intelligente, così di sinistra, ogni tanto riesca ad essere felice di divenire artefice della felicità altrui. Chiedo troppo?”
 
 

Come rispondere a questa… lettera ordinaria? Riscrivendo la stessa lettera in modo straordinario, ma veritiero (ahahahahahahahahahahaha!) e “riadattandola” al mio uomo, Alcide Brunazzi detto Sorbole detto phederpher.

 

Ipotetica lettera a quel noto settimanaledi PrAlina (che potrei anche scrivere, cosa mi manca)

 
Sono approdata a un secondo…terzo…non ricordo…vabbè, matrimonio, non ancora, eh, fidanzamento… con un uomo che ha tante qualità: intelligente, ironico, modesto, tollerante, curioso, dinamico, vulcanico, buongustaio, allegro, divertente, burlone, affettuoso, sensibile, dolcissimo, iperdotato, sexy, buono d’animo e delicato…insomma, delicato, dopo la centrifuga (devo continuare? o vi basta così per schiattare dall’invidia?) per nulla esigente nella vita di tutti i giorni. Il punto è proprio questo: è troppo poco esigente. E’ un professionista molto capace, nel senso che venderebbe frigoriferi agli eskimesi, ma privo di ambizioni (nel senso che gli eskimesi li stanno ancora aspettando); non fuma, non beve alcolici, beve solo quel caffè indispensabile per reggere cinque o sei ore di sesso notturno continuo; mangia poche e semplici cose, ma con un appetito da lupi è capace di papparsi tutto ciò che vede all’orizzonte, non acquista nulla se ciò che possiede non è caduto a pezzi ma anche no, nel senso che spesso è lui a distruggere le cose valide; adopera il (mio) cellulare il giusto senza esagerare; ama i viaggi a patto che lo ospitino in qualsiasi posto anche in campagna. Gli è venuto in uggia il mare… come cazzo scrive questa… dio mio…si annoia con il teatro di qualità perché lui fa il suo che è teatro leggero. Ultralight. Come dice mia madre “Ti sei trovata uno come te”, un clown insomma, un buffone, per usare un eufemismo. Al mio fidanzato non gliene frega un’adorata cippa di sta minchia (scusate il lessico familiare) che io sia snella, carina, elegante e ammirata, perché gli piacciono le mie rotonditudini e le mie poppità, che mi fanno una granfica, perciò sono elegante e ammirata per forza, e quindi non mi sento per niente frustrata. Legge (tiè) altro che qualche saggio, legge moltissimo, mi spiace per te della lettera sopra che ti sei presa un analfabeta! Qualche film scelto da lui, tipo “Il ritorno dell’ape Maya”, il sesso (intenso, di qualità, bollente, fantastico, fantasmagorico, stupendo, stupefacente, meraviglioso, inebriante, ipnotico,  elettrizzante, esplosivo, sconvolgente, faticoso… faticoso, certo, dopo 5 ore di ciupadance in ogni posizione del Kama che cosa volete, e meno male che prendo le alghe Klamath che contengono tutti i minerali e le vitamine + omega 3 e omega 6, se no sarei costretta a rivolgermi a un fisiatra di quelli veramente bravi). Se consideriamo che ho quasi raggiunto l’età della menopausa, e che il sesso è ancora il mio chiodo fisso, capisce bene che la mia vita trabocca di felicità ed emozioni fortissime. Noi sul piano politico, siamo perfettamente d’accordo, lui è un anarchico di destra, io un’anarchica di sinistra, ma per effetto dell’entropia, arriviamo sempre alle stesse conclusioni. Perché sto con lui? Beh, se ancora dopo tutto quello che ho scritto, non l’avete capito, mi spiace per voi e per la tipa sopra, ma siete veramente scarsi.” 

ehehehehehehehehehehe! 

Auguri amore mio, per il nostro primo anno insieme!
 

il mio primo incontro con monica

ululato da Pralina alle ore 00:36 giovedì, 11 gennaio 2007

Postilla al Post. Ieri Viss mi ha dedicato delle parole bellissime nel suo blog eccole: “Il quarto regalo è stato un libro scritto da Pralina una bionda esplosiva e tanto grintosa sul suo blog, quanto dolce e tenera e burrosa nella vita. Ho trascorso con lei il breve tempo della sua trasmissione radiofonica e quando sono uscita avrei voluto metterla nel bauletto del mio nuovo scooter e portarmela a casa.
Tre donne quest’oggi che mi hanno commosso per la loro generosità così riservata, la loro fragilità nascosta e per la loro pudica femminilità ricca di quelle sfumature emotive di cui solo le donne riescono ad esserne così sfacciatamente prodighe.”
, oggi Monica… mi sto montando la testa oppure monterò solo la panna?

Ieri pomeriggio, mercoledì 10 ho incontrato Monica Marghetti, che ben le sta il tag “un sogno da mora”, la bruna fautrice conduttrice del blog omonimo. Sono andata a prenderla alla stazione di Santa Maria Novella.

La prima cosa che le ho detto “Che buon profumo hanno i tuoi capelli” sapevano di albicocca. Ho visto Monica come un’albicocca, con un buon profumo e una bocca carnosa e rossa come un frutto, anche se non gliel’ho detto. Ma l’ho respirato intensamente.
Mi ha messo un anello al dito, a quel punto ho pensato “Oddio sono fottuta, anche l’anello, il prossimo passo sarà il matrimonio”, ma non ho osato contraddirla perché l’anello aveva simpatiche amestiste che mi piacciono molto.
Siamo andate a mangiare (si dice bere in questi casi?) due fantastiche ma carissime cioccolate in tazza (in tassa) con doppia panna in un caffé di Piassa della Signoria. Il nostro tavolino è stato assalito dai piccioni a caccia di blogstar. Momenti di panico come nel film di Hitchkock. Il piccione più grosso, dallo sguardo simile funzionario della RAI, è riuscito a rovesciare il vassoietto con gli ultimi tre pasticcini rimasti e, folle di gelosia, ha gettato per terra anche il libro di Monica “Voglio urlare”.  
Monica in versione Puffo doganiere ha detto “io odio i piccioni”, io ho suggerito al cameriere di preparare la teglia per farli arrosto. Il cameriere con uno sguardo tra il desolato e il complice, mi ha detto “Hanno il permesso di fare ciò che vogliono, guai a chi li tocca”.
Un altro piccione con il cartellino “Nessuno tocchi Colombino” è salito sul tavolo, per farmi vedere il culo (aveva le mutande Dolce e Gabbiana), a quel punto i miei discorsi sdolcinati su B. e tutte le cosine cicicicicicicicicicì gnegnegnegnegnegnegné che ero in trein de dire con la Moni, si sono interrotte in un “Io a questo gli tiro un sberla” e il mio tono è improvvisamente cambiato, mi sono trasformata in uno scaricatore di porco.
 
 
 
Ci siamo alzate e siamo andate a fare elettro-shopping in un negosio di calse (scusate la pronuncia franco-romagnola), la Moni mi ha comprato tre collant da figa di quelli da portare con la minigonna o anche niente e un numero imprecisato di calsini, cercando di non farmi scegliere i più tamarri, insomma mi ha regalato tutto questo, perché alla cassa (cazza) ho cercato di impietosirla con discorsi tipo “Quand’ero piccola mia mamma mi faceva vestire come una tedesca e la gente mi guardava con bocù de compassione” oppure “Quand’ero piccola mia mamma mi comprava solo le mutande ascellari di Fantossi”, che poi è anche vero e sono traumi che vanno in psicanalisi per anni, ma lei è troppo buona e mi ha fatto questo bel regalo.
Capite com’è generosa questa donna!
Poi alla stasione, ancora risate, pensieri seri, ricordi belli e brutti, attimi di sdegno e di commosione. Monica che mi prende per le spalle per farmi degli esempi e mi urla delle cose in faccia tipo “Ma oooooooh, ma gli ho detto ma oooooooh, ma sei di fuori???”, che la gente dice “Oh ma i’ che la fanno quelle due?”.
Una bellissima giornata, sono davvero felice di avere conosciuto una blogger vera.

voglio_urlare copertina finale
 
Piazza Signoria

 

Oggi  ho potuto abbracciare un’amica!!!

Una donna bella, simpatica molto dolce ,sono arrivata a Firenze e puntuale lei mi aspettava.

Le sono corsa incontro come si fa con un innamorato che non vedi da tanto tempo!

Un bella sensazione di buono di quelle che piacciono a me!

La prima cosa che mi ha detto è stata :” che buon profumo fanno i tuoi capelli, fammeli sentire ancora!”E  felici camminare per il centro, parlando, ricordando le nostre telefonate fiume eheheh e anche le nostre lacrime (lo sapete le donne piangono spesso).

Ed eccoci in Piazza della Signoria in un Bar con tavolini all’aperto oggi c’era il sole!

Ordinazione per cuori golosi e innamorati dell’amore, due cioccolate con doppia panna e biscotti al cioccolato!

È stato un pomeriggio stupendo  passato con una bella persona ….

Grazie PRALINA:)))))